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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 16 agosto 2016

Operazione Albacore porta al sequestro di un peschereccio spagnolo facente uso di palamiti a São Tomé

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

peschereccio spagnoloL’Alemar Primero, peschereccio spagnolo per la pesca con palamiti, è stato abbordato nelle acque dello stato insulare centroafricano São Tomé e Príncipe da parte delle autorità di São Tomé, assistite dall’equipaggio di Sea Shepherd e dalle forze dell’ordine del Gabon. Nonostante il peschereccio facente uso di palamiti fosse autorizzato per la pesca al ‘tonno e specie simili’ le ispezioni avevano rilevato che le stive per il pescato erano piene di squali, in prevalenza verdesche, classificate come “vulnerabili” dall’IUCN. Molte delle pinne degli squali erano già state staccate dai loro corpi, una sospettata violazione del Regolamento CE Relativo all’Asportazione di Pinne di Squalo a Bordo dei Pescherecci (1185/2003) e del relativo emendamento (605/2013), che prevede che gli squali debbano essere sbarcati con le pinne naturalmente attaccate.Le autorità di São Tomé hanno ordinato al peschereccio di ritirare a bordo le attrezzature da pesca, rilasciare il pescato e dirigersi a São Tomé per le indagini. Con quattro marine rimasti a bordo per garantire la sicurezza, il peschereccio è stato scortato a São Tomé dalla nave di Sea Shepherd M/Y Bob Barker.
peschereccio spagnolo1Il 7 agosto l’Alemar Primero è arrivato a Neves, un villaggio di pescatori, dove rimarrà in attesa che siano condotte le investigazioni, mentre la M/Y Bob Barker riprenderà i pattugliamenti.Dall’aprile 2016, con il nome di Operazione Albacore, Sea Shepherd assiste il Governo del Gabon per contrastare la pesca illegale, non segnalata e non regolamentata (INN), fornendo l’impiego della M/Y Bob Barker come imbarcazione civile utilizzata per pattugliamenti, la quale agisce nelle acque del Gabon, sotto la direzione del Governo gabonese.In agosto São Tomé e Príncipe è entrato a far parte di Operazione Albacore, inviando due marine e un osservatore della pesca da São Tomé per unirsi all’equipaggio di Sea Shepherd, alla Marina Gabonese e ai funzionari gabonesi deputati al controllo della pesca a bordo della M/Y Bob Barker, per ulteriori azioni mirate a individuare e contrastare la pesca INN nel Golfo di Guinea.
Sea Shepherd Global costituita nel 1977, Sea Shepherd è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro la cui missione è quella di fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo intero al fine di conservare e proteggere l’ecosistema e le differenti specie.Sea Shepherd utilizza innovative tattiche di azione diretta per investigare, documentare e agire quando è necessario per mostrare al mondo e impedire le attività illegali in alto mare.Salvaguardando la delicata biodiversità degli ecosistemi oceanici, Sea Shepherd opera per assicurarne la sopravvivenza per le generazioni future. (foto: peschereccio spagnolo)

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La follia: Il male che sconvolge la mente

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

la folliadi Riccardo Alfonso. Nel momento in cui mi accingo ad affrontare quest’aspetto della vita umana non intendo trattarlo dal punto vista medico-scientifico o analizzandola sotto la lente d’ingrandimento del psicologo. Mi limito ad una riflessione tipica del cronista che nel riportare un certo evento si trova nelle stesse condizioni del suo lettore davanti a comportamenti incomprensibili se non di ardua lettura.
Penso, ad esempio, a una madre che uccide il figlio salvo poi davanti all’inquirente dichiararsi in¬nocente e lo afferma con tanta sincerità, a dispetto delle prove schiaccianti che provano il contrario, da lasciarci perplessi tanto da ingenerare interrogativi più inquietanti dello stesso delitto che le risultanze investigative hanno fatto emergere.
In un altro mio libro “Il pendolo” ho affrontato il tema del serial killer e constatato che i suoi atti cri¬minali si compiono con freddezza e determinazione come se il concetto di morale si fosse capovolto e concepisse il male come un bene.
In un altro mio libro, ancora, “L’Antropofago” ho analizzato la figura di chi si ciba uccidendo i suoi simili e per poi convenire che tutto ruota intorno a questa realtà dentro e fuori il nostro corpo.
In altri miei lavori, infine, mi sono dilungato a tratteggiare la figura di taluni personaggi della storia che è più vicina ai miei tempi cercando di capire cosa possa frullare nella mente di un dittatore come ad esempio Hitler e lo stesso Stalin che mandarono a morte sicura milioni di persone in quei mattatoi che conosciamo meglio come lager o gulag, campi di lavoro correttivi. Benché questi campi, ma mi riferisco, nello specifico, a quelli russi, fossero stati pensati per la generalità dei criminali, il sistema dei Gulag è noto soprattutto come mezzo di repressione degli oppositori politici in quella che fu l’Unione Sovietica, ma resta un “vizietto” che anche oggi si pratica per gli avversari dell’attuale regime, in auge nella Federazione russa. E’ stata una sofferenza inflitta solo perché appartenevano a una razza diversa, avevano osato criticare il loro “padrone” o praticavano un’altra professione religiosa o militavano in partiti politici oppositori del tiranno. Editore: Fidest agenzia stampa Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: la follia)

