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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Renzi ammette che sulla scuola si è creata una frattura. Anief: colpa sua, non ci ha ascoltato

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2016

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cIl sindacato replica al premier, secondo il quale il malcontento generale di un anno fa, che portò in piazza oltre 600mila docenti, è stato comunque gestito dal Pd: non è vero, perché la Legge 107/2015 è stata approvata contro il volere della stragrande maggioranza del popolo della scuola. Lo avevamo detto in sede di discussione alla Camera, al Senato e pure nella sede del Partito Democratico. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): eppure ci eravamo espressi contro il “merito”, che si sarebbe potuto adottare a patto di incrementare a tutti lo stipendio del 20 per cento, e contro le assunzioni rivolte a frange di precari. Avevamo messo in guardia l’Esecutivo pure sulla cattiva gestione del “potenziamento”, sulla mancata considerazione del personale Ata, sulla chiamata diretta, già reputata incostituzionale, sull’aggiornamento, che ha inspiegabilmente escluso precari, amministrativi, tecnici e ausiliari. Nulla di quanto abbiamo detto ha avuto seguito. Perché? Finalmente, ad oltre un anno di distanza, Matteo Renzi sostiene quello che sinora era stato clamorosamente negato: sulla scuola, ha detto il premier, “oggettivamente, è stata prodotta una frattura”. Il resto del suo racconto, invece, non trova riscontro nei fatti: dire, infatti, che lo strappo con docenti, studenti e famiglie “è stato gestito dal Pd, con una discussione che ha portato passi avanti”, non corrisponde al vero. Perché la Legge 107/2015, approvata contro il volere della stragrande maggioranza del popolo della scuola, non contiene le rivendicazioni espresse da 600mila insegnanti il 5 maggio del 2015.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “nella stesura di quella che doveva essere la Buona Scuola, non sono stati considerati neanche i pareri dei sindacati che, come l’Anief, in quelle settimane sono stati formulati pure nei due rami del Parlamento. Anche nella stessa sede del Partito Democratico, abbiamo spiegato i motivi per cui certe norme erano e rimangono invise da tutti. Ad iniziare dal ‘merito’ professionale: come si fa a parlare di aumenti per il 10-20 per cento degli insegnanti, quando gli stipendi rimangono 20 punti sotto l’inflazione disattendendo pure all’incremento obbligatorio previsto per legge in fase di mancato rinnovo contrattuale quale è l’indennità di vacanza contrattuale”.“La nostra organizzazione sindacale – spiega Pacifico – aveva fornito ai parlamentari anche altri suggerimenti, tutti puntualmente disattesi. Come quello di stabilizzare tutti i docenti supplenti abilitati, prescindendo dalle graduatorie di collocazione e dando finalmente seguito alle indicazioni provenienti dall’UE e dalla Corte di Giustizia Europea sulla stabilizzazione dei precari con oltre 36 mesi di servizio alle spalle svolti su posti vacanti. Invece, anche su questo fronte si è preferito andare avanti con la logica dello ‘struzzo’, estrapolando i candidati alle assunzioni da graduatorie ormai esaurite e mandando alle ortiche anche quasi 15mila assunzioni per mancanza di candidati. Peccato, che questi c’erano. Solo che sono stati lasciati ai margini per poi essere chiamati come supplenti annuali. Nel caso del sostegno, ad esempio, rappresentano ancora il 30 per cento dell’organico totale”.
“Ad essere penalizzato dalla riforma – continua il sindacalista Anief-Cisal – è stato pure il personale Ata, per il quale non è stata prevista una sola assunzione, completamente ignorato dalla riforma malgrado costituisca una risorsa fondamentale per la sua attuazione e per lo stesso ‘potenziamento’, tanto che ancora oggi stiamo reclamando almeno 20mila immissioni in ruolo. Ma anche altri errori sono stati prodotti sul ‘potenziamento’ degli istituti, realizzato alla rovescia, con i docenti neo-assunti assegnati alle scuole in base alle disponibilità di docenti precari presenti nelle province e non rispondendo alle necessità effettive delle scuole espresse attraverso il collegio dei docenti”.“Gestire positivamente le contestazioni – dice ancora Pacifico – avrebbe dovuto comportare pure una retromarcia sulla scelta del personale da parte del preside anziché sulla base di graduatorie super partes. Tra l’altro, andando contro pure a quanto espresso, nemmeno troppo tempo fa, dalla Corte Costituzionale a proposito della sperimentazione in Lombardia della chiamata diretta, con l’articolo 8 della Legge n. 2/2012 bocciato, perché gli insegnanti possono essere scelti solo in base al merito. Per non parlare del bonus da 500 euro per l’aggiornamento professionale, che ha inspiegabilmente escluso non solo i precari, ma anche tutti gli amministrativi, tecnici e ausiliari”. Anief continua, pertanto, la sua battaglia in tribunale.

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