Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Una strage di stampo mafioso con finalità terroristiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2016

auto falconeEcco come viene definito nelle pronunce giudiziarie il tragico eccidio che a Capaci, il 23 maggio del 1992, spazzò via un tratto dell’autostrada siciliana A29 e con esso le vite dei Magistrati Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo, e degli Agenti della Polizia di Stato Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani, sconvolgendo per sempre anche le vite dei superstiti scampati miracolosamente alla morte, l’autista giudiziario Giuseppe Costanza, e gli altri Agenti di scorta Angelo Corbo, Paolo Capuzza e Gaspare Cervello. Una strage che si inserì in un ampio progetto di vera e propria “guerra allo Stato”; una strage che nella sentenza del cosiddetto “Capaci-bis” (n°2006/2008 rgnr – n° 674/2014 r.g. gip stralcio 1220/2009) il Giudice ha ascritto “ad un disegno criminoso connotato anche da fini terroristici”, e che non a caso, dunque, ha portato ad attribuire ai morti lo status di Vittime di terrorismo sia pur a seguito di un’azione commessa dalla criminalità organizzata. Ma non tutte. Sono state così “inquadrate” le Vittime che facevano capo al Ministero della Giustizia, e quindi i due magistrati e conseguentemente le loro famiglie, nonché l’autista giudiziario dei coniugi Falcone, ma gli altri no. Non i Poliziotti sopravvissuti né i familiari di quelli deceduti. Quelle che facevano capo al Ministero dell’Interno sono state “inquadrate” come Vittime della Criminalità, così ottenendo un trattamento notevolmente meno favorevole perché, come è noto, le Vittime di terrorismo godono di maggiori benefici.
“Una faccenda che definire incresciosa è davvero un eufemismo – si infuria Mirko Schio, Presidente dell’Associazione Fervicredo (Feriti e Vittime della criminalità e del Dovere) -. Un’ingiustizia gravissima e inspiegabile che, da oggi, è stata risolta quantomeno nei confronti dell’amico Angelo Corbo, che proprio sulla base delle pronunce giudiziarie che hanno formalmente confermato la finalità terroristica, ha finalmente ottenuto dal Ministero dell’Interno il riconoscimento dello status di Vittima del terrorismo, con tutto quanto ne consegue”.“E’ una notizia che ci procura moltissima soddisfazione – aggiunge Schio -, e che giustamente Angelo definisce una ‘vittoria morale’, perché davvero troppo ha dovuto ‘combattere’ per avere ciò che gli spettava di diritto e che, ripeto, del tutto inspiegabilmente è stato fin qui negato a lui ed ai colleghi che portavano e portano la divisa. Per lui oggi si compie un cammino che è stato troppo lungo e troppo tortuoso verso un ristoro che comunque non potrà mai neppure avvicinarsi al risarcimento che lo Stato deve a questi uomini come anche a tutti gli altri che danno la vita o la salute per esso. E di questa sua fatica potranno adesso beneficiare anche gli altri sopravvissuti e le famiglie dei Poliziotti che a Capaci sono rimasti Vittime del Dovere, i quali, seguendo le orme di Angelo, potranno ottenere lo status più ‘favorevole’ se così di può dire parlando di certi argomenti…”.
“E però – insiste Schio – non possiamo evitare di rilevare come ancora una volta dobbiamo gioire per la conquista di ciò che in realtà era assolutamente dovuto. E’ sconcertante che all’interno del medesimo Stato esistano cittadini e Servitori di serie A e di serie B; che un Ministero garantisca un certo riconoscimento e un altro no; che le Istituzioni e le leggi di un Paese che si definisce civile ancora perpetuino una disparità di trattamento assurda fra Vittime della violenza altrui, che si chiami terrorismo o che si chiami criminalità ciò da cui essa promana. Questa vicenda non fa che riportare prepotentemente alla ribalta, infatti, l’assoluta necessità che a monte venga spazzata via l’assurda disparità di trattamento fra Vittime del terrorismo e Vittime della criminalità e del Dovere che davvero non ha alcun motivo di esistere come insistiamo a sostenere nella nostra interminabile e infaticabile battaglia, ma rappresenta un’onta intollerabile per lo stesso onore dello Stato di fronte ai suoi Servitori in divisa”.

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