Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Archive for 18 luglio 2016

Un secondo posto e una vittoria sfiorata chiudono il weekend di Alberto Cerqui al Mugello

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

cerquiUn weekend tra i grandi protagonisti del Campionato Italiano Gran Turismo 2016 quello di Alberto Cerqui sul circuito del Mugello, quarto appuntamento della serie. Il portacolori del BMW Team Italia ha conquistato un meritato secondo posto e per un soffio non è riuscito ad inanellare anche la seconda vittoria stagionale.Il pilota bresciano aveva dichiarato che al Mugello la strategia sarebbe stata aggressiva fin da subito per confermarsi tra i primissimi, e difatti non si è certo risparmiato. È bastato il secondo tempo nella prima sessione di libere per chiarire che il potenziale della BMW M6 GT3 del BMW Team Italia avrebbe permesso a Cerqui di disputare un weekend da assoluto protagonista. In Q1 Cerqui ha avuto le chances per giocarsi la prima fila, ma una fase di traffico durante il giro lanciato decisivo non hanno permesso di capitalizzare la prestazione e il bresciano ha così concluso al quarto posto con il tempo di 1’47.570 pur a meno di mezzo secondo dalla pole.Allo start Cerqui ha intelligentemente conservato la cerqui1posizione restando molto vicino al terzetto di testa nell’attesa di sferrare il proprio attacco a Jeroen Mul. Al nono passaggio, con un’azione tanto repentina quanto efficace, Cerqui ha avuto la meglio sulla Lamborghini Huracan ed è risalito al terzo posto prima di lasciare la vettura a Comandini. La competitività della vettura e il certosino lavoro di messa a punto svolto già dal venerdì sono stati premiati anche dal sorpasso che ha permesso al compagno di squadra di balzare al comando al diciannovesimo giro. A tre giri dalla fine l’equipaggio è rimasto coinvolto in uno sfortunato contatto che ha privato Cerqui del secondo successo stagionale consecutivo.In gara due è toccato a Stefano Comandini prendere il via dalla quarta fila dopo il settimo tempo in Q2. Un ottimo primo stint e la sosta per il cambio pilota effettuata nel momento migliore hanno permesso a Cerqui di rientrare in pista al terzo posto. Grazie ad una serie di giri veloci e una guida al massimo delle possibilità Cerqui ha portato la BMW M6 GT3 alle spalle della coppia di testa pronto per sferrare l’attacco. Una penalizzazione a Stefano Gai ha poi consentito a Cerqui di staccare il secondo assoluto sotto alla bandiera a scacchi al termine di una gara molto convincente.
Il Campionato Italiano Gran Turismo tornerà in pista dal 9 all’11 settembre, dopo la pausa estiva, per l’appuntamento di Vallelunga. (foto:cerqui)

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Mafia: dedichiamo una strada a Emanuela Loi

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

emanuela loi“In occasione del 24° anniversario della strage di via D’Amelio, a Palermo, in cui morirono per mano della mafia il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta, il Dipartimento Tutela Vittime di Fratelli d’Italia-AN esprime il suo sostegno e la sua solidarietà alle forze dell’ordine e di polizia per il lavoro e l’impegno profusi alla sicurezza dell’intera collettività. Estende, inoltre, a tutto il territorio nazionale l’iniziativa promossa dall’Area Tutela Vittime di Foggia volta a intitolare, in tutti i capoluoghi e le principali città italiane, una via a Emanuela Loi, tiratrice scelta facente parte della scorta del giudice, persona di grande coraggio e con forte dedizione per il suo lavoro” dichiara Cinzia Pellegrino, Coordinatore Nazionale del Dipartimento.
“Ci sembra più che doveroso omaggiare una ragazza che con la sua forza ha sfidato l’omertà della mafia. Con lei commemoriamo e ricordiamo con orgoglio tutte le persone che si sono schierate contro le organizzazioni criminali, affinché la speranza di sconfiggere ‘Cosa Nostra’ non si spenga mai”, continua la Pellegrino.
“Fratelli d’Italia non ha mai negato il suo sostegno a coloro che ogni giorno indossando la divisa mettono a repentaglio la loro vita. Emanuela detiene il triste primato di prima donna agente di polizia morta in servizio. La nostra iniziativa rappresenta un gesto di sensibilità alla memoria di una persona che ha svolto il suo lavoro con passione arrivando a sacrificare la sua giovane vita per difendere la collettività”, conclude Antonella Zuppa, Referente del Dipartimento per la Provincia di Foggia ed ideatrice della proposta. (foto: emanuela loi)

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Nizza: serve una svolta storica

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

Putin Views Russian Arms On Display At ExpoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Dopo i tragici fatti di Nizza, oggi è il momento dell’unità, non della polemica. E proprio per questo ci permettiamo di indicare al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, la strada da seguire per dare una risposta coesa e decisa a quello che sta accedendo in Europa e nel mondo.Una nuova Pratica di Mare, vale a dire una grande alleanza che ripeta lo schema del 28 maggio 2002, quando le porte dell’Alleanza atlantica, che fino ad allora contava 19 paesi, si aprirono a quello che fino a pochi anni prima era stato il grande nemico: la Russia. Su iniziativa lungimirante del presidente Silvio Berlusconi e con l’Italia protagonista della straordinaria operazione, si mise così fine alla contrapposizione che aveva caratterizzato gli anni della guerra fredda e si inaugurò una nuova fase della storia mondiale, che aveva come obiettivo primario la lotta contro il terrorismo. Stesso mostro, ancor più agguerrito, che l’Europa si trova a dover combattere oggi. Se Renzi ha coraggio e vuole imporre una svolta storica ai drammatici giorni che viviamo proponga una nuova Pratica di Mare. Un nuovo punto di partenza per una risposta forte, decisa e coordinata al male”.

