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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Comunali: “Il Centro che manca è realista e ottimista”

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2016

bilancia pagamenti“Il dibattito sul ballottaggio delle amministrative di domenica prossima soffre di una irrimediabile contrapposizione a due che esclude necessariamente almeno un terzo della popolazione in tutti i vari luoghi. Con il Pd presente ovunque e il M5S che ha investito nei grandi centri come Roma e Torino, mentre la variegata galassia di quello che fu una volta il Centro arranca drammaticamente quasi ovunque. E’ impressionante lo spostamento degli elettori che di elezione in elezione vanno migrando in modo massiccio da un luogo all’altro in cerca di conferme, di soluzioni e soprattutto di prospettive di futuro credibili”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Non credo che il Paese potrebbe sopravvivere in prolungata astinenza dalla prassi e dalla filosofia politica del Centro: oggi è più che mai necessario individuare il punto di equilibrio, il luogo della mediazione culturale che si trasforma in dialogo e in opportunità di collaborazione. Le alternative estreme oggi – prosegue Binetti – non sono più destra e sinistra, ma sistema e contro-sistema; tra classi politiche forti di una storia e di una tradizione e classi politiche che considerano un privilegio non avere né storia né tradizione. Tra chi vuole muoversi nel solco di una cultura che si sforza di interpretare il presente alla luce di fatti che appartengano ad un passato prossimo e chi invece vuole ostinarsi ad inventare tutto ex novo. Quello che non credo possibile è che il dibattito si radicalizzi tra onesti e corrotti, secondo una visione manichea che contrappone i buoni ai cattivi. E’ proprio questa logica duale sul piano etico che respingiamo con determinazione: onestà e corruzione sono scelte personali, che per diventare scelte di sistema devono aver corrotto la coscienza di un numero infinito di persone senza che la società abbia saputo difendersi respingendole coraggiosamente. Il bello del Centro nella sua storia confermata da tanti anni di governo del Paese è proprio quello di sapersi mantenere lontano da ogni presunta superiorità etica per indossare in vece i panni di chi davanti all’errore, alla trasgressione, ammette l’uno e l’altro. Non se ne compiace affatto, non li giustifica, ma si impegna a ricominciare a costruire ancora una volta ciò che reputa necessario al bene comune, dopo ver cambiato atteggiamento, e se necessario, dopo aver cambiato le persone che quel posto occupavano. Senza scandali ipocriti, senza assuefazione, ma anche senza giustizialismi perché – conclude Binetti – nessuno di questi atteggiamenti corrisponde alla natura dell’uomo, tutt’altro che impeccabile, ma perfettamente in grado di correggere la rotta e riportarla su di una diversa dimensione di servizio e di apertura agli altri. Questo è il Centro che ci manca nella sua ispirazione cristiana, nel suo realismo politico e nel suo ottimismo moderato”.

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