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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 12 giugno 2016

Stati Uniti: Strage Orlando

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

strage orlando“Leggiamo con orrore della strage che si è consumata la scorsa notte nella discoteca di Orlando”: lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: “Esprimiamo innanzitutto la nostra vicinanza alla comunità lgbt, colpita da questo attacco, ai familiari e alle persone vicine alle numerosissime vittime. Che si sia trattato di attacco terroristico o di crimine d’odio, la comunità lgbt ricorre come bersaglio esplicito di entrambi i fenomeni: essa viene colpita in quanto destinataria di un odio particolare o perché, come in altri fatti analoghi, rappresentativa dell’esercizio della libertà, in un luogo di divertimento. In questo senso, e in entrambi i casi, si colpisce al cuore una comunità che ha fatto della visibilità e del contrasto alla paura una battaglia quotidiana. Già stasera alle 21 assieme ad altre associazioni, Arcigay organizza un presidio nella Gay Street di Roma per ricordare le vittime della strage. Domani altri due presidi ricorderanno le vittime a Milano e a Napoli, dove si trovano due delle sedi diplomatiche degli Stati Uniti in Italia. In altre città si stanno organizzando iniziative analoghe, di cui saranno noti i dettagli nelle prossime ore”, conclude Piazzoni.

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La buona economia è al servizio dell’uomo

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

SchremppL’Università Europea di Roma ha conferito la Laurea Honoris Causa in “Economia e Management dell’Innovazione” all’Ing. Wolfgang D. Schrempp, per i meriti acquisiti nel corso della sua vita lavorativa, grazie alla capacità di coniugare lo sviluppo economico e finanziario dell’impresa con il rispetto dei valori etici e della centralità della persona.
Nel corso della cerimonia l’Ing. Schrempp ha tenuto una Lectio Magistralis in cui ha spiegato che “etica ed economia non si pongono in un conflitto insuperabile, perché la buona economia si articola in azioni corrette a livello etico ed economico. L’economia è quindi un servizio reso da persone in favore di altre. All’interno di questo processo, le imprese e i loro manager hanno una funzione chiave”. “L’esperienza acquisita nell’ambito pedagogico – ha affermato l’Ing. Schrempp – insegna che il comportamento e il ruolo esemplare sono molto più incisivi rispetto a ‘regole’ astratte. La condotta personale, l’istituzione di strutture all’interno delle imprese e il quadro di riferimento influenzano e favoriscono quindi il comportamento etico dei dipendenti”.
L’Ing. Schrempp ha sottolineato anche che “fra economia e morale esiste un legame, in quanto amministrare l’economia significa che l’uomo prende decisioni e agisce nell’ambito di ideali, strutture e comportamenti”.
Nel suo intervento l’Ing. Schrempp ha ricordato la Costituzione pastorale “Gaudium et spes”, dove si legge che uno dei compiti morali di importanza centrale è quello di instaurare un ordine politico, sociale ed economico che sempre più e meglio serva l’uomo e aiuti i singoli e i gruppi ad affermare e sviluppare la propria dignità.
Pertanto, l’uomo non ha prezzo – e non è un semplice fattore di produzione -, bensì una dignità che chiede riconoscimento e rispetto assoluto. E’ quindi esclusa qualsiasi funzionalizzazione esclusiva dell’uomo, il quale non può essere considerato alla stregua di un mero fattore di produzione. L’Ing. Schrempp ha anche ricordato l’enciclica “Centesimus annus” di Papa Giovanni Paolo II, spiegando che un’economia di mercato responsabile a livello sociale non deve essere confusa con un sistema economico “che assicura l’assoluta prevalenza del capitale, del possesso degli strumenti di produzione e della terra rispetto alla libera soggettività del lavoro dell’uomo”.
Wolfgang D. Schrempp è laureato in Ingegneria generale meccanica e autoveicoli, Scienze politiche, Psicologia e Pedagogia. Nel corso della sua attività professionale ha ricoperto, tra gli altri, i ruoli di Presidente e Amministratore Delegato di DaimlerChrysler Italia (2000-2006) e DaimlerChrysler Australia (2006-2007). (foto: Schrempp)

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No al nuovo diritto d’autore

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

marco giovannelliLa Commissione Europea ha lanciato una consultazione pubblica sulla creazione di un nuovo “diritto connesso” (una speciale tipologia di diritto d’autore) a livello europeo per gli editori di notizie, libri, riviste scientifiche, mediche e tecniche.«Si tratta del più chiaro segnale a oggi che la Commissione sta pensando di creare nuovi “diritti accessori” –spiega Giovannelli–. Tali nuovi diritti possono sembrare simili alla “tassa sui frammenti di testo” introdotta in Spagna e Germania, ma potrebbero risultare ancora più ampi e coprire non solo gli editori di notizie, ma anche gli editori di libri e riviste scientifiche e interessare non solo i frammenti di testo ma anche tutte le attività offline e online. Anso, insieme con un numero sempre maggiore di editori, si oppone alla creazione di un nuovo diritto sui frammenti di testo a livello europeo che penalizzerebbe gli editori tradizionali e l’editoria digitale».
Nonostante ci sia chi ritiene che non si tratti di una “tassa sui collegamenti ipertestuali” poiché attribuisce nuovi diritti soltanto ai frammenti di testo, è difficile concepire i collegamenti ipertestuali senza un breve testo descrittivo o un titoletto. È un dato di fato, poi, che alcuni editori continuino a spingere per una legge sul diritto d’autore che sottoponga i collegamenti ipertestuali ad autorizzazione. Alcune recenti “fughe di notizie” continuano a essere interpretate come indicazioni che la Commissione stia effettivamente prendendo in considerazione una tassa sui collegamenti ipertestuali. «Teoricamente, tutto questo viene fatto in nostro nome –conclude Giovannelli–. Se gli editori che ritengono che si tratti di un errore non si fanno sentire, Bruxelles continuerà a pensare che gli editori sono a favore di questi nuovi diritti. Siamo nella posizione migliore per opporci e per indirizzare il dibattito verso misure che possano davvero sostenere l’editoria in Europa. Questi nuovi diritti non solo ci inimicheranno gli utenti di Internet e danneggeranno l’economia digitale, ma colpiranno anche gli editori».
Marco Giovannelli, 57 anni, nel 1997 ha fondato Varesenews, uno dei primi giornali online in Italia. È direttore della testata dal 1998. Insegna Teoria e tecniche del giornalismo digitale all’Università dell’Insubria e al Master di Giornalismo dello Iulm. È direttore di Glocalnews, il festival del giornalismo digitale locale. È presidente di Anso dal maggio 2016. (foto: marco giovannelli)

