Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 26 giugno 2016

Vespa? E’ il simbolo di un’epoca che è finita

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

Rai: sede di roma“Il governo Renzi non arriverà al referendum costituzionale ed è inutile che la Rai continui a far sentire lui, la Boschi e Napolitano favorevoli al sì, dando un`informazione malata: gli italiani lo bocceranno e faranno voltare pagina al Paese”.
Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati in un’intervista a “Il Tempo”, e a proposito della discussione con Bruno Vespa, l`altra sera a “Porta a Porta”, sulla non esauriente presentazione del finanziere Serra, precisa: “Vespa è il conduttore di quella trasmissione, non il padrone. Lui ha violato la deontologia professionale, io glielo ho fatto notare e si è infuriato. Quando si resta troppo allo stesso posto si perde il senso della realtà”.
“Il referendum costituzionale? C`è un vastissimo arco di forze politiche, culturali e istituzionali che sono per il no. Da Sinistra italiana al MoVimento 5 Stelle, a tutto il centrodestra: se noi contassimo i voti potenziali di questi partiti saremmo già al 65-70 per cento. Va aggiunto al voto di questi partiti quella quota di Pd, vedi D`Alema, apertamente schierata per il no. Sul fronte dei sondaggi siamo già oggi tra il 54 e il 60 per cento a favore del no. Ma l`informazione viene manipolata dalla Rai e dai privati, infatti gli ultimi dati AgCom dimostrano che l`informazione televisiva privilegia il sì, a cui è stato dedicato il triplo dei tempi rispetto al no. In ogni caso Renzi se ne andrà a casa, credo anche prima del referendum di ottobre, e occorrerà fare una riflessione istituzionale su come rifare la legge elettorale e poi andare a votare. Le forze che costituiscono il fronte del no hanno la responsabilità di mettersi d`accordo, a livello parlamentare, per una legge elettorale che riscriva totalmente l`Italicum, che non sarebbe più applicabile a un sistemabicamerale quale sarebbe dopo il no”.
Sul tema Brexit molti si sono sentiti traditi dall`informazione. “È stata condizionata dall`economia e dalla finanza anglosassoni, dalla borsa e dai poteri forti economici e finanziari. Questo la dice lunga sullo stato della libertà dell`informazione nel mondo globalizzato. Anche la trasmissione dell`altra sera con Bruno Vespa era tutta costruita sul Remain. Non c`era equilibrio”. E quando è apparso Davide Serra, lei ha voluto fare una precisazione. “Ma certo, con tutti i finanzieri italiani che stanno a Londra, Bruno Vespa ha scelto, legittimamente, Davide Serra. E va bene, questo fa parte delle prerogative del conduttore, il problema è che era anche suo dovere spiegare che quel finanziere è noto in Italia per essere amico del presidente del Consiglio, suo relatore alle Leopolde e di essere anche suo legittimo finanziatore. Serra è un punto di riferimento tecnico-culturale del presidente del Consiglio. Non dirlo viene meno alla deontologia professionale e del servizio pubblico. Quando l`ho fatto rilevare io la reazione di Vespa è stata surreale e allucinante, ha avuto il coraggio di dirmi: lei stia al suo posto. Se l`è presa come se non fosse tenuto a spiegare nulla a nessuno, lui è un conduttore, non il padrone della trasmissione. E io ho ricevuto la solidarietà dall`Italia intera, compresi alcuni consiglieri di amministrazione Rai. La rete si è scatenata contro di lui. Per Bruno Vespa, in ogni caso bravissimo giornalista, è finita un`epoca”, conclude Brunetta.

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Giochi: E’ una pericolosità sociale

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

giochi azzardo“Con tutti gli eventi ad alto rischio che si stanno creando in questi giorni vien fatto di pensare che la politica abbia molto in comune con il gioco dì’azzardo. E, come tutti i giochi di questo tipo, deve fare i conti da un lato con una pesante pressione fiscale che le sottrae risorse a torto o a ragione considerate come proprie e quindi come giù acquisite; dall’altro lato invece deve misurarsi con le illusioni e le speranze di chi dal gioco si attende la soluzione di tutti i suoi problemi, economici ma non solo.Tra questi c’è anche la gente che per inseguire un sogno, rovina se stesso e la propria famiglia; e crea un vulnus tutt’altro che indifferente nella società, chiamata a riparare i danni che la sua insana passione ha creato.” Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare, che continua: “Anche oggi sulla Stampa vengono portati i risultati di una complessa indagine fatta sui giocatori patologici. L’accento è messo sulle iniziative con cui un team di professionisti e di volontari stanno cercando di ricondurre un numero crescente di persone che ormai ha sviluppato una vera e propria dipendenza, alle dimensioni di un gioco responsabile, magari passando attraverso una vera di vera e propria disintossicazione. Questo è uno di quei punti drammatici su cui il governo attuale non ha mai voluto aprire davvero gli occhi, concentrando il suo sguardo solo sugli aspetti fiscali: quanto ci guadagno io, e poco o nulla su quanto ci perdono i giocatori, soprattutto quando si ammalano, cosa che sta diventando sempre più frequente. Le sirene seduttive dei concessionari o dei grandi gestori poverotenderanno sempre a minimizzare il numero dei soggetti danneggiati dal gioco, finché un giorno qualcuno di loro, guarito dalla dipendenza non metterà in piedi una vera e propria class action contro di loro. Ma intanto il governo tace e ha nesso a tacere l’unica legge che aveva come suo obiettivo quello della prevenzione e della cura dei giocatori affetti da grave dipendenza. Il governo tace alla ricerca di risorse per sé, ma in questo caso non solo pecca di indifferenza verso i bisogni di queste persone, dimentica la gravità delle sue responsabilità, perché è lui che ha il monopolio del gioco legale e, chiunque gioca, gioca perché lui lo permette, lo facilita e promette cose che sa benissimo di non poter mantenere, con una pubblicità invasiva e capillare. Magari Renzi oltre che sulla Brexit troverà un pò di tempo per riflettere su questo tema di etica pubblica a forte impatto sulla popolazione”, conclude la Binetti. (n.r. A nostro avviso le cause andrebbero analizzate più a fondo. Non trascureremmo, ad esempio, le logiche consumistiche che ci inducono sempre più ad esaltare la figura di chi dispone di risorse economiche e quindi può permettersi di sguazzare nel superfluo e chi, ed è la maggioranza assoluta della popolazione, è costretto a restarvi ai margini e cerca in qualche modo d’uscirne e la possibilità che una vincita al gioco possa riscattarlo dalle sue precarietà diventa una tentazione facile d’assecondare e fino al punto da diventarne schiavo anche perché non gli resta altro.)

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La Raggi e il suo primo atto pubblico visto da democrazia atea

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

raggi ceAlemanno come primo gesto dopo l’insediamento, mandò un saluto deferente al vaticano. La Raggi, come primo atto da Sindaco, con la fascia tricolore, non si è limitata al telegramma di deferenza ma ha partecipato ad un evento giubilare organizzato presso la Pontificia Università Lateranense, poi si è recata in pompa magna presso la basilica di San Giovanni in Laterano ed ha assistito ad una messa, e poi è passata attraverso la Porta Santa, esibendosi, nella sua veste pubblica e sempre con la fascia tricolore, in un rituale magico secondo il quale, attraversando determinate porte si cancellano tutti i comportamenti negativi e in conflitto con la morale cattolica. In una recente dichiarazione la Raggi aveva affermato che “il vento sta cambiando”. Di certo, in punto di laicità nessun cambiamento epocale, perché neanche la Raggi ha dimostrato di comprendere che le manifestazioni del culto della sua religione non appartengono a tutti. Con la fascia tricolore lei rappresenta tutti i cittadini di Roma e tale ritualità la può seguire come privata cittadina e non come Sindaco di atei, ebrei, islamici, buddisti non credenti, evangelici, testimoni di Geova, ortodossi o comunque seguaci di decine di altri culti diversi da quello cattolico. La Raggi si conferma come esponente di punta di un movimento che, deficitario di ideologie, non conosce il principio di laicità.
Non sarà sufficiente colmare questa grave lacuna con la dichiarata intenzione di far pagare le tasse sugli immobili al Vaticano, perché la motivazione sottesa non sarà l’affermazione di un principio fondante dei sistemi democratici, quanto piuttosto un mero obiettivo di cassa. (Carla Corsetti Segretario Nazionale di Democrazia Atea)

