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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 23 luglio 2016

“Danzare per Vivere, Vivere per danzare”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

chiesa sant'alberto trapani1

Trapani Domenica 24 luglio 2016 Martedì 26 luglio 2016 Ore 21.00 Chiesa di Sant’Alberto (Via Garibaldi) Continuano gli eventi multisensoriali organizzati dagli Amici della Musica di Trapani. “Danzare per Vivere, Vivere per danzare”, uno spettacolo di parola, musica, danza e videoproiezione ispirato al libro di memorie della coreografa Helen Lewis “Il tempo di parlare – Sopravvivere nel lager a passo di danza”. Lo spettacolo con coreografia e regia di Betty Lo Sciuto, che lo ha anche ideato, andrà in scena domenica 24 luglio e martedì 26 luglio, alle ore 21.00, nella chiesa di Sant’Alberto, in Via Garibaldi a Trapani. Attrice Simona Malato con i danzatori Silvia Giuffrè, Sara Bonsorte, Marco Calaciura.Lo spettacolo è ispirato alla drammatica esperienza di Helen Lewis, giovane ebrea nata a Trutnov, in Bohemia, di lingua e cultura tedesca, che desiderava diventare una danzatrice. Dalla ricca e affascinante Praga della fine degli anni Trenta del Novecento, dove aveva vissuto durante la formazione, proprio all’inizio della sua carriera nella danza, viene traumaticamente deportata al ghetto di Terezin e in seguito nel lager di Auschwitz. Finalmente poi, la liberazione. L’incredibile racconto di questa donna sopravvissuta all’Olocausto grazie alla passione per la danza e alla solidarietà segreta di coloro che tra i carnefici non dimenticarono la propria umanità, è narrato nella sua toccante autobiografia.
L’evento è organizzato dagli “Amici della Musica” di Trapani in collaborazione con l’Istituto di Cultura Italo- Tedesco di Trapani e l’Ente Luglio Musicale Trapanese.
Biglietti: I biglietti potranno essere acquistati presso la sede dell’evento e presso la sede del Botteghino dell’Ente Luglio Musicale Trapanese (Villa Comunale Regina Margherita, Trapani, tel 0923 29290 – da lunedì a sabato ore 9.00 / 13.00 – lunedì e giovedì ore 16.00 / 18.00).
Costo del biglietto: intero euro 7.00, ridotto euro 5.00 (studenti fino a 24 anni, Soci Fondazione Pasqua 2000 per l’anno 2016, abbonati Amici della Musica 2016 e Stagione Luglio Musicale Trapanese).

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Annullamento contributo scuola Materna Bilingue “Pinocchio” di Francoforte

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

francoforteLa Scuola Materna Bilingue “Pinocchio” di Francoforte sul Meno offre a quarantaquattro bambini da tre ai sei un’educazione bilingue finalizzata a facilitare l’approccio con le classi bilingui delle tre scuole elementari di Francoforte. Compito questo molto importante per favorire l’integrazione dei bambini di lingua italiana nella scuola tedesca. A tal fine particolarmente efficace è la metodologia rappresentata dalla “Fordergruppe”, un gruppo composto da bambini fra i cinque e sei anni guidati ed assistiti da una insegnante di lingua tedesca affiancata da una collega di lingua italiana. Obiettivo del Fordergruppe” è appunto quello di preparare i bambini all’ingresso nelle Scuola elementare con particolare attenzione al potenziamento della competenza linguistica di entrambe le lingue italiano e e tedesco.I positivi risultati raggiunti dalla Scuola Materna Bilingue “Pinocchio” di Francoforte sono attestati dal fatto che i bambini affrontano la transizione e l’inserimento nella scuola elementare senza traumi, con notevole serenità e successo scolastico, ciò è dimostrato anche dal fatto che le domande di iscrizioni sono da anni in continua e sensibile crescita.Il modello educativo della scuola e’ riconosciuto anche dalle autorità tedesche che nel 2002 hanno insignito la Scuola Materna Bilingue “Pinocchio” del “Premio Integrazione della Città di Francoforte”.
Da ultimo la Diocesi di Limburg, con il contributo finanziario della Città di Francoforte e del Land dell’Assia, ha approvato un progetto di ampliamento della struttura della scuola, in forza del quale entro l’inizio del 2018 la stessa potrebbe disporre di un asilo nido bilingue e potrebbe accogliere complessivamente cento bambini da uno a sei anni.
Indubbiamente una educazione bilingue già dalla prima infanzia rappresenta un investimento importante per la formazione culturale, oltre che lo studio della lingua italiana rimane uno dei legami delle nostre comunità all’estero con la madre patria.
Il capitolo 3153, contributi per la diffusione della lingua e cultura all’estero, nel corso dell’ultima legge di stabilità, in prima lettura in Senato presentava un taglio di € -3.293.248; taglio azzerato ed incrementato con l’approvazione di un emendamento di € 3.400.00. Ulteriore taglio di circa 2,6 milioni riferito alle riduzioni delle dotazioni finanziarie delle spese dei Ministeri missione taliani nel mondo e politiche migratorie sono risultati in un ulteriore taglio al capitolo 3153 e che se sommato al suddetto taglio, poi azzerato, rappresentano la riduzione di circa del 50% delle risorse del 2015 esattamente in linea con le politiche di tagli subiti (circa il 70%) negli ultimi anni,Con particolare riferimento alla Scuola Materna Bilingue “Pinocchio” di Francoforte il contributo è stato integralmente annullato mentre quelli per gli altri enti gestori dell’Assia sono stati confermati, in linea con le indicazioni del Comites e del Consolato.
Seppur inserita in un quadro generale di ridimensionamento dei contributi, l’annullamento integrale dei contributi in favore della Scuola Materna Bilingue “Pinocchio”, non trova giustificazioni e potrebbe essere interpretato anche dalle autorità tedesche come un gesto di totale disinteresse da parte delle autorità italiane ad investire nelle nuove generazioni sostenendo iniziative culturali consolidate miranti alla diffusione della lingua e cultura italiana all’estero,
si chiede di sapere quali siano le ragioni che hanno determinato l’annullamento integrale per l’anno 2016 del contributo economico in favore della Scuola Materna Bilingue “Pinocchio” di Francoforte, quali iniziative il Ministro interrogato intende intraprendere al fine di superare le criticità determinatesi con l’obiettivo di garantire la continuità formativa del nostro Paese e della diffusione della lingua e cultura italiana all’estero già fortemente vessata dai ridimensionamenti di bilancio operati nel corso delle ultime leggi di stabilità.

