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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Archive for 12 luglio 2016

Nuovo aumento delle bollette elettriche?

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2016

energia-elettricaDopo l’allarme lanciato dall’Autorità per l’Energia, secondo la quale il decreto Ilva rischia di provocare un aumento delle bollette elettriche di famiglie e imprese, il viceministro allo Sviluppo Teresa Bellanova ha assicurato in una nota che “non è previsto nessun aumento delle bollette poiché la norma è chiara: ha natura temporanea e prevede che il rimborso dell’importo sia effettuato dal 2018”.Peccato che per l’Authority l’aumento ci sarà se il rimborso dell’importo non sarà effettuato “nel 2018”.
“Tra nel 2018 e dal 2018 c’è una bella differenza. Non sappiamo se sia un refuso o una presa in giro dei consumatori. In ogni caso ribadiamo la nostra richiesta di chiarimento. Cosa intende fare il Governo, visto che la norma dice: “i predetti importi sono rimborsati nell’anno 2018, ovvero successivamente”. Rimborserà nel 2018 o dal 2018? (fonte: Unione Nazionale Consumatori)

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Ratzinger da cardinale a pontefice

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2016

papa_ratzingerGli scandali che periodicamente colpiscono le strutture vaticane, hanno una origine ben chiara, che Papa Francesco tenta di neutralizzare, trovando ostacoli proprio in quelle strutture verticali che dovrebbero sostenete le innovazioni che Papa Francesco vorrebbe portare avanti. Tutto è partito con l’acquisizione, in un crescendo rossiniano, di potere da parte di Ratzinger. Da Cardinale si adoperò senza sosta per proiettare se stesso sul soglio di Pietro. Alla fine ci riuscì.
Ratzinger, dall’alto del trono di Pietro, propagandò, imponendo la sua personale visione di un Cristo diverso, dissolutore della soggettività umana, come improvvisata risposta al nichilismo e al relativismo, entrambi combattuti a parole, servendosi del peggior relativismo e del peggior nichilismo.
Gli aspetti più evidenti diventarono (e lo sono ancora, senza una decisa contrapposizione, che tarda ad arrivare) elementi dottrinali contro la Chiesa cattolica, specialmente da parte delle scuole di teologia islamica, coma l’Università Teologia “Zi Tuna” di Tunisi. E’ la ragione per la quale noi cattolici non siamo in grado di difendere i nostri principi religiosi, essendo stati stravolti dalla dottrina ratzingeriana. Bastano pochi esempi per chiairre il tutto:
a) La lectio magistralis di Ratisbona
b) Il battesimo di Magdi Allam la notte che ricordava la Resurrezione di Cristo, battesimo in pompa magna, trasmesso in mondo visione.
c) Il libro “Senza radici” scritto a quattro mani con l’ateo Pera.
d) La lettera “Crimen sollicitationis” rivolta ai vescovi americani, nella quale imponeva il silenzio sui casi di pedofilia; lettera che valse all’allora cardinale, una denuncia per “ostacolo alla giustizia, da parte di un tribunale del Texas.
e) Non vale la pena proseguire negli esempi, perché occuperemmo troppo spazio, senza concludere il nostro modesto parere.
La grandiosa semplicità dell’insegnamento di Cristo ha subito, con Ratzinger cardinale prima e Pontefice dopo, un dimensionamento umano attraverso una esegesi che rende elitaria la Fede, riservandola ai dotti che inseguono l’ipotesi di poter aggiungere qualcosa alle parole di Cristo.
L’attuale pontificato di Papa Francesco, nel quale in molti emerge il tentativo di indicare una continuità con il predecessore, in realtà ne rappresenta la negazione e la contraddizione, riaprendo un dialogo interiore che era stato sostituito da elucubrazioni para-scientifiche.
Attraverso lo studio del testo «Gesù di Nazaret» ho capito perchè il cardinale Ratzinger abbia condannato la Teologia della Liberazione, i preti operai ed abbia consentito, da Pontefice, la divulgazione delle lettere di Teresa di Calcutta, quasi a volerne esorcizzare l’intera vita dedicata agli emarginati del mondo, perché in quelle lettere Madre Teresa esprimeva il dubbio che solo i giganti dell’umiltà possono avere e che diventa la santità del dubbio.
Ho cercato di leggere prima e studiare dopo «Gesù di Nazareth» scritto da Benedetto XVI, ma iniziato quando era ancora il cardinale Ratzinger. Già dalla introduzione si evince la volontà di trasferire nel metodo dell’analisi storica la figura e l’insegnamento di Cristo, nel tentativo di realizzare una esegesi che in 2000 anni nessuno aveva chiesto e della quale nessun credente sentiva il bisogno. A pag. 11 si legge: «Se dunque la storia, la fatticità, in questo senso appartiene essenzialmente alla fede cristiana, quest’ultima deve esporsi al metodo storico. E’ la fede stessa che lo esige». Così attraverso il metodo dell’analisi storica dovremmo spiegare il senso più intimo della fede! Ma così il cattolicesimo cristiano più che una religione si ridurrebbe ad un evento storico, analizzabile nei fatti più che negli effetti.
Ampliando il discorso, il cattolicesimo cristiano diventerebbe un fenomeno transitorio come transitori sono tutti i fatti umani, più che una religione o la religione, più che un insegnamento universale, diventerebbe un momento storico dell’evoluzione del pensiero, analizzabile, valutabile e interpretabile come qualunque altro evento antropologico. Concetto ribadito anche in quel “Senza radici”, scritto a quattro mani con il. Prof. Marcello Pera, nel quale il cristianesimo finisce con l’assumere le caratteristiche che appartengono più all’antropologia che alla mistica e alla Fede.
Per trovare un conforto alle certezze di una Fede intima e semplice che ho sempre sentito interiormente, ho voluto rileggere per l’ennesima volta quell’ «Imitazione di Cristo» che ha sorretto la fede negli anni bui del Medio Evo, quando la Chiesa era «distratta» dalle lotte per le investiture, dal potere temporale, dalle crociate e dalla vita opulenta e, spesso, dissacrata e dissacrante, vissuta nelle stanze del Vaticano. Fu il monachesimo che consentì la verifica dell’antica promessa di Cristo «Non praevalebunt» attualizzandosi e proseguendo il suo itinerario, malgrado la Chiesa ufficiale. Desidero riportare qui alcune frasi di quel libro, del quale non si ama parlare, come se indicasse una via superata dal modernismo tecnocratico.
Ma accade che molta gente trae un ben scarso desiderio del Vangelo dall’averlo anche più volte ascoltato, perché è priva del senso di Cristo. Invece, chi vuole comprendere pienamente e gustare le parole di Cristo deve fare in modo che tutta la sua vita si modelli su Cristo. Che ti serve saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci? Invero, non sono le profonde dissertazioni che fanno santo e giusto l’uomo; ma è la vita virtuosa che lo rende caro a Dio. Preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire. (Imitazione di Cristo: cap. 1, libro 1°)
Colui che si conosce a fondo sente di valere ben poco in se stesso e non cerca l’approvazione degli uomini. Dinanzi a Dio, il quale mi giudicherà per le mie azioni, che mi gioverebbe se io anche possedessi tutta la scienza del mondo, ma non avessi l’amore? Datti pace da una smania eccessiva di sapere: in essa, infatti, non troverai che sviamento grande ed inganno. Coloro che sanno desiderano apparire ed essere chiamati sapienti.
(Imitazione di Cristo: cap. 2.1, libro 1°)
Non volerti gonfiare, dunque, per alcuna arte o scienza, che tu possegga, ma piuttosto abbi timore del sapere che ti è dato. Anche se ti pare di sapere molte cose; anche se hai buona intelligenza, ricordati che sono molte di più le cose che non sai.
(Imitazione di Cristo: cap. 2.2, libro 1) A queste parole, scritte da anonimi e ispirati credenti, bisogna aggiungere le parole di Cristo: Ti benedico Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. (Matteo 11, 25) (Rosario Amico Roxas) (articolo riportato non in forma integrale)