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Viaggio attraverso l’area dei 97 comuni della provincia di Reggio Calabria

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

JESSICA PISANINon una semplice guida, ma un progetto integrato finalizzato da un lato alla conservazione dell’identità territoriale e dall’altro alla sua massima fruizione. Parte da questo auspicio l’iniziativa “Tesori, segreti e mete turistiche – Viaggio attraverso l’area dei 97 comuni della provincia di Reggio Calabria”: una pubblicazione strutturata partendo dal semplice presupposto che ogni centro, grande o piccolo che sia, abbia una propria dignità che, se ben sostenuta, possa trasformarsi in motivo piacevole di soggiorno e di conoscenza. Un approccio certamente rispetto ad altre esperienze similari che hanno concentrato l’attenzione sulle aree più note e più strutturate.«Riteniamo – afferma Jessica Pisani, direttore amministrativo dell’azienda “Calabria’s” che ha sviluppato la pubblicazione – di aver portato a compimento un lavoro quanto mai importante, consentendo ai piccoli paesi di farsi apprezzare nella propria semplicità e alle grandi realtà di consolidare la propria posizione nel mercato turistico regionale. Ogni singolo comune è inserito in un itinerario specifico che mette in luce gli aspetti paesaggistici e monumentali, al pari delle risorse ambientali ed enogastronomiche. Ogni argomento è stato trattato per essere facilmente assimilabile e per favorire un ulteriore approfondimento. Come se tutto ciò non bastasse abbiamo rivolto la nostra attenzione anche a ciò che accade fuori dalla regione. Tutti gli itinerari sono stati tradotti in altre quattro lingue: inglese, francese, tedesco e russo. Anche da questo punto di vista si è trattato di una scelta precisa: adottata sullo studio dei flussi turistici “incoming” che caratterizzano la Calabria da alcuni anni a questa parte».
«Nel seguire la redazione del volume – prosegue la Pisani – abbiamo in qualche modo supplito ad una carenza informativa evidente che ha consentito ad altre regioni e ad altre aree distrettuali di farsi avanti e di svolgere un ruolo attivo nell’ambito del processo decisionale nel cosiddetto “destination management”. Siamo fermamente convinti che sia necessario far conoscere ogni singolo comune della regione nella sua interezza, mettendo in luce ciò che esso è in grado di offrire, tralasciando il concetto della dimensionalità a favore dell’approccio culturale e cognitivo. Per fare ciò bisogna partire dalle singole località: ogni città, paese o comunità può divenire meta turistica. A fare la differenza non sono soltanto i luoghi da visitare, ma anche il patrimonio immateriale, formato dalle tradizioni e dal costume e dalle produzioni di eccellenza. Nei prossimi giorni, in concomitanza del lancio della pubblicazione, provvederemo a consegnare ad ogni sindaco dei comuni che compongono la provincia di Reggio Calabria una copia della stessa, facendo loro comprendere la necessità di investire sulla comunicazione. Mi preme ringraziare tutti coloro che hanno creduto nell’attuazione di questo programma che rappresenta il primo passo di un entusiasmante cammino». (foto: JESSICA PISANI)

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Il Brexit nell’immaginario popolare

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

montecitorio“Mano a mano che passano le ore va aumentando la consapevolezza di alcune delle conseguenze possibili non solo a livello europeo, ma anche a casa nostra. In questa prospettiva le paure si mescolano all’ignoranza e le interpretazioni di quanto accaduto assumono toni di malcelata insoddisfazione rispetto all’intero sistema politico, economico e sociale. Direi che lo stato d’animo più diffuso, l’emozione globalizzata che si tocca con mano è proprio una ansia diffusa, che crea insicurezza e che non intravvede soluzioni nè a breve nè a basso costo, nè delegabili a qualcuno. La diffidenza verso chi governa in Inghilterra va ben oltre Cameron e in Italia ben più in là di Renzi, si spinge fino alla Merkel, a Junker, e considera tutti i governanti nazionali ed internazionali inadeguati al compiti che sono chiamati a svolgere”.
Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di area popolare, che continua: “Non sarà facile lunedi tornare a lavorare in Aula a Montecitorio; o in altri luoghi, che siano le banche o l’università, gli ospedali e perfino i campi di calcio, sembra che tutti dovranno fare i conti con qualcosa che fino alla fine hanno voluto evitare di considerare come possibile. A Roma non ci si è ancora ripresi dal tornado Cinquestelle e già si piomba in un’altra prospettiva che cambia i punti di riferimento. A cominciare dai due assiomi di questo governo: la riforma elettorale e la riforma costituzionale, sostanzialmente intrecciate tra di loro. I No al referendum italiano sulle riforme sono argomento di conversazione che trae forza anche dal referendum inglese; la stagione d’oro di Renzi sembra avviarsi ad una fase assai più conflittiva e su chi vincerà le prossime elezioni in Italia si fanno ipotesi tutt’altro che allettanti. La gente è confusa, non vuole ricette facile, non accetta soluzioni scontate. E’ arrivato il momento dello studio serio, delle ipotesi verificate, dei dati non manipolati, dell’ascolto delle realtà scomode. Forse a queste condizioni si può anche ricominciare a crescere”, conclude la Binetti. (n.r. Quanto scrive l’on.le Binetti lo considero un atto di onestà intellettuale che le rende merito. Lo dico riflettendo su ciò che sono e che pretendono d’essere i politici nostrani anche se il discorso ci farebbe facilmente scivolare su una piattaforma territorialmente più ampia. E’ che anche noi da cronisti avvertiamo in giro un’aria “pesante” dove le persone per lo più non ci manifestano il loro scontento con le parole ma a volte lo fanno con un’espressione del volto e ancora peggio non volendone parlare come se a farlo si sminuisse tutta la loro amarezza. E’ che l’Italia, come sistema, sta andando allo sbando: ognuno cerca di arrangiarsi a modo suo, diffida persino del vicino o del parente. E’ che abbiamo una classe politica incapace d’intercettare il malessere che dilaga e cerca di distrarci con gli argomenti che interessano meno la gente ma sono capaci di far riempire le pagine dei giornali e permettere ai soliti parolai d’occupare ore intere a blaterare nei meeting televisivi. Il vero punto debole, a mio avviso, è la mancanza di certezze dalla sicurezza, con una delinquenza che dilaga e si fa sempre più violenta, al lavoro che manca di là della solita presa in giro dei decimi di percentuali che le statistiche rilevano un po’ su e un po’ giù. Ora ci si mettono anche le banche ad essere percepite non più sicure mettendo a rischio i pochi risparmi di una vita. A questo punto la riflessione c’indurrebbe a ritenere che non dovremmo più pensare con la logica degli schieramenti politici che tradizionalmente li definiamo di destra, di centro e di sinistra in quanto non esistono più nel sentire popolare. Essi sono stati sostituiti da chi ha e da chi è con una minoranza che comanda e vive con il superfluo e una maggioranza sempre più amplia che elemosina il necessario.)