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Mostra: “Cachemire, il segno in movimento”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

Cachemire

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Cernobbio. Fino al 18 settembre 2016 Villa Sucota, Como – Villa Bernasconi, Cernobbio. Apertura: da lunedì a venerdì: 14-18. Sabato e domenica: 10-19 Aperture speciali e visite guidate su prenotazione. Biglietti: Intero: € 8 – Ridotto: € 5 (fino a 25 anni, oltre i 65 e per convenzionati) – Gratuito: fino a 12 anni. E’ aperta la mostra “Cachemire, il segno in movimento”, organizzata dalla Fondazione Antonio Ratti (FAR) e dal Comune di Cernobbio e curata da Margherita Rosina e Francina Chiara, che nelle due sedi di Villa Sucota a Como e di Villa Bernasconi a Cernobbio.
Una goccia dalla punta ricurva declinata in innumerevoli varianti, un disegno seducente di origini antichissime che richiama immaginari esotici, mondi lontani e non solo: tutto questo è il boteh/cachemire (o paisley), uno dei motivi decorativi che hanno attraversato la storia del tessuto e della moda mantenendo inalterato il proprio fascino.
Attraverso i circa 150 pezzi esposti – tra tessuti, scialli, abiti, accessori e cravatteria – la mostra guida il visitatore in un percorso alla scoperta dell’evoluzione e interpretazione del motivo in epoche e Paesi diversi.Sono in mostra scialli indiani ed europei della collezione di Antonio Ratti, una selezione di abiti che spazia dalla metà dell’Ottocento al contemporaneo. Tra i pezzi storici, di particolare interesse un mantello da sera ricamato di Drecoll del 1907, un caraco di velluto medio-orientale della fine del XIX secolo e una vestaglia kimono conservata nel guardaroba di Gabriele D’Annunzio al Vittoriale; tra i pezzi contemporanei un abito di Valentino Boutique indossato da Patty Pravo per un servizio su Vogue, uno chemisier in pizzo bianco di Daniel Hetcher, e, tra gli altri, capi di Mila Schön, Lancetti e Gianfranco Ferré Haute Couture. (foto: Cachemire)

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Campagna di Informazione sulle allergie da punture di api, vespe e calabroni

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

vespaRitorna rinnovata nelle iniziative al servizio dei cittadini, la campagna d’informazione “Punto nel Vivo”, patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus – Federazione Italiana Pazienti (www.federasmaeallergie.org) e realizzata con il contributo incondizionato di ALK-Abellò (www.alk-abello.it). L’iniziativa, partita nella seconda metà di maggio e attiva fino a ottobre inoltrato, ha l’obiettivo di far conoscere agli italiani, regione per regione, l’esistenza e le caratteristiche delle reazioni allergiche da punture di imenotteri, oltre alle terapie con cui trattarle. Una famiglia che comprende oltre 100.000 specie d’insetti, tra i quali, i più noti e comuni sono, le api, le vespe e i calabroni.
In Lazio hanno aderito 7 centri allergologici e i Pronto Soccorso afferenti: 3 a Roma, 3 in provincia di Latina e uno in provincia di Viterbo . In queste strutture il pubblico, nel corso dell’estate, potrà trovare il materiale informativo della campagna.
“La nostra Associazione ritiene importante informare la popolazione sulle reazioni allergiche al veleno da punture di imenotteri – dichiara Sandra Frateiacci, Presidente dell’Associazione Laziale Asma e Malattie Allergiche (ALAMA) – Punto nel Vivo, una campagna di informazione su questa allergia sostenuta dai principali esperti allergologi della nostra regione, rappresenta una grande occasione per accendere un riflettore su un tema di grande attualità, soprattutto nella stagione estiva quando si è più spesso all’aria aperta. La nostra speranza è che la distribuzione del materiale informativo della campagna, sia nei centri di allergologia sia nei Pronto Soccorso, e le informazioni fornite costantemente dalla pagina Facebook di Punto nel Vivo, possano aiutare le persone a distinguere le reazioni normali da quelle allergiche, e spingerle, seguendo i consigli degli esperti, per prima cosa a rivolgersi allo specialista allergologo per una corretta e tempestiva diagnosi.”
9 italiani su 10 punti almeno 1 volta nella vita. 8% la possibilità di essere allergici.
Nel corso della loro vita, 9 italiani su dieci vengono punti da un’ape, vespa o calabrone e fino all’8% di questi può sviluppare una reazione allergica, spesso senza sapere quali possano essere le conseguenze: reazioni locali importanti, con pomfi in sede di puntura superiori al diametro del palmo della mano, casi più rari di shock anafilattico fino all’evento eccezionale del decesso (non meno di 10 casi all’anno accertati in Italia).
Secondo gli esperti è importante ribadire come, secondo i dati, le persone che registrano il maggior numero di reazioni allergiche da veleno di imenotteri sono in primis gli apicultori, attività molto diffusa nel Lazio, che con tutta evidenza hanno un rischio, classificabile come professionale, che li porta a registrare fino al 32% delle reazioni sistemiche. Mentre un discorso diverso va fatto per gli anziani che diventano allergici agli imenotteri, il cui problema consiste nel rischio di sviluppare reazioni più gravi nella fragilità, dovuto nella maggioranza dei casi alla presenza di patologie concomitanti, con particolare riferimento alle malattie cardiovascolari.Per maggiori informazioni sulle iniziative della campagna e sui centri allergologici di riferimento è possibile consultare: http://www.facebook.com/puntonelvivo e http://www.federasmaeallergie.org

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Un governo incapace di governare con un sistema di leggi stabili

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

Palazzo chigi1”Questo decreto legge nasce dall’incapacità di governare attraverso un sistema di norme stabili nel tempo. Si lavora sempre e soltanto sull’emergenza, rattoppando, prorogando, derogando”. È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli intervenendo in aula sulla fiducia apposta dal Governo al dl enti locali. “Emerge in modo chiaro – ha aggiunto – che questI decreti rappresentano un groviglio di contraddizioni. Lo Stato da un lato, nelle leggi di stabilità, fa quadrare i conti dell’amministrazione centrale, prelevando somme ingenti dalle casse regionali e dagli altri enti locali e poi, ogni anno, vara un decreto-legge per mettere una toppa all’imminente tracollo finanziario degli stessi enti, salvo tornare a dicembre a colpire con la stessa illogicità”.“In Commissione – ha osservato Rampelli – il Governo è perfino andato contro la ragioneria generale dello stato, contro se stesso, facendo approvare emendamenti privi della necessaria “bollinatura”. “Ma il paradosso sta nelle norme tese a pagare gli allevatori per diminuire la produzione di latte. In un’economia in difficoltà dare soldi per diminuire la ricchezza è indecente, un vero schiaffo alla povertà Vale a dire che grazie a Renzi da oggi in Italia non si investe perché si produca e cresca, ma per chiudere aziende e licenziare lavoratori”. “Per queste ragioni FDI AN – ha concluso Rampelli – ha votato contro la fiducia al Governo Renzi”.