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Belpietro: «Il giornalismo è il mio mestiere e continuerò a farlo»

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

belpietro«Il giornalismo è una competizione continua, specie adesso: per cercare di fornire la notizia migliore ed in esclusiva, lo scoop. È il tentativo di dare qualche cosa in più al lettore, ogni volta, ogni giorno». Maurizio Belpietro, premiato alla settima edizione del Premio Grappolo d’Oro Clivus di Cantina di Monteforte in collaborazione con il Gruppo Sportivo Val d’Alpone de’ Megni, non ha dubbi in merito: continuerà a fare il giornalista, soprattutto dopo l’addio alla direzione del quotidiano “Libero”.
A Monteforte d’Alpone, ospite di un talk show all’aperto che ha avuto per scenario il chiostro del Palazzo Vescovile, con la verve che lo contraddistingue, ha spaziato dall’attualità alla politica fino all’informazione raccontando di aneddoti ed inchieste, prospettando scenari futuri per l’Italia del dopo elezioni ed in vista dei ballottaggi. In un panorama complesso, in cui prevale lo spirito competitivo, ha evidenziato quanto l’etica sia fondamentale: «Consiste nel far bene il proprio mestiere, che è quello del dare le notizie nella maniera corretta, senza nasconderle». L’affondo ha richiamato il ritorno di Vittorio Feltri alla direzione di “Libero”: «Premetto che non sono una vittima. Un direttore è per definizione un dirigente d’azienda, fino a che gode della fiducia dell’editore. Editore che ha perfettamente la legittimità di rimuovere il direttore, se le cose non vanno come vuole o perché la linea editoriale non gli piace più».In particolare su questioni quali la riforma costituzionale, contro la quale il giornalista si oppone perché «fatta male, scritta peggio e produrrà molti danni come un decisionismo stupido che spesso causa risultati sbagliati. Sono favorevole alle riforme – ha chiosato, criticando la fretta del Governo Renzi –, ma devono essere pensate e studiate, altrimenti fanno più danni che altro».Non ha risparmiato critiche, dunque. E ha ribadito, anzi, la sua determinazione a proseguire nella carriera giornalistica per il dovere dell’informazione: «Faccio il giornalista e ho intenzione di continuare a farlo. Non mi metto a fare politica, non ho nessuna tessera. Voglio essere libero di scrivere quello che penso e di criticare chi ritengo sbagli, come voglio e senza avere questioni di appartenenza a qualche partito».Il Premio Grappolo d’Oro Clivus è uno degli appuntamenti più attesi del panorama culturale veronese proprio in virtù dell’impegno di Cantina di Monteforte che, fondendo i valori del mondo del vino, della cultura e dello sport, valorizza in un unico evento le eccellenze di un territorio al quale è profondamente legata.
Occasione suggellata quest’anno da uno speciale brindisi col Soave Classico Foscarino le cui uve provengono dal Monte Foscarino, cru appartenente alle vigne storiche del Soave: qui Cantina di Monteforte ha scelto di impiegare unicamente lotta integrata e tecniche a basso impatto ambientale per una selezione di 40.000 bottiglie destinate esclusivamente ai migliori ristoranti italiani, ma soprattutto stranieri.
Maurizio Belpietro è giornalista e conduttore televisivo.Nato a Castenedolo, in provincia di Brescia, il 10 maggio del 1958, è sposato e padre di due figlie. Definito da Luigi Bisignani uno “stacanovista che si documenta in modo quasi maniacale”, dall’agosto del 2009 al maggio scorso è alla guida di “Libero”. Muove i primi passi nella professione giornalistica nel 1975, dalle colonne del quotidiano “Bresciaoggi”. (foto belpietro)

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L’Usb accoglie Bellavita e molti ex dirigenti Cgil

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

“Scusate il ritardo”: così Sergio Bellavita, ex componente del direttivo confederale Cgil, ha salutato l’assemblea nazionale che questa mattina a Roma ha sancito l’ingresso nell’USB di numerosi dirigenti, quadri, eletti RSU provenienti da diverse organizzazioni della Cgil. Molti gli ex rappresentanti Fiom, fra cui i delegati alla FCA (ex Fiat) degli stabilimenti di Melfi, Termoli, Mirafiori e della Sevel.“Un nuovo inizio”, il significativo titolo dell’assemblea, in cui sono state approfondite le ragioni della non facile scelta, riassunte in un documento conclusivo: “La Cgil ci ha dichiarati incompatibili Ebbene sì! Siamo incompatibili con chi colpisce i suoi delegati e le sue delegate che lottano nei luoghi di lavoro! Siamo incompatibili con una Fiom che espelle i suoi delegati più combattivi in Fca esponendoli alla rappresaglia di Marchionne! Siamo incompatibili con un sindacato che non è in grado di schierarsi contro il progetto renziano di attacco e riscrittura della Costituzione! Siamo incompatibili con una Cgil che consente passiva e complice la liquidazione del modello sociale!”. Dunque, incompatibili ma non vinti, e pronti a contribuire al percorso per il rafforzamento del sindacato generale “di classe, democratico e conflittuale”, di cui oggi “c’è sempre più bisogno”.Con queste nuove adesioni, l’USB diverrà il primo sindacato di base nel Gruppo FCA. Ma sono anche numerosi gli esponenti di altre organizzazioni della CGIL (FP, FILCTEM, FLC, SPI) che entrano, o si accingono ad entrare, nell’USB.“Pensiamo che l’USB possa esser quella casa comune per tutti e tutte coloro che non si rassegnano al sindacalismo complice ed alle sue pratiche di peggioramento della condizione dei lavoratori. Si avvia un processo – ha detto Bellavita in assemblea – e noi vogliamo essere un esempio per tanti altri”.“Questo progetto deve divenire maggioranza nel Paese – ha dichiarato Pierpaolo Leonardi, dell’Esecutivo confederale USB – con la nascita dell’USB abbiamo scelto di uscire dalla nostra singolarità e con l’ultimo congresso abbiamo deciso di superare l’esperienza del sindacato di base, per dare vita ad un sindacato generale e confederale, un sindacato di massa e di classe, che comprenda anche quella confederalità sociale che intercetti nei territori anche i soggetti della precarietà, del non lavoro e di chi lotta per il diritto all’abitare”.“Sulla nostra nuova piattaforma, che rivendica lavoro e stato sociale, e per cacciare il Governo Renzi, che sta distruggendo la nostra Costituzione, proclameremo lo sciopero generale il prossimo autunno a ridosso del referendum costituzionale”, ha concluso Leonardi.