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Vaccini, coperture sotto la soglia di sicurezza: salute pubblica a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

IMG_0246Roma: una bambina di 4 anni muore per un’encefalite causata dal morbillo. Bologna: una neonata di soli 28 giorni muore di pertosse. E ancora Roma: tre lattanti di 2, 3 e 5 mesi colpiti da meningite da Haemophilus Influenzae di tipo B. Questi alcuni dei più rilevanti casi italiani che hanno portato alla ribalta della cronaca malattie infettive considerate pressoché sconfitte grazie alle vaccinazioni, ma che sono ricomparse numerose in tutta Europa. La comunità scientifica è compatta nell’individuare la causa: l’Italia è tra i Paesi meno virtuosi in tema di vaccinazioni e le coperture sono oggi in preoccupante calo.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute, le coperture vaccinali per malattie come poliomielite, tetano, difterite ed epatite B oggi sono al di sotto del 95% (la soglia di sicurezza) e la copertura scende sotto la soglia dell’86% per morbillo, parotite e rosolia, patologie per cui, secondo i dati diffusi dalla Società Italiana di Pediatria, oltre 358.000 bambini non sono stati vaccinati negli ultimi 5 anni. «La vaccinazione rappresenta uno degli interventi di sanità pubblica maggiormente efficaci e sicuri – spiega Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – attraverso la cosiddetta immunità di gregge, anche i non vaccinati beneficiano degli effetti positivi della vaccinazione, sempre che la copertura sia superiore alla soglia del 95%, al di sotto della quale l’agente patogeno continuerebbe a circolare. Il calo delle vaccinazioni costituisce un grave pericolo per la salute di tutti: per fare un esempio, la mancata vaccinazione antinfluenzale di tantissimi anziani dopo un falso allarme sui rischi del vaccino è stata una delle cause del “boom” di mortalità nel 2015». Secondo l’OMS i vaccini sono in grado oggi di salvare 2,5 milioni di vite l’anno nel mondo, eppure il valore della prevenzione vaccinale non è adeguatamente compreso e rischia di essere seriamente in pericolo a causa della disinformazione e di falsi miti che, seppur privi di base scientifica, riescono ad IMG_0256“attecchire” sull’opinione pubblica. L’informazione sui vaccini, il ruolo sociale dei media e la corretta informazione scientifica nell’era digitale sono al centro del Corso di Formazione Professionale “La corretta informazione a tutela della salute di tutti: il ‘caso’ vaccini, tra falsi miti e pregiudizi”, promosso dal Master “La Scienza nella Pratica Giornalistica” (SGP) della Sapienza Università di Roma con il supporto incondizionato di Sanofi Pasteur MSD. Le vaccinazioni costituiscono un intervento preventivo di fondamentale importanza a tutela della salute per tutte le età della vita. A causa di emotività e vulnerabilità su cui la cattiva informazione riesce a far leva instillando dubbi e sollevando timori, i genitori di bambini in età pediatrica rappresentano i soggetti maggiormente influenzati ed “esitanti”.
«Le vaccinazioni in età pediatrica sono indispensabili poiché i vaccini praticati riguardano malattie per le quali le cure disponibili non sono efficaci – dichiara Alberto Villani, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù IRCCS di Roma – un esempio è la meningoencefalite per la quale, nonostante i progressi fatti per ciò che riguarda le terapie intensive, la mortalità è rimasta invariata. Bisogna superare l’ignoranza e la diffidenza e per questo è necessario avvalersi di fonti certificate, identificabili e autorevoli. Quanto ai medici e ai pediatri, la Società Italiana di Pediatria sta facendo tutto il possibile perché la cultura vaccinale sia sentita e diffusa. È fondamentale l’educazione così come l’alleanza tra sanità, stampa e magistratura». Anche in età adolescenziale le vaccinazioni sono fondamentali: il vaccino contro il Papilloma Virus umano (HPV) è in grado di proteggere ragazzi e ragazze da vari tipi di cancro, come il tumore del collo dell’utero, il cancro anale, le lesioni precancerose di cervice, ano, vulva e vagina e i condilomi genitali.
IMG_0286«Nel piano vaccinale è prevista la vaccinazione contro HPV per le femmine di 12 anni di età ma alcune Regioni hanno ampliato a più classi d’età (17 e 25 anni) e hanno anche previsto i maschi di 12 anni – spiega Michele Conversano, Direttore del Dipartimento Prevenzione di ASL di Taranto – tutto questo è stato facilitato sia dalla riduzione del costo del vaccino contro il Papilloma Virus sia dalla semplificazione della schedula di somministrazione (due dosi invece di tre). Allargando ai maschi questa vaccinazione, oltre a prevenire le malattie da HPV nel maschio stesso, si interviene riducendo il serbatoio infettivo. Adesso attendiamo il nuovo Piano Nazionale Vaccini nel quale la vaccinazione dovrebbe essere offerta a maschi e femmine gratuitamente in tutte le Regioni: le ricadute positive sarebbero molto rilevanti». La pratica vaccinale in età adulta è legata principalmente ai vaccini antinfluenzali, verso i quali spesso c’è scetticismo, talvolta anche da parte degli operatori sanitari. «La vaccinazione nell’adulto-anziano rimane una strategia sanitaria sottoutilizzata – sottolinea Graziano Onder, Ricercatore del Dipartimento di Geriatria, Neuroscienze e Ortopedia dell’Università Cattolica di Roma – anche verso la vaccinazione antinfluenzale, sicura, e fortemente raccomandata, la sensibilità rimane bassa, con una percentuale di vaccinazione ridotta. Anche altre patologie invalidanti e/o in grado di ridurre la qualità di vita in una persona anziana, come herpes zoster e polmonite pneumococcica, sono prevenibili tramite immunizzazione con vaccini testati, validati e sicuri; se l’influenza causa, in Italia, circa 8.000 decessi/anno attribuibili direttamente o indirettamente alla sua infezione, si stima che l’infezione da polmonite pneumococcica, per la quale la vaccinazione è poco diffusa (probabilmente sia per superficialità medica che per scarsa informazione) faccia 1,6 milioni di vittime ogni anno. Decessi evitabili con un semplice vaccino da somministrare dopo i 65 anni».
IMG_0323La comunicazione in ambito vaccinale ha sempre rivestito un ruolo cruciale nel processo di accettazione o resistenza verso le pratiche vaccinali, ma negli ultimi anni l’avvento del Web ha moltiplicato la velocità e la quantità delle informazioni disponibili, facilitando la pubblicazione di dati spesso errati e privi di base scientifica. «La principale criticità informativa è costituita dai siti contrari alle vaccinazioni, che rappresentano il 35% delle fonti informative sul web quando si utilizzano le parole chiave “vaccino/i” e “vaccinazione/i” – spiega Antonio Ferro, Direttore Sanitario dell’Azienda ULSS 22 Bussolengo (VR) e responsabile del sito web VaccinarSì – attraverso argomentazioni di carattere pseudo-scientifico o attraverso vere e proprie “bufale mediatiche” questi siti catturano l’attenzione di persone e famiglie non necessariamente contrarie alle vaccinazioni, che cercano risposte in merito alla sicurezza, ai calendari vaccinali e ai nuovi vaccini. Ritengo fondamentale che i mass-media facciano rete con gli operatori sanitari e che si crei una fitta rete di messaggi positivi e significativi sulle vaccinazioni, affinché si riesca ad aiutare il pensiero critico della nostra popolazione». Il dibattito sulle vaccinazioni è ampliamente presente anche su social network, blog e forum, dove i genitori condividono dubbi, perplessità e diffidenza: in queste “piazze virtuali” IMG_0346spesso le informazioni non sono verificate e viaggiano senza filtri. «La cattiva informazione relativa alla sicurezza e all’efficacia delle vaccinazioni e all’incontrollata diffusione di tesi senza alcuna base reale – spiega Roberto Burioni, Professore ordinario della Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – è un chiaro esempio della natura “orizzontale” di Internet, che intrinsecamente pone sullo stesso livello qualunque fonte. L’avversione alle pratiche vaccinali è tanto antica quanto i vaccini, ma le nuove modalità di comunicazione fanno emergere nuove problematiche estremamente complesse riguardo alla libertà di opinione ed alla necessità di garantire un falso pluralismo in presenza di affermazioni riconosciute false in modo unanime dalla comunità scientifica, ma capaci di indurre comportamenti pericolosi per il singolo e per la società».
Per il sistema-Italia, non vaccinare contro una malattia prevenibile rappresenta un costo rilevante non solo in termini di salute pubblica, ma anche economici: uno studio (Cicchetti, Mennini et al, 2010) ha evidenziato come il costo complessivo per l’influenza, tra spese del SSN, dell’INPS, delle aziende e delle famiglie (costi diretti ed indiretti), sia pari a circa 2,86 miliardi di euro; vaccinando tutta la popolazione maggiore di 18 anni, i costi complessivi si ridurrebbero a 1,56 miliardi.
«L’utilizzo dei vaccini per prevenire malattie in bambini, adulti e anziani si traduce in un numero minore di visite mediche, esami diagnostici, trattamenti, ricoveri ospedalieri e, di conseguenza, in notevoli risparmi sui costi sanitari» spiega Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria e Direttore del Centre for Economic Evaluation and HTA (EEHTA) del CEIS, Università di Roma Tor Vergata. «La vaccinazione svolge un ruolo importante anche nella prevenzione dei tumori, come, per esempio, nel caso dei vaccini contro l’HPV, che a causa delle patologie ad esso correlate costa al SSN italiano 291 milioni di euro all’anno. Non vaccinare contro una malattia prevenibile rappresenta, a fronte di un limitato risparmio legato all’acquisto e alla somministrazione dei vaccini, un costo più rilevante tanto in termini di salute (qualità della vita) quanto in termini economici (costi diretti e indiretti)».

