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Ventimiglia: immigrazione e controlli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2016

ventimiglia“Il caso Ventimiglia è emblematico per capire dove sta andando oggi l’Europa: in che modo si bilanciano i bisogni di sicurezza con i doveri di accoglienza; il rispetto per le regole europee e la disponibilità verso chi viene da Paesi privi di qualsiasi garanzia democratica. Come ha detto ieri, con la chiarezza che lo contraddistingue, il ministro Alfano, a Ventimiglia, sul suo confine, ci giochiamo l’Europa, Schengen e una delle più importanti conquiste di libertà dell’Europa. La possibilità di muoverci liberamente al suo interno sentendoci per l’appunto cittadini europei. Ma per questo sono necessari controlli, per chi europeo non è, e occorre offrire garanzie, in modo diverso a tutti: europei e non europei. D’altra parte con il clima di angoscia che gli ultimi attentati hanno sollevato, non essere rigorosi nel controllo dei flussi migratori equivarrebbe a una grave mancanza di responsabilità e di tutela verso chi ne ha pieno ed assoluto diritto”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare. “Non sempre è facile distinguere tra migranti e rifugiati; ma distinguere tra flussi pacifici di persone in cerca di una destinazione per se e per le proprie famiglie e organizzazioni come i No Borders , che nulla hanno a che fare con i migranti, è urgente e necessario, perché queste organizzazioni hanno tutto l’interesse a strumentalizzare l’emergenza per fini politici se non eversivi. Impossibile non immaginare potenziali connessioni tra organizzazioni di questo tipo e potenziali infiltrazioni ISIS. Solo mantenendo un atteggiamento di esplicita condanna nei loro confronti, con un respingimento concreto ed efficace, potremo garantire nello stesso tempo i diritti dei cittadini europei e i diritti dei rifugiati. Ventimiglia ad Ovest, come il Brennero ad Est; la Francia come l’Austria sono i nostri vicini e abbiamo il dovere di mantenere la pace ai confini del nostro Paese per evitare che populismi di diverso colore scatenino quell’anti-europeismo che è parte integrante di questa strana guerra a pezzi, di cui parla Papa Francesco. Si vis pacem, para bellum, dicevano gli antichi. Se vuoi la pace, prepara la guerra: e poichè noi vogliamo intensamente la pace, è indispensabile che lungo i confini del nostro Paese, a cominciare dai luoghi strategici, ci sia la giusta concentrazione di forze, sotto lo stretto controllo del ministro dell’Interno, per farci sentire tutti più sicuri e più protetti. Più Europei”, conclude Binetti.

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