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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Attentati: “Follia lucida killer pone interrogativi anche sul disagio psichico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 luglio 2016

attentati“Nella descrizione degli ultimi attentati l’attenzione di diversi giornali si è concentrata sul profilo psicologico degli attentatori, veri o presunti che fossero. Alcuni tratti appaiono indubbiamente comuni: come il riferimento ad una depressione ben nota ai vicini di casa; o quello di una certa tendenza all’isolamento, alla scarsa comunicatività e in alcuni casi una aggressivitá latente che faceva pensare di trovarsi davanti ad uno psicopatico. E’ accaduto anche nel recente attentato di Monaco, in cui qualcuno davanti ad una patologia evidente, ha subito escluso che si potesse trattare di Isis. Ma in realtà il punto più concreto riguarda un altro aspetto, sufficiente a far sorgere il dubbio che l’Isis cerchi i suoi adepti tra persone psicologicamente disturbate. In altri termini non basta la motivazione politica o ideologica a supportare comportamenti che suscitano in ognuno di noi orrore. Abbiamo la netta sensazione di trovarci di fronte ad una follia lucida, pericolosa e vanitosa”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Killer e Kamikaze, in un crescendo di emulazione, al di là della possibile, ma non esclusiva, matrice islamica in realtà riflettono una fragilità psicologica che rimanda ad altre categorie di presa in carico di questi soggetti. La consapevolezza di chi vuole uccidere, di chi vuole fare una strage, c’è tutta; ma si accompagna ad un esibizionismo narcisista che richiede un pubblico di stampo tradizionale: la strada, lo stadio, il pub, la metropolitana, il supermercato. Tutti luoghi – prosegue Binetti – che appartengono alla vita normale di persone da punire proprio per quella normalità che è estranea al killer di turno. Scopriamo anche che la malattia mentale, il mental desease, assedia l’uomo dal di dentro con i suoi demoni e i suoi fantasmi. Perduto il senso di Dio nella accezione più alta del termine, l’uomo ha perduto anche il senso dell’uomo, nella sua forma più comune è più profonda. Forse proprio qui che dovremmo ricominciare a capire in che consista la sofferenza psicologica, trattandola anche nella sua interfaccia sociale. Lo sdegno sociale, la passione politica, lo zelo religioso non potranno mai giustificare l’orrore di morte; la violenza fredda dell’uomo contro altri uomini, la ricerca ossessiva dei bambini per colpirli nella loro assoluta innocenza. La perdita del senso dell’uomo è la più grande follia dell’uomo che richiede cure molto più complesse, che cominciano in famiglia, nella scala di valori di riferimento, negli affetti reali e concreti, ma assolutamente inderogabili. L’Europa – conclude Binetti – deve interrogarsi su questi aspetti non meno che il vicino mondo islamico”.

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