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Immigrati e religioni in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

immigratiSecondo le più recenti stime della Fondazione Ismu, gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2016 che professano la religione cristiana ortodossa sono i più numerosi (oltre 1,6 milioni), seguiti dai musulmani (poco più di 1,4 milioni), e dai cattolici (poco più di un milione). Passando alle appartenenze religiose minori, i buddisti stranieri sono stimati in 182mila, i cristiani evangelisti in 121mila, gli induisti in 72mila, i sikh in 17mila, i cristiano-copti sono circa 19mila. L’indagine dell’Ismu mette in mostra che il panorama delle religioni professate dagli stranieri è molto variegato e sfata il pregiudizio secondo cui la maggior parte degli immigrati professa l’islam. Per quanto riguarda le incidenze percentuali i musulmani sono il 2,3% della popolazione complessiva (italiana e straniera), i cristiano-ortodossi il 2,6%, i cattolici l’1,7%1. Per quanto riguarda le provenienze si stima che la maggior parte dei musulmani residenti in Italia provenga dal Marocco (424mila), seguito dall’Albania (214mila), dal Bangladesh (100mila), dal Pakistan (94mila), dalla Tunisia, (94mila) e dall’Egitto (93mila).
Circa un terzo dei cristiani ortodossi vive in Lombardia e nel Lazio. La regione in cui la presenza di stranieri di fede cristiano-ortodossa è maggiore è la Lombardia, con 265mila presenze; segue il Lazio (260mila), il Veneto (176mila), il Piemonte (163mila), l’Emilia Romagna (157mila) e la Toscana (116mila). Le incidenze maggiori si registrano nel Lazio in cui i cristiano-ortodossi stranieri sono il 4,4% della popolazione complessiva, in Umbria (4%), in Piemonte (3,7%) e in Veneto (3,6%).
I musulmani si concentrano soprattutto in Lombardia ed Emilia Romagna. La regione in cui vivono più stranieri residenti di fede musulmana, minorenni inclusi, è la Lombardia: sono 368mila (pari al 26% del totale degli islamici presenti in Italia). Al secondo posto troviamo l’Emilia Romagna con 183mila musulmani (pari al 12,8% del totale degli islamici in Italia), al terzo il Veneto dove i musulmani sono 142mila (pari al 10% del totale)2, al quarto il Piemonte con 119mila presenze. Per quanto riguarda la provenienza, quella relativa ai marocchini costituisce la principale collettività nazionale musulmana in ciascuna delle quattro regioni con il maggior numero di cittadini stranieri che appartengono all’islam (ovvero in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte). Nel Lazio invece primeggiano i bangladeshi e in Toscana gli albanesi.
Gli immigrati cattolici sono presenti soprattutto in Lombardia e nel Lazio. La regione italiana in cui vivono più immigrati cattolici è la Lombardia, con 277mila presenze, seguita dal Lazio (152mila), dall’Emilia Romagna (95mila), dalla Toscana (84mila), dal Veneto (78mila) e dal Piemonte (78mila). In Liguria e in Lombardia gli stranieri cattolici residenti son il 2,8% della popolazione residente totale italiana e straniera, nel Lazio sono il 2,6% e in Umbria il 2,4%.

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Scuola: “Insegnanti religione penalizzati. Bandire nuovo concorso”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

scuola“La Buona Scuola sembra aver penalizzato gli insegnanti di religione determinando una profonda differenziazione tra docenti di ruolo e con contratto a tempo. Ho sottoposto la questione al Ministro dell’istruzione al fine di trovare le giuste soluzione e dare idonee risposte a questi docenti vista la loro importante funzione pedagogica e culturale. La legge sulla Buona Scuola, ha trascurato, di fatto, le problematiche relative ai docenti di religione che da anni sono presenti nel nostro ordinamento; tra queste, ad esempio, l’inserimento dei suddetti nell’organico funzionale, la condizione di precariato, nuovi concorsi, mancate intese tra Miur e Cei. Tutte questione per le quali il Ministero deve offrire delle soluzioni adeguate prevedendo, anche per loro, l’ inclusione all’ interno dell’autonomia scolastica” lo dichiara, Nino Minardo, deputato di Area popolare.“Sarebbe utile bandire entro il 2017 un nuovo concorso per l’ immissione in ruolo degli insegnati di religione precari e ripristinare la possibilità per gli stessi di svolgere l’incarico di vicario. E’ importante, inoltre, prevedere una classe di concorso per gli insegnanti di religione ed una valutazione numerica degli stessi, secondo le modalità previste per gli altri insegnamenti. In ultimo è opportuno e necessario da risposte adeguate a coloro i quali hanno svolto la propria attività come docenti precari, superando contrattualmente la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi. In particolare, è utile ricordare come la normativa europea preveda l’ obbligo di stabilizzazione per i suddetti docenti e come numerose sentenze emesse dal giudice italiano abbiano dato ragione ai ricorrenti” conclude.

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Salute – Binetti (Ap): “Ruolo medico centrale in nuovi Lea”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

Lorenzin beatrice“Continua il dibattito sui nuovi LEA, su cui oggi è nuovamente intervenuto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha affermato con chiarezza e fermezza che il medico potrà continuare a prescrivere tutto quanto riterrà opportuno. A questo punto qualcuno ha parlato di appropriatezza ‘soft’, come se l’esplicito riconoscimento del senso di responsabilità con cui il medico affronta la relazione di cura dei pazienti potesse significare una sorta di autorizzazione a prescrivere accertamenti diagnostici, senza tener nel dovuto conto anche i risvolti economici che ogni decisione comporta” lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.“Le nuove norme sull’appropriatezza prescrittiva introdotte dai nuovi Lea sottolineano il ruolo fondamentale della deontologia professionale che impegna in coscienza il medico a svolgere un ruolo che ha profondi risvolti etici anche sul piano economico. Si riafferma la centralità del medico che, nelle sue decisioni deve avere come unico criterio orientatore il diritto del malato a ricevere le cure necessarie, sulla base degli approfondimenti necessari. Non è questione di una sorta di neo-paternalismo medico che dovrà decidere in scienza e coscienza, ma che in definitiva potrà fare quel che vuole” continua.
“E’ piuttosto in gioco un nuovo modello di formazione per la classe medica, in cui accanto alle conoscenze e alle competenze cliniche, dovrà acquisire anche una solida competenza economica, per valutare correttamente ciò che è necessario a questo paziente, senza fargli mancare nulla, ma evitando quel consumismo inutile di indagini o di prescrizioni superflue. I nuovi Lea rendono atto alla dignità del medico della sua capacità di decidere avendo sempre presente anche le tematiche proprie della sanità pubblica, e della valutazione complessiva dei processi” conclude.