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49° Premio H.C. Andersen Baia delle Favole 2016

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

baia del silenzioE’ Maria Adelaide Faccenda di Vinci, provincia di Firenze, la vincitrice del 49° Premio H.C. Andersen Baia delle Favole 2016 per la sezione adulti. L’autrice toscana si è aggiudicata il riconoscimento più importante del prestigioso premio per favole inedite (fondato 49 anni dal professor David Bixio) con la composizione Oceano, un racconto fantastico che prende avvio con semplicità e freschezza, inoltrandosi però ben presto nel cuore di un problema di grande attualità, come quello dei migranti, cui la 19° edizione di Andersen Festival è particolarmente sensibile. Oceano affronta il tema con originalità, presentando la vicenda dal singolare punto di vista di una barca, dotata di sentimenti e umanità.
La premiazione si è tenuta sabato 11 giugno 2016, nella Piazza del Comune di Sestri Levante. Condotta dall’attrice Elisabetta Granara, che ha intervallato la presentazione con la lettura di estratti delle favole vincitrici, ha visto la proclamazione dei premi assegnati dalla giuria, che è stata presieduta dal creatore del Premio David Bixio, rappresentato durante la Cerimonia dalla giovanissima nipote Adelia Gandolfo. I premi sono stati consegnati dal Sindaco Valentina Ghio, dall’assessore Regionale alla Cultura Ilaria Cavo, dal direttore Artistico del Festival Andersen Leonardo Pischedda e dal consigliere delegato alla Cultura Elisa Bixio. Ha partecipato il Console Danese di Genova Valdemar Kif-Kif le sorelleBoesgaard.Durante la premiazione l’assessore Ilaria Cavo ha sottolineato come il sostegno della Regione ad Andersen Festival sia basato su un solido riconoscimento del valore culturale di Festival e Premio. Qualità che si riscontrano anche nell’alto pregio delle favole, che trattano temi di attualità, che raccontano di valori, e dell’accettazione e del superamento dei limiti. L’assessore è rimasta particolarmente colpita dalla fiaba Petali, colori, meraviglie di carta, (della scuola Primaria da Passano di Genova), in cui il tema di partenza è la mostra degli Impressionisti, esposta a Palazzo Ducale, a dimostrazione di come la cultura sia un intreccio, di come “la Cultura, quando viene messa in circolo, circola.” E suggello dello stretto legame fra la Regione e Andersen Festival è anche la presenza di Neri Mercoré, ospite del Salone Orientamenti #costruiamociilfuturo lo scorso anno sul tema del talento e nella sua presenza sabato 11 giugno, per nella Baia del Silenzio, sul tema delle Passioni. Valentina Ghio, sindaco di Sestri Levante, ha ricordato come il Premio si confermi una delle rassegne di maggior rilievo nel panorama nazionale, dato confermato anche dalla partecipazione al Premio da ogni parte d’Italia e di come il Festival, con i suoi 100 eventi in 5 giorni, si configuri come una delle manifestazioni più ricche.
E’ caratteristica e vanto del Premio il fatto di avere sezioni e riconoscimenti per differenti fasce d’età: a partire dalla sezione scuola materna, la cui fiaba vincitrice si intitola Lupo Gino e la combriccola di Boscofitto della scuola dell’Infanzia Conti Colleoni di Marne – Filago (BG), mentre la vincitrice della sezione bambini è Nella terra dei Drillococchi della Scuola Primaria “Rosalba Carriera”, Roma. Segnalate anche – rispettivamente – la fiaba La piccola tromba, della Scuola infanzia Arcobaleno di Carpi (Mo) e Petali, colori, meraviglie di carta della Scuola Primaria “Gerolamo da Passano”, Genova.
signora in rossoLa prima classificata della sezione ragazzi è II lupo, di Sara Pellacini, Sant’Ilario d’Enza, ed è stata segnalata la fiaba La vita nella foresta di Lidia Ceresa, Castel San Pietro (Svizzera). Per le composizioni scritte da adulti, oltre alla vincitrice del Premio, è stata segnalata la fiaba Orecchiedoro di Lisa Romanò, da Busto Arsizio (Va), variazione estremamente originale delle favole del repertorio classico, sul tema della verità, mentre il premio per la fiaba in lingua straniera è stata assegnata all’esuberante Hercule veut skier – Hercule vuole sciare, di Maria Grazia Bajoni, Monza (MB) – Parigi (Francia). Il Trofeo Baia delle Favole è Una serpe che voleva i tacchi della Scuola dell’Infanzia Conti Colleoni di Marne – Filago. Una menzione speciale è stata consegnata a Michele Cargiolli, affetto da una malattia rara, che gli impedisce l’uso delle mani e limita molto la parola, ma non gli ha tolto la fantasia e la voglia di comunicare, tanto da partecipare al Premio; in un momento particolarmente toccante il sindaco, Valentina Ghio, gli ha consegnato una targa speciale.
Tutti gli scritti si fanno apprezzare per la perizia, la capacità immaginifica e la forza visiva. In molti dei componimenti un ribaltamento del punto di vista consueto permette di percepire la realtà da angolazioni sconosciute, arricchendola. Un altro punto che le accomuna è l’ambientazione nel mondo della natura: particolare fascino esercitano il mare e il fiume, il bosco, gli animali selvatici.Oltre al Primo Premio (dell’importo di € 3.000, mentre € 1.000 vanno ad altri vincitori) sono stati consegnati un diploma, il volume delle favole del 2016, e la Sirefiaba, creata dallo scultore Alfredo Gioventù.
Giunto alla sua 49° edizione, il Premio Letterario H.C. Andersen prosegue con successo il suo cammino, forte della partecipazione di oltre 1000 favole, provenienti da tutta Italia e da varie parti del mondo. Anche quest’anno, inoltre, al Premio Andersen è stato possibile partecipare attraverso il web, incoraggiando grande partecipazione e assumendo sempre più’ il profilo di concorso internazionale, stimolando in scrittori e lettori il confronto su temi universali e promuovendo messaggi di pace, oltre che il piacere della lettura. (foto: baia del silenzio, Kif-Kif le sorelle, signora in rosso)