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Gap di genere anche nelle malattie gastro reumatologiche. L’80% dei pazienti con malattie autoimmuni sono donne

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

acariRoma. Vivono più a lungo ma con un maggior numero di malattie croniche, è il prezzo – salato – che pagano le donne per la longevità. La strada della lunga vita è costellata da una maggiore suscettibilità e sensibilità del loro sistema immunitario che le rende vittime dell’80% dei casi di malattie autoimmuni. In questa famiglia rientrano anche parte delle malattie gastro-reumatologiche, di cui parlano gli esperti della Società Italiana di Gastro Reumatologia (SIGR) a congresso all’Auditorium di Via Rieti a Roma. Con un focus speciale proprio sulle differenze uomo – donna e sulle strategie per affrontarle e superarle.
Numerosi studi epidemiologici, clinici e sperimentali hanno evidenziato significative differenze tra donne e uomini nella risposta immunitaria. Infatti, in generale, le donne sono in grado di attivare risposte immunitarie sia umorali (mediate da anticorpi) che cellulari (mediate dai linfociti) più forti rispetto agli uomini e di conseguenza rispondono più efficacemente ai microrganismi patogeni. “Si tratta tuttavia di una vera e propria arma a doppio taglio perché la maggiore attivazione della risposta immunitaria rende le donne più suscettibili a malattie mediate dal sistema immunitario quali le malattie autoimmuni (l’80% dei pazienti con malattie autoimmuni sono donne)” sottolinea il Prof. Vincenzo Bruzzese, Presidente della SIGR. “Fattori correlati al sesso (per es. cromosoma X, estrogeni e androgeni) e al genere (per es. esposizione ad antigeni diversi per motivi occupazionali quali acari e muffe per le donne e pesticidi per gli uomini) contribuiscono alle differenze nella risposta immunitaria tra donne e uomini”.
“Le maggiori disparità di genere si osservano in alcune malattie come la sindrome di Sjogren, il lupus eritematoso sistemico (LES), le malattie autoimmuni della tiroide e la sclerodermia che presentano una frequenza 7-10 volte più elevata nelle donne rispetto agli uomini. Meno significativa, anche se sempre a svantaggio delle donne, è la prevalenza di malattie quali l’artrite reumatoide (AR), la sclerosi multipla e la miastenia grave, che sono 2-3 volte più frequenti nelle donne rispetto agli uomini” spiega la Dottoressa Marina Pierdominici, del Dipartimento di Biologia Cellulare e Neuroscienze dell’Istituto Superiore di Sanità. “Per quanto riguarda le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD), le differenze di genere dipendono dalle aree geografiche considerate. Ad esempio, nella popolazione asiatica c’è una frequenza maggiore nei maschi rispetto alle femmine. In Europa e nel Nord America il rapporto tra femmine e maschi varia da 1:1 a 2.5:1”. “Tuttavia” prosegue la Dottoressa Marina Pierdominici “le differenze tra uomini e donne per quanto riguarda le suddette malattie non sono solo rappresentate dalla diversa frequenza, ma significative differenze sono state descritte anche per quanto riguarda la gravità dei sintomi, il decorso della malattia, la risposta alla terapia e la sopravvivenza. Per esempio studi epidemiologici suggeriscono che nel Lupus (LES) alcune manifestazioni come quelle renali risultano essere più severe negli uomini che nelle donne, nell’Artrite Reumatoide gli uomini rispondono in maniera più efficace al trattamento farmacologico, e nelle malattie infiammatorie intestinali (IBD) gli uomini hanno un maggiore rischio di sviluppare il carcinoma del colon-retto e una conseguente più alta mortalità per questa malattia, mentre le donne presentano una più elevata mortalità per complicanze polmonari”.

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Il Brexit a due facce: consensi e dissensi

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

berlinoCome cittadino italiano esprimo profonda gratitudine al popolo inglese che nonostante una campagna incessante di menzogne, di annunci di catastrofi bibliche e di qualche “omicidio a tempo”, ha fatto una scelta di libertà : uscire dall’Unione Europea. Il 23 giugno 2016 sarà ricordato da tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia europea e non della finanza e dei potentati economici come il giorno dell’indipendenza. La storia si ripete, anche se non eguale a se stessa.
Come nell’estate del 1940 un manipolo di piloti inglesi fermò per la prima volta le armate di Hitler, che erano ad un passo dal realizzare il Reich millenario, il Terzo Reich germanico, così nell’estate del 2016 il 2% di elettori britannici hanno bloccato il palese tentativo della Germania unificata di realizzare il IV Reich, sotto la guida di Angela Merkel. I mezzi sono diversi, le finalità le stesse. Deutschland über alles!
Allora con gli Stuka, i Messerschmitt ed i Panze, che imperversavano in tutta Europa, si imponeva il mercantilismo tedesco alle genti riottose, oggi grazie all’euro ed a tutta la costruzione dell’Unione europea fatta a misura di Germania, senza colpo ferire, il IV Reich ha preso corpo.In questi anni non sono stati sparati colpi, ma sicuramente alle popolazioni del sud Europa, Grecia in testa , con una assurda austerità voluta ed imposta dalla Germania, si sono inferte grandi sofferenze e messe in serio pericolo le conquiste democratiche di un recente passato, trasferendo altresì ingenti ricchezze dal sud al nord dell’Europa.
Questo è avvenuto anche in Italia.Governata da politici screditati e privi di amor di patria, che non hanno mai perseguito gli interessi nazionali , ma che hanno obbedito pedissequamente alle disposizioni che venivano dettate da Bruxelles.
Così l’Italia ha perso il 25% della propria capacità produttiva, ha una disoccupazione complessiva del 12% ed una disoccupazione giovanile del 37,9%. Nel 2007,invece, il nostro Paese aveva un livello di disoccupazione giovanile al 19,4%, ed una disoccupazione totale al 5,9%, senza avere il “pareggio di bilancio” inserito nella Costituzione.L’Italia era, prima di entrare nell’euro e nell’Unione europea la quinta potenza economica mondiale, ora è al decimo posto.Per ottenere questi “favolosi” risultati sono state diminuite tutte le tutele sindacali, con un arretramento del valore dei salari e stipendi reali, tutti ormai bloccati sine die dal 2009. Si è perfino modificata la Costituzione! Tornando a quanto avvenuto in Inghilterra, per dirla con le parole di Sir Winston Leonard Spencer Churchill, “ Non è la fine, non è neanche l’inizio della fine, è solamente la fine dell’inizio“.Ma per liberarci da questa dittatura finanziaria e bancaria il percorso è ancora lungo.Di questa Europa di banchieri e “cravattari” non sappiamo che farcene.Noi vogliamo l’Europa dei diritti, della democrazia , degli stati sovrani che vivono in pace rispettandosi e non di un’ Europa a guida tedesca, che impone un modello di sviluppo economico buono per sé ma deleterio ai più, per tramite di burocrati non eletti. Noi vogliamo un’ Europa solidale, una comunità di pari e non di paria. Grazie Inghilterra! (Raffaele SALOMONE MEGNA)

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Resoconto Sbarco di Enea 2016