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Referendum e raccolta firme del PD

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

referendum“Referendum Ridicolo il Partito democratico che si autoincensa per il raggiungimento della raccolta firme per la consultazione costituzionale. Non per soldi ma per denaro”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“La raccolta firme popolare, pur legittima e prevista dalla legge, è stata non solo moralmente discutibile ma anche politicamente inutile, in quanto il Partito democratico aveva già raccolto le firme necessarie per chiedere e ottenere il referendum confermativo tra i suoi parlamentari. La raccolta firme – che ha avuto un iter assai accidentato e che nelle ultime settimane pare abbia avuto il supporto, evidentemente interessato, di alcune organizzazioni parapolitiche (vedi Coldiretti) – aveva, dunque, come unico scopo quello di fare cassa, quello di spillare oltre mezzo milione di euro al finanziamento pubblico. Ai fini del referendum, ripetiamo, la raccolta popolare delle firme era assolutamente inutile, pleonastica.
Nel fronte opposto l’unico Comitato per il No che ha ritenuto utile avviare la raccolta delle firme è stato quello presieduto da Alessandro Pace e da Gustavo Zagrebelsky, sostenuto da Sel, che però non è riuscito a raggiungere il traguardo delle 500mila firme.
L’altro grande Comitato per il No, quello del centrodestra unito – presieduto dal presidente emerito della Corte costituzionale, Annibale Marini, e composto da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia -, non ha ritenuto di dover far partire la macchina organizzativa per raccogliere le firme, avendo già ottenuto la consultazione costituzionale con la sottoscrizione, da parte di tutti i parlamentari del fronte del ‘no’, della formale richiesta presentata a Palazzo Madama e a Montecitorio.
Nessun flop dunque, ma coerenza e buon senso da parte del nostro Comitato. Discutibile, invece, l’uso della legge, unicamente per fare cassa, da parte del Pd di Renzi-Boschi. Più che un fatto democratico, dunque, un trucco furbesco per appropriarsi di finanziamenti pubblici. Bella coerenza. Altro non c’è da dire”, conclude Brunetta.

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Fibromialgia, Emilia Romagna prima Regione a fare luce sulla “malattia invisibile”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

bolognaBologna. Istituito dalla Regione Emilia Romagna un Gruppo tecnico di lavoro sulla fibromialgia: si tratta della prima Determina regionale in Italia su questa complessa patologia, che colpisce il 2-4% della popolazione generale; in Italia si stimano circa 900.000 fibromialgici, pazienti cosiddetti ‘invisibili’.
La fibromialgia, o sindrome fibromialgica (SFM), è una malattia molto frequente eppure difficile da riconoscere a causa dell’assenza di specifici esami in grado di certificarne i sintomi e il dolore, cronico e diffuso, che la caratterizza, e proprio per questo viene spesso definita “malattia invisibile”. Adesso, anche a seguito dell’acceso dibattito nazionale, nato per fare chiarezza sulla gestione di questa patologia che può creare serie invalidità, al quale hanno partecipato AMRER – Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna, Istituzioni regionali, clinici e cittadini, arriva la prima Determina a livello nazionale, pubblicata in questi giorni in Gazzetta Ufficiale, con la quale la Regione Emilia Romagna costituisce un Gruppo tecnico di lavoro dedicato alla fibromialgia. La risoluzione della Regione Emilia Romagna segue il recepimento da parte dell’Assessorato regionale alle pressanti richieste non solo da parte dell’Associazione pazienti ma anche da diversi gruppi di malati spontaneamente riunitisi, riguardo a un riconoscimento della sindrome fibromialgica sia per la presa in carico sia per l’invalidità che ne deriva.
Il Gruppo tecnico, composto da una squadra di 15 esperti, tra cui componenti dell’Associazione dei pazienti ed esperti delle tre Aree Vaste emiliano-romagnole, lavorerà a pieno ritmo fino al 31 dicembre prossimo.
«Questa determina della Regione Emilia Romagna non rappresenta la soluzione del problema, ma una concreta presa d’atto del bisogno dei pazienti e la volontà da parte dei decisori politici regionali di fornire risposte concrete e valide per realizzare una presa in carico appropriata al bisogno del malato – dichiara Daniele Conti, Responsabile Area Progetti AMRER – ad oggi le esperienze maturate sul territorio italiano sono state da un lato limitate a livello locale, mi riferisco alle esperienze delle Province di Trento e Bolzano, dall’altro legate ad impegni putativi di programmazione futura nei piani sociosanitari. Come Associazione apprezziamo la risposta concreta data dalla Regione Emilia Romagna; adesso dovremo lavorare sodo per raggiungere quanto prima proposte condivise e per fornire una presa in carico dei pazienti reale, appropriata ed efficace. L’urgenza di offrire una risposta concreta nasce anche dalla necessità di spezzare la catena di soluzioni a dir poco fantasiose che spopolano sul web e che espongono a rischi severi per la salute decine e decine di malati oltre a incidere negativamente a livello economico».
La fibromialgia, con una prevalenza del 2-4% nella popolazione generale, sembra prediligere il sesso femminile con un rapporto uomo-donna di 1:8 e un esordio tra i 25-35 anni per i maschi e per le femmine tra i 45 e i 55 anni. Il 15% delle visite specialistiche presso un ambulatorio reumatologico è erogato per pazienti con questa sindrome, che rappresenta anche il 5% delle visite presso un medico di medicina generale.
Il Gruppo tecnico di lavoro regionale nei prossimi mesi si adopererà per migliorare la conoscenza della malattia e la sua epidemiologia (incidenza e prevalenza), per stabilire l’appropriatezza diagnostica e dei trattamenti, per proporre percorsi e prestazioni assistenziali appropriati, e infine per programmare interventi di comunicazione e formazione per gli operatori, i pazienti e le loro famiglie.

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Ilva, per commissione Ambiente Pe Ancora tanta strada per conformità impianto con normativa comunitaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

ilvaAl termine della visita della delegazione di eurodeputati della Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento europeo all’Ilva di Taranto e dell’incontro col presidente della regione Puglia Michele Emiliano, il capo delegazione On. Giovanni la Via (PPE/IT) ha dichiarato:”C’è ancora molto da fare per rendere l’impianto rispondente alle normative europee e compatibile con gli standard più tecnologicamente avanzati. Tanti interventi sono stati effettuati ma la strada è ancora lunga.”La complessità data dalle dimensioni del sito e dalla maestosità di alcuni interventi necessari, come ad esempio la copertura dei parchi minerari, ci fanno comprendere che i tempi non saranno rapidi.”Si tratta di un sito strategico per la nostra nazione e bisogna intervenire con un obiettivo chiaro: la difesa di un binomio imprescindibile, salute e lavoro.Dobbiamo preservare la salute dei cittadini di Taranto e delle fasce più vulnerabili della popolazione, come i bambini, ma anche quei posti di lavoro che garantiscono a oltre 12.000 famiglie la possibilità di guardare al futuro.La salute dei lavoratori e dei cittadini non è negoziabile. Ci sono ancora delle mancanze gravi, nonostante l’80% di attuazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia).Il nostro compito, come rappresentanti diretti dei cittadini, è proprio quello di fare tesoro di quanto ascoltato e visto in questi giorni, e migliorare il futuro di questa comunità, per ridare speranza alle persone che abbiamo incontrato e che hanno condiviso con noi le loro esperienze e i loro duri racconti di vita in momenti molto toccanti.”Hanno fatto parte della delegazione in visita a Roma, Taranto e Bari fra il 13 e il 15 luglio 2016 i seguenti eurodeputati:
– Giovanni La Via, Presidente della Commissione ENVI al Parlamento europeo e capo delegazione (EPP/IT);
– Massimo Paolucci, Nicola Caputo ed Elena Gentile (S&D/IT);
– Piernicola Pedicini (EFDD/IT);
– Eleonora Forenza (GUE/NGL/IT);
– Nikolay Barekov (ECR/BG);
– Jasenko Selimovic (ALDE/SV).