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Roma: Teatro Valle sarà restituito alla città nel pieno rispetto della legalità

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

teatro valleIl Ministero dei Beni culturali e la Gestione Commissariale di Roma Capitale, nel ribadire il forte impegno congiunto di questi mesi a restituire il Teatro Valle alla città, annunciano che martedì prossimo, con la firma del Piano di valorizzazione, si chiuderà l’iter amministrativo relativo al Teatro Valle, passato dal Demanio dello Stato a quello di Roma Capitale, che prevede il restauro strutturale e architettonico, la messa in sicurezza e la valorizzazione. Il restauro del teatro costerà 3 milioni di euro, che saranno finanziati nell’annualità 2016 con una somma di 1,5 milioni a carico del bilancio capitolino e di 1,5 milioni dal Mibact. Il piano di valorizzazione prevede gli adeguamenti degli impianti di sicurezza, di quello elettrico, del sistema antincendio e delle vie d’esodo, dei percorsi di accessibilità, delle opere impiantistiche, ma anche gli interventi per la tutela e la valorizzazione delle opere artistiche presenti nel Teatro. A riguardo si prevede il rilievo dell’edificio e delle impermeabilizzazioni delle coperture, il restauro della facciata principale di Valadier, la verifica ignifuga dei materiali di arredo, dalle poltrone alle moquette, il rialzo dei parapetti dei palchi, il sistema di illuminazione e gli adeguamenti strutturali del palcoscenico. I 3 milioni di euro di investimento saranno gestiti dalla Sovrintendenza Capitolina, che è già operativa per la definizione dei bandi di gara per l’affidamento dei lavori.

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Benigni ha lasciato il cervello seduto su una panchina

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

roberto benigni“Le parole di Benigni sul referendum? Mi dispiace enormemente perché lo stimo, ho la certezza che lui è uno dei cervelli alti del teatro italiano, ma ha compiuto un passo fuori dal limite della gamba, lasciando il cervello un attimo seduto su una panchina”. Così Dario Fo, al programma di Rai Radio2 Un Giorno da Pecora, condotto da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro, torna sulla querelle con il comico toscano riguardo il referendum costituzionale. Non le sembra di esser un po’ troppo duro con Benigni? “Ma uno che si trova a sostenere un personaggio come Renzi che ne ha fatte di tutti i colori vende se stesso, la propria integrità”. Magari, semplicemente, crede che votare si sia la scelta giusta, non pensa? “Che strano – ha concluso Fo a Un Giorno da Pecora – prima va alla Normale di Pisa e dice che voterà no poi dopo tre giorni dice che voterà si al referendum”.

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“50% medici in ritardo su obbligo formativo. Lorenzin indaghi”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

Lorenzin beatrice“Ennesimo segnale d’allarme nel mondo sanitario; dopo la drammatica relazione del Censis con parlava di 11 milioni di italiani che hanno rinunciato a curarsi in tempi di crisi, arriva l’allarme della Fnomceo, per cui il 50% dei medici italiani sono in ritardo sull’obbligo formativo. Nonostante l’82% dei medici consideri importante la formazione professionale, le difficoltà da superare per conseguire i 50 crediti annuali obbligatori appaiono davvero troppe. La criticità è emersa a pochi mesi dalla scadenza del triennio formativo, da cui si evince che la metà dei medici non ha completato il percorso ECM. Il ministro Lorenzin è intervenuto per ridimensionare i fatti denunciati, come aveva fatto in occasione della denuncia del Censis, e garantire una indagine ad hoc.” Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare, che continua: “Eppure al Ministero della Salute dovrebbero avere in tempo reale i dati che si riferiscono all’ECM, perché per ogni credito formativo che i Provider concedono a chi si iscrive ai loro corsi, c’è l’obbligo da parte loro di un versamento in denaro al Ministero in tempo reale. Come è noto il medico per aggiornarsi paga a chi organizza la attività una quota che varia da attività ad attività. Gli organizzatori a loro volta versano una parte di questa quota al Provider che garantisce la possibilità di ottenere crediti formativi, frequentando quella attività formativa concreta. Il Provider a sua volta versa agli Uffici competenti del Ministero una parte della quota, a seconda del numero dei crediti per cui è stato chiesto l’accreditamento iniziale. In buona sostanza l’ECM ha importanti risvolti economici che vanno dai costi sostenuti dal singolo medico per iscriversi alle attività che ritiene necessarie per il suo aggiornamento, 50 crediti in tre anni, alla quota versata al Provider e dal provider al Ministero. Risulta quindi sorprendente che gli addetti ai lavori al Ministero non si siano resi conto che il previsto afflusso di risorse economiche si fosse fermato al 50% e non avesse sollevato il problema non solo in termini culturali ma anche sotto il profilo economico. Per questo abbiamo presentato una interrogazione al ministro per sapere quale sia il bilancio ECM previsto e come vengano investite le risorse proveniente da questa importante attività, obbligatoria per tutti i medici del Paese. Vorremmo che anche su questo aspetto il ministro Lorenzin indagasse, senza fermarsi solo alle presunte inadempienze dei medici”.

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Confezioni di antibiotici con dosaggi ad hoc che variano in base al regime prescrittivo?