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Sticchi Damiano su “Omicidio stradale”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

incidenti stradali-2“Come temevamo il reato di omicidio stradale, così com’è concepito, non solo non funziona, ma è controproducente”.Lo ha dichiarato il Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, commentando i dati del report ASAPS che fa il punto sui primi tre mesi dall’entrata in vigore della nuova norma. Secondo Sticchi Damiani, i “dati evidenziano, infatti, la sostanziale stabilità del numero di morti sulle strade a fronte di un aumento del 16% dei feriti e, soprattutto, della crescita del 20% degli episodi di pirateria”. “Sono troppi – spiega il Presidente dell’ACI – i conducenti che, contravvenendo al più ovvio dovere civile e morale, dopo aver provocato un incidente, vengono sopraffatti dalla paura delle conseguenze e optano per la fuga. Come abbiamo già evidenziato durante le fasi di dibattimento della legge, non è pensabile che, per chi si ferma a prestare soccorso, scattino automaticamente le manette. Il rischio è che non si fermi più nessuno e che le omissioni di soccorso aumentino esponenzialmente”. “È vero – ha concluso Sticchi Damiani – che tre mesi sono troppo pochi per tracciare un bilancio, ma è fondamentale intervenire sulla norma prima che queste criticità rischino di compromettere le ragioni, validissime, che hanno guidato la mano del Legislatore.”

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Scuola: trasferimento docenti

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cLe assegnazioni di sede riguardano le complesse fasi di mobilità su ambito territoriale. Da una prima analisi, risulta che vi sono dei docenti a cui sono stati assegnati fino a 350 punti: troppi per poter essere stati accumulati in una sola carriera, anche se di precario ventennale. Non regge, pertanto, la strenua difesa odierna del Ministro dell’Istruzione che ha dichiarato che l’algoritmo per i trasferimenti dei docenti è a posto e comunque ci sono tanti insegnanti che rientrano in Sicilia. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Miur e Ministro continuano a mischiare le carte, perché invece di rendere noti i parametri con cui sono stati spostati i docenti, spiegando loro che è stato pedissequamente rispettato il contratto sulla mobilità, si preferisce ancora spostare l’attenzione su aspetti marginali. Non si possono trattare migliaia e migliaia di docenti dicendo loro che da sempre chi vuole fare questo mestiere si sposta al Nord. La differenza è che fino al 2015 si è fatto volontariamente e ad inizio carriera. Ora, invece hanno più di 40-50 anni e sono stati messi sotto ricatto, con le regole cambiate in corsa, contravvenendo ad un principio-base del pubblico impiego: l’equità di trattamento. Vogliamo vederci chiaro su ogni spostamento sospetto, invitando il docente, dopo la mancata conciliazione, a rivolgersi anche al Giudice del lavoro.Sono stati pubblicati i trasferimenti di oltre 40mila docenti della scuola secondaria di secondo grado inseriti negli ambiti territoriali: le assegnazioni di sede – relativi alle fasi dei trasferimenti nazionali b), c) e d) – riguardano tutte le province e sono suddivise per classi di concorso. Anche per i trasferimenti del II grado si sono verificati degli errori nei punteggi: Orizzonte Scuola scrive che vi sono dei docenti a cui sono stati assegnati “fino a 350 punti: ci chiediamo – scrive la rivista – se l’errore possa essere di digitazione durante la compilazione della domanda su Istanze on line da parte del docente, ma ci chiediamo anche, se fosse così, come mai l’Amministrazione ha convalidato i punteggi e come mai, in questi mesi di passaggi da un ufficio all’altro, nessuno si sia accorto dell’errore”. Il Miur non potrà dire che si tratta di errori sporadici o fisiologici, perchè “non riguardano un singolo docente, ma più persone appartenenti a province diverse. Troppi i punti per poter essere stati accumulati in una sola carriera, anche se di precario ventennale”.
Non regge, pertanto, la strenua difesa del Ministro dell’Istruzione che dalle pagine del Corriere della Sera, sostiene che l’algoritmo per i trasferimenti dei docenti è a posto (“non è un’entità metafisica, è un modello matematico”): Giannini dice anche che tra i docenti che hanno cambiato sede, quest’anno ci sono “anche i 1.400, tantissime donne, che da anni insegnavano al Nord e che con questo piano sono rientrati in Sicilia”.“Il Miur e il Ministro continuano a mischiare le carte – ribatte Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – perché invece di rendere noti i parametri con cui sono stati spostati i docenti, spiegando loro che è stato pedissequamente rispettato il contratto sulla mobilità 2016/2017, sottoscritto l’8 aprile scorso, si preferisce ancora spostare l’attenzione su aspetti marginali. Non si possono trattare migliaia e migliaia di docenti come se fossero delle pedine di una scacchiera, dicendo loro che da sempre chi vuole fare questo mestiere si sposta al Nord. La differenza è che fino al 2015 tutto ciò si è fatto volontariamente, in altissima percentuale ad inizio carriera”. “Con il piano straordinario di assunzioni della Legge 107/2015 – continua Pacifico – invece, i docenti da assumere avevano in prevalenza più di 40-50 anni e sono stati messi sotto ricatto, perché non si è fornita loro alcuna certezza sul mantenimento delle graduatorie di merito e ad esaurimento. E le regole per loro sono state cambiate in corsa, contravvenendo ad un principio-base del pubblico impiego: l’equità di trattamento dei suoi dipendenti. A rendere il tutto ancora più caotico, è stata la scelta di inserire nel calderone degli ambiti pure coloro che chiedevano di cambiare provincia dopo anni dall’immissione in ruolo”.“A tutto questo, ora si aggiunge la beffa dell’algoritmo: per il Miur è infallibile, ma la realtà dice il contrario. Gli errori sono tanti e di varia natura. E siccome è stato calcolato che il sistema è in grado di gestire al massimo il 10 per cento di trasferimenti non corretti, ci sono fondati rischi che tanti docenti si ritrovino lontano da casa senza che mai nessuno abbia verificato la loro situazione. Per questo vogliamo vederci chiaro su ogni spostamento sospetto. Mai come in questa occasione, con i docenti che vengono collocati su ambito territoriale e non hanno molte possibilità di ottenere l’assegnazione provvisoria, occorre essere certi della correttezza del trasferimento. Per questi motivi – conclude il sindacalista Anief-Cisal – abbiamo deciso di procedere per gradi, invitando il docente, dopo la mancata conciliazione, a rivolgersi anche al Giudice del lavoro”.