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Innovazione e rischi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2016

Banca d'ItaliaL’innovazione, l’investimento devono beneficiare di un ambiente che li premi. Questa breve e in apparenza banale frase è stata estratta dalle considerazioni finali lette lo scorso 31 maggio dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco davanti alla consueta platea di banchieri e imprenditori.
L’innovazione e l’investimento, ripetiamo, devono beneficiare di un ambiente che li premi. Poiché nessuno potrebbe affermare il contrario sembrerebbe un’ovvietà. Ma non lo è se cerchiamo d’inquadrarne il senso nella consapevolezza, tanto per cominciare, che quell’ambiente da noi si presenta ostile.Innovare è bellissimo ma rischioso. E quanto più l’innovazione è radicale tanto più si deve accettare la possibilità del fallimento. Ma chi, avventurandosi in terra incognita, può avere la certezza che raggiungerà il suo obiettivo? E chi, accettando di sperimentare, ha già fisso in mente l’obiettivo che vuole raggiungere?
L’innovazione che conosciamo, quella che siamo capaci di comprendere e affrontare, è necessariamente di seconda fascia. Si limita a rincorrere piccoli aggiustamenti nei processi o nei prodotti che danno l’illusione del cambiamento lasciando tutto, nella sostanza, com’è.E non potrebbe essere diversamente perché la paura di sbagliare – e di pagare sanzioni molto salate in termini economici, giudiziari e di reputazione – è così alta da sconsigliare voli pindarici suggerendo invece di procedere per corti e goffi saltelli che offrono una rassicurante aderenza al suolo.Chi non risica non rosica ma nemmeno si fa male. Nel paese che non riesce a perdonare il successo bisogna schivare anche l’insuccesso perché basta mettere un piede in fallo per essere espulsi dal gioco. Accettare questa condizione non è da tutti ed è per questo che alla fine vince la prudenza.
In America, per parlare di un paese amico dell’intrapresa, l’insuccesso dovuto a fattori di mercato è considerato normale. Una tappa obbligata del percorso che, provando e riprovando, porterà alla formula vincente, al premio destinato a chi non s’arrende e con tenacia ritenta la sorte.Inseguire un’intuizione e scommettere sul futuro sprigiona tanti e forti sentimenti dove il coraggio si fonda con l’orgoglio e questo con la consapevolezza di appartenere a quella particolare e straordinaria élite destinata a passare alla storia per il contributo portato al progresso.
Il nostro ambiente è fatto di molte insidie e altrettante invidie. Da noi il mal comune è ancora e sempre un mezzo gaudio. L’uovo di oggi è preferito alla gallina di domani e, soprattutto,chi lascia la vecchia via per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova. Naturalmente questa stessa condizione di sofferenza per gli attori che si muovono con correttezza diventa un brodo di convenienza per gli spregiudicati e i malintenzionati che sanno bene come muoversi nei terreni accidentati del paese. (di Alfonso Ruffo Consiglio Direttivo Società Libera http://www.societalibera.org)

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