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

sbarco di eneaAl solstizio d’estate, nel giorno che segna l’inizio della stagione più calda, ha avuto luogo la XXIII edizione de “Lo Sbarco di Enea”. Alla foce del fiume Numico, l’attuale fosso di Pratica di mare, il Gruppo Storico “Lavinium” dell’Associazione Tyrrhenum ha rievocato l’arrivo dei Troiani sulla nostra costa, il primo importante episodio descritto da Virgilio negli ultimi libri dell’Eneide che vedono protagonista proprio il nostro territorio. Tra le varie fasi della cerimonia, oltre alla preghiera sbarco di enea1di Venere che, come qualsiasi mamma, spera che suo figlio riesca ad arrivare sano e salvo per compiere il destino riservatogli dal fato, segnaliamo il primo incontro tra Troiani e Latini che, dopo un momento di paura e diffidenza, si trasforma in un’alleanza e in un rapporto di apertura e fiducia reciproca. Le centinaia di persone che hanno assistito all’evento hanno apprezzato questo modo, diverso ed originale, di presentare la storia, rendendola viva e suscitando la curiosità e la voglia di approfondire la conoscenza del nostro territorio. Volontà dell’Associazione è quella di far diventare il 21 Giugno festa cittadina, per ricordare ogni anno le lontane origini della nostra città, che ha apparentemente una storia giovane. Dispiace che alla manifestazione, che ha avuto il patrocinio e che rientra nell’ambito dell’Estate Pometina, non fosse presente alcun rappresentante dell’Amministrazione comunale. Si ringraziano per la collaborazione la famiglia Celori, l’Isola Diving e la Capitaneria di Porto. L’appuntamento è per il prossimo anno. (foto: sbarco di enea)

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Giorni decisivi per il Red Bull Chase My Time

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

red bull

Marco Aurelio Fontana performs during a preshoot for Red Bull Chase My Time 2016 in Italy on March 15th, 2016 // Daniele Molineris / Red Bull Content Pool  Usage for editorial use only http://www.redbullcontentpool.com for further information. 

Lo sprint finale del Red Bull Chase My Time 2016 è ormai lanciato. Restano pochi giorni per partecipare al contest promosso da Marco Aurelio Fontana, che mette in palio per il miglior uomo e la miglior donna due telai F-Si Carbon Team.
Il percorso di Lugagnano Val d’Arda (PC) attende i biker dell’ultima ora alla sfida lanciata dal Prorider della Cannondale Factory Racing, che premierà i migliori performers di giugno anche con due Navigatori MIO, uguali a quello che utilizza lui in gara e allenamento.
Il 4 luglio, data di conclusione del contest, verranno decretati i migliori 5 ragazzi e ragazze, che a settembre, in occasione della tradizionale festa di fine stagione del Prorider, il Fuffenaffen, si sfideranno nel testa a testa finale.
Sul tracciato potreste persino incontrare il bronzo olimpico xc che si allena in vista dell’imminente Campionato del Mondo, non c’è proprio più tempo da perdere.
I dettagli sul circuito, il regolamento, i premi e le classifiche dell’edizione che sta volgendo al termine sono disponibili su http://www.redbullchasemytime.it, sito su cui è necessario iscriversi per poter diventare uno dei protagonisti del secondo RedBullChaseMyTime. (foto: red bull)

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Premio Roma: Consegnati i premi dell’edizione 2016

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

la sapienzaRoma Cerimonia nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza. Sono stati uomini della cultura, dello spettacolo, dell’arte, delle istituzioni e della letteratura a ricevere nell’Aula Magna della Sapienza Università di Roma, i riconoscimenti dell’edizione 2016 del Premio Roma. La cerimonia si è aperta con la Banda Musicale dei carabinieri che ha eseguito gli inni nazionali dell’Italia, di Malta (gemellata quest’anno con il Premio Roma) e Europeo – molto applaudito – oltre alla marcia trionfale dell’Aida. I premi sono stati consegnati:
a Emma Bonino, in occasione del 70° Anniversario del voto su scala nazionale concesso alle donne, per il suo grande impegno e le numerose battaglie sostenute in campo sociale e politico, riscuotendo stima unanime, è stato conferito il “Premio Speciale per il 70° Anniversario del suffragio femminile in Italia”;
a Umberto Orsini, in occasione del 400° Anniversario della morte di William Shakespeare e per le sue brillanti interpretazioni di opere del poeta e drammaturgo inglese, è stato assegnato il “Premio Speciale per la promozione del Teatro nel mondo”;
all’Esercito Italiano il Premio Speciale “per il 155° Anniversario della sua costituzione”. Il riconoscimento è stato ritirato dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. C.A. Danilo Errico;
a Fulvio Ricci, coordinatore della collaborazione VIRGO, a cui va il merito della rilevazione della segnalazione delle onde gravitazionali con la fusione di due buchi neri, è stato conferito “il Premio Roma Urbs Universalis”
a Oliver Friggieri, poeta, scrittore e critico letterario maltese, una delle personalità più illustri in campo internazionale, è andato “il Premio Speciale Roma – La Valletta”, appositamente istituito per il gemellaggio culturale del Premio con la capitale della Repubblica di Malta.
per la Narrativa straniera: Ayse Kulin, “L’ultimo treno per Instanbul”, Newton Compton Editori;
per la Narrativa Italiana: Romana Petri, “Le serenate del ciclone”, Neri Pozza;
per la Saggistica: Andrea Carandini, “Il fuoco sacro di Roma”, Editori Laterza.

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Terza laurea fra le sbarre per un uomo ombra

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

musumeciCi scrive Musumeci: “In prima elementare sono stato bocciato. La stessa cosa accade in seconda elementare. A nove anni per la mia famiglia ero già abbastanza grande per andare a lavorare. Sono entrato in carcere venticinque anni fa con licenza elementare. Durante le atroci esperienze dell’isolamento diurno e notturno nel carcere duro dell’Asinara, sottoposto al regime di tortura del 41 bis, inizio a studiare da autodidatta. Prima l’ho fatto per rimanere umano, dopo per sopravvivere, alla fine per vivere. Credetemi, studiare, mi è costato anni e anni di regimi duri, punitivi e d’isolamento. perché spesso per ritorsione mi impedivano persino di avere libri o una penna per scrivere. E in certi casi mi lasciavano la penna ma mi levavano la carta, perché non c’è cosa peggiore per l’Istituzione carceraria di un prigioniero che studia, pensa, scrive e lotta. Fra mille difficoltà prendo la terza media e mi diplomo. Nel 2005 mi laureo in “Scienze Giuridiche”, nel 2011 in Giurisprudenza e quest’anno in Filosofia con una tesi in “Sociologia della devianza”. Così, il 16 giugno per la terza volta mi sono laureato, stavolta con 110 e lode, da uomo libero grazie a un breve permesso premio giornaliero, nell’Università degli Studi Padova con la relatrice Professoressa Francesca Vianello, discutendo una tesi dal titolo “Biografie devianti”. Ed ho pensato di rendere pubblica questa breve parte personale dal titolo: “Bambino deviante”.
E qui parte un racconto della vita di questo ergastolano che non possiamo per ragioni di spazio riprodurre integralmente ma che cerchiamo di presentarlo in sintesi. Occorre, tuttavia, fare una doverosa premessa. Vanno, a nostro avviso, sfatati dei luoghi comuni e anche dei pregiudizi. E’ che non possiamo considerare la detenzione come un luogo di “redenzione” perchè manca la cultura sufficiente e anche i mezzi adeguati per porvi mano con successo. Vi è poi una colpa tutta umana legata alla presunzione che chi delinque è un soggetto irrecuperabile, rozzo e poco istruito. Musumeci ci dimostra l’esatto contrario. La società civile dovrebbe prenderne atto e comportarsi di conseguenza. Non si deve lasciare in carcere una persona che di fatto ha dimostrato, in mancanza dell’istituto della redenzione come pratica di vita nell’ambiente carcerario, d’essere doppiamente meritevole di stima se vi riesce da solo ed è in grado persino a fare del titolo di studio universitario un motivo di riscatto morale e civile. Musumeci nel tratteggiare la storia della sua vita si riconosce un ribelle alle regole imposte a prescindere: “comandava innanzi tutto mio nonno. Lo seguiva mio padre. Poi mio fratello maggiore. E così via. Dovevo fare tutto quello che dicevano loro. A me questo non andava e facevo tutto quello che mi pareva. I grandi non mi piacevano. Mi erano antipatici perché mi volevano comandare. E a me non piaceva ubbidire. E finivo per dire di no anche quando avrei voluto dire di sì.” Fu capito e fatto ragionare? No e da qui incominciò “a pensare che ero un bambino diverso dagli altri, perché preferivo stare spesso solo con me stesso. Così osservavo la mia vita con distacco. Immaginavo e vivevo una vita tutta mia dentro la mia mente”. E da questo osservatorio il bambino crescendo si convinceva che “I grandi mi intimidivano. Li vedevo diversi da com’ero io. Più insicuri di me. Mi accorsi subito che invece di tentare di fare del bene, preferivano fare del male. E persino nella mia famiglia non andavano d’accordo fra loro.” A questo punto pensiamo di offrire l’opportunità a chi vuole leggere o scaricare integralmente quest’ultima tesi e le due precedenti di collegarsi al sito: http://www.carmelomusumeci.com