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Carta d’identità elettronica. Il Paese dei campanelli…. quando alla burocrazia subentra la ‘malacrazia’

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

pagamenti elettronici“Il Paese dei campanelli”, e’ una simpatica operetta dell’inizio del secolo scorso, ma la sua trama e’ diventata col tempo un modo di dire, cioe’ un Paese in cui e’ facile dimenticare le magagne del passato perche’, piu’ che la memoria conta il quieto vivere.
Ed e’ per l’appunto in questo Paese che si sta dispiegando la vicenda della carta d’identita’ elettronica (CIE – tessera plastificata munita di microchip), che proprio in questi giorni vede il debutto della ennesima sperimentazione di una nuova versione negli stessi Comuni coinvolti da quelle precedenti. Questo accade dopo undici anni dalla decisione di adottarla (2005: come strumento di accesso ai servizi web della PA, quali l’invio di documenti e/o i pagamenti online di tributi locali, di rette scolastiche, multe, etc.) e dopo dieci anni (2006) da quando sarebbe dovuta partire ufficialmente su tutto il territorio nazionale.
Negli anni sono nati e tramontati diversi progetti in merito: che la CIE diventasse l’unico strumento per accedere ai servizi in rete delle pubbliche amministrazioni, e la sua unificazione con la tessera sanitaria e la carta nazionale dei servizi (progetto di creazione di un documento unico, voluto dal Dl 70/2011 e poi abrogato dal Dl 78/2015).
Dopo la fase che parte ora, per la diffusione su tutto il territorio nazionale si devono aspettare decisioni ministeriali e dell’apposita commissione interministeriale creata allo scopo.
Al momento della richiesta viene rilasciata la prima parte dei codici PIN/PUK utili per il riconoscimento sui siti della pubblica amministrazione e per lo sblocco. Dal momento della richiesta in Comune la carta, con la seconda parte dei codici, dovrebbe essere consegnata entro sei giorni lavorativi. In futuro dovrebbe essere possibile presentare la richiesta telematicamente grazie al sistema CIEOnline ancora non attivo. Le carte di identità cartacee ed elettroniche rilasciate secondo le regole precedenti rimangono valide fino alla loro naturale scadenza. Il costo di questa carta si aggira intorno ai 25 euro (22,21 a Firenze, per esempio) contro i 5,42 di quella cartacea. E chissa’ perche’ costa di piu’, visto che e’ considerata un elemento di semplificazione e di spending review del rapporto tra cittadino e PA. Ma -si sa- se c’e’ un motivo perche’ lo Stato in cambio di un presunto migliore servizio, anche se lo stesso gli costa meno semplificando una serie di passaggi, ci possa speculare, non certo si tira indietro: nella fattispecie, la differenza tra 5,42 incassati dal Comune e i 22,21 che paga l’utente, va all’amministrazione centrale dello Stato. La validita’, come quella cartacea, e’ di 10 anni. Per dettagli e’ consigliabile rivolgersi al proprio comune di residenza.
Nel Paese dei campanelli, per arrivare ad oggi -sempre sperimentale, e non e’ detto che succeda quanto gia’ accaduto nella precedenti fasi sperimentali, cioe’ inutili- si e’ arrivati a questa decisione grazie a questo iter normativo di 12 passaggi, tra Dl (decreti legge). D.lgs (decreti legislativi), Dpr (decreti del presidente della Repubblica) e DM (decreti ministeriali).
Fiduciosi aspettiamo che tutto finisca bene, ma crediamo sia importante informare i cittadini di come suonano i campanelli nel nostro Paese, si’ da non meravigliarsi di nulla e, magari, continuare sornionamente con occhi commiserevoli, come la burocrazia si sia trasformata in “malacrazia”… tanto gli attori non pagano, ma le vittime (i cittadini) sono e rimangono tali. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Diagnostica reticolare non distruttiva, la tecnologia diventa “portatile”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

locandinaRagusa giovedì 21 luglio alle ore 18.00 nella Sala Ideal di Piazza Libertà Giovanni Berti, docente di Scienze dei materiali nell’Università di Pisa, che ha ottenuto un brevetto internazionale e vari premi in tutto il mondo, ne parlerà. Un robot portatile che analizza ai raggi “X” lo stato di salute di opere d’arte, edifici, monumenti e impianti industriali, identificando eventuali minacce e microlesioni presenti nella struttura profonda della materia. Si chiama DifRob® la brillante invenzione di Giovanni Berti,
Per l’occasione il sindaco di Ragusa Federico Piccitto porterà i saluti della città al pubblico in sala e ai convegnisti. Seguiranno gli interventi di Corrado Monaca, responsabile per la sperimentazione di Betontest, e di Giovanni Berti che sin dal 2009 hanno collaborato alla sperimentazione del robot sui materiali delle costruzioni.
Nel suo intervento lo scienziato pisano illustrerà le vaste possibilità di applicazione del DifRob®, la versatilità e flessibilità della sua tecnologia, nonché le peculiarità e i vantaggi della diagnostica precoce. In pratica DifRob® funziona come un normale diffrattometro da laboratorio, ma ha dimensioni compatte che lo rendono facilmente trasportabile. Questa caratteristica consente di eseguire le diagnosi senza dover prelevare campioni di materiale e trasportarle in laboratorio, ma effettuando l’analisi direttamente sul posto dove si trova il manufatto. Il sistema si adatta all’oggetto da analizzare attraverso l’esclusiva movimentazione robotica per le diagnosi.Con questo sistema si eviteranno indagini distruttive e invasive mediante carotaggi o prelievi di campioni e si otterrà una notevole riduzione dei costi e dei tempi. Uno dei settori principali d’impiego del DifRob® è proprio quello dei beni culturali e del restauro delle opere d’arte, grazie alla possibilità di conoscere immediatamente la composizione chimica dei materiali, la presenza di tensioni dovute a carichi meccanici, ecc. Non a caso se ne sono avvalsi, tra gli altri, l’Opificio delle Pietre dure e il Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze per l’analisi di opere d’arte e ampolle in vetro e in cristallo di rocca. Il robot è prodotto da XRD-Tools, azienda spin off dell’università di Pisa fondata dallo stesso Berti, per trasferire sul piano pratico i risultati delle ricerche ottenuti nel campo della “On-site X-Ray Diffraction”. Il convegno è realizzato con il patrocinio dell’Assessorato regionale ai Beni culturali, la Soprintendenza di Ragusa e il Comune di Ragusa, la Betontest – laboratori tecnologici e di ricerca, e la XRD-Tools. (fonte: Giovanni Criscione) (foto: locandina)