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“Telefono Azzurro 2.0: le nuove sfide all’alba dei primi trent’anni”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

telefonoRoma 27 luglio, ore 18.30 Sala Alberto Sordi, Vicolo del Puttarello 25 Ore 18.00 accredito Ore 18.30 Inizio Incontro stampa con intervento del Prof.Caffo + Premiazione Ore 19.30 Fine evento.
Durante l’evento verrà presentata un’anteprima del Bilancio Sociale 2015 dell’Associazione e saranno premiate personalità di spicco del mondo politico, culturale e istituzionale che si sono distinte per il loro impegno in favore dei diritti dell’infanzia.
l’Associazione Telefono azzurro è nata nel 1987 con lo scopo di difendere i diritti dell’infanzia, da allora in prima linea nella tutela dei diritti dei minori, attraverso le attività di ascolto, intervento e prevenzione, messe in campo ogni giorno, 24 ore su 24 su tutto il territorio nazionale.

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La televisione è cambiata negli ultimi venti anni

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

guzzantiPaolo GenoveseDa quindici anni non compare in video con un suo programma e al Giffoni Film Festival Sabina Guzzanti incontra i giurati di Generator +13, quei ragazzi che non hanno mai potuto vederla perciò sul piccolo schermo, ma che comunque ne conoscono le gesta. Quelle cinematografiche di “Viva Zapatero” e de “La trattativa” fino all’epopea web di TG Porco che le ha consentito di ritornare in tv nella prossima stagione di La7.
Accoglienza calorosissima quella che le riserva Giffoni e la Guzzanti recepisce e rilancia: “Sono commossa”. E poi entra subito nel merito della questione: “Ho qualche problema a lavorare in televisione – ha così esordito – mi cacciano sempre. Ora mi hanno fatto tornare grazie al Tg Porco che ho girato a casa mia, con un green screen, un prodotto fatto in casa, solo per la circolazione web, ma abbiamo fatto una decina di milioni di visualizzazioni”.
Inevitabile il riferimento alla politica: “Non mi sono mai candidata, non ho mai fatto politica. Mio padre è stato senatore di Forza Italia per un periodo. Forza Italia non mi è mai piaciuta. Su questo io e i miei fratelli abbiamo rotto molto le scatole a nostro padre. La politica nel mondo sta vivendo un momento molto basso, il problema è che da un po’ di tempo a questa parte si registra un indebolimento della democrazia. Il neo-liberismo ha fatto fa sì che la democrazia diventi come una formalità, il voto dei cittadini conti sempre meno, la partecipazione sia impossibile, l’informazione censurata, la cultura di regime. Tutto ciò indebolisce la politica e così fanno politica sempre più spesso i disinteressati al bene comune, coloro, cioè, che sono interessati più ai fatti propri”.Oggi che ruolo ha la tv? Per Sabina Guzzanti l’evasione a tutti i costi ha ucciso la televisione: “Quando era libera – ha dichiarato – la tv scatenava una grande partecipazione, la gente si arrabbiava e aveva la sensazione che le cose potessero cambiare. Oggi questa sensazione non c’è più. Ti riempiono la testa di programmi che sono Next Generationfatti apposta per renderci passivi. La vita si è fatta angosciante e l’istinto ci porta alla fuga perché non vuoi pensare a niente. Dovremmo smettere di farci riempire la testa di cose stupide”. Se la morte della satira è una banalità che ciclicamente si ripete, per la Guzzanti l’Italia vive un momento di difficoltà sotto il profilo della qualità e della tenuta democratica del Paese: “Penso – ha detto sollecitata dai ragazzi – che con Berlusconi ci sia stato un arresto dello sviluppo democratico. Siamo tornati a mettere in discussione il diritto allo studio che è un fondamento della democrazia. Sono riemersi i fantasmi del passato. Oggi il fascismo sembrerebbe non esserci più, ma in realtà alla fine le soluzioni prospettate, come quelle per l’immigrazione, sono le stesse, sono violente”.
Nelle domande dei ragazzi di Giffoni emerge l’apprezzamento per Sabina Guzzanti non solo come artista, ma come donna libera: “Per quindici anni – ha spiegato – non ho lavorato in tv. Anche per questo ho iniziato a fare cinema, poi a fare documentari e poi ho fatto altri film. Non c’è nulla che si possa fare per fermare una persona. La tenacia è tutto nella vita. Il futuro si costruisce, non lo si attende. Se tu attendi fai in modo che il tuo futuro lo decida qualcun altro al posto tuo e, invece, noi dobbiamo riuscire a costruire il futuro che vogliamo”. foto: guzzanti, Paolo Genovese, Next Generation)

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Soppressione della comunità dell’assistenza medica territoriale 24 ore su 24?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

Lorenzin beatriceUn’interpellanza urgente presentata al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per chiedere quali iniziative di competenza intenda adottare per scongiurare la soppressione della comunità dell’assistenza medica territoriale 24 ore su 24. Questo il tema dell’atto di sindacato ispettivo, a prima firma Brunetta, De Girolamo, Polverini, che ha come obiettivo quello di salvaguardare le cosiddette guardie mediche. I parlamentari chiedono di sapere “se sia stato valutato, anche per il tramite del rappresentante del governo nel comitato di settore regioni-sanità, in sede di approvazione dell’atto di indirizzo di cui in premessa, il rischio dello sviluppo di un nuovo mercato speculativo dell’assistenza medica notturna, in particolare nelle aree territoriali più isolate e svantaggiate con l’introduzione delle misure sopra richiamate e se sia stata valutata la correttezza della procedura, atteso che si giungerebbe ad una modifica epocale del sistema sanitario nazionale senza che di ciò sia stato investito il Parlamento”.
Chiedono infine “se, qualora la riforma venisse attuata, non si intendano assumere iniziative di competenza per apportare modifiche, integrazioni e correttivi per i centri e le isole minori e le comunità site in posti svantaggiati, interni e difficilmente collegati con i centri maggiori”.

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Eterologa, cancellata decisione retrograda e bigotta