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

Farmacista con antibiotici

La Legge italiana già lo prevede, ma come spesso accade, nessuno la applica. A dirlo a Doctor33 è Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, sulla scia dell’allarme lanciato dall’Agenzia italiana del farmaco contro l’antibiotico-resistenza, un fenomeno alimentato, tra le altre cose, dalla bad practice del “left over”, ovvero la cattiva abitudine dei pazienti di iniziare terapie antibiotiche autoprescritte utilizzando le “rimanenze” di confezioni acquistate in precedenza, magari da un familiare, per altre terapie. «Il parlamento aveva già richiesto di fare in modo che le confezioni venissero adeguate in base al regime prescrittivo – afferma Garattini – esiste una Legge italiana che lo prevede ma non viene applicata».Sulle dichiarazioni di Garattini non tarda ad arrivare il commento dell’Agenzia italiana del farmaco, così il Direttore Generale Luca Pani spiega a Doctor33 che «l’Aifa è assolutamente disponibile, come da mandato istituzionale, a vagliare tutti i percorsi possibili nel rispetto della normativa vigente per affrontare l’emergenza globale dell’antibiotico resistenza. Forse vale la pena ricordare, per non ingenerare confusioni che si prestano ad essere strumentalizzate, che il confezionamento è una scelta del titolare dell’Aic». Tuttavia, secondo Pani quello del confezionamento ad hoc sarebbe un «falso problema», mentre quello vero sarebbe di matrice prettamente culturale: «Il vero problema è rappresentato dalla prescrizione largamente inadeguata di antibiotici e il loro utilizzo non appropriato da parte dei pazienti. Se gli antibiotici venissero assunti solo quando servono per un numero di giorni adeguato, cioè mediamente sei, la maggior parte delle confezioni (e sono d’accordo che basterebbe prescriverne una e non due) basterebbero senza lasciare rimanenze. L’appropriatezza prescrittiva e l’aderenza alla terapia sono i due fattori chiave per evitare che eventuali eccedenze diano luogo al fenomeno dell’autoterapia. Ciò non toglie che sia utile esplorare tutte le misure possibili per contrastare l’insorgere delle resistenze, che è proprio ciò che stanno facendo le autorità sanitarie nazionali».Recentemente, nell’ambito del progetto europeo Arna, «sono stati presentati i dati di un sondaggio relativo all’utilizzo delle “rimanenze” (i cosiddetti left over) – afferma Pani – Nel dettaglio, su 9.313 pazienti italiani intervistati, il 9% utilizza gli antibiotici senza ricorrere a una prescrizione medica e di questi l’87% utilizza le rimanenze di confezioni di antibiotico disponibile in famiglia e dai parenti. Alla luce di quanto emerso, le autorità sanitarie, sotto l’egida del Ministero della Salute, stanno ragionando sull’idea di proporre una prescrizione degli antibiotici limitata alla terapia individuale». (Attilia Burke su doctor33) (foto: farmacista con antibiotici)

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“La strada del Mercurio” – Incontro pubblico

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

campagna romana4Roma Martedì 14 giugno dalle 15.00 alle 18.00 presso la sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro – Piazza Capranica 72, ore 15-18 Incontro pubblico promosso dal Sen. Francesco Scalia in collaborazione con Amici della Terra. I risultati delle attività di ricerca del dipartimento di Scienza della Terra dell’Università di Firenze condotte nel bacino del Paglia-Tevere fanno emergere una grave situazione di inquinamento da mercurio originata in più di un secolo di estrazione e lavorazione dei minerali di mercurio nel territorio dell’Amiata. Il mercurio percorre ancora oggi la strada dalle sorgenti del Paglia, lungo le pendici dell’Amiata, lungo tutta l’asta Paglia-Tevere, fino al Mar Tirreno. Gli Amici della Terra, ritengono che questa crisi ambientale sia stata finora sottovalutata. Essa richiede il coinvolgimento delle regioni interessate e del Governo per definire tempestivamente una strategia adeguata di intervento di bonifica.

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Trasporti: no accessazione collegamenti veloci tra Messina e Villa San Giovanni

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

messina“Il sottosegretario Simona Vicari ha convocato per martedì 14 giugno alle ore 18 una riunione per scongiurare il rischio di interruzione del collegamento veloce tra Messina e Villa San Giovanni”. Ad annunciarlo, il vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei deputati Vincenzo Garofalo, insieme al senatore Bruno Mancuso e al deputato regionale Nino Germanà. “Il sottosegretario è ampiamente informato in relazione alla vicenda e conosce il tema dei collegamenti nello Stretto, che seguiamo da tempo con grande attenzione e impegno. La Vicari, che anche in questa occasione ha manifestato grande sensibilità e disponibilità, ci ha fornito ampie rassicurazioni sul fatto che verranno studiate tutte le soluzioni possibili affinché il servizio non venga interrotto e gli utenti non debbano subire alcun disagio”.

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Accordo commerciale Ue-Canada

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

ottawa-panorama1L’Italia si starebbe preparando a rompere il fronte con gli altri governi dell’Unione europea in merito al diritto per i Parlamenti nazionali di approvare o respingere il CETA, il controverso accordo commerciale tra Unione europea e Canada. Greenpeace invita l’Italia a riconsiderare la propria posizione: sostenere una proposta della Commissione Europea che bypassi i parlamenti nazionali sarebbe anti-democratico.Secondo quanto riportato dalla Reuters e dall’agenzia di stampa austriaca APA, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, in una lettera indirizzata al Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e al Commissario Cecilia Malmström, avrebbe garantito il supporto dell’Italia per una gestione dell’accordo “EU-only”, che escluderebbe di fatto il voto sulla ratifica dell’accordo da parte dei singoli Parlamenti nazionali. Nel corso del Consiglio dei ministri Ue del commercio dello scorso 13 maggio, invece, Calenda si era espresso a favore di un accordo misto (Ue più Parlamenti nazionali), insieme ad altri 17 Paesi.
«Le implicazioni del CETA sono enormi, per questo i Parlamenti nazionali devono avere l’ultima parola e ciò ovviamente deve avvenire prima che l’accordo entri in vigore», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia. «Il CETA darebbe alle multinazionali il potere di citare in giudizio gli Stati, al di fuori dei nostri sistemi giuridici. È una minaccia per le leggi e le norme che tutelano l’ambiente, la nostra salute e i nostri diritti, e per questo va fermato».
A inizio luglio, la Commissione dovrebbe presentare un piano per l’approvazione del CETA che potrebbe escludere lo scrutinio da parte dei Parlamenti nazionali. Questo piano avrebbe bisogno del sostegno di una maggioranza qualificata, composta da almeno il 55 per cento degli Stati membri e dal 65 per cento della popolazione dell’Ue.Da più parti si guarda alla ratifica del CETA come a un banco di prova in vista dell’eventuale entrata in vigore del TTIP, il contestatissimo accordo commerciale tra Ue e Stati Uniti attualmente in fase di negoziazione. Secondo Greenpeace, il CETA e il TTIP darebbero alle multinazionali dei poteri senza precedenti, soprattutto per quanto concerne la possibilità di citare in giudizio i governi davanti a speciali collegi arbitrali, bypassando le Corti nazionali e comunitarie.Nel mandato negoziale definito nel 2011, i governi dell’UE hanno chiaramente evidenziato che il CETA includerebbe “aree di competenza mista [EU-nazionale]” in materia di investimenti, tra cui la “risoluzione delle controversie”, il che significa che l’accordo richiede la ratifica da parte dei parlamenti nazionali. Il mandato sottolineava, inoltre, il diritto per i governi di poter disciplinare questioni importanti come la protezione dell’ambiente o dei consumatori.A oggi sono circa 42 mila le aziende già operanti nell’Ue che appartengono a società statunitensi con filiali in Canada: uno stratagemma attraverso cui – grazie al CETA – potrebbero trascinare in giudizio gli Stati membri della UE, anche senza l’entrata in vigore del TTIP.

