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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Terrorismo e golpe in Turchia: “si sconfigge con più democrazia partecipata”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2016

erdogan“Tra l’attentato di Nizza e il fallito golpe in Turchia c’è una distanza più apparente che reale. L’insoddisfazione generale tende ad esprimersi nella protesta violenta, che fa molte vittime, senza per altro assicurare nessuna risoluzione ai problemi pur gravissimi con cui ci si dovrebbe confrontare. Il terrorismo tenta una risposta, la peggiore possibile, ad un problema grave come quello della mancata integrazione, iniettando nella società il virus della paura, o meglio del terrore.” Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare. “Il governo Erdogan, ad esempio, non garantisce affatto quelle libertà di espressione, di movimento, di culto, che rappresentano il fondamento dei diritti umani. Non a caso tra le maggiori riserve rispetto all’entrata della Turchia in Europa c’è proprio il mancato rispetto di una lunga serie di diritti umani. Le persone hanno bisogno di esprimere liberamente il loro dissenso, senza dover ricorrere alla violenza omicida che colpisce vittime innocenti. Ma anche la libera espressione del proprio dissenso può risultare sterile se non si ha la certezza di essere ascoltati e di trovare risposte che aprano al cambiamento. Il terrorismo in Europa trova con sempre maggiore fermezza una reazione condivisa a livello dei governi europei; ma gli immigrati non trovano nessuna risposta che offra soluzioni concrete agli immigrati di prima, seconda e terza generazione. Ormai sappiamo che le risposte più scomposte arrivano sempre dagli immigrati di seconda generazione, parzialmente inseriti nella vita del Paese, magari con un lavoro professionale, ma scontenti, delusi ed amareggiati. Ed è a loro che l’Europa dovrebbe parlare; perché sono formalmente cittadini europei, ma conservano un animo ribelle, amareggiato, un vero e proprio spirito di vendetta che non ha dimenticato i torti, veri o presunti subiti. Il terrorismo si sconfigge anche pensando a loro, parlando con loro, coinvolgendoli nella gestione del Paese nell’interesse dei propri figli. Non ignorandoli mai nei processi decisionali che riguardano loro e noi! Hanno bisogno di una democrazia più partecipativa e non solo rappresentativa”

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