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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

La Costituzione Carlo Magno e un Senato dei popoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 giugno 2016

la-costituzione-della-repubblica-italianaQuesto incontro di Perugia “per il No allo stravolgimento della Costituzione” riunisce, in diversi Comitati, socialisti, cattolici, democratici, ex comunisti, partigiani, sindacalisti e dunque riproduce lo spirito stesso della Costituzione che nacque nel ’47 da un incontro di tante libertà diverse, unitesi per generare un popolo alla libertà. È proprio questo pluralismo che ora è sotto accusa. Nel nuovo linguaggio fiorentino esso è definito “un’ammucchiata”; ed è questa ammucchiata che la nuova Costituzione insieme all’Italicum, avrebbe lo scopo di impedire, come ha detto Renzi parlando ai Coltivatori diretti a Milano, prima della sconfitta e ha ripetuto poi a La 7 e in ogni altra occasione, dopo la sconfitta. In questa propaganda del SI si sente tutto il fascino della legge Acerbo, del listone, degli editti bulgari, si sente l’orrore del politicamente diverso. L’idea è che ogni cinque anni, di lustro in lustro, un solo partito deve governare, un solo partito deve dominare il Parlamento, fare le leggi, scrivere la Costituzione, controllare i poteri, un solo partito deve invadere la televisione, decidere le guerre da fare; e siccome c’è la democrazia dopo cinque anni può forse venirne un altro, ma sempre da solo. E questa è anche la vera ragione della cancellazione del Senato. La ragione è che il permanere del Senato costringerebbe chi comanda a dialogare con altre forze ideali e politiche, perché se questo confronto – grazie a una maggioranza schiacciante – lo si può evitare alla Camera, non lo si può evitare anche al Senato. Uno può fare una legge Acerbo, può fare una legge truffa, può fare un Italicum per una Camera, ma non lo può fare per tutte e due; allora è meglio abolire una Camera, è meglio invece di avere una democrazia intera avere una democrazia dimezzata, invece di avere una democrazia abbondante, cioè ricca delle idee, delle speranze e dei bisogni di tutti i cittadini, come volevano fare i costituenti del 47, avere una democrazia ridotta, una democrazia sfoltita. Ma il pluralismo, il dialogo, l’incontro tra forze diverse è il senso stesso della democrazia, è la condizione perché si faccia non il bene privato di qualcuno, ma si faccia il bene comune. Invece il pensiero che c’è dietro questa riforma è un pensiero nettamente reazionario: chi ha il potere lo deve avere da solo, non può perdere tempo a confrontarsi e a discutere con gli altri, fossero pure i membri del suo stesso partito: con quelli, ha detto Renzi ci vuole il lanciafiamme.Ora bisognerebbe spiegare a questi fautori del governare da soli (che è il loro modo di concepire la “governabilità”) , che il lavorare con gli altri, lo stare insieme con gli altri non è di per sé un male; lo è se con gli altri ci si sta in modo falso, corruttore, non se ci si sta in modo aperto e leale. È un male se ci si sta come ora con Verdini, non come alla Costituente socialisti e comunisti stavano con i democristiani. Il male non è l’associazione, è l’associazione a delinquere.
Allo stesso modo solitario con cui è concepito il governo, la nuova Costituzione che ci viene proposta per rimpiazzare la prima, è il prodotto di un solo partito, non è l’espressione e il frutto di più pensieri, di più libertà. Il suo testo si è andato costruendo sotto l’imperio dei voti di fiducia, ed anche per questo è venuto scritto così male, sicché forse ne è uscita fuori la Costituzione più brutta del mondo (con diversi errori di grammatica e di sintassi costituzionale, dice un documento di “Città dell’uomo”, l’associazione di Lazzati). La nuova Costituzione si è fatta coi voti di fiducia: ma se il voto di fiducia è uno strumento legittimo nel rapporto tra Parlamento e governo, è del tutto illegittimo nel rapporto tra governo e Costituzione, perché il governo non è un potere costituente, è un potere costituito, e ha giurato alla Costituzione che c’è, non a quella che vorrebbe che ci fosse. Non può cambiarla d’autorità, usando arbitrariamente i poteri che la Costituzione gli ha dato. Perciò diciamo che la nuova Costituzione non è stata concepita nella libertà ed è stata votata nel ricatto.Il ricatto è estorcere un comportamento sotto la minaccia di un male. Il male per un parlamentare è per esempio di essere rimosso da una commissione e poi essere escluso dalle liste dei candidati. Il male per un popolo è dirgli: se non votate la mia Costituzione vi pianto e vi lascio nei guai, con l’invasione dei profughi dal Mediterraneo, il debito aumentato, i patti leonini imposti da Bruxelles e gli americani che vogliono farci fare la guerra alla Libia. E’ vero che il ricatto è un’arma della politica: al vertice di Portorico nel giugno 1976 Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti ricattarono l’Italia perché non facesse entrare i comunisti nel governo, poi Kissinger ricattò Moro perché si opponesse al compromesso storico, e abbiamo visto come è andata a finire. I poteri economici sempre ricattano quelli politici perché riducano i diritti e la Troika ha ricattato la Grecia togliendole perfino il pane; ma almeno la Costituzione dovrebbe essere libera dai ricatti, sia nei confronti dei parlamentari, sia nei confronti del popolo, altrimenti non è la Costituzione della Repubblica, è la Costituzione della mafia.Ed ecco che ci sono duecentocinquanta intellettuali che voteranno SI alla riforma; però ci hanno tenuto a dire che sarà “un Si pacato”; ma essi dovrebbero sapere che è proprio quando il ricattato è pacato, che il ricatto funziona. Un Sì pacato è un Sì controvoglia, sembra frutto di un trascinamento, di un’autoflagellazione intellettuale, di un “vorrei ma non posso”, come si sono mostrati i Sì di Cacciari e di Benigni.

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