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Storia di pittori: Volume primo

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

Storia di pittori Volume primodi Riccardo Alfonso. Il presente lavoro, spalmato in sei volumi, (l’ultimo in inglese) non vuol essere un libro che in qualche modo ricalca la storia della pittura e dei suoi rappresentanti più noti, ma intende solo tracciare un profilo di taluni di loro, per lo più artisti contemporanei, e che hanno maggiormente “solleticato” l’immaginazione e la sensibilità dell’autore.
D’altra parte sappiamo bene che nella pittura, dai primi graffiti dei nostri antenati, visibili ancora oggi, dopo svariati millenni, sulle pareti delle caverne da loro abitati, si avverte forte il desiderio d’esprimere figurativamente sensazioni e momenti di vita vissuta più di quanto non potessero fare altre forme di comunicazione da quella verbale alla scritta.
Oggi con la fotografia riproduciamo quello che vediamo mentre con un dipinto l’imitazione resta più creativa, più rivolta alla ricerca di valori che partono dal profondo e che cercano di cogliere nel soggetto la fonte di un nostro interesse particolare, quello che nessuna riproduzione meccanica come la fotografia potrà cogliere nella sua pienezza e profondità di sentimenti. Essi si maturano e diventano personali nell’autore che l’esprime con una pennellata e un arcobaleno di colori. Questo tocco, quasi divino, che taluni uomini hanno saputo dare alle loro opere di pittura oggi, sia pure a distanza di secoli, continuano a stupirci e a rinnovare in noi la voglia di vederle per osservarne i particolari e del come la natura e le espressioni ricavate dai ritrattisti hanno saputo cogliere il momento magico e rivelarne l’intima essenza. Incomincio con un personaggio che accumuna il mio interesse artistico con i suoi natali siciliani, una terra che mi ha da sempre attratto e dalla quale ho potuto attingere, anche in altri campi, interessanti spunti per i miei lavori. Prendere da una parte una tavolozza e dall’altra un pennello è per me, che sono così poco dotato alla pittura, un gesto che sa di esoterico. Ho cercato di carpire nelle pitture esposte in così bella mostra nelle pinacoteche di tutto il mondo il momento magico in cui l’artista “macchia” con una prima pennellata la tela, l’idea che lo ha spinto ad immaginare il suo elaborato, a darne una forma, un’espressione, a imprimerne uno stile, ad essere capace di suscitare nell’osservatore emozioni ed estatica ammirazione. Ma se in tantissimi libri questi effetti sono stati descritti con dovizia di particolari, non è stata la stessa cosa per il pittore che non è stato celebrato tra i divi della sua epopea pittorica, ma è vissuto con la sua notorietà caduca che lo ha colto, forse e solo, in qualche anno fortunato della sua esistenza prima di finire nell’oblio. Pittori che non hanno superato il tempo della propria generazione per indossare le vesti dell’eternità, per lasciare una traccia indelebile del proprio passaggio per generazioni di venienti.
A costoro dedico una parte dei mie rievocazioni e lo spazio nel presente lavoro e lo faccio soprattutto con quelli che hanno mostrato una grande volontà, un appassionato impegno, una notevole dedizione, ma hanno perso l’appuntamento con la storia perché solo ai grandi questo è dato. Non meritano, del tutto, d’essere ignorati e per quanto anch’io, come scrittore, sono e resto figlio del mio tempo e non vado oltre per una riconosciuta mia mediocrità, offro loro la mia sponda, per quanto possa valere. Editore: Fidest edizioni Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto:Storia di pittori Volume primo)