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

consiglio di stato“La decisione del Consiglio di Stato sgombra finalmente il campo da ogni equivoco e cancella una decisione retrograda e bigotta, una vergogna che mutilava e umiliava il diritto alla genitorialità per tutti. La Regione Lombardia non può fare il bello e cattivo tempo con determinazioni che riportano in vita chiusure mentali da Medioevo. Ben sta questa sonora bocciatura alla cricca del neo moralizzatore Maroni che si è intestardita nel sostenere l’insostenibile. Ora il presidente spieghi perché la regione ha buttato i soldi dei cittadini in spese per avvocati utili solo a cancellare in Lombardia la democrazia e la laicità”, così Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia, commenta la decisione del Consiglio di Stato che ha stabilito che è illegittimo far pagare agli assistiti le spese per la fecondazione eterologa.
“Non possiamo che sottoscrivere il richiamo all’urgenza e soprattutto al rispetto delle scadenze che il Consiglio di Stato ha espresso nel dare il suo via libera al decreto ponte sulle unioni civili”: così Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: “Le liste d’attesa istituite in questi giorni in diversi comuni d’Italia e che vedono decine di coppie pronte a celebrare la propria unione, testimoniano la necessità di corrispondere quanto prima a quelle istanze, che sono diritti sanciti da una legge già in vigore. In questo senso è auspicabile che il termine ipotetico del prossimo ferragosto possa dimostrarsi certo. Ma subito dopo, dice il Consiglio di Stato, bisognerà giungere pronti alla scadenza del 5 dicembre, termine per l’entrata in vigore dei decreti delegati, nei quali ricade tutta la casistica delle unioni celebrate all’estero o che coinvolgono cittadini stranieri. Anche questo richiamo ha tutto il nostro sostegno: non possiamo che chiedere a gran voce che questa terra di mezzo in cui si procede a velocità diverse duri il meno possibile. Infine, registriamo con sollievo le parole del Consiglio di Stato sul tema dell’obiezione di coscienza, derubricata a fenomeno estraneo alla legge e di nessuna efficacia. Speriamo che da oggi i sindaci che hanno cercato visibilità mediatica attraverso questa assurda campagna, inizino a finire sulle pagine dei giornali per quello che fanno e non per quello che non hanno voglia di fare”, conclude Piazzoni.

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Milkman decidi tu a che ora ricevere i tuoi acquisti online, senza inquinare

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

MilkmanMilano. Milkman, la startup italiana che permette agli e-shopper di decidere giorno ed ora nei quali ricevere le proprie spedizioni, tramite l’omonima App (gratuita per iOS e Android), promuove la logistica “verde”.E-commerce e shopping online rappresentano uno dei più significativi cambi di abitudini degli ultimi anni: 120 milioni i pacchi consegnati in Italia, solo nel 2015 con una tendenza al raddoppio dei volumi di anno in anno.Due le soluzioni adottate da Milkman per abbassare l’impatto di questo inarrestabile trend sull’ambiente: la prima è una flotta di veicoli elettrici, riconoscibili grazie al colore verde anice e al logo del “lattaio che corre”, già operativa sulle strade di Milano: prima città in cui il servizio è disponibile.La seconda è la possibilità di consolidare le proprie consegne. Non tutti i pacchi, infatti, sono così urgenti Milkman1da dover essere consegnati uno per uno. La App Milkman, tra le sue diverse funzionalità, permette all’utente di aspettare che tutti gli acquisti online siano arrivati in giacenza presso il magazzino della startup, per poi programmarne la consegna in un’unica soluzione, allo stesso prezzo, evitando che decine di furgoni entrino in città, spesso col vano di carico semi-vuoto.Milkman nasce per rispondere alle esigenze di chi non dispone di una portineria, non può o non vuole ricevere pacchi sul posto di lavoro o si scontra troppo spesso con gli sgradevoli avvisi di consegna mancata. Lo fa raccogliendo in una sorta di “nuvola” fisica gli acquisti e consegnandoli a qualsiasi ora: in giornata o la sera, in fasce orarie scelte dall’utente, fino a 60 minuti.Basta registrarsi per creare un indirizzo Milkman e indicarlo sempre come indirizzo di consegna al momento del check-out dalla sessione di shopping online. Non appena Milkman riceve la merce ordinata, invia una notifica al cliente sullo smartphone. La app comunica inoltre, attraverso notifica “push” con accuratezza crescente, l’esatto momento in cui avverrà la consegna. A partire da euro 1,90. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì (presto anche il sabato) fino alle 22:00. (foto: Milkman)

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Greenpeace nel mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

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Greenpeace activists protest in front of Siemens office in Buenos Aires, against the company’s plans to get involved in the new mega dam project at the Tapajos River in the Amazon. The Munduruku indigenous people inhabit rainforests in the banks of the Tapajós river where the Brazilian government intends to build a large complex of more than 40 dams that would force the Munduruku to leave their traditional home against their will, losing their livelihood.

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Siemens inaugurates its new headquarters in Munich. The company, which will be climate neutral by 2030, claims that the new building also sets standards for climate-friendly construction and a modern corporate culture even though Siemens is planning to get involved in the building of the new Brazilian mega dam at the Tapajos river in the Brazilian Amazon. The environmentally and socially highly controversial project would destroy large forest areas and home to thousands of indigenous Munduruku. 

Dall’Italia al Messico, dal Brasile al Giappone fino alla Germania, nelle ultime settimane Greenpeace è entrata in azione in 16 sedi di Siemens per chiedere al gigante tedesco di non partecipare alla costruzione della diga idroelettrica di São Luiz do Tapajós, mega progetto che devasterebbe il cuore dell’Amazzonia.
Questa opera, la più grande tra le 43 dighe previste sul fiume amazzonico Tapajós, potrebbe sommergere 400 chilometri quadri di foresta pluviale incontaminata, portando inoltre alla deforestazione di un’area di 2.200 chilometri quadri per la costruzione di strade e infrastrutture necessarie alla realizzazione della diga. Un grave pericolo per la biodiversità della regione, che priverebbe gli indigeni Munduruku e le comunità tradizionali delle loro terre e dei loro mezzi di sussistenza.L’organizzazione ambientalista, supportata da un milione di persone che hanno aderito all’appello, chiede inoltre a Siemens – una delle poche aziende a livello mondiale in grado di realizzare turbine idroelettriche per mega dighe – di assumere una posizione netta contro la distruzione della foresta, ed esprimersi in favore del rispetto dei diritti delle popolazioni indigene, dichiarando pubblicamente che non parteciperà al progetto di costruzione della mega-diga di São Luiz do Tapajós. «Lo scorso 7 luglio siamo entrati in azione anche in Italia, a Milano, per spingere Siemens a non replicare quanto fatto con la diga di Belo Monte, nota per il suo devastante impatto ambientale, e includere la protezione delle foreste nelle proprie innovative politiche di sostenibilità ambientale», dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. «Investire nello sviluppo di tecnologie capaci sfruttare il potenziale dell’energia solare ed eolica del Brasile sarebbe di gran lunga una mossa meno dannosa e più lungimirante», conclude.