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Arriva la cartella clinica elettronica

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

medicoMolto presto ogni cittadino italiano avrà la sua Cartella Clinica Elettronica (CCE), che sarà una vera e propria”carta di identità digitale sanitaria”. Le cartelle cliniche elettroniche possono contenere infatti dati demografici, storia medicale, cure e allergie, stato immunitario, risultati di test di laboratorio, immagini radiologiche, segnali vitali, statistiche personali come età e peso e informazioni di fatturazione. Ultimamente si sta parlando molto della implementazione della Cartella Clinica Elettronica e delle sue implicazioni sulle aziende sanitarie in termini funzionali, organizzative, di processo ed economiche, compresa anche la maggiore sicurezza nella conservazione dei dati. Non bisogna però confondere la gestione elettronica di una cartella clinica con una cartella clinica elettronica a tutti gli effetti perché le 2 cose sono profondamente differenti, soprattutto in termini di processi. La gestione elettronica di una cartella clinica altro non è che una semplice gestione informatizzata della cartella clinica, che consiste nella produzione e redazione dei documenti che la costituiscono, con l’ausilio di strumentazioni elettroniche, che termina però con la stampa di questi documenti, con l’apposizione di firme autografe e con la conservazione a vita in un archivio cartaceo che per sua natura tende chiaramente prima o poi a saturarsi. Altro non è quindi che una Cartella Clinica Cartacea creata con elaboratori elettronici, detta anche cartella clinica informatizzata. Una cartella clinica elettronica a tutti gli effetti, invece dematerializza il processo che produce questa documentazione gestendo le informazioni in maniera nativamente digitale. Non ci saranno più firme autografe ma firme digitali e firme elettroniche avanzate. Non ci sarà finalmente più un archivio cartaceo ma un archivio digitale conservato a norma. Le informazioni sanitarie sono sensibili e vanno quindi trattate con la massima cautela e sicurezza. Ne discende, ovviamente, che la dematerializzazione del processo o meglio dei processi e dei sotto-processi che stanno alla base della produzione delle informazioni contenute nella cartella clinica deve assicurare, in tutti i suoi passaggi, la massima robustezza e sicurezza. Il processo si conclude poi con il versamento di questi documenti (informatici) al sistema di conservazione che ne assicura validità ed immodificabilità nel tempo. C’è una profonda differenza quindi tra le due situazioni, proprio come dicevamo anche sopra. La cosa che salta sicuramente più all’occhio, come primo impatto e anche come prima considerazione, è la tenuta degli archivi. Le informazioni sanitarie sono molto importanti e quindi, come abbiamo ribadito più volte, vanno trattate con la massima sicurezza. La domanda che ci si pone in questi casi allora è: “Ma cosa è più sicuro, un archivio cartaceo che si può allagare, bruciare, essere mangiato dai topi, e che col passare del tempo riempie tutto il magazzino, oppure un archivio digitale, replicabile teoricamente sulla base di infinite copie tutte originali e volendo anche custodite in luoghi differenti tra loro”? “Beh, direi che è ovvio. È cosa importantissimo digitalizzare il processo e quindi ottenere il vantaggio non solo in termini di non stampa, ma anche e soprattutto in termini di compliance normativa, collaborazione, sicurezza, integrità, certezza, efficacia ed efficienza” ci spiega Nicola Savino esperto nazionale per la digitalizzazione a norma dei processi e CEO Seen Solution Srl (www.nicolasavino.com). Insomma le informazioni sanitarie non solo vivranno direttamente in digitale e con un valore probatorio, ma anche digitalizzate nel processo. Dove il documento non sarà più un semplice PDF, ma un record, una riga di un database, una semplice informazione dunque. Siamo in epoca di continui tagli alla sanità pubblica e allora sorge un’altra domanda: Cosa costa di più una gestione cartacea degli archivi od una gestione digitale? “Direi che anche qui la risposta è ovvia. Basta pensare che la cartella clinica va conservata a vita e che l’archivio non può che crescere e, nel caso della carta, c’è bisogno continuamente di nuovi spazi e di persone che li custodiscono questi spazi. Per questo è senza dubbio consigliabile la gestione digitale” continua Nicola Savino. E se poi c’è bisogno di recuperare un originale? Vediamo insieme le due alternative. Archivio digitale: imposto le chiavi di ricerca e trovo i documenti. Archivio cartaceo: vado nel deposito (che può essere distante anche molti e molti km), capisco la logica con cui sono archiviati i faldoni e poi cerco con la speranza di fare presto e soprattutto di trovare quello che sto cercando. Potremmo andare avanti ancora. Ma è chiaro che una cartella clinica elettronica è più sicura di una cartacea, in quanto permette di garantire maggiore sicurezza alle informazioni conservate e gestire in digitale. Assodato quanto detto sopra, c’è da aggiungere poi che la cartella clinica non è l’unico documento (o insieme di documenti) dematerializzabile in sanità. Possiamo pensare alla dematerializzazione di tutti gli altri documenti come i referti, i moduli privacy, i consensi informati, i documenti fiscali, ecc. Questi documenti possono essere gestiti e trattati nativamente in digitale, proprio come la cartella clinica elettronica. Anche per quei documenti in cui è necessario apporre una firma autografa da parte di un paziente (come per i consensi o le informative ad esempio). In questo caso si ricorre alle soluzioni di firma grafometrica, che realizzano un documento informatico firmato in maniera autografa attraverso delle tavolette forensi con rilevazione della pressione. Anche per questi documenti valgono esattamente le stesse considerazioni in termini di sicurezza, di economicità, e di praticità che abbiamo fatto in relazione alla cartella clinica elettronica. Supponiamo ora di trattare in digitale e quindi di conservare a norma i documenti sanitari compreso la Cartella Clinica Elettronica. C’è però un archivio cartaceo pregresso. Le cartelle cliniche ad esempio vanno conservate a vita. Gli archivi cartacei quindi esplodono e col passare del tempo diventano sempre meno leggibili, si possono allagare, bruciare o essere distrutti per qualunque altro fattore naturale. Per la sicurezza delle informazioni contenute, anche queste possono essere sottoposte al processo di conservazione sostitutiva secondo ben determinate e imprescindibili regole progettuali e di comportamento. Andremo così quindi a formare un archivio digitale a partire da un archivio cartaceo, anche se a questo livello non stiamo trattando informazioni nativamente digitali ma stiamo digitalizzando dei pregressi documenti analogici. In ogni caso beneficeremo dei risultati di una digitalizzazione delle informazioni anche se non ancora dei processi, in termini di sicurezza, di economicità e di praticità. La vera sanità digitale altro non è che la trattazione in maniera nativa digitale delle informazioni, certo, ma non si può prescindere dalla presenza pregressa dei documenti cartacei. In poche parole, con la sanità digitale non produrremo più carta e con la trasformazione dell’archivio delle cartelle cliniche da analogico a digitale elimineremo quella carta che è stata prodotta nel corso degli anni e che dovremmo conservare a vita, con tutti i vantaggi del caso. Le norme ci sono, la tecnologia c’è, gli strumenti ci sono e allora, a questo punto non vale più il concetto che possiamo andare verso una sanità digitale, quanto, piuttosto, il concetto che dobbiamo andare verso una vera sanità digitale E come abbiamo già detto sono molti i vantaggi in termini di sicurezza, di economicità, di funzionalità e di semplicità a cui si andrà incontro. Per sapere come si conserva a norma una cartella clinica elettronica, scarica il white paper disponibile per il download. (foto: medico)