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Storia di pittori: volume secondo

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

Storia di pittori volume secondodi Riccardo Alfonso. Oggi un’opera d’arte veramente degna di tale nome, cioè vitale, complessa, duratura, ha un valore nuovo che certo prima non aveva. E’ un valore nuovo e pratico che mette in movimento capitali e dà origine a operazioni, a guadagni, a perdite. Ogni artista dimentica sé stesso e diventa uomo d’affari quando a chi meglio offre vende ciò che dal suo intelletto ha derivato. Come afferma Oscar Wilde nell’aforisma finale della prefazione al Doriano Gray: “L’arte è una cosa perfettamente inutile? E se tale come può spiegarsi che esista? Giacché se si può dubitare del suo vantaggio, non si può, tuttavia, dubitare che abbia un suo posto altissimo, almeno nell’impero delle illusioni insieme alla morale, all’onestà, alla felicità ecc.”
Per me credo di non essere nell’errore se attribuisco all’arte una ragione d’essere importante come forse poche altre cose, e non soltanto come “illusione”, ma nel più intimo del complesso meccanismo sociale. E’ la sintesi che tutto accoglie, colorisce, trasfigura, e che offre a noi stessi, dal più mediocre al più saggio, le nostre azioni in qualsivoglia modo esse siano espresse, trasmutando tutto in immagini di bellezza. L’opera d’arte è l’attimo felice o la sintesi di innumerevoli atti felici che uno spirito creatore ha indelebilmente fissato nel tempo. Ogni opera d’arte è testimonianza di un periodo più o meno lungo di felicità, perché anche il dolore, il rimpianto, la nostalgia che riescono a estrinsecarsi, si tramutano in felicità. Noi percependo e ammirando l’opera d’arte, sublimiamo a quel vertice di felicità anche i nostri attimi più mediocri.
Sappiamo che una siffatta sublimazione è per noi nella lettura di quel libro, nello studio di questa immagine, nell’audizione di questa musica: non dobbiamo che isolarci, disporci all’attenzione, prepararci all’estasi. La più segreta ragione dell’influenza che l’arte può avere sugli spiriti insensibili è nel loro ridestare una scintilla che credevano sopita, perché l’arte è vita, emozione, gioia, eternità. Nulla ci può essere estraneo in ciò che è perfezione e bellezza.
L’arte ci rende partecipi di sensazioni che non abbiamo mai provato e che pur ci sentiamo in grado di provare, di esperienze che non abbiamo mai vissuto e che pur sentiamo degne di noi. Soltanto così nella nostra monotonia quotidiana, che procede cauta e silenziosa, cupida e abile, dubbia e raminga, percepiamo un’altra vita sfrenata e giubilante, semplice e ingenua, sicura e sonora.
E’ un confronto che ci sorregge perché diventa presto desiderio e aspirazione. L’arte compie dunque questo miracolo a prima vista incredibile. Essa ci offre la nozione della inutilità assoluta della vita e nel suo insieme ci consente di procedere rivelandoci a bagliori e a intervalli l’esistenza di un’altra realtà eternamente perseguita e altrettanto chimerica.
Per l’arte amiamo la vita, per la vita amiamo l’amore. L’arte e l’errore e il miraggio meno volgare che ci trascina nella vita, ed è proprio delle anime elette. Editore: Fidest edizioni Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Storia di pittori volume secondo)

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Storia di pittori volume terzo