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Mostra Luigi Boille: Il segno infinito

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

boilleRoma martedì 14 giugno 2016 alle ore 17.30 Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (Viale delle Belle Arti 131) presentazione del catalogo della Mostra Luigi Boille: Il segno infinito che si tiene a Pordenone PArCo – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato Viale Dante, 33 fino al al 2 ottobre 2016 Orari: Mercoledì-sabato: 15.30 – 19.30; domenica: 10.00 – 13.00 e 15.30 – 19.30; Ingresso: Intero € 3,00, ridotto € 1,00.
Luigi Boille, protagonista tra i maggiori dell’Informale europeo, romano d’adozione, e per molti anni vissuto a Parigi, era pordenonese di nascita, e la sua città d’origine gli dedica, a un anno dalla scomparsa, la prima grande retrospettiva (a cura di Silvia Pegoraro). La monografia che documenta l’esposizione verra presentata martedì 14 giugno prossimo alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che conserva nelle sue collezioni alcune opere di Boille: due tele dal titolo Composizione, del 1957, e il grande olio su tela Elementare Complesso, del 1965, esposto in occasione della mostra Palma Bucarelli. Il Museo come Avanguardia, tenutasi alla GNAM nel 2009.
Nel volume, testi di Tullio De Mauro, Angelo Bertani, Antonio Carnevale, Lea Mattarella, Silvia Pegoraro, e dello stesso artista, oltre a una corposa antologia critica, dagli anni ‘50 al 2015.Un’ampia e attenta selezione di opera di Boille, oltre ottanta, è esposta dal 16 aprile al 2 ottobre 2016 alla Galleria d’arte moderna e contemporanea “Armando Pizzinato” (PArCo) di Pordenone, per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune friulano. La mostra è curata da Silvia Pegoraro. Come ha scritto Giulio Carlo Argan, il segno di Boille “svolgendosi e modulandosi come pura frase pittorica, realizza e comunica uno stato dell’essere, di immunità o distacco o contemplazione“. E fu proprio Argan ad andare a scovarlo nel suo studio parigino, per ricondurlo in Italia, attraverso una serie di rassegne sempre più fitte.Allontanatosi da Pordenone, dove era nato nel 1926, Boille si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si laurea che in Architettura. Salvo uscirne a scoprire l’Europa. Dopo un soggiorno in Olanda, nel 1951 sceglie Parigi dove resterà per 16 anni. Informale per scelta e per istinto, vicino alle esperienze francesi di quegli anni, Boille si avvicina al gruppo della Jeune Ecole de Paris, con cui espone in numerose collettive in Francia e in Italia. È di questi anni la sua partecipazione a mostre ormai mitiche come l’International Festival Osaka-Tokyo con il gruppo Gutai, a cura di Michel Tapié, La Jeune Ecole de Paris II, a cura di Pierre Restany, e Nuove tendenze dell’arte italiana, a cura di Lionello Venturi, partita dalla Rome-New York Art Foundation di Roma nel 1958 e poi approdata in altre sedi prestigiose. È Michel Tapié che lo accompagna nelle sue ricerche sull’Art autre, apprezza di Boille il dinamismo e l’irrazionalismo permeati da un rigore formale.
Nel 1964 Luigi Boille è invitato da Lawrence Alloway a rappresentare l’Italia, insieme a Capogrossi, Castellani e Fontana, al Guggenheim International Award di New York. Il 1964 è anche l’anno della visita di Giulio Carlo Argan nel suo studio parigino, che portò al rientro dell’artista a Roma e al formarsi di un sodalizio che condusse Boille alla Quadriennale e nel, 1966, alla Biennale di Venezia.
Questa grande mostra retrospettiva di Pordenone si propone come un percorso significativo attraverso l’arte di Luigi Boille: 65 anni di ricerca – dal 1950 al 2015, anno della scomparsa dell’artista – testimoniati da oltre 140 opere (olii e tecniche miste su tela, tempere, grafiche). Tra di esse, molti i lavori inediti o esposti solo in mostre internazionali in anni lontani, e da allora non più visibili, come la grande tela Empreinte structure, realizzata per l’ormai mitico International Festival Osaka/Tokio del 1958, a cura di Michel Tapié e Jiro Yoshihara. L’esposizione è promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone con il patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. http://www.artemodernapordenone.it/parco (foto boille)

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Matteo dal suo mondo ovattato si rifiuta di riconoscere la debacle del suo PD