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UNICEF: 200 milioni di donne e ragazze con FGM (Mutilazioni Genitali Femminili)

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

unicefAlmeno 200 milioni di donne e ragazze che oggi vivono in 30 paesi nel mondo hanno subito Mutilazioni Genitali Femminili (FGM) – che possono provocare terribili sofferenze fisiche e psicologiche, emorragie, HIV, infertilità e morte.Secondo gli ultimi dati dell’UNICEF, circa due terzi degli uomini, delle donne, dei ragazzi e delle ragazze – nei paesi in cui le Mutilazioni Genitali Femminili (FGM) sono comuni – dicono di voler porre fine a questa pratica. Nei paesi in cui i dati sono disponibili, il 67% delle ragazze e delle donne e il 63% dei ragazzi e degli uomini sono contrari all’uso di questa pratica nelle loro comunità.I dati mostrano che in molti paesi gli uomini si oppongono alle FGM molto più duramente rispetto alle donne. In Guinea – il paese con il secondo più alto tasso al mondo – il 38% degli uomini e dei ragazzi sono contro la pratica delle MGF, rispetto al 21% delle ragazze e delle donne. Lo stesso scenario in Sierra Leone dove il 40% degli uomini e dei ragazzi vuole che la pratica finisca, rispetto al 23% delle ragazze e delle donne.La più grande differenza tra la percezione degli uomini e delle donne sulle MGF si riscontra in Guinea, dove il 46% degli uomini e dei ragazzi ritiene che le FGM non portino alcun beneficio, rispetto a soltanto il 10% delle donne e delle ragazze. I dati mostrano anche che in oltre la metà dei 15 paesi in cui i dati sono disponibili, almeno 1 ragazza o donna su 3 pensa che le FGM non porti benefici.Oltre ad una vasta maggioranza di persone che si oppongono a questa terribile pratica lì dove si concentra, ci sono anche esempi di un crescente slancio e impegno per porre fine alle FGM.Nel 2015, sia in Gambia che in Nigeria sono state adottate leggi nazionali che criminalizzano la pratica delle FGM. Oltre 1.900 comunità, con una popolazione corrispondente a circa 5 milioni di persone, nei 16 paesi con dati disponibili, hanno presentato pubblicamente dichiarazioni di rinuncia alle FGM. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile adottati dalle Nazioni Unite a settembre 2015 comprendono anche l’obiettivo di eliminare entro il 2030 tutte le pratiche più terribili come le Mutilazioni Genitali Femminili e i Matrimoni Precoci.La ricerca dell’UNICEF rileva anche una possibile connessione tra l’istruzione materna e la probabilità che una figlia possa subire mutilazione/escissione. Tra i 28 paesi con dati disponibili, circa 1 su 5 tra le figlie di donne che non hanno ricevuto un’istruzione è stata sottoposta a FGM, rispetto ad 1 su 9 tra le figlie di madri che avevano almeno un’istruzione secondaria.“Nonostante le Mutilazioni Genitali Femminili siano associate alle discriminazioni di genere, i nostri dati mostrano che la maggior parte dei ragazzi e degli uomini attualmente sono contrari”, ha dichiarato Francesca Moneti, Specialista UNICEF per la Protezione dell’Infanzia. “Sfortunatamente, il desiderio del singolo di porre fine alle mutilazioni genitali femminili è spesso nascosto e molte donne e uomini continuano a credere che la pratica sia necessaria affinché queste donne possano essere accettate nelle loro comunità.” “I dati possono giocare un ruolo importante nel far venire a galla le vere opinioni delle comunità sulle Mutilazioni Genitali Femminili,” ha continuato Moneti. “Quando gli individui diventano coscienti che altre persone non supportano la pratica, diventa più semplice per loro porre fine alle FGM. E’ necessario continuare a lavorare con i giovani, gli uomini, le donne, le comunità, i leader religiosi e politici per sottolineare questi importanti traguardi e i terribili effetti delle MGF, per accelerare il progresso e porre fine alle FGM.”
L’UNICEF e l’UNFPA portano avanti congiuntamente il più grande programma a livello globale per porre fine alle FGM. Attualmente è sostenuto in 17 paesi, in cui si lavora ad ogni livello nazionale e comunitario.

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Vogliamo finire così, come nella foto che vi proponiamo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

strage nizzaNuovo OpenDocument. Se così accadrà….la responsabilità, storicamente innescata anche dagli occidentali, verrà perfezionata e condivisa dal sogno musulmano di conquistare e piegare l’occidente! Dalle pagine de IL Mattino il sociologo Alessandro Orsini semplifica tutto. (potete trovare l’intero editoriale a questo indirizzo ilmattino.it Egli scrive che gli occidentali hanno una percezione di aumento dei pericoli del terrorismo solo perchè non si accorgono (ndr. siamo tutti deficienti?) di quello che accade in giro per il mondo, soprattutto in Iraq, Siria, Afghanistan, Pakistan e Nigeria che fanno il 74 per cento dei morti in attentati…Egli scrive che dobbiamo ragionare e possibilmente non avere atteggiamenti “infantili” come “chiudere gli occhi o non sbattere i piedi per terra in segno di stizza, per la nostra serenità turbata”(siamo tutti dei bambini?) che bisogna rimanere lucidi, che i terroristi non colpiscono l’Italia perchè non è tra i paesi europei che vanno a bombardarli al fianco degli americani e…quindi…”se è vero ciò che i terroristi islamici hanno sempre affermato, e cioè che colpiscono soltanto i Paesi occidentali da cui sono colpiti – oppure oltraggiati – l’Italia è relativamente al sicuro”, salvo poi dire che “il terrorismo è tra noi…che è urgente aumentare la spesa per la sicurezza nazionale”.Orsini forse pensa che “blindando” unilateralmente il mondo saremo in grado di controllare ogni luogo in cui le persone civili si aggregano? Saremo capaci di individuare tutti gli stronzi assassini che, purtroppo, si stanno preparando a colpirci? Praticamente impossibile (nella piccola e turistica Grado ne hanno individuato uno…tanto per…) e che l’Italia, maestra di buonismo ed istrionico paraculismo rimanga indenne? Ma italiani sono già morti “macellati”…erano italiani, anche se all’estero…e se erano italiani…allora perchè infierire?
Non ci sono zone franche in questa guerra totale portata all’occidente. Quello che manca è la nettissima presa di posizione del mondo musulmano, le piazze piene di musulmani (visto che ci sono e li abbiamo coccolati) che si scatenano contro i mostri covati al loro interno, quello che manca è una dichiarazione assoluta e mondiale dei musulmani di porsi dalla parte della non violenza…tutto questo non c’è o non viene percepito perchè non basta certamente qualche voce veicolata in questa o quella intervista. Vogliamo vedere milioni di cartelli , soprattutto musulmani, levati al cielo laddove si possano alzare. Perchè è vero, ci sono luoghi dove dove questo non è possibile, in quei luoghi dove anche i musulmani muoiono, vittime dei mostri covati all’ombra di Maometto. Non si tratta allora di questo o quel Paese fortunatamente non ancora toccato (noi invece temiamo di piangere come gli amici francesi). Si tratta di ribellarsi totalmente al terrore, in una collaborazione sancita, pubblica, incessante, planetaria che veda i musulmani consegnare i loro mostri alla civiltà. Il nostro cordoglio va alle innocenti vittime di Nizza. (fonte:EuroregioneNews)