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

Storia di pittori volume terzo. Questa terza parte si apre con due dipinti di Paul Gauguin. E’ uno dei protagonisti della fase artistica che è stata definita post-impressionismo.
Ho colto in questa figura d’artista il desiderio di quanti cercano d’evadere dalla società e dai suoi problemi per ritornare alle origini, per ricongiungersi con l’essenza delle cose, per ritrovarvi i suoi palpiti vitali.
E’ una speranza che non trova, purtroppo, appagamento ma non demorde. Egli continua a vivere con quello spirito che lo portò a girovagare per mezzo mondo e a soffermarsi, soprattutto, nelle isole del Pacifico del Sud dove avvertì un qualcosa che avrebbe potuto rinfocolare quella sua aspettativa per un mondo più vicino alla natura e ai palpiti generati dalla sua prorompente ricchezza di colori. E sui colori che si fonda la ricerca di Gauguin e, soprattutto sul modo come interpretarli passando attraverso le variegate e complesse correnti della pittura francese del XIX secolo. Incominciò dall’impressionismo del gruppo dei Fauves, Seguì il suo importante contributo alla pittura simbolista che si sviluppò in Francia ed oltre, in polemica con il naturalismo letterario di Zola e Flaubert e con il realismo pittorico di Courbet, Manet e degli impressionisti. Il suo contributo avvenne attraverso la formazione del gruppo detto “scuola di Pont-Aven”. Fu realizzata una pittura dai toni intimistici che rifiutava la copia dal vero e l’imitazione della visione naturalistica. Di lui si può dire, nella parte finale della sua esistenza, che contribuì decisamente al formarsi di quell’interesse per l’arte dei neri e dei popoli primitivi, che tanta parte ebbe nell’origine e nello sviluppo del cubismo; dalle idee e dalla sua pittura muovono i fauves. Nel concepire la pittura come diretta espressione del mondo interiore dell’artista, aprì la via non solo all’espressionismo, ma anche alle correnti non-fi-gurative o astratte.
“Supponiamo – preludia il Baudelaire alle riflessioni sul colore – un bel luogo dove tutto verdeggia, rosseggia, splene s sfoga in grande libertà, dove ogni cosa, differentemente colorita secondo la propria costituzione molecolare, mutata di attimo in attimo dà i movimenti dell’ombra e della luce, agitata dal lavoro interiore del calorico si trova in perpetua vibrazione per cui la linea trema e si completa la legge del moto eterno e universale.”
E soggiunge: “Una immensità, azzurra talora, frequentemente vere, si stende fino ai confini del cielo. E’ il mare. Gli alberi sono verdi, le aiuole verdi, il muschio verde. Il verde serpeggia nei tronchi, gli steli non maturi sono verdi. Il verde è lo sfondo della natura perché il verde si unisce facilmente con gli altri toni. Ciò che mi colpisce subito, è che dovunque, rosolacci, papaveri, pappagalli, ecc. il rosso canta la gloria del verde, il nero quanto si presenta è raffigurato da uno zero solitario e insignificante. L’azzurro, cioè cielo, è interrotto da lievi fiocchi bianchi e da cumoli grigi che temperano felicemente la malinconica sua durezza, e come il vapore del tempo, inverno o estate, bagna, addolcisce e inghiottisce i contorni, la natura somiglia a un grido che, mosso da vertiginosa celerità, ci sembra grigio, sebbene riassuma in sé tutti i colori. La linfa sale, e miscuglio di principi, sboccia in toni mescolati mentre gli alberi, le rocce, i graniti si guardano nelle acque e vi depositano il proprio riflesso, ogni cosa trasparente impedisce il passaggio netto alle luci e ai colori vicini e lontani. Man mano che l’astro del giorno ascende, i toni mutano di valore, ma rispettando sempre le loro simpatie e i loro odi naturali, continuano a vivere in armonie per concessioni reciproche. Le ombre si spostano lentamente e mettono in fuga dinanzi a sé o estinguono i toni quanto più la luce, spostandosi a sua volta, consente il presentarsi di nuovi colori.Editore: Fidest edizioni Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Storia di pittori volume terzo)

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Storia di pittori: Volume quarto

