Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

La Brexit della Gran Bretagna

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2016

Nell’immediato nobrexitn succede nulla dal punto divista giuridico: in base all’Art.50 del Trattato di Lisbona, la GB ha 2 anni di tempo per rinegoziare gli accordi commerciali con i partners europei. Cameron ha già dichiarato di volersi dimettere, ma propone di rimanere in carica per l’ordinaria amministrazione fino al Congresso del partito in ottobre. Nelle prossime settimane vi sarà incertezza in merito all’assetto di un Paese profondamente diviso nel voto a livello regionale e sociale, con conseguenze importanti su economia, politica e mercato.
Conseguenze macroeconomiche. Brexit era stato associato a scenari macroeconomici nefasti soprattutto per la crescita della GB: l’IMF vede effetti negativi sul GDP (-1,5% a quasi -6% in 2-3 anni, il Tesoro inglese anche peggio) sull’inflazione e sulla disoccupazione. La presenza di un forte deficit commerciale unitamente a quello pubblico implica un forte deprezzamento della Sterlina (-10% già testato rispetto a chiusura di ieri). Il probabile calo del commercio internazionale avrà conseguenze asimmetriche e potrebbe resuscitare lo spettro della ‘guerra valutaria’. Per l’Europa, tuttavia, il danno economico sarà ben più contenuto, e per l’Italia particolarmente basso secondo alcune analisi (secondo il Brexit Sensitivity Index di S&P) ma è sul fronte politico e finanziario che le ferite potrebbero bruciare.
Cameron ha fatto un disastro politico che gli costerà molto e favorirà un euroscettico (forse l’ex sindaco di Londra Boris Johnson) come suo successore. Ma a noi interessano soprattutto le implicazioni di questo voto per il processo di integrazione europea. Sembra logico attendersi un’Europa a due velocità: UE che rallenta ed EMU che procede, ma qui si dividono i pareri tra chi si aspetta un contagio negativo del voto inglese attraverso le forze anti-sistema nei vari Paesi del continente – che potrebbero essere incoraggiate a chiedere trattamenti speciali o altri referendum – e chi spera in una ripresa dell’iniziativa da parte dei Paesi che hanno adottato la moneta unica. Anche per la reazione del mercato questo sarà cruciale. La differenza con la fase pre-EMU o della crisi del 2011 è che l’Italia farà quasi certamente parte del gruppo di Paesi che serra i ranghi, qualora l’Europa brexi1trovi una base programmatica minima su cui convergere (per esempio completamento dell’Unione Bancaria).
Durante la notte la pressione del voto negativo si è scaricata pesantemente in acquisto di USD e delle valute rifugio (JPY e CHF) contro quelle più esposte da un punto di vista macro/politico alle implicazioni del voto negativo (GBP e Euro) e contro le valute emergenti, vulnerabili in uno scenario di risk-off e di dollaro forte. Altrettanto violenta la reazione in acquisto sui core bonds con acquisti di duration sui futures US (flight to quality sulla parte lunga e repricing, sulla parte breve, della politica monetaria della FED – nessun rialzo prezzato fino al 2018). L’apertura dei mercati Europei vede pesanti perdite su tutti gli indici azionari (fino a -12% l’Eurostoxx) con il settore bancario maggiormente penalizzato. Sul Fixed Income europeo flight to quality sul Bund e con i mercati periferici in recupero, dopo un’apertura molto debole, su aspettative di interventi in acquisto da parte della BCE.
Fondato a Ginevra nel 1805, il Gruppo Pictet è uno dei principali gestori patrimoniali e del risparmio indipendenti in Europa Il patrimonio gestito ed amministrato ammonta a 480 miliardi di Euro a fine ottobre 2015. Il Gruppo Pictet è controllato e gestito da sette soci e mantiene gli stessi principi di titolarità e successione in essere dalla fondazione. Il Gruppo Pictet, che conta più di 3.700 dipendenti, ha il suo quartier generale a Ginevra e altre sedi nei seguenti centri finanziari: Amsterdam, Barcellona, Basilea, Bruxelles, Dubai, Francoforte, Hong Kong, Losanna, Londra, Lussemburgo, Madrid, Milano, Monaco di Baviera, Montreal, Nassau, Parigi, Roma, Singapore, Torino, Taipei, Tel Aviv, Osaka, Tokyo, Verona e Zurigo.

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