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Istruzione: l’on. Nissoli accoglie gli studenti del “Programma Ponte”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

programma ponteRoma. “Ho accolto, a Montecitorio, un gruppo di studenti universitari provenienti dagli USA, dal Brasile e dall’Argentina, guidati dalla Signora Lucia Morello, sotto l’egida dell’Associazione AIAE che promuove il Programma Ponte. Tale Associazione, presieduta dalla Professoressa Josephine Maietta, opera dal 1997 negli USA e porta avanti, da quasi 20 anni, il Programma Ponte, rivolto agli studenti di origine italiana all’estero. Un Programma, sotto la direzione scientifica del Prof. Luigi Troiani, che ritengo debba essere sostenuto e valorizzato. Sento, in modo particolare, il dovere di ringraziare i docenti impegnati nella promozione della lingua italiana e nel costruire “ponti” con la cultura di origine dei discendenti degli italiani all’estero, senza il loro spirito di dedizione a poco servirebbe l’impegno delle Istituzioni”. Lo ha dichiarato l’on. Fucsia FitzGerald Nissoli (eletta nella Circoscrizione estera – Ripartizione Nord e Centro America) in seguito ad un proficuo dialogo con gli studenti del Programma Ponte in visita a Montecitorio. (foto: programma ponte)

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Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, budget 2016-2018: 6,3 milioni l’anno per controlli sulle slot, 1,6 milioni sul gioco online

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

slot machinesROMA – Promuovere il gioco sicuro e contrastare l’illegalità, grazie a nuovi strumenti e a controlli intensificati: è quanto prevede il piano triennale degli investimenti approvato dal Comitato di Gestione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. In particolare, per il settore gioco, riprota Agipronews, sono previsti investimenti da 6,3 milioni l’anno, tra il 2016 e il 2018, per slot e vlt, con accertamenti tecnici, ispezioni e sviluppo dei sistemi di gestione: tra gli obiettivi, anche il contrasto dell’offerta di gioco attraverso i “totem” telematici (terminali che consentono di giocare su siti offshore). Controlli più efficaci e implementazione dei sistemi di gestione, in particolare per l’anagrafe dei conti gioco, in arrivo anche per il gioco online: nel prossimo triennio, prosegue Agipronews, gli investimenti saranno da 1,6 milioni l’anno. Il budget dei Monopoli prevede inoltre una evoluzione degli strumenti informatici per il controllo del gioco del Bingo nelle sale, con una spesa da 1,3 milioni l’anno per i prossimi 3 anni. Inoltre, 1,1 milioni di euro saranno destinati ogni anno per lo sviluppo della gestione delle scommesse ippiche e sportive (con una particolare attenzione alle possibili anomalie prima e durante gli eventi), 535 mila euro per il SuperEnalotto e altri giochi numerici, 462 mila euro per Lotto e lotterie. Il budget degli investimenti triennali prevede anche un “upgrade” per la gestione delle concessioni da parte degli uffici di Aams e degli adempimenti degli operatori, con 1,6 milioni l’anno per tre anni. Infine, 679 mila euro l’anno saranno investiti per incrementare l’efficienza del sistema dei controlli dei Monopoli: entro il 2016 sarà costituita una “Anagrafe unica” della filiera dei giochi e dei tabacchi, con una banca dati centralizzata della rete di vendita e dei soggetti collegati. PG/Agipro

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Policlinico Umberto I: Confermato il blocco dei servizi e lo sciopero del 28 luglio 2016

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

Policlinico La Sapienza RomaRoma. La Direzione Generale tagli gli stipendi al personale e raggiunge gli obiettivi compreso quello di aprire un nuovo reparto all’ Ospedale G. Eastman completamente a pagamento dei cittadini.Appena concluso, con un nulla di fatto, l’ennesimo incontro con la Direzione strategica del Policlinico Umberto I.La Direzione è irremovibile sulla decisione di sospendere l’erogazione del salario accessorio a tutto il personale. Si parla di circa 300 euro al mese per ogni lavoratore.E’ netta la volontà di non trovare valide soluzioni per definire un nuovo accordo per l’erogazione del salario accessorio. La soluzione più facile è quella di tagliare lo stipendio ai lavoratori.Ancora non ci spieghiamo come possa dichiarare, il direttore generale, che il personale non ha raggiunto gli obiettivi e lo stesso si è deliberato il raggiungimento di tutti i suoi obiettivi compreso quello di aprire un Reparto di degenza dedicato completamente all’intramoenia nell’Ospedale G. Eastman, accorpato al Policlinico Umberto I dal 1 gennaio 2016, che sarà completamente a pagamento per i cittadini, con servizi da hotel a 5 stelle. Resta inaccettabile la decisione dell’amministrazione. Non possiamo permettere che i lavoratori, oltre a garantire l’assistenza sanitaria “pubblica” in carenza cronica di personale, attraverso continui doppi turni, siano penalizzati anche con gravi tagli sullo stipendio.
Per questo mercoledì 20 luglio si è indetta l’ennesima assemblea del personale nella quale verranno informati i lavoratori sulle modalità con le quali si procederà all’interruzione dei servizi assistenziali per lo sciopero del 28 luglio, che si svolgerà per l’intera giornata, per ogni turno lavorativo.