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

storia di pittori volume quartodi Riccardo Alfonso. L’arte pittorica è quella del poeta che non concentra soltanto i suoi raggi sui caratteri, sulle scene e sulle passioni, ma eleva e tutto tramuta, scoprendoci le vette di cui nessuno può intendere il perché il tratto di penna o di pennello di colpo si illumina nella sua espressione ultima e folgora l’artista e incanta l’osservatore.
L’anima di chi dalla tavolozza ne raccoglie i colori e li trasmuta sulla tela appoggiata sul cavalletto ha quell’immensa finezza che consiste a non riconoscere lezioni o deduzioni che non siano le proprie.
I segreti più intimi dell’arte vivono nel suo stile e nei suoi pensieri. Il tratto è spontaneo, la figura lentamente ma in modo deciso assume le sembianze volute frutto dell’indicibile sentimento che manifestano gli alberi nei boschi e l’erba ai limiti della strada. Sono il trionfo senza confini dell’arte.
E’ come l’acqua che sgorga spontanea da un anfratto. E’ libera, d’esaltare, d’affascinare, di addolcire e d’appagare l’arsura che si prova in gola.
La scienza e le sue pratiche applicazioni non sono ostacoli per l’artista, ma gli servono sempre d’incoraggiamento e di aiuto. Trova in esse il principio e il comando, le braccia che lo hanno sollevato e che lo fissano stretto più forte con tutte le sue andate e con tutti i suoi ritorni.
Grande è la fede nella vitalità del sapere e nella investigazione della qualità e delle cose sino alla loro profondità. Sono miracoli indicibilmente perfetti. Ogni cosa riferendosi a ogni altra e ogni cosa rimanendo distinta al suo posto. Così non è incompatibile con la realtà dell’anima che vi sia nell’universo conosciuto qualche cosa di più divino per gli uomini e le donne.
In una pennellata l’artista sente qualcosa d’antico, il ripetersi di un rituale e sta al suo estro e alla sua fantasia personalizzarla e la lotta con qualche essere o con qualche influenza non conta.
Nella sua composizione artistica si annida la grande idea che si connota nel corpo reale inondando i fatti di luce tra quella più leggera del giorno e l’ombra tra il sole e il tramonto e il sole in un’alba diventata infinitamente più leggera.
Ogni oggetto, ogni condizione, ogni combinazione, ogni operazione propone una bellezza: la tavola di moltiplicazione la sua, la vecchiaia la sua, il mestiere del carpentiere la sua, il teatro la sua, il bastimento con la sua chiglia enorme e le sue forme pure, quando voga nel mare con tutte le vele al vento, irraggia una bellezza senza pari.
Nelle pitture, nelle sculture in pietra o in legno, nelle illustrazioni dei libri o dei giornali, nei disegni, il tutto è destinato ad abbellire ciò che ci contorna oltre i grandi scenari che la natura ci offre.
Sono le emozioni che l’artista esprime. Sono le armonie che si disvelano e intendono lasciare un segno del loro passaggio ora con una parola, ora con un tratto di penna, ora con una pennellata trasformandoli in un’interrogazione ardente che vibra nei nostri cuori in sintonia con la natura.E’ questa la ragione che mi ha spinto a riprendere i vari passaggi che hanno preannunciato l’arrivo di un artista e ne hanno conclamato il suo desiderio di lasciare una traccia di sé. Editore: Edizioni Fidest Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: storia di pittori volume quarto)

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Storia di pittori: volume quinto

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

storia di pittori volume quintodi Riccardo Alfonso. L’ultima raccolta in lingua italiana, di questi cinque volumi, merita, a mio avviso, una riflessione più attenta e articolata sull’impegno che ho inteso assolvere. Il sesto, invece, fa parte a se stante essendo stato proposto in lingua inglese pur non avendo mutato argomento.
E’ che spesso le persone meno attente o distratte da altri e più pressanti impegni di lavoro e familiari, non seguono le varie mostre che nella propria città e altrove sono allestite e che spesso riguardano artisti poco noti, ma anche celebri del passato e del presente, e così facendo perdono l’occasione per darsi ora una rinfrescata dalle letture del tempo che fu, che per taluni si è trattato di un vero e proprio impegno scolastico nello loro verde età, con lo studio della storia dell’arte, e per altri una infarinatura un po’ legata all’input familiare, degli amici e da curiosità e interessi di natura personale e professionale.
Non ricordo quando fu il momento in cui volsi lo sguardo a una pittura per riversarvi un’attenzione più diretta e attenta e che non fosse solo quella delle immagini riprodotte in un fumetto o dalle storie da rotocalco. E’ che mi sorpresi, con il senno di poi, nel non aver saputo cogliere, da giovane imbelle, la meraviglia e l’ammirazione dei miei contemporanei davanti a una stupenda rappresentazione artistica e a rilevarla unicamente come una mera curiosità.
E’ un discorso che non intendo solo rivolgere alla pittura ma anche alla fotografia sia perchè molte opere d’arte le ho conosciute dalle foto che le riproducevano nei libri che ho letto, sia per il rispetto che devo a quell’arte diversa perché espressa non da una pennellata ma dall’osservazione colta dall’obiettivo e che spesso è riuscita a carpire un magico momento di un evento e con lo stesso stile del pittore.
In entrambi i casi ci volle non tanto lo studio sui libri di storia dell’arte per scuotere la mia indifferenza, quanto la mia ritrovata capacità di soffermarmi alla “lettura” del messaggio pittorico e fotografico che si presentava al mio cospetto e al desiderio di un approfondimento.
Credo di aver provato la stessa sensazione appagante allorché passai dal tracciare centinaia di asticciole sul quaderno della prima elementare ai caratteri più definiti dalle vocali alle lettere e alla parola composta e attraverso la quale riuscivo man mano a coglierne il senso nel suo periodare.Mi mancava la tecnica che mi avrebbe portato a tradurre una pennellata in un linguaggio scritto e a saperlo comprendere nella sua pienezza. Ho anche provato ad usare il pennello, la tavolozza e i colori e a imbrattare qualche tela ma come chi sa leggere ma ha poca dimestichezza con l’arte della scrittura per ideare un poema o imbastire un racconto nelle sue articolate trame, mi son reso conto che non ne avevo la vocazione ma semmai l’infatuazione del momento.
Forse sono stato più fortunato con la fotografia dove potevo cogliere l’istante “magico” di un momento colto nei baleni della mia vita verso persone e immagini che intendevo fermamente che mi restassero non solo nel cassettino della mia memoria, a futura rimembranza. E’ così che con religioso raccoglimento ogni tanto sfoglio l’album di famiglia e nella foto che osservo si affollano i ricordi e gli affetti in specie quelli che ho perso con la loro dipartita.
Così mi limitai a leggere e a riflettere sui commenti dei critici e a cercare in alcuni casi a decifrare il loro linguaggio ermetico per definire un dipinto e a dargli la stroncatura o il plauso che a loro avviso si meritava. Imparai anche a dissentire anche se a suffragare le mie diverse considerazioni non sono stato mai capace di trovare gli argomenti con lo stesso tono alto adoperato da costoro, per le loro elaborate e dotte osservazioni. Mi limitavo a dire non mi piaceva o che era molto bello e non sempre avevo la forza e anche, se vogliamo, l’arroganza di attribuirmi a conoscitore profondo delle tecniche pittoriche che passavano sotto i miei occhi.Editore: Edizioni Fidest Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Storia di pittori: volume quinto)