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Confindustria Toscana Sud, sezione turismo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

turismo costieroConfindustria Toscana Sud sezione turismo ha organizzato a Rapolano terme un seminario dedicato ad un tema centrale per tutte le strutture ricettive e le agenzie di viaggio: il tax credit.Presenti la presidente della sezione Turismo Laura Meucci, il direttore della delegazione di Siena Antonio Capone, relatrice del seminario Valeria Di Claudio, Confindustria Alberghi.L’intervento si è concentrato sulle regole che caratterizzano questo strumento che consente alle aziende di usufruire di benefici economici per ristrutturazioni e per potenziare l’utilizzo di mezzi informatici a beneficio delle aziende.Ha partecipato attivamente all’iniziativa anche la sezione costruttori di Confindustria Toscana Sud, Ance Arezzo rappresentata dal Presidente Igor Michele Magini ed Ance Siena rappresentata dal Presidente Andrea Tanzini, i quali hanno presentato, un pacchetto di proposte dedicato specificatamente ad interventi di ristrutturazione e riqualificazione delle strutture ricettive.
Presenti anche le delegazioni di Banca di Cambiano, Banco Popolare, Banca Valdichiana, Chianti Banca, MPS, le quali hanno illustrato al pubblico presente le loro proposte finanziarie dedicate al settore.
“Oggi siamo lieti come Confindustria Toscana Sud di aver dato vita ad una occasione concreta di confronto su importanti tematiche con gli imprenditori del settore turistico. La discussione è stata proficua ed operativa, sono contenta di aver dato vita anche alla possibilità di riflettere tutti insieme sul Testo Unico delle Leggi Regionali sul Turismo, all’interno del quale vogliamo far sentire con forza la nostra voce aspramente critica sulla necessità di porre sotto le stesse regole tutte le strutture ricettizie, il mercato attuale vede palesi applicazioni di regole ed obblighi diversi tra alberghi ed altre forme di offerta di alloggio”, queste le affermazioni della Presidente Meucci.

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«Un plauso alle Forze dell’Ordine che tutelano la legalità e la correttezza del mercato»

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

Carabinieri Ammedola GobbiMettono in luce e bloccano comportamenti illeciti deplorevoli di per sé, dice il presidente camerale, «ma che rappresentano anche un danno ingente agli operatori economici e alle tantissime imprese oneste» «In tempi ancora così complessi per l’economia e per le nostre realtà produttive, l’attenzione alla legalità e alla correttezza del mercato è fondamentale». Il presidente della Camera di Commercio di Udine Giovanni Da Pozzo plaude «all’impegno quotidiano delle nostre forze dell’ordine, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, al coordinamento della Prefettura: con il loro lavoro, mettono in luce e bloccano comportamenti illeciti di ogni tipo, illeciti deplorevoli di per sé, ma che rappresentano anche un danno ingente agli operatori economici e alle tantissime imprese oneste, quelli che anche in questi momenti difficili non mettono in secondo piano il rispetto delle regole – aggiunge Da Pozzo –. Un grazie, quindi, alle nostre forze dell’ordine per tutte le operazioni di controllo e di freno agli abusivi, per i sequestri di patrimoni derivanti da attività di dubbia provenienza, come per esempio quelli di case e auto avvenuti nei giorni scorsi a Udine, con l’applicazione della prima misura di prevenzione patrimoniale prevista dal Codice antimafia. O per i sequestri di prodotti di contrabbando, come le centinaia di litri di birra bloccati al confine goriziano, o per i venditori abusivi di prodotti contraffatti a Lignano, o ancora per la vigilanza costante sulla sicurezza delle attività produttive e i furti sventati in pubblici esercizi, come nel caso di Palazzolo. Purtroppo, illeciti come questi si verificano a ondate ed è importantissima l’attività costante di controllo e indagine sul territorio. A essa, confermiamo una collaborazione sempre convinta e proficua anche da parte dell’ente camerale – conclude Da Pozzo –, per la tutela della giusta concorrenza e il supporto a chi opera ogni giorno con correttezza e integrità».

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Siria: 35mila bambini intrappolati a Manbij

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

siria“Questa settimana in Siria, più di 20 bambini sono stati uccisi in attacchi aerei a Manbij e un ragazzo di 12 anni è stato brutalmente assassinato ad Aleppo (come documentato da un video). Secondo i partner sul campo delle Nazioni Unite, le famiglie del villaggio di al-Tukhar, vicino Manbij, a 80 chilometri ad est di Aleppo, si preparavano a fuggire dal villaggio quando sono iniziati gli attacchi aerei. L’UNICEF stima che 35.000 bambini sono intrappolati a Manbij e intorno, senza un posto sicuro dove andare. Nelle ultime sei settimane, mentre le violenze si stanno intensificando, oltre 2.300 persone sono state uccise nella zona, tra cui decine di bambini. Questi terribili episodi rendono ancora più chiare alle parti in conflitto le loro responsabilità condivise di rispettare le leggi internazionali umanitarie che proteggono i bambini in guerra.
Deploriamo ogni forma di violenza e sollecitiamo tutte le parti in conflitto in Siria a fare ogni sforzo per evitare la perdita di civili.Non importa dove si trovano in Siria o sotto quale potere vivono – assolutamente nulla giustifica gli attacchi sui bambini. Tutte le violenze contro i bambini devono immediatamente terminare”.

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Lo smartphone batte il libro