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Ungheria: l’UNHCR esprime preoccupazione per le nuove leggi restrittive

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

ungheriaPreoccupa secondo l’UNHCR l’aumento delle testimonianze di violenza, e il deterioramento della situazione al confine con la Serbia. “Siamo profondamente preoccupati per le ulteriori restrizioni da parte dell’Ungheria che stanno portando al respingimento di persone richiedenti asilo e per i racconti dell’uso di violenza e abusi. Queste restrizioni non sono in linea con il diritto comunitario ed internazionale e le testimonianze di violenza dovranno essere oggetto di investigazione.Il numero di rifugiati e migranti al confine tra Serbia e Ungheria ha superato le 1.400 persone, incluse persone che stavano attendendo di entrare nelle zone di transito e quelle che si trovavano nel Centro di Aiuto per Rifugiati nell’area di Subotica. La maggior parte sono donne e bambini che sono particolarmente colpiti dal deterioramento della situazione umanitaria. Gli Stati hanno l’obbligo di garantire che queste persone siano trattate in modo umano, in sicurezza e dignità, e abbiano accesso all’asilo, se desiderano.Le nuove leggi hanno esteso i controlli di confine ad un’area di 8 km all’interno del territorio ungherese, ed autorizzano la polizia ad intercettare le persone all’interno di quest’area rimandandole al di là della recinzione, spesso in aree remote senza servizi adeguati.Ai richiedenti asilo vengono poi date istruzioni di andare in una delle zone di transito lungo il confine per presentare domanda di asilo. Al momento, solamente due zone di transito sono attive, lungo il confine di 175 km tra Serbia e Ungheria, e sono quelle di Roszke e di Tompa, dove in media in un giorno sono ammessi solo 15 individui per ciascuna zona di transito. Da quando la nuova legislazione è divenuta attiva, un totale di 664 persone sono stati rimandate al di là della recinzione. Inoltre, il governo ha significativamente aumentato la sicurezza ai confini, predisponendo 10.000 soldati e ufficiali della polizia e sorveglianza con droni ed elicotteri.”

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L’università deve aggiornarsi

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

John Cabot University«I nostri giovani devono confrontarsi con un mondo occupazionale in continua e velocissima evoluzione. Ciò che è richiesto oggi, potrà rivelarsi anacronistico fra nemmeno 5 anni. Di conseguenza le università, per arginare l’emorragia di matricole e riprendere ad attrarre studenti, devono gettare ponti – ma veri, non metaforici – col mondo del lavoro. Perché dietro l’angolo si profila il rischio di generazioni fantasma». Lo ha dichiarato Michèle Favorite, professoressa di Comunicazione aziendale della John Cabot University, al dibattito dal titolo provocatorio “Serve ancora l’università per trovare lavoro?”, tenutosi nella sede di Trastevere, a cui sono intervenuti manager, docenti e rappresentanti di organizzazioni internazionali di studenti.«La percentuale di laureati in Italia è la più bassa d’Europa. Abbiamo il tasso Ue più alto di NEET (o né-né, cioè persone non impegnate nello studio, né nel lavoro e né nella formazione), quindi di giovani che avranno scarso peso nella creazione di valore per il nostro Paese. Chi se lo può permettere va all’estero e non torna; allora ci chiediamo: chi creerà ricchezza in futuro per l’Italia? Bisogna agire, e in fretta, per invertire la tendenza», ha aggiunto la professoressa Favorite.«È fondamentale portare le aziende nelle università», ha sottolineato Marita Spera, responsabile Public Affairs di American Express. Aggiungendo, sulla base dell’esperienza personale: «È importante anche l’attaccamento alla nazione. In Cina, ad esempio, chi studia e diventa bravo all’estero, poi ritorna e mette a disposizione la propria competenza in patria».Simone Cardarelli, presidente Aiesec (la più grande organizzazione internazionale interamente gestita da studenti) Roma Tre, ha presentato un’anteprima dei dati italiani, estrapolata da un sondaggio appena concluso su oltre 160mila giovani di tutto il mondo. Ebbene, avere uno scopo nella vita per i ragazzi del nostro Paese non è una priorità: è stato infatti inserito al 7° posto per importanza. Al primo c’è la “curiosità” e al secondo “l’amore”. Nel resto del mondo, la famiglia è in cima alla lista e subito dopo c’è lo scopo, cioè la visione del futuro. Alla domanda come vedono la società futura, globalmente i giovani hanno risposto “migliore” nel 68% dei casi; in Italia, invece, uno su due pensa che sarà peggiore.Rilevante, poi, la voce “fonti di informazione”. «In questo – ha detto Cardarelli – l’Italia è allineata al resto del mondo: al primo posto sono risultate le istituzioni accademiche e al secondo la famiglia. Significa che l’università, nonostante tutto, ha sempre il suo peso».«No agli studenti full time. I ragazzi devono capire che c’è un mondo che cambia rapidamente: magari hai in mente una professione, ma non sai che non c’è più. Quindi è indispensabile fare esperienze di lavoro già nel percorso di studio, con il sostegno dell’università. La John Cabot, ad esempio, collabora con oltre 400 fra aziende e istituzioni. E il 90 per cento dei colloqui degli studenti si risolve con successo», ha spiegato Antonella Salvatore, docente JCU e responsabile del Centro per i servizi alla carriera.«Le aziende, giorno per giorno, riallineano le proprie strategie per rimanere sul mercato. Di conseguenza necessitano di persone flessibili, dotate di soft skills, cioè di abilità comportamentali, che sappiano impegnarsi nella logica di team, sulla base di esperienze di stage effettuate durante il periodo universitario. È terminata l’epoca dei solisti», ha concluso Michele Riela, responsabile Vertical Solutions di Olivetti. (fonte: http://www.johncabot.edu/)

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Referendum: Meno male che c’è Sergio Mattarella

