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Migranti: dall’Europa un silenzio scandaloso

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2016

migranti1“Nel momento in cui la questione immigrazione impegna Milano con i suoi 3.300 immigrati, sembra che acquisti maggior peso il tema della qualità dell’accoglienza, non solo della qualità attuale della vita dei rifugiati, ma anche la loro prospettiva di futuro. Eppure 3.300 tra immigrati e rifugiati non sono tanti, se paragonati alle migliaia di persone sbarcate sulle coste siciliane e accolte in quei Centri, ormai saturi di persone e privi di progettualità a breve e medio termine. Con la complicità del bel tempo e con l’inasprirsi delle condizioni di vita in Libia, gli arrivi si susseguono a ritmo incalzante. Ma non fanno più notizia. Nessuno si chiede più quanto tempo resteranno, dove andranno, e come raggiungeranno quelle mete che sognavano al momento di mettersi in viaggio. Subentra una assuefazione che esprime solo una quiete apparente. Ma da Milano si rilancia il tema-problema, per motivi di umanità, per ragioni di decoro della città, ma anche per quella innata efficienza meneghina, che non si accontenta di una relazione puramente formale”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare. “La soluzione europea all’immigrazione appare sempre più sbiadita, priva di vero slancio umanitario e decisamente miope nel non vedere come l’ammassarsi di tanta gente ai confini non può che essere foriera di successive tensioni. Ne dà conferma quello che accade al confine Como-Chiasso, dove cresce il numero delle persone accampate nei pressi della stazione, dove si accumulano ogni giorno un numero maggiore di rifiuti e dove solo il bel tempo di questi giorni rende tollerabile il dormire all’aria aperta, con una temperatura che inequivocabilmente sta calando. Parlare con queste persone con il loro italiano improbabile, ma comunque chiaro nelle richieste che pone, stringe il cuore da una parte, ma fa crescere l’indignazione dall’altra. Indignati non con i i rifugiati, non con i comaschi singolarmente pazienti e disponibili, non con Angelino Alfano, il ministro che sembra fare tutto quello che può, ma con il sistema complessivo di una Europa che si sta autocondannando all’implosione. Non saranno i terroristi a far saltare il nostro equilibrio precario già messo a dura prova, sarà piuttosto la pressione interna, che viene da numeri sempre meno controllabili, da condizioni di vita sempre meno tollerabili, e da un giudizio sempre più severo delle popolazioni autoctone. La maggioranza di loro non capisce e non riesce ad accettare l’immobilismo strutturale a cui la chiusura delle frontiere condanna l’Italia. Non possiamo e non vogliamo respingerli, ma non possiamo neppure continuare ad accettarli; e se pure li accettassimo, loro stanno maturando uno spirito di rivolta interna che mette a dura prova la loro proverbiale capacità di sofferenza e di tolleranza. Urgono soluzioni che facilitino le vie di deflusso, non quelle di accesso. L’attenzione va posta sulle vie di uscita, facendo dell’Italia una sorta di corridoio umanitario attraverso cui passare, ma in cui non è possibile restare, anche perché il tanto decantato decollo dell’economia con relativa crescita del PIL appare sempre più come una chimera sprovvista di fondamento reale”, conclude Binetti.

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