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

smartphoneSmartphone, tablet o computer non fa troppa differenza, al giorno d’oggi ben 7 italiani su 10 (72%) preferiscono passare il proprio tempo libero sulla rete piuttosto che davanti ad un buon libro. I dati diramati dalla Nielsen Company parlano chiaro: nel 2015 gli italiani hanno passato di media 50 ore al mese sulla rete, con un picco del 74%, ovvero 64 ore al mese a persona, nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni. Nel 72% dei casi, questo avviene attraverso dispositivi mobili utilizzati in qualsiasi momento della giornata, soprattutto nel tempo libero. E così il libro viene messo da parte a causa dello sviluppo tecnologico, ma non solo: infatti l’indolenza degli uomini verso la lettura (37%) e i numerosi impegni quotidiani delle donne (28%) li tengono alla larga da librerie e centri culturali. La maggior parte degli italiani ammette di non amare particolarmente i libri, perché leggere è ritenuta un’azione faticosa (57%), anche se un italiano su 2 (48%) dichiara di non trovare il tempo necessario per farlo. Secondo gli esperti l’educazione impartita dalla famiglia durante il periodo adolescenziale (54%) e la promozione culturale delle istituzioni sul territorio (47%) hanno un ruolo fondamentale per cercare di invertire questa tendenza negativa.E’ quanto emerge da un’indagine condotta da Libreriamo su circa 4000 italiani di età compresa tra i 18 e i 65 anni, realizzata con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio online sulle principali testate di settore, social network, blog, forum e community dedicate al mondo della cultura e un panel di 60 esperti tra sociologi e psicologi per capire perché gli italiani non leggono più i libri.“Abbiamo deciso di fare questa indagine per capire quali sono i veri motivi che spingono gli italiani a non leggere – afferma Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo –. Leggere è un’azione che richiede cuore, fantasia, immaginazione e tempo. La cosa che tutti dovrebbero avere chiara in testa è che la lettura è sinonimo di cultura, non può essere posta nel dimenticatoio. Saggi e romanzi devono essere visti come un momento di svago e non come una montagna da scalare. Smartphone e tablet hanno in parte sostituito i libri, ma se internet viene utilizzato nel modo giusto, può dare una spinta non indifferente al grande mondo della cultura. La famiglia svolge un ruolo fondamentale nella formazione culturale di un ragazzo e i genitori devono essere i primi a dare il buon esempio, nonostante conducano una vita stressante e piena di impegni”.Ma perché gli italiani non leggono? Molti reputano la lettura faticosa (57%). Sedersi alla scrivania, sdraiarsi sul letto o prendere il sole impugnando un libro, è ritenuto stancante per tutte le persone che non reputano il libro uno svago. Concentrarsi sul filo logico della trama e mantenere inalterata la concentrazione, sembra essere uno scoglio quasi insormontabile per gran parte delle persone. Ma non si tratta solo di leggere, molte volte le persone sono costrette a rinunciare ad un bel libro a causa della mancanza di tempo (48%). La vita frenetica del giorno d’oggi, l’incertezza ed i problemi familiari, lasciano poco tempo per ritagliarsi dei momenti di svago e relax, che spesso e volentieri vengono riempiti dallo smartphone o dal computer. Ma se prima era la televisione ed ora tablet e cellulari, film e serie tv (45%) continuano ad essere preferiti ad una buona lettura. E così fiction e programmi battono saggi, gialli e romanzi.“Il ruolo dei genitori e della scuola è importantissimo, perché i ragazzi e gli alunni avvertono perfettamente quando sei di fronte ad una persona che crede in quello che fa come la lettura – afferma Giuseppe Lupo, docente universitario di 20 Più libri più liberi 2009 foto MatteoMignaniLetteratura Contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano -. Se hai genitori o maestri che credono in quello che fanno, di solito questo discorso viene trasmesso ai figli, anche se ci sono delle eccezioni. La scuola è l’anello di congiunzione tra un giovane ed i libri. In realtà gli italiani leggono i social, determinati testi che possono essere Facebook e Twitter. Internet ha allontanato gli italiani dall’idea di leggere una storia di 200 pagine: in realtà tu saresti disponibile a perdere tanto tempo non per quella storia, ma tante piccole cose su un cellulare. Perché? Sono messaggi forti, brevi, bruciati in pochi secondi. Ma se tu vivi della cronaca, la tua vita non si allunga, l’ideologia del tempo è frantumata”.Si legge poco in generale, ma tra uomini e donne ci sono grandi differenze. Ragazzi o padri di famiglia fa poca differenza, il grande limite del sesso maschile è l’indolenza (37%), ovvero la pigrizia di prendere in mano un libro. Non mancano i lettori assidui, ma sono gli uomini i primi a rinunciare alla lettura per qualcosa di meno impegnativo. Le donne invece sono costrette nella maggior parte dei casi a rinunciare alla lettura, per prendersi cura dei figli (28%) o per sbrigare i lavori casalinghi (28%). Allenamento di calcio per il ragazzino, corso di danza per la bambina, arrivare a sera a volte sembra essere un’impresa e per questo le passioni personali ne risentono. Il lavoro (24% lei, 23% lui) incide molto, ma anche la spesa dei libri ha il suo peso nelle scelte di una persona.Ma se il libro diventa tabù e non trova spazio nel quotidiano degli italiani, da cosa viene sostituito? Lo smartphone (72%) sembra avere monopolizzato la nostra attenzione. Nella pause lavorative, in tarda serata e purtroppo anche durante le lezioni a scuola, il cellulare ultra tecnologico sembra aver preso il posto non solo dei libri, ma anche della socialità. Se lo smartphone si trova in cima alle preferenze degli italiani, al secondo posto non poteva mancare il computer (67%). Amico fedele di grandi e piccini, passare delle ore davanti allo schermo del pc a navigare tra social e motori di ricerca, è un’abitudine che ormai ha contagiato tutti ed ha estromesso in parte il libro dal tempo libero. Guardare un film (56%) in televisione o proprio al computer, in streaming o in dvd è un altro passatempo che viene preferito alla lettura.A fronte dei dati raccolti sulle problematiche della lettura, secondo gli esperti cosa si deve fare per invertire la rotta e spingere gli italiani a leggere di più? Il futuro di un figlio dipende in gran parte dall’educazione impartita dai genitori (54%). Ma non devono essere solo le basi del bon ton a tavola o tra la gente. Educazione significa impartire lezioni di vita e permettere ai ragazzi di immagazzinare aspetti di grande ricchezza personale, come la cultura e di conseguenza la lettura. Allo stesso modo, ben il 47% sostiene che le istituzioni dovrebbero intensificare la promozione culturale. Non è di oggi la notizia che l’Italia sia uno dei Paesi che investe meno nell’Istruzione e nella cultura. E poi c’è la scuola (45%), fondamentale per la vita dei ragazzi, che deve essere la guida di un percorso fatto di stimoli e occasioni, che permetta ai giovani di amare i libri e tutta la loro ricchezza culturale.

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Appalti e convezioni dell’ARES 118

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

Ambulanza-118Dopo le segnalazioni alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti, alla Regione Lazio e alle ASL regionali, la USB ha trasmesso un esposto all’Autorità Anticorruzione e alla Ministra Lorenzin in merito agli appalti e alle convezioni dell’ARES 118.
“Crediamo sia una nostra precisa responsabilità chiedere che venga fatta luce sulle attività poco chiare di esternalizzazione del servizio di soccorso a società e Onlus private e sull’utilizzazione delle risorse economiche destinate alla salute dei cittadini”, spiega Maria Teresa Pascucci, del Coordinamento USB Lazio.Continua la rappresentante sindacale: “Le convenzioni con le Onlus e gli appalti del servizio di soccorso nascondono meccanismi opachi. Le strette arrivate dopo le nostre denunce sul servizio cosiddetto ‘a spot’, richieste occasionali diventate spesso stabili senza gara e senza criteri, hanno visto società trasformarsi in Onlus, ottenendo appalti come associazioni di volontariato. Postazioni territoriali del 118 sono state affidate contemporaneamente sia a società private che alla CRI. L’impiego obbligatorio di volontari da parte delle Onlus ha inoltre determinato il doppio sfruttamento sia del personale dipendente che dei volontari, di cui chiediamo di conoscere diritti e tutele”.“Ma l’iniziativa più sconcertante – evidenzia Pascucci – è la modifica della Legge Regionale 49/89 da parte del Commissario ad Acta Zingaretti, il quale a novembre 2015 con un decreto ha ridotto la composizione dell’equipaggio per il soccorso da tre unità (infermiere, autista, barelliere) a due (infermiere ed autista). Evidenti le conseguenze negative sulla sicurezza del servizio ed altrettanto evidenti gli effetti positivi sull’affidamento dell’appalto europeo per il 118 all’Associazione Temporanea di Impresa che se lo era aggiudicato mesi prima, la cui attività era stata bloccata in quanto il capitolato ARES aveva previsto gli equipaggi a due unità, contravvenendo alla legge Regionale”.“Saranno le autorità competenti a stabilire se c’è illegalità – prosegue la sindacalista – ma crediamo che un sistema poco trasparente, che produce costi eccessivi e abbassa la qualità e la sicurezza del soccorso, debba essere analizzato con attenzione per impedire la speculazione e le truffe, ma soprattutto per salvaguardare la totale natura pubblica del servizio sanitario, unica sicurezza per lavoratori e cittadini”. “Per questo continuiamo anche a sostenere e a organizzare le lotte dei lavoratori della CRI, dei precari assunti per il Giubileo e dei barellieri dell’ARES 118, che confluiranno tutti nello sciopero generale convocato per l’autunno prossimo dall’USB contro lo smantellamento del welfare e dei diritti costituzionali, per l’occupazione e il rilancio dei servizi pubblici”, conclude Pascucci.