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Italian Innovation Day

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

singapore-marinaRoma 5 luglio p.v. alle ore 11:00 nell’acceleratore TIM#WCAP di Roma, in Via Aurelio Saliceti 10 (Viale Trastevere), in video collegamento con gli altri acceleratori TIM viene presentata la Italian Innovation Day che si terrà a Singapore il 21 e 22 Novembre 2016, finalizzata a promuovere 60 aziende innovative italiane (dai grandi gruppi alle startup) presso il target internazionale dei potenziali investitori e dei possibili partner industriali. All’evento, al quale è stato inviato Guido Fabiani (Assessore Attività Produttive Regione Lazio) parteciperanno in qualità di relatori:
– Lucy Lombardi, Responsabile dell’Area Industry Relations di Telecom Italia
– Vittoria Carli, Presidente della Sezione Information Technology di Unindustria
– Luigi Campitelli, Responsabile Area internazionalizzazione Lazio Innova
– Fausto Bianchi, Presidente Gruppo Giovani Unindustria
– Francesco Marcolini Coordinatore Italian Innovation Days Singapore 2106

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Brexit. Roberto Sommella: “Do not panic”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

copertinaE in un ebook appena pubblicato da Rubbettino la ricetta contro l’Euxit. Per Roberto Sommella, direttore delle Relazioni esterne dell’Antitrust, e giornalista ed opinionista economico (Corriere della Sera, Huffington Post, Messaggero, Milano Finanza), e autore per Rubbettino di un recente ebook intitolato “Euxit. Uscita di sicurezza per l’Europa”, il voto inglese non è la catastrofe che tutti temevano, né tanto meno l’anticamera della fine dell’Unione.”Do not Panic! Il voto di oggi che ha sancito la Brexit – ha dichiarato al nostro ufficio stampa – deve indurre l’Unione a non avere paura e ad andare avanti con maggiore determinazione verso un’integrazione vera, più forte, più convinta, che abbia come approdo gli Stati Uniti d’Europa. Bisogna allargare, piuttosto che chiudere i confini, avviando negoziati anche con paesi quali Israele e Turchia e cercando di chiudere al più presto le trattative con la Gran Bretagna per evitare l’instabilita’ dei mercati. Serve redigere una Costituzione Europea, rafforzare i poteri del Parlamento Europeo, permettere agli elettori di nominare direttamente il Presidente della Commissione Europea. L’uscita di Londra dall’Ue deve diventare una spinta a fare di più, non la miccia per l’implosione finale dei rimanenti 27 paesi europei. Gli inglesi sono usciti ma in fondo non erano mai entrati. Ora si vedrà di che pasta sono fatti i presunti leader europei o se avranno la meglio Le Pen, Farage, Trump e tutti i nazionalisti che oggi brindano alla sconfitta del sogno spinelliano.
A dispetto di quanto pensano in molti, solo un’Europa unita può affrontare le sfide dell’economia e battere le diseguaglianze che emergono sempre con maggiore forza nei paesi occidentali, anche a causa della tirannia della finanza. Per questo vanno rafforzati i diritti individuali e gli organi comunitari di rappresentanza. In un contesto drammatico, in cui ogni consultazione elettorale si trasformerà in un referendum sull’Unione Europea, vanno però sfatati certi falsi miti. Con dovizia di particolari e numeri che suffragano la tesi dell’autore, il saggio dimostra che non c’è alcuna invasione dei migranti, che l’Italia non è la prima beneficiaria della politica della Bce bensì la Germania, che l’adesione all’Ue è stata un affare per i paesi dell’Est che oggi erigono muri contro gli stranieri. In linea con il manifesto di Ventotene, Euxit sottolinea che la costruzione europea, nonostante mille problemi, è ancora un successo che ha garantito oltre 70 anni di pace e che ogni ritorno ai nazionalismi sarebbe invece foriero di guerre e nuove povertà. (foto: copertina)

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Presentazione libro “L’eredità dell’Arhat”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

locandinaMestre. Mercoledì 29 giugno alle ore 20 nella sua sede di Mestre (via Hayez 4/G), la presentazione del libro “L’eredità dell’Arhat. Alla fonte del Kung Fu Shaolin” (Cicero Editore).L’autore Pietro Biasucci, nato a Dolo nel 1980, maestro di Shaolin Kung Fu, Tai Ji Quan e discipline energetiche cinesi Qi Gong e meditazione Chan, racconterà la sua esperienza di scrittore stimolato dal moderatore Enrico Papa. Nel suo libro Biasucci, fondatore in Italia del Centro Internazionale Tigre Bianca, esplora “L’eredità dell’Arhat. Alla fonte del Kung Fu Shaolin” attraverso un’esperienza personale, raccontando un decennio di allenamenti e permanenze in Cina a Dengfeng e nel noto monastero Shaolin, alla cattedra di alcuni tra i maggiori esperti viventi di Kung Fu Shaolin e Tai Ji Quan che hanno profondamente segnato la sua esistenza.«Un’esperienza di vita fatta di accoglienza, trasmissione e restituzione: la storia di un occidentale istruito da grandi maestri cinesi il quale – raccogliendone l’eredità – si impegna, su loro volontà, a tramandarne le conoscenze. Esperienza che diventa occasione per indagare le origini, le caratteristiche e l’evoluzione delle principali discipline marziali cinesi; una tradizione, apparentemente anacronistica, composta da filosofia antica, storia e duri allenamenti che ancora trova spazio nella modernità». (foto: locandina)

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Dalla Renxit alla Brexit: In Europa non sono i populisti a vincere ma l’establishment a perdere

