Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

La politica rinuncia a governare i conflitti?

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2016

Donald Trump«C’è stata in questi mesi una sempre maggiore escalation di episodi di violenza, dal terrorismo, alle stragi negli Stati Uniti, a quelli che hanno come protagonisti gli ultras agli europei di calcio, agli incidenti provocati dai Black Bloc in Francia, fino all’omicidio a sfondo razziale dell’altro giorno a Fermo. Sembra un mondo impazzito in cui tutto ciò alimenta paure e spinge a chiudersi. Sembra di essere impotenti di fronte a questi orrori. Vicende diverse, con matrici diverse che però, forse, hanno un elemento comune nel venir meno della politica a governare i conflitti». Lo scrive il senatore Franco Mirabelli, capogruppo PD in Commissione Parlamentare Antimafia, in un articolo sull’Huffington Post.
«Se si guarda ai successi dei partiti xenofobi, populisti e antieuropei ma anche al successo di Trump negli USA, viene da pensare che viviamo in un mondo in cui una parte della politica ha rinunciato a governare i conflitti, anzi, preferisce esasperarli per produrre e cavalcare le paure. – prosegue Mirabelli – Da qui deriva anche la scelta di utilizzare linguaggi violenti che stanno imbarbarendo il confronto obamanobel1_intpolitico. Da qui, da questo modo di agire e di comunicare deriva la ricerca continua di un capro espiatorio. Ogni problema diventa una opportunità non per cercare soluzioni ma per scaricare su chi è diverso da noi ogni responsabilità, non ci sono più avversari ma solo nemici».
«Cercare il capro espiatorio per i problemi che ci si trova di fronte invece che la soluzione e non governare i conflitti, preferendo cavalcarli, crea il terreno culturale per la violenza e lo scontro. – evidenzia il senatore PD – Se alle persone si trasmettono continuamente messaggi, in cui si spiegano cose non vere – come ad esempio si spiega che i soldi che potrebbero servire per loro vengono usati per assistere i profughi, o che le cure mediche date ai migranti vengono tolte agli italiani – volenti o nolenti si alimentano, tra chi ha meno strumenti culturali, razzismo e violenza. È evidente, ancor più alla luce di questi ultimi episodi tragici, che la politica deve cominciare ad assumersi delle responsabilità e riflettere sulle conseguenze delle proprie parole e delle proprie azioni. Questo significa che occorre cominciare a spiegare ai cittadini che i problemi sono più complessi rispetto al messaggio semplicistico ed erroneo della propaganda secondo cui le classi deboli hanno difficoltà perché arrivano gli immigrati. Diffondere l’idea che si sta male perché ci sono gli immigrati è sbagliato e pericoloso».

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