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Carceri: muore Caino e muore Abele senza giustizia

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

carcereNon è semplice raccontare come in questi ultimi cinquant’anni il carcere sia andato incontro a una vera e propria mutazione antropologica. Rammento poco e male un carcere che non c’è più, un agglomerato sub-urbano appiccicato a un’era cretacea.
Nelle mie pagine lo definisco un carcere analfabeta, dove il diritto era davvero un eufemismo.
Così ben descritto dai vari Alberto Sordi e Nino Manfredi, i descamisados sopra i tetti delle circondariali, tanti detenuti in canotta o torso nudo, a srotolare lenzuola bianche dell’Amministrazione, una sequela di scritte sgangherate- sgrammaticate, a gettare tegole in strada per richiamare la più piccola attenzione. Di rimpiazzo ecco arrivare il carcere degli scarponi chiodati, della polvere da sparo, dei colpi secchi, alle spalle, da una parte e dall’altra, il furore della lotta armata, degli anni di piombo (le nuove generazioni poco o nulla sanno, la memoria storica perde contatto con la sostanza delle cose, con la realtà circostante, la fa da padrona quella virtuale che appanna ogni prospettiva) una vera e propria guerra combattuta non soltanto nelle piazze, nelle strade, nelle periferie delle città, ma anche e soprattutto nei passeggi, nelle celle di tante galere.
Un corpo a corpo privo di adiacenze al cuore, se non quello dello Stato da abbattere costi quel che costi, un’arena dove niente e nessuno veniva risparmiato, neppure l’ultima volontà di un perdono.
Anni di rumori sordi e di rinculi repentini, un’intera generazione andata al macero, scomparsa, annientata.
Un’apnea asfissiante sotto vuoto spinto dall’ideologia, i morti e in feriti caduti sotto il piombo sparato in fretta, oppure garrotati senza un fremito nei cortili circondati dalle alte mura.I colpevoli smisero i panni delle prime linee alla sconfitta, gli innocenti accatastati uno sull’altro, gli uni e gli altri colpevoli e innocenti sovrapposti e dimenticati dalla storia.
Finchè fece capolino un altro carcere ancora, quello della grande Riforma Penitenziaria, ideale innovativo e nobile per tentare di umanizzare quella sorta di terra di nessuno, dove nessuno intende-va guardare, per tentare di rendere la prigione, uno spazio, sì, di castigo, ma anche un tragitto di vita possibile, un laboratorio per favorire una nuova condotta sociale.
Una Riforma Penitenziaria sbrigativamente ed erroneamente licenziata come la Legge Gozzini, infatti, fu sì vergata dal Sen. Mario Gozzini, ma voluta, condivisa e votata dall’intero arco costituzionale.
E come ogni grande riforma, ogni nuova era di rinnovata civiltà e diritto, perché possa resistere all’urto e al fastidio degli eventi, abbisogna di interventi e di investimenti professionali, finanziari, non di meno di una onesta e corposa volontà politica, non soltanto di parole retoriche, di slogans di conio obsoleto, oppure delle solite reiterate narrazioni tossiche.
Di quella legge non è rimasto molto in piedi nel corso degli anni, perché continuamente tagliata, rabberciata, sospesa, fino a bollarla come una legge sbagliata, addirittura iper buonista, che premia-va i Caino a dispetto degli Abele.
Invece, per vincere la recidiva, la noia mortale persistente che logora e incancrenisce le esistenze, la violenza insita in ogni angolo di cella, l’illegalità diffusa, quella legge sospingeva avanti l’intenzione a prendersi carico delle proprie responsabilità, la propria fatica a intravedere un pezzo di futuro, creando le condizioni per una sana revisione critica del proprio passato, senza rimanere contusi dalla crisi di panico derivante dal sopravvenuto mutamento interiore, fino a giungere in prossimità, sull’uscio di un nuovo orientamento esistenziale.
Forse, con più onestà intellettuale, quella legge più semplicemente non ha mai potuto essere correttamente applicata, non s’è mai voluto che desse i frutti desiderati, se non con il senno del poi, comprenderne a pieno l’importanza, di come l’impegno, il lavoro, il patto sociale concordato, riducessero drasticamente la reiterazione dei reati.
Senza troppi affanni, eccoci dirimpetto al carcere che n’è seguito, ben più malsano e inverecondo, puzza-va di deflagrazioni, di grandi botti a perdere, esplosione dopo esplosione, bombe una dietro l’altra, giudici in mille pezzettini, scorte di uomini e donne polverizzate per aria, l’antistato alle prese con i propri interessi messi alla berlina, lo Stato al cospetto dei propri fantasmi.
Morto dopo morto, botta al plastico dopo botta al plastico, la grande maturità raggiunta dalla stragrande maggioranza della popolazione detenuta, venne rispedita al mittente senza tanti complimenti.
Infine siamo rinculati al cospetto del carcere attuale, che non può assolutamente esser chiamato carcere, perché si tratta più tragicamente di un contenitore di cose, oggetti, numeri, corpi accatastati uno sull’altro, spesso, sempre più spesso di carne morta.
Un carcere prigioniero di se stesso, che vive sopravvivendo a se stesso, nel sovraffollamento, nell’ingiustizia, nell’illegalità, nella violenza di tutti i giorni.
Un carcere in cui contenere, punire, rieducare, che però non si piega a nessuna utilità e scopo, a cui incredibilmente è chiesto a gran voce di rimanere baluardo insormontabile di sicurezza per l’intera collettività.
Un carcere che si contorce in una sorta di irridente ortopedia penitenziaria, dove etimologicamente l’arto leso dovrebbe essere trattato sensibilmente per ritrovarlo a ben camminare, nell’accezione attuale l’illusione di condurre l’uomo detenuto dentro un percorso socialmente condivisibile per ben camminare e raro cadere, appunto.
Ma cosa c’è di socialmente condivisibile nella recidiva che permane al 70%, dimenticando volutamente e politicamente come le misure alternative, basate sul lavoro, sull’impegno, sulla proposizione di un patto sociale da rispettare, riducano drasticamente quella feroce recidiva abbassandola al 11%.
Cosa c’è di socialmente condivisibile nell’uomo della pena costretto a sopravvivere in un tempo bloccato, permanentemente inchiodato al momento dell’arresto, che non passa, perchè si rimane lì, stritolati da una noia mortale, a una chiusura ermetica dove l’obbligatorietà sta nel non fare nulla, unica possibilità stra-parlare, chiacchierare, ripetere giorno dopo giorno, tra compagni di cella, nello spazio ridotto sub-umano causato dal sovraffollamento, la sequenza di quel maledetto giorno dell’ammanettamento, sul come fare per non incorrere più negli stessi ferri ai polsi, alzando tragicamente il livello di scontro, alla ricerca spasmodica di una impunità che invece non ci sarà.
Cosa c’è di socialmente condivisibile in una carcerazione che non rispetta la dignità di alcuno, bensì la contorce in una caduta rovinosa, alla fine della sua corsa, il detenuto arriverà persino a convincersi di essere innocente di esser colpevole, una sorta di infantilizzazione pericolosissima, nella consapevolezza di avere scontato non soltanto la pena erogata dal suo giudice naturale in sentenza, ma altre pene aggiuntive non contemplate da alcun codice penale, soprattutto mai condivise dalla nostra Costituzione.
Cosa c’è di socialmente condivisibile in una pena che non riesce ad accorciare le distanze con una libertà che comunque prima o poi ritornerà nelle gambe e nel cuore di ciascun uomo ristretto, perché volenti o nolenti la pena prima o poi avrà un termine.
Inducendo la persona che avrà terminato di scontare la propria condanna, a pensare davanti a quel cancello blindato finalmente spalancato: bene, eccomi nuovamente libero, ora ho pagato quanto mi è stato chiesto, ho pagato anche di più, assai di più, ora non devo più niente a nessuno, ora nessuno può chiedermi altro, ora posso finalmente ritornare a fare quello che voglio.
In questo delirio del niente imparato e appreso, mi ritorna in mente quanto accade ogni qual volta mi reco in un’aula scolastica per incontrare tanti giovani studenti, i quali alla domanda che spesso faccio loro a bruciapelo: “ Ma per te cos’è la libertà? Cosa significa per te essere un uomo libero? La risposta che ricevo di primo acchito è: la libertà è fare tutto quello che voglio.
Penso davvero che qualcosa di socialmente condivisibile invece c’è da fare, necessita fare, è urgente e non più rinviabile fare, e sta nell’accompagnare quel detenuto di fronte a quel portone aperto nella consapevolezza che proprio in quei primi passi, uno dopo l’altro, alla luce, con il viso in alto di chi spera, dovrà avere compreso che proprio in quel preciso istante inizieranno gli esami veri, i conti quotidiani nei gesti ripetuti con la propria coscienza. Un carcere socialmente condivisibile non è rappresentato dalla vendetta statuale o sociale di per sé impresentabile, bensì è uno spazio in cui sarà possibile scontare con dignità la propria pena, in cui imparare il valore della libertà per quello che è : RESPONSABILITA’. (Vincenzo Andraous)