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Storia di pittori: volume settimo

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

Storia di pittori volume settimodi Riccardo Alfonso. Prima dell’introduzione della fotografia il ritratto richiedeva all’artista un impegno notevole perché doveva fermare un’immagine sulla tela e riassumere in essa un sentimento, un atteggiamento, uno sguardo per indovinare ciò che era nascosto dietro la maschera del volto.
Nulla, a ben riflettere, è indifferente in un ritratto. Il gesto, la smorfia, l’attitudine sono rappresentativi di un sentimento, di una volizione che il pittore trasmette all’immagine che si avvia a definire nei suoi contorni. E’ una sensibilità che si manifesta anche nella percettibilità profonda degli episodi che intende fermare sulla tavolozza. Il suo declamatorio artistico si attacca alle fibre intime delle emozioni e quello che lo rende grande è il modo come riesce a trasmetterlo a chi si ferma ad osservare l’opera compiuta.Il tocco della pennellata può esaltare la linea a discapito del colore, o il colore a discapito della linea ma può essere anche e solo un punto di vista se si ignora in quali dosi la natura abbia mescolato in ogni spirito il gusto della linea e quello del colore e per quali misteriosi procedimenti tale finzione opera e per quale verso il risultato genera un’opera d’arte.
Si può così trarre dall’artista l’espressione sincera del suo temperamento aiutato da tutti i mezzi che gli fornisce il proprio mestiere. Chi non ha temperamento non è degno di fare quadri. Stendhal ha detto: “La pittura non è che morale costruita!” Se l’artista la intende in un senso più o meno liberale questo metro di giudizio può essere applicato a tutte le arti. Come le arti, infatti, sono sempre il bello espresso dal sentimento, la passione è il sogno di ciascuno, cioè la varietà nell’unità, o le facce diverse dell’assoluto ci spingono continuamente nella metafisica.
Lo stile e il sentimento nei colori vengono dalla scelta, e la scelta viene dal temperamento. Vi sono toni gai e scherzevoli, scherzevoli e tristi, comuni e originali. Così il colore del Veronese è gaio e calmo. Il colore del Delacroix è sovente lamentoso.
Il colore certo non esclude il grande disegno: quello del Veronese, per esempio, procede soprattutto dall’insieme. Esiste, tuttavia, il disegno del particolare, il contorno del frammento in cui il tocco ingoia sempre la linea. L’amore per l’aria, la scelta del soggetto in movimento, vogliono l’uso di linee fluttuanti.
Si può essere dunque contemporaneamente colorista e disegnatore, ma in un certo senso. Il modo in cui un disegnatore può essere un colorista si può esprimere per un grande insieme, e così un colorista può essere un disegnatore per una completa logica dell’insieme delle linee: ma una di queste qualità assorbe sempre i particolari dell’altra.
L’analisi che facilità l’esecuzione sdoppia la natura in colore e linea. Il colore in effetti è composto di agglomeramenti colorati che sono fatti da una infinità di toni, dei quali l’armonia forma l’unità, ma attenti al troppo particolareggiare o al troppo generalizzare. Essi impediscono in ugual misura il ricordo. All’Apollo del Belvedere e al Gladiatore io preferisco l’Antinoo perché l’Antinoo è l’ideale del meraviglioso Antinoo. Nell’essere umano come nei paesaggi vi è armonia e questa va colta nella sua essenza per dare al dipinto la sua particolare bellezza per ben rappresentarli. Editore: Edizioni Fidest Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto:Storia di pittori: volume settimo)

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Liberi cittadini o prigionieri della divisa?

