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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Turchia: “Perdita democrazia intellettuale è vero dramma”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2016

giornalistiturchia“Che tanti militari fossero coinvolti nel golpe in Turchia era facilmente immaginabile, ma che l’intera rete delle università, pubbliche e private, con la stragrande maggioranza dei rettori ne fosse parte attiva non era così scontato e rende la loro epurazione drammatica per il futuro delle nuove generazioni turche. Da sempre l’università è il luogo naturale in cui prende forma il pensiero critico, la libertà di contestazione argomentata nelle sue radici culturali, l’illusione di una libertà sempre più ricca sul piano della ricerca e della trasmissione del sapere: ma Erdogan ha decapitato tutto ciò. Il danno alla democrazia è enorme, ma pregiudica anche il futuro del Paese, compromettendo quelle funzioni di ricerca e sviluppo su cui si regge la sua modernizzazione”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare. “Non si tratta solo di un processo che decapita la classe intellettuale impegnata nella formazione delle nuove generazioni, ma di una ferita profonda alla storia di un popolo; ad una sorta di cancellazione della memoria storica che pretende di riscrivere il senso degli eventi, la qualità delle alleanze, mettendo gravemente a rischio la costruzione della pace e spostando decisamente il proprio asse strategico dall’Europa occidentale alla Russia. Accanto al rischio del terrorismo – prosegue Binetti – si va facendo strada la presenza destabilizzante del tiranno, che inevitabilmente mette in discussione la nostra speranza di una democrazia globalizzata. In uno spazio virtuale in cui la libertà di espressione e di critica sono possibili, perché solo una sana dialettica tra maggioranza ed opposizione garantisce la libertà di tutti, senza che per questo nessuno debba finire in fondo a qualche galera, sottoposto a torture fisicamente e psicologicamente mortificanti. Un mondo senza opposizione è un mondo irreale che può piacere solo al tiranno che non tollera nessuna manifestazione di pensiero divergente. L’università è invece il luogo in cui si forma il pensiero autonomo, nel confronto tra idee e posizioni diverse, in cui lo studio garantisce forza alle argomentazioni e rispetto per chi la pensa diversamente; c’è la possibilità di dissentire senza per questo essere degli eroi o temere rappresaglie; ci si educa reciprocamente alla democrazia, imparando ad integrare senso della responsabilità e lealtà verso la verità. Senza università tutto ciò diventa molto molto difficile – conclude Binetti – e ai giovani non resta che una alternativa già sperimentata in altre epoche storiche: fuggire, andarsene, inaugurando un nuovo flusso migratorio, oppure dare vita a circoli culturali sotterranei, nascosti, a perenne rischio di nuovi arresti e, Dio non voglia, di pena di morte”.

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