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

europa comunitariaTanto tuonò che piovve. In Italia e nel Regno (dis)Unito. In attesa della Spagna e, poi, degli Stati Uniti. Avevamo suggerito, alla vigilia del secondo turno delle nostre amministrative, di aspettare ad emettere giudizi, perché il voto sulla Brexit e il tentativo di ridare una maggioranza di governo alla Spagna sarebbero stati indicatori non meno importanti per capire l’aria che tira in Europa, e quindi anche in Italia. È poco elegante dirlo, ma avevamo ragione: in queste ore tutte le chiacchiere post ballottaggi sono state spazzate via dal moto di stupore che ha accompagnato la scelta “out” inglese e le brutali reazioni dei mercati finanziari che sono seguite. E manca ancora il voto spagnolo, che sarà molto utile per capire se abbia o meno freni il vento populista e neo-nazionalista che soffia sul Vecchio Continente. Di certo, già oggi possiamo dire che il filo rosso che lega il voto italiano e inglese si chiama discontinuità. Uniti dal suffisso “exit” – Renxit e Brexit – sono due pronunciamenti contro le élite, locali (Fassino, il Pd romano), nazionali (Renzi) e continentali (la Ue). Cui, allo stesso modo, potrà aggiungersi il voto spagnolo (contro il Pp di Rajoy ma anche contro il Psoe) e, con sempre maggiore possibilità, quello americano (contro la Clinton e l’establishment che rappresenta), ben più importante in termini di ricadute globali. A dimostrazione, come dicevamo la settimana scorsa, di un malessere che attraversa il mondo occidentale, che è sì uscito – pur con grandi disparità di tempi e intensità – dalla recessione innescata dalla grande crisi finanziaria nata nell’estate del 2007 e divampata tra il 2008 e il 2009, ma che non ha affatto rimosso le cause (e molte delle conseguenze) di quest’ultima. Fateci caso: sociologicamente è identico il voto ai 5 stelle (quelli del grido “onestà, onestà”), alla Brexit auspicata dai nazionalisti di Nigel Farage (che non ha caso ha detto che il referendum segna “la vittoria della gente comune contro le grandi banche, il grande business e i grandi politici”) così come per Podemos e per Syriza (a sinistra) o per il Front National della Le Pen o per l’olandese Pvv (a destra).
Si tratta del ceto popolare e medio, impoverito dalla crisi e incattivito dal ricordo di un passato in cui stava meglio, delle periferie dei grandi centri urbani, spaventate dagli immigrati e dall’alto tasso di criminalità, ma anche della borghesia resa affluente dalla rendita e terrorizzata dal fatto che i processi di modernizzazione e globalizzazione la penalizzino e che il terrorismo di matrice islamica abbia il sopravvento. Tutta gente che, mischiando emarginazione, reazione alla povertà in cui sono e paura della povertà in cui potrebbero cadere, orgoglio nazionale quando non localistico, ribellione contro le burocrazie e le regole, nostalgia dei tempi migliori, si affida a chi gli appare nuovo, disomogeneo, fuori dagli establishment. E che sollecita il voto con parole d’ordine che vanno incontro a quel miscuglio di sentimenti. È il motivo per cui riteniamo (a oggi) che alle presidenziali americane di novembre sia più probabile che passi Trump, non a caso felicissimo della vittoria del “leave” sul “remain” in Gran Bretagna.Questa analisi porta alla conclusione che non sono i partiti populisti a vincere, ma i partiti tradizionali (e in particolare quelli al governo) a perdere. Questi ultimi sono la febbre, i primi il termometro che la misura e quindi non la medicina che la guarisce. Ciò significa che va evitato un doppio errore: confondere la diagnosi con la cura e credere che basti urlare rabbia (pur comprensibile) e sollevare problemi (pur esistenti) per essere capaci di risolverli; conservare l’esistente, in nome della preoccupazione (pur legittima) che la toppa sia peggio del buco.Diciamo questo, a proposito della Ue, perché l’amico Giorgio La Malfa ci ha scritto dicendo di temere che TerzaRepubblica partisse dalla sottaciuta premessa che “si debba, pur con tutti i difetti che ne conosciamo, salvare la costruzione europea”. Non è così. Siamo d’accordo con lui che la crisi europea abbia raggiunto un punto di non ritorno. Ma questo, però, non significa che l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa non si debba e non si possa più perseguire. Certo, non è perseguibile partendo da “questa” Europa. Occorre ripartire, ricominciare. Che è cosa diversa dal proseguire. Ma occorre farlo, almeno fino a che la globalizzazione prevale, se si vuole evitare di essere solo un puntino sulla carta geografica mondiale. E se si vuole scansare il pericolo della disgregazione non solo europea ma anche nazionale, che il voto inglese ci fa vedere con nitida chiarezza visto che ci consegna la fine del Regno Unito. Purtroppo, le prime reazioni alla Brexit ci fanno temere che le diverse cancellerie non abbiano capito la lezione. E non tanto per qualche piccato riferimento all’idea che ora con gli inglesi non si debba trattare (è giusto che si prendano le responsabilità della loro scelta) o all’auspicio che il Regno vada in pezzi (se Scozia, Irlanda e Gibilterra vogliono uscire dallo UK ed entrare nella Ue siano benvenute), quanto per la solita mancanza di autocritica (la stessa che è mancata nelle ripetute crisi greche) relativamente alla mancata integrazione politico-istituzionale, che stride con l’esistenza dell’euro fino al punto da mettere a repentaglio la stessa moneta unica e impedire la convergenza delle economie e rendere precarie le poche cose messe in comune (come la regolazione del sistema bancario).
Venendo all’Italia, è evidente che queste elezioni amministrative, pur contenendo elementi propri (locali e nazionali) vanno inquadrate nel contesto fin qui descritto. Perché sono due le valutazioni più significative che occorre fare. La prima è che laddove i partiti tradizionali riescono a mettere in scena candidature credibili in contesti non degradati (come a Milano) le forze anti-sistema non battono chiodo, mentre al contrario vincono senza eccezioni (i grillini si sono aggiudicati 19 ballottaggi su 20), anche laddove (Torino) il sindaco uscente è stimato ma non ha un avversario “tradizionale” all’altezza (contro Fassino il centro-destra aveva tre candidati). La seconda valutazione è che Renzi, pur avendo incarnato all’inizio della sua avventura di governo il perfetto punto di equilibrio tra il nuovo (con concessioni al “nuovismo” populista che parevano sopportabili) e il tradizionale (la vocazione governativa del Pd), è deragliato fino ad apparire ai più o troppo peronista o troppo establishment (e per di più ristretto). Due difetti contrapposti che lui è riuscito nella miracolosa impresa di incarnare contemporaneamente. Renzi, inoltre, è rimasto vittima del suo ambizioso (pretenzioso) racconto del Paese, di cui gli italiani hanno atteso invano la ricaduta nella realtà.Per questo non c’è dubbio che nel voto amministrativo c’è stata una componente anti-renziana non indifferente, che il presidente del consiglio e segretario del Pd (quando si deciderà a separare le due cose sarà sempre tardi) ha finito con l’alimentare quando, per timore di apparire quello che non ammetteva la sconfitta, ha usato la stessa valutazione di Grillo a commento del voto: “ha vinto la domanda di cambiamento”. Il che può voler dire due cose: non avete capito quanto io rappresenti il rinnovamento; non ho cambiato a sufficienza. La seconda rappresenterebbe una forma di autocritica che non gli è congeniale, dunque con tutta probabilità opterà per la prima interpretazione. In tutti i casi, sarà la solita solfa del racconto mediatico. Invece che mettere a punto le politiche, palesemente deficitarie, si metterà a punto la comunicazione. Avrebbe voluto aggiungere: adesso rivoltiamo il partito come un calzino, ma tra il primo e il secondo turno prudenza gli ha consigliato di riporre l’evocato lanciafiamme in cantina.Questo fino a quando di fronte a Renzi non si è spalancata la “exit” dall’angolo in cui il voto lo aveva cacciato: acchiappare la Brexit al volo e costruire, un po’ dando la colpa a Londra e un po’ a Bruxelles e Berlino, la narrazione di una fase due del Governo caratterizzata dalla lotta contro l’ottusità europea, dalla decisione di far fare al fiscal compact e ai Trattati Ue la stessa fine che i listini di Borsa hanno avuto in questo maledetto venerdì nero. È naturalmente una suggestione, ma siamo pronti a scommettere che Renzi la userà, almeno narrativamente, come la sua “exit strategy”. Ci permettiamo di dubitare che il gioco di prestigio riuscirà. (by Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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“Matteo Renzi sentito in indagine su insider trading per privatizzazione banche popolari”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2016

La_Borsa_-_Dettaglio_-_Foto_di_Giovanni_Dall'OrtoLo scrive su Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, commentando la notizia, riportata oggi da alcuni quotidiani, che rivela come il presidente del Consiglio sia stato sentito qualche settimana fa dalla Procura di Roma come persona informata sui fatti nell’inchiesta sulle plusvalenze sospette ottenute in Borsa con le compravendite di azioni delle banche popolari, a ridosso del decreto del governo che le trasformava in società per azioni. Nello stesso cinguettio il presidente dei deputati azzurri pubblica un articolo a sua firma pubblicato da “Il Giornale” nel febbraio del 2015 e nel quale venivano raccontati le speculazioni e i sospetti relativi al caso Etruria.“Matteo Renzi sentito su insider trading privatizzazione banche popolari: adesso capiamo perché non vuole Commissione parlamentare inchiesta”, sottolinea in un successivo tweet.E ancora: “Matteo Renzi sentito come teste in indagine su insider trading per privatizzazione banche popolari: oggi capiamo fretta nel fare decreti”. “Matteo Renzi sentito come teste in indagine su insider trading per privatizzazione banche popolari: ora capiamo perché voleva colpire Vegas”. “Matteo Renzi non è possibile che con tutto quello che è successo e può succedere in sistema bancario italiano ci siano aree grigie e oscure”. “Matteo Renzi vogliamo Commissione d’inchiesta su crisi sistema bancario italiano. Ti eri impegnato a farlo, poi perché marcia indietro?”. “Che strano che notizia di Matteo Renzi sentito su insider trading sia uscita dopo ballottaggi con premier indebolito. E pare non finisca qui”, conclude Brunetta.

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