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

European UnionIl nostro Renzi non ha ancora capito che la perdita di consensi del Partito democratico avrà ricadute sull’Unione Europea e nonostante l’evidenza, si rifiuta di ammettere che nelle grandi città per il PD il primo turno delle amministrative è stata una sconfitta. Il malessere nell’area storica della sinistra è esploso tra i simpatizzanti, dopo che Renzi ha snaturato la genesi della principale formazione partitica della sinistra italiana, trasformandola nel partito della nazione. L’appeal del pacione si sta spegnendo e il risultato è il flop elettorale. Il PD ha perso gran parte dei voti della sinistra storica, che ha preferito dirottare i suoi voti verso il movimento 5 Stelle o verso formazioni di sinistra ove presenti. Basta una attenta analisi del voto, per capire come ha votato l’elettore, nelle periferie e nei quartieri popolari, serbatoio storico della sinistra, ha vinto il centro destra e i grillini, nelle quartieri centrali e benestanti ha vinto il candidato del PD, questo avalla il mio concetto espresso, Renzi ha snaturato il primo partito della sinistra italiana. L’elettore ha voluto inviare un segnale forte alla politica del Governo vicina alle istanze dell’Europa, degli Stati Uniti e delle grandi lobby economiche finanziarie e meno ai bisogni reali del paese, configurati in tanti giovani in cerca di lavoro, di imprese che non riescono ad andare avanti, da uno stato che ti distrugge con le tasse e una burocrazia farraginosa. Questo governo dimentica i poveri assoluti, i nuovi poveri e non fa nulla per recuperare gli anni bruciati per la grave crisi economica globale che ha ucciso il nostro tessuto economico. Tutte le grandi città si preparano al ballottaggio tra 15 gg, Roma è in forse, non si sa se a seguito dei gravi brogli riuscirà a concludere il riconteggio in molti seggi, dove si sono riscontrate criminali anomalie ben documentate e denunciate alla Procura della Repubblica dal Candidato Sindaco per la lista Assotutela Michel Emi Maritato. In ogni caso, Roma compresa, il ballottaggio non sarà favorevole a Torino, Milano e Roma dove sicuramente il ballottaggio verrà spostato, senza dimenticare Napoli dove il PD è già stato estromesso dalla corsa per la poltrona di sindaco. Non è questa la sede giusta del voto per un mero calcolo matematico, da opinionista a me compete capire il dopo, quali conseguenze verranno fuori dal voto che verrà fuori dal ballottaggio. Una prima riflessione mi porta ad affermare che la sconfitta del PD, targato Matteo Renzi, avrà preoccupanti ripercussioni internazionali, anticiperà la morte del Ttip il “Trattato Transatlantico Commerciale” che ad Hannover prima e successivamente al G7 in Giappone, Renzi aveva assicurato con la Merkel, meno possibilista Hollande, motivato dalle dure proteste in corso in Francia, al presidente Obama grande fautore del trattato. Ma non finisce qui, la perdita del PD al ballottaggio renderà il Pese più vulnerabili in Europa, ci verrà tolta la Tachipirina che in virtù di un PD forte ha tenutobin Europa la febbre dell’Italia sotto controllo, che accadrà all’Italia se ci tolgono la Tachipirina? L’Italia è il grande malato dell’Europa, costituisce il pericolo maggiore per la tenuta del castello europeo, ancor di più del Brexit che i britannici decideranno il 23 di giugno. Un PD che esce con le ossa rotte dal ballottaggio farà si che per la prima volta il 4° paese più importante di Europa sarà privo di un partito europeista. I partiti che usciranno vincitori dal ballottaggio Movimento 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia a cui sono certo si aggregherà anche Forza Italia dopo gli sbagli commessi in questa tornata di Amministrative, cullano l’idea di un’uscita dall’euro.
La sconfitta di Matteo Renzi mette in luce un’altra grande incognita politica per il traballante castello europeo che vede cadere i suoi muri portanti, sono stati fatti gravi errori per superare la crisi economica, ci siamo dati martellate sui piedi con le sanzioni alla Russia che sono servite solo a distruggere l’Economia dell’Europa, anche la crisi dell’euro è stata solo rimandata grazie a Draghi che ha continuato a far immettere miliardi di Euro dalla BCE per reggere il moribondo Euro.
Dunque l’instabilità politica del Paese conseguente a queste elezioni e alla probabile sconfitta del referendum sulla Costituzione in Ottobre, apriranno tormentosi scenari per un’Europa già lacerata dalla crisi dei rifugiati.
Gli Stati Uniti aspettano con trepidazione il risultato dei ballottaggi, una perdita secca di Renzi allontana un alleato zerbino determinante per farci ingoiare il boccone amaro del Ttip “Trattato Transatlantico Commerciale”, i cui negoziati condotti con celerità in modo segreto, devono chiudersi entro l’estate per essere approvati dal Congresso statunitense prima della fine del mandato di Obama. Ricordiamo che il Governo Renzi è il principale sostenitore di questo vergognoso accordo che porterà sulle nostre tavole il Chianti della California e il formaggio parmigiano del Texas. La batosta elettorale per Matteo Renzi, rende improbabile che il piacione abbia tanto coraggio di sfidare l’opinione pubblica, nonostante i giornali dalla sua parte, per chiedere l’approvazione del Ttip, che riduce drasticamente la nostra sovranità nazionale che demanda alle multinazionali. Con il Ttip, le multinazionali potranno i denunciare le leggi di un Paese contraente se ritengono che ostacolino il Trattato e possono ricorrere al giudizio di un arbitrato internazionale. Detto questo capite da soli l’importanza che riveste la prossima tornata elettorale destinata ad avere importanti riflessi internazionali. Una cosa è chiara per tutti dalle urne è uscita una sinistra profondamente lacerata, che ha snaturato il suo DNA abbracciando i dogmi della globalizzazione, principali temi di discussione nelle presidenziali statunitensi definite da Trump un sistema non più riproponibile nelle società del prossimo futuro, hanno impoverito la massa a fronte della smodata ricchezza di una elite. Nonostante Renzi continua a oscurare quanto accade ai nostri confini, la protesta francese anche per gli europei alle porte travolgerà l’Europa. Sfidare le piazze come sta facendo Hollande per difendere una legge che deregolamenta il mercato del lavoro è molto pericoloso, sopratutto dopo che si sono tradite le promesse elettorali. La sinistra che difendeva i deboli e proteggeva il lavoro non esiste più, oggi ci ritroviamo con una sinistra affabulatrice, Renzi, Valls sono solo alcuni esempi, braccio politico delle lobby economico-finanziario che in nome dell’internazionalismo distrugge il welfare e quelle conquiste ottenute con anni di lotte. In questa situazione è meglio turarsi il naso e votare i candidati anti europeisti, solo così possiamo dare una svolta per far ripartire questo paese, spingere Mattarella a sciogliere le camere per indire elezioni anticipate, nonostante la cosa sia indigesta a RE Giorgio. (Maurizio Compagnone Opinionista de “La Gazzetta italo brasiliana”)

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Risultati e conseguenze amministrative: aspettiamo esito ballottaggi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2016

