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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

La vaccinazione nell’adulto-anziano rimane una strategia sanitaria sottoutilizzata

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2016

IMG_0325Il tema vaccinale è attualmente inadeguato, principalmente orientato verso i bambini ed eccezionalmente esteso anche alla popolazione anziana (sopra i 65 anni) e per gruppi ad alto rischio di contrarre patologie infettive, il tutto soltanto in alcuni casi specifici come la vaccinazione antiinfluenzale.
Questo scenario si sviluppa in quanto, al contrario dei programmi di immunizzazione nei confronti dei bambini, la vaccinazione nell’adulto non è considerata un intervento sanitario di routine e prioritario. La conseguenza principale di questa scelta politico-sanitaria è che:
• l’utilizzo di vaccini negli anziani è basso;
• c’è una completa assenza di programmi coordinati relativi all’immunizzazione negli adulti;
• gli anziani non sono protetti da patologie prevenibili.
Paradossalmente anche verso la vaccinazione antiinfluenzale, sicura, raccomandata e molto pubblicizzata, la sensibilità rimane bassa, alto lo scetticismo (spesso anche tra gli operatori sanitari), con una percentuale di vaccinazione ridotta e presente soprattutto in alcuni particolari gruppi a rischio.
Se prendiamo come esempio (riguardo gli anziani) l’influenza stagionale, abbiamo dati significativi: colpisce ogni anno il 5-10% della popolazione globale, i tassi d’incidenza possono raggiungere il 40-50% nei soggetti a rischio, gli anziani però, sono la fetta di popolazione maggiormente interessata da complicanze gravi, ospedalizzazioni e decessi. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno 250.000-500.000 persone nel mondo muoiono a causa dell’influenza, con incidenza maggiore tra gli ultra 65enni. In Europa sono circa 40.000 l’anno le morti premature per influenza secondo le stime del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC).
IMG_0328Le conseguenze principali che ne possono derivare, sono rappresentate dall’aumento del tasso di ospedalizzazione per malattie correlate all’influenza, ed un incremento del rischio di mortalità, che nei soggetti over 65 con malattie respiratorie croniche e/o malattie cardiache, è di 20 volte superiore rispetto a chi non ha comorbidità. Non secondario è però l’impatto economico, in particolare a fronte di una spesa media di circa 1,3 miliardi di euro l’anno, nel 2014-2015 sono stati stimati costi diretti e indiretti dell’influenza per un totale di circa 3,5-4 miliardi di euro.
Numerosi studi epidemiologici che hanno valutato l’impatto della vaccinazione verso le patologie prevenibili nell’anziano sono stati in grado di dimostrare come la vaccinazione sia una strategia ottimale se riferita alla popolazione anziana e relativamente ad esempio, alla vaccinazione antiinfluenzale i risultati come il rapporto costo-efficacia sia valido in tutti i casi esaminati.
Oltre l’influenza sono presenti altre patologie invalidanti e/o in grado di ridurre la qualità di vita in una persona anziana, ma prevenibili tramite immunizzazione con vaccini testati, validati e sicuri, tra cui herpes e polmonite pneumococcica. Se per l’influenza, la cui vaccinazione è enfaticamente consigliata su ogni mezzo di comunicazione, il dato più eclatante è rappresentato dai circa 8000 decessi/anno che in Italia sono attribuibili direttamente o indirettamente alla sua infezione, relativamente alla polmonite pneumococcica, la cui pratica di vaccinazione è poco diffusa (probabilmente sia per superficialità medica che per scarsa pubblicizzazione) globalmente si stima come 1.6 milioni di persone muoiono per la sua infezione ogni anno, con un tasso di ospedalizzazione in Europa del 2%. Il tutto prevenibile con un semplice vaccino da somministrare dopo i 65 anni.
L’infezione da Herpes Zoster rappresenta invece, un argomento sensibile e particolare nella sfera della persona anziana, che attualmente è prevenibile tramite vaccino specifico. L’herpes zoster rappresenta una patologia invalidante nella popolazione anziana, nella quale occorre il 70% dei nuovi casi stimati d’infezione, le sue complicanze sono a volte considerate come parte del normale processo d’invecchiamento e per tale motivo da sopportare spesso anche in silenzio.
La più frequente complicanza di un’infezione da herpes zoster è rappresentata dalla nevralgia posterpetica, la quale si manifesta prevalentemente con un dolore severo che diventa cronico, in grado di ridurre progressivamente la qualità di vita e la performance delle persone anziane.
A oggi fino al 45% delle persone con più di 60 anni presenta un’esperienza di dolore cronico severo per 6-12 mesi legato all’infezione da herpes zoster. Tuttavia questa infezione e questa tipologia di dolore sono spesso sotto-stimati dai medici e sopportati dai pazienti, come qualcosa di inevitabile o facente parte del processo d’invecchiamento. (Graziano Onder Ricercatore Dipartimento di Geriatria, Neuroscienze e Ortopedia, Università Cattolica di Roma)

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