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Si ai vaccini, no ai regali in favore della lobby del farmaco

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

IMG_0250Lo afferma il Codacons, commentando le dichiarazioni odierne del Ministro della salute, Beatrice Lorenzin.“Il problema non è certo rappresentato dai vaccini, ma dal business che ruota attorno a tale settore – spiega il presidente Marco Maria Donzelli – L’industria farmaceutica guadagna infatti fior di quattrini grazie alla prassi tutta italiana di somministrare il vaccino pediatrico in soluzione esavalente, laddove la legge prevede l’obbligatorietà solo per 4 vaccini”.Nello specifico il D.M. 7 aprile 1999 riconosce come obbligatori l’antidifterite, l’antitetanica, l’antipoliomelite e l’antiepatite virale B. Tuttavia nelle Asl, anziché informare correttamente i genitori in merito alla disciplina legislativa sui vaccini, viene fornito ed iniettato ai piccoli un vaccino esavalente che contiene anche due vaccini facoltativi ossia pertosse ed infezioni da Haemophilus influenzale di tipo b. Tale pratica comporta un evidente spreco di soldi pubblici a carico del SSN pari a 114 milioni di euro all’anno a vantaggio delle multinazionali dei farmaci.“E’ qui che il Ministero della salute e l’Aifa devono intervenire, obbligando le aziende farmaceutiche a realizzare prodotti che contengano solo i 4 vaccini previsti dalla legge, vietando l’esavalente che rappresenta uno spreco immane per la collettività e un regalo enorme per la lobby del farmaco” – conclude Donzelli.Il Codacons si mette infine a disposizione di quei medici che intendano contestare il provvedimento della Federazione degli Ordine dei medici che prevede la radiazione per chi sconsiglia il vaccino, per le dovute azioni legali da intraprendere.

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Crisi: Renzi ha distrutto il paese

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

matteo renzi“In Italia dal 2011 viviamo in una situazione strana, di democrazia sospesa. Renzi non è mai stato eletto da nessuno, non ha vinto nessuna elezione politica, è arrivato al potere con una congiura di Palazzo avallata da Giorgio Napolitano, il peggior presidente della Repubblica della storia del nostro Paese”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo alla conferenza stampa “Le ragioni del No al referendum costituzionale”, organizzata dal Comitato Regionale e Grande Città di Torino di Forza Italia, nel capoluogo piemontese. “Avevamo accettato il Nazareno per senso di responsabilità. Renzi ha tradito quel patto, ha cambiato le regole per diciassette volte in modo violento e unilaterale. Voleva imporci anche la scelta del presidente della Repubblica. Abbiamo detto no.
Renzi è andato avanti da solo ed ha mostrato al Paese la sua faccia feroce. Ha cambiato la Costituzione contro il Parlamento, ponendo la questione di fiducia, votandola di notte. Una deriva autoritaria inaccettabile. Renzi ha distrutto l’economica nel nostro Paese. Ha distrutto le banche, l’occupazione, il debito, il deficit. Ha distribuito solo mance per comprarsi il consenso”.

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Referendum: Comitati per il No

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

referendum“Comincia da Torino il giro d’Italia del nostro Comitato per il No, il Comitato del centrodestra unito, costituito da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Ci sono già Comitati regionali, Comitati provinciali, dobbiamo far nascere un Comitato per il No in ogni Comune italiano”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo alla conferenza stampa “Le ragioni del No al referendum costituzionale”, organizzata dal Comitato Regionale e Grande Città di Torino di Forza Italia, nel capoluogo piemontese.“Questo referendum è una benedizione, diventa il catalizzatore per il rilancio del centrodestra e per il rilancio del nostro partito. Questa è una guerra di liberazione da Renzi e dal renzismo. Dalla vittoria del ‘no’ al referendum passa il rilancio della nostra azione politica. È la battaglia decisiva per la democrazia nel nostro Paese, se dovesse malauguratamente vincere il ‘sì’ siamo al capolinea, è finita. Dobbiamo dire un grande ‘no’ per mandare a casa Renzi e ripristinare la democrazia nel nostro Paese”.

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