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

Come pronosticato, nelle grandi città e persino nei comuni di medie dimensioni i ballottaggi non sono più l’eccezione ma la regola del voto amministrativo. Dunque è inutile voler trarre conclusioni politiche dopo la prima tornata elettorale. E a maggior ragione è puro azzardo proiettare ora i dati del primo turno sul referendum di ottobre e sulle future elezioni politiche. In questa fase, più che impegnarsi in valutazioni prospettiche è opportuno smontare almeno tre sciocchezze che circolano e su cui si sono prontamente innestati dibattiti, ridondanti quando non anche tossici.
Il primo giudizio forzato è quello su Renzi, dato già per sconfitto, e non solo alle amministrative. Ora, che il presidente del Consiglio abbia commesso errori, anzi un considerevole numero di errori, è certo. Prima di tutto, paga l’errore capitale di aver voluto abbinare al ruolo di capo del Governo anche quello di segretario del partito, cosa che noi di TerzaRepubblica gli abbiamo detto e ridetto fin dal primo momento. Poi, nello specifico, ha sbagliato l’approccio alla campagna elettorale: prima ha parlato solo del referendum – tra l’altro personalizzandolo, con ciò riuscendo nella brillante impresa di aggregare tutti i nemici – quindi, capito che questo irritava, si è buttato nella tenzone finendo per essere più di danno che di vantaggio per i candidati Pd. Già deboli di loro perché, come ha ben osservato Claudio Martelli, lui li ha pigramente pescati “nell’arido recinto di un partito spento, diviso tra servilismi e risentimenti, pronto a osannare il capo che vince o a non volerlo ai comizi se appena traballa, che tiene nei centri cittadini ricchi ma perde di brutto nelle periferie, sempre più espressione di un mondo benestante e ben introdotto”. E d’altra parte, dove poteva trovarli, visto che non ha costruito luoghi di aggregazione e selezione politica – le Leopolde sono passerelle mediatiche – né fatto alleanze? Infine, Renzi ha commesso l’errore a nostro avviso più grave: non ha capito che la sua immagine – un po’ per ragioni di forza maggiore, e molto per colpa della sua arroganza – è via via passata da uomo della rupture a perno di un establishment, e per di più sgangherato, contro cui era invitabile che si scagliasse l’ondata populista. Non sufficientemente forti, Renzi e il suo Governo, in termini di autorevolezza e risultati, per essere esenti a sua volta dalle tentazioni peroniste. E governare alternando l’ostentazione del decisionismo (sempre meno credibile alla prova dei fatti) alle parole d’ordine anti-sistema (che suonano meglio in bocca ai guitti del vaffa o a un lepenista alla Salvini) non è proprio il miglior modo per risultare convincenti.Detto tutto questo, sono assolutamente premature le diverse conclusioni che abbiamo visto trarre in questi giorni, sia quelle che vogliono Renzi già a casa, sia quelle opposte. Sul fatto che il Pd renziano non sia più il partito del 40% delle elezioni europee non ci piove, e sarebbe bene che Renzi ne prendesse atto una volta per tutte. Ma da qui a darlo per morto ce ne corre, e scorgiamo troppi commettere questo errore. Vedremo dopo i ballottaggi, che è bene ricordare sono elezioni nuove, non il secondo tempo di quelle che si sono già svolte, con quali elementi di forza e di debolezza Renzi, perno e nello stesso tempo parafulmine dell’intero sistema politico italiano, potrà affrontare il dopo elezioni. Certo, non è difficile pronosticare che perdere Roma sarà grave ma anche un po’ scontato, perdere pure Milano comincerà ad essere pesante, mentre se alle due città più importanti si dovesse aggiungere anche Torino e, peggio ancora, anche Bologna, si parlerà inevitabilmente di débâcle. Uno scenario che aprirebbe nel Pd quella resa dei conti che finora non c’è stata e che – siamo pronti a scommettere – vedrebbe il governatore della Puglia, Emiliano, alla testa della rivolta (attacco alla segreteria o addirittura scissione). Rimane comunque il fatto che a Renzi premier fanno più male i fischi dei commercianti (quelli all’assemblea di Confcommercio), sintomo di una sfiducia sul fatto che l’Italia sia davvero uscita dalla recessione così come il capo del Governo ha sbandierato ai quattro venti per mesi.Il secondo errore che abbiamo visto commettere dopo la prima manche elettorale è dare per vittoriosi i 5stelle, ma soprattutto considerarli emancipati dalle vecchie logiche padronali della ditta Grillo & Casaleggio per il solo fatto che il comico genovese è rimasto defilato nella competizione. Allora, circa i risultati, si vedano i numeri elaborati dall’Istituto Cattaneo, secondo il quale i 5stelle risultano più forti solo rispetto alle precedenti elezioni amministrative del 2011, cui parteciparono in modo molto limitato, mentre rispetto alle ultime politiche perdono quattro punti. Anche qui, dunque, attendiamo l’esito dei ballottaggi, anche se francamente è difficile credere che alla Raggi possa sfuggire il Campidoglio. E solo piazzeranno la bandierina anche a Torino li potremo definire vincenti. Quel che è già certo, invece, è che non sia affatto in corso un mutamento genetico del movimento pentastellare, la cui gestione era e rimane opaca e priva di salvaguardie democratiche, e la cui proposta è ancora rozza, banale e priva di cultura politica. Il fatto che sia cresciuto l’interesse per i grillini nelle rappresentanze diplomatiche in Italia e persino oltre Tevere, il fatto che i dirigenti più noti del movimento siano ricevuti, trattati e studiati come protagonisti della vita politica, non significa altro che i poteri si predispongono a fare i conti con loro. Ma questa attenzione, così come il loro consenso elettorale, sono inversamente proporzionali ai loro meriti e direttamente proporzionali ai demeriti degli altri partiti e più in generale della vecchia classe politica. Dunque chi scommette sul fatto che prima o poi i grillini dismetteranno la loro orgogliosa “diversità” per aprirsi alla collaborazione con altri deve sapere che corre lo stesso rischio di chi sottoscrive l’aumento di capitale di una delle banche in default. Auguri. Si dice: ma Luigi Di Maio non nasconde l’ambizione di scalare Palazzo Chigi. Vero. E se sarà, dovremo tutti ringraziare Renzi e il suo sciagurato sistema di voto chiamato Italicum. Ma finora, al di là dell’abbigliamento e della postura istituzionale, non gli abbiamo sentito tirare fuori un’idea che una.Infine, la terza lettura sbagliata che vediamo girare dopo le amministrative (ma circolava anche prima) riguarda la cosiddetta tripolarizzazione del sistema politico. Lettura che discende dalla constatazione che al vecchio bipolarismo si è aggiunta la terza gamba dei 5stelle. L’aggiunta del terzo incomodo è vera, peccato però che nel frattempo non ci sia più né il centro-sinistra perché è rimasto solo il Pd (parliamo delle forze elettoralmente vive, non di quelle oggi sedute in Parlamento), né tantomeno il centro-destra, visto che – caso Milano a parte, che pensiamo non sia destinato a lasciar traccia a livello nazionale, comunque vada il ballottaggio – la Lega e la destra lepeniste sono destinate a far storia a sé e prima o poi a incrociare il loro destino con quello dei grillini, mentre il berlusconismo non pare poter avere eredi se non a prescindere da Berlusconi e da Forza Italia. Ne parliamo dopo i ballottaggi, e in attesa del referendum. Ma il quadro è destinato a mutare. Profondamente. Non sappiamo ancora se in meglio o in peggio. (By Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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