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

mattarella1Con la discrezione che gli è propria, il presidente della Repubblica sta svolgendo una diuturna e preziosa opera di contenimento degli errori (ormai seriali) di Matteo Renzi, e di faticosa compensazione delle conseguenze del rapido consumarsi del credito che il presidente del Consiglio si era conquistato due anni fa e che le elezioni europee avevano certificato. Non capendo, pur atteggiandosi a mago della comunicazione, che paga di più una sana autocritica che il voler tenere il punto a tutti i costi, Renzi non si è dato per vinto neppure dopo l’esito disastroso delle amministrative, su referendum costituzionale e legge elettorale, costringendo così Mattarella a lavorarlo ai fianchi per spingerlo su una strada meno disastrosa – soprattutto per il Paese, delle sue fortune personali poco importa – di quella in cui si è infilato. Sempre in silenzio, il capo dello Stato ha cominciato a far passare l’idea che il referendum debba tenersi solo dopo che la legge di Stabilità abbia passato il vaglio di almeno una delle due camere, se non addirittura alla fine del suo percorso parlamentare. Di qui le voci su una data di novembre. Cosa, questa, che darebbe il tempo alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sull’Italicum. E siccome Mattarella sa bene cosa i suoi ex colleghi sono intenzionati a dire – e cioè che il meccanismo di voto non ha i requisiti di costituzionalità e la legge va rifatta, esattamente come per il Porcellum, a cui peraltro somiglia come una goccia d’acqua – ecco che verrebbe sgombrato dal campo della battaglia referendaria l’elemento del cosiddetto “combinato disposto”.Infatti, la parte preponderante di coloro che sono per il NO – e noi siamo tra questi – hanno questa posizione per la contrarietà all’effetto perverso che produce il sommarsi della riforma del Senato con la legge elettorale che prevede il premio di maggioranza e il doppio turno per la Camera. Non solo. Il pronunciamento negativo della Corte sull’Italicum, oltre a costringere a riscrivere daccapo la legge e non semplicemente a introdurre la variante del premio alla coalizione e non più alla lista, toglierebbe di mezzo le ragioni politiche per cui si è ripensato così il Senato – dandolo in mano alle Regioni proprio mentre si vuole, giustamente, controriformare in senso più centralista il titolo V – e questo potrebbe indurre Renzi ad accettare le pressioni di chi gli chiede, anche tra la fila del Pd renziano e della maggioranza di governo, di ripensare la riforma o quantomeno di accogliere l’idea (non casualmente sempre più gettonata, nel mondo politico e in quello accademico) dello spacchettamento dei quesiti referendari.D’altra parte, l’Italia ha un disperato bisogno di incrementare tanto la governabilità quanto l’efficienza e l’efficacia del Parlamento. E non può ottenere questo risultato forzando la mano a scapito dell’uno o dell’altro obiettivo, che vanno perseguiti insieme. Mentre il combinato disposto tra l’Italicum e il finto smontaggio del bicameralismo paritario non va in nessuna delle due direzioni, perché il premio di maggioranza (sempre, ma tanto più come lo assegna la legge appena entrata in vigore) rende illusorio l’aumento di capacità decisionale (vinci ma non governi) e penalizza la funzione di rappresentanza e di proposta del Parlamento, riducendone ancor più la già bassissima funzionalità. Il timore, quindi, è che alla fine ne esca vincitrice l’antipolitica, sia perché l’Italicum è il mezzo più sicuro per mandare i 5 Stelle a palazzo Chigi, sia perché non si sarà affatto sanata, anzi, la frattura tra elettori ed eletti. Ed è un timore che un uomo della storia politica e culturale, oltre che della prudenza caratteriale, di Mattarella non può non avere presente e orientarlo a fare quelle scelte che taluni gli rimproverano di non aver fatto fin qui.Ma se tutto questo il presidente della Repubblica lo sta facendo o lo farà, non sarà certo per una scelta di campo nei confronti di Renzi – che finora ha saggiamente evitato di giudicare – bensì per risparmiare al Paese una crisi politica che, evidentemente, giudica sarebbe esiziale. Di fronte a questi passaggi, fatti con mano felpata ma decisa, Renzi ha due possibilità: o si lascia guidare da Mattarella sulla strada di questo generale reset e smonta, in un modo o nell’altro, il referendum, sapendo che da quel momento in avanti non sarà più palazzo Chigi ma il Quirinale – seppure con modi ben diversi da quelli di Napolitano – a dettare l’agenda politica; oppure punta i piedi, come ha fatto finora (o almeno, fino a qualche giorno fa), e si gioca il tutto per tutto sapendo che a quel punto, se dovesse inciampare, Mattarella non potrà più allungare la mano per evitargli la caduta.
Difficile dire cosa farà Renzi. Di certo sappiamo che se scegliesse la prima opzione userebbe la testa, se optasse per la seconda la pancia. In tutti i casi, è evidente che non può più essere lui, o comunque solo lui, il perno intorno a cui costruire l’alternativa al populismo grillino e leghista. E questo comunque vada a finire la partita interna al Pd. Così come è evidente che la “nuova” centralità del Quirinale è destinata a pesare sullo scenario politico in modo determinante. Poi tutto dipenderà se avrà prevalso la testa o la pancia. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Gli italiani lasciano il Bel Paese: quasi un milione gli emigrati degli ultimi 10 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

eurostat_logoSe la matematica ed i numeri non sono un’opinione il Rapporto del Centro studi ImpresaLavoro, realizzata su elaborazione di dati Eurostat non lascia spazio a dubbi: la crisi inverte i flussi migratori e l’Italia da Paese dell’immigrazione sta diventando Paese non più attrattivo e addirittura d’emigrazione. A sostenerlo, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, nel commentare lo studio statistico che rappresenta una fotografia sui movimenti migratori in uscita dall’Italia nel decennio compreso tra il 2005 e il 2014. Negli ultimi dieci anni gli italiani emigrati all’estero sono stati complessivamente 896.510, di cui 136.328 soltanto nel 2014 (+8,42% rispetto all’anno precedente): una cifra più che raddoppiata rispetto ai 65.029 connazionali che avevano lasciato il Paese nel 2005. È il dato principale che emerge da una analisi del Centro studi ImpresaLavoro, realizzata su elaborazione di dati Eurostat. Nel periodo 2005-2014 ben 114.341 connazionali si sono trasferiti in Germania (17.236 nel 2014, +25,74% rispetto all’anno precedente), 84.955 nel Regno Unito (14.991 nel 2014, +6,65% rispetto all’anno precedente), 62.902 in Francia (10.334 nel 2014, +8,62% rispetto all’anno precedente), 73.613 in Svizzera (11.051 nel 2014, +4,88% rispetto all’anno precedente) e 39.687 in Spagna (4.701 nel 2014, +3,61% rispetto all’ anno precedente). Nello stesso periodo di tempo 44.528 nostri connazionali hanno invece preferito stabilirsi negli Stati Uniti (5.951 nel 2014), 19.305 in Cina inclusa Hong Kong (2.944 nel 2014), 11.510 in Australia (1.873 nel 2014) e 9.479 in Canada (1.307 nel 2014). A trasferirsi all’estero nel 2014 sono stati soprattutto giovani tra i 15 e i 34 anni: in tutto 51.906, con un incremento del 10,33% rispetto al 2013 e in numero più che raddoppiato rispetto al 2005 (quando erano stati 24.832). Le loro mete preferite sono state il Regno Unito (7.675 emigrati, +4,65% rispetto al 2013), la Germania (7.453, +27,49%), la Svizzera (4.242, +8,08%) e la Francia (3.714, +3.80%) e gli Stati Uniti (2.162, +10,48%). Alla luce dei dati fin qui elencati, cresce costantemente negli ultimi anni il numero degli emigrati italiani e quel che preoccupa è l’elevato numero di giovani che scelgono di costruirsi un futuro lontano dal nostro Paese. Negli ultimi dieci anni il numero di italiani under 35 che cercano fortuna altrove è più che raddoppiato: è certamente un segno di un mondo sempre più globale ma anche e soprattutto di un Paese che non riesce a rappresentare un’opportunità per crescere e realizzarsi.

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