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

franco gabrielliIl Coisp sindacato della polizia ci rende partecipi di una lettera inviata al capo della polizia su un tema che riteniamo interessante riguardante la vita del poliziotto tra il tempo speso al lavoro e il dopo. Vi è una continuità? Ecco il testo: “Egregio Prefetto Gabrielli, la libertà di espressione degli Appartenenti alla Polizia di Stato sta subendo, negli ultimi tempi, ogni sorta di menomazione. In base ad anacronistiche forme di “censura” ed in forza di un regolamento di disciplina obsoleto e dai dubbi profili di costituzionalità, applicato “a prescindere” ogni qualvolta un poliziotto o una poliziotta esprimono un’opinione sui social network (proprio come fanno migliaia di esponenti del mondo civile, politico e sociale, ininterrottamente) si scatenano delle campagne persecutorie che vedono alleati gli esponenti di un’area politico-ideologia (a tutti noi nota e che ha radici tristemente radicate in periodi storici apparentemente lontani, al cui superamento costoro non si sono mai del tutto rassegnati) e nientemeno che l’Amministrazione della P.S.. Lo sventurato che si trova ad esprime un’opinione non polically correct viene flagellato brutalmente da certa artificiosa opinione pubblica e dall’Amministrazione stessa, solerte nel censurare e sanzionare, nel convincimento deprimente di poter prendere così le distanze da quella che a tutti addita come una mela marcia, come un “cretino”.
Del resto, quasi due secoli fa il filosofo e scrittore statunitense Ralph Waldo Emerson al riguardo efficacemente scriveva (siamo nel 1800 …!): “Il mondo per il non conformismo ti flagella con la sua propria ira, perché esso è per il volgo”Invece, ricordiamo a noi stessi che l’art. 21 della Costituzione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E questo pensiero va difeso anche quando non è il pensiero dominante, quello dei benpensanti che, spesso, sono caratterizzati da una massiccia dose di ipocrisia.“Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”, affermava Voltaire, secondo la saggista britannica Evelyn Beatrice Hall.
Ma per noi tale diritto viene circoscritto notevolmente, per non dire mutilato, dal Titolo III del D.P.R. 28 ottobre 1985 n. 782 sui “Doveri generali e particolari” e dall’applicazione automatica del D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737. Siamo uomini e donne che rappresentano lo Stato, quindi ogni mancanza in servizio viene punita severamente. Ma dov’è il confine tra critica lesiva del decoro e la semplice espressione di pensiero del cittadino-poliziotto? Oggi questo limite non esiste. Ad ogni post ritenuto sconveniente, spesso semplicemente perché rimbalza in qualche blog o articolo on line, il collega viene immediatamente sanzionato, a volte anche solo per un like in un post di Facebook scritto o condiviso da altri.
La lenta, ma progressiva, erosione del diritto di esprimersi, sta diventando una frana inarrestabile che va ad influire direttamente sull’uomo e sulla donna che indossano una divisa. Un articolo di stampa di questi giorni parla dell’apertura di un procedimento disciplinare “come di prassi” contro una poliziotta, ritenuta colpevole di aver espresso la propria opinione sulla presenza di posteggiatori abusivi nel centro della città dove vive, mentre, libera dal servizio aveva avuto uno scontro verbale con un personaggio che gli chiedeva soldi per lasciare la propria auto in un parcheggio pubblico.Poche settimane fa un procedimento disciplinare è stato avviato, dopo una richiesta di una federazione sportiva, che si era ritenuta offesa delle affermazioni fatte da una ex atleta delle Fiamme Oro. Una vendetta semplice: scrivere al suo superiore e farla pagare alla collega.
La potestà disciplinare è come una tagliola che viene applicata senza una regola, se non il “libero convincimento” che una qualsiasi critica, possa venire intesa come una condotta non conforme alla dignità delle funzioni, anche per chi se ne sta in ferie al mare sotto l’ombrellone e magari scrive un post non gradito contro qualcosa che nulla ha a che fare con la propria professione.
Il moltiplicarsi delle occasioni di espressione del proprio pensiero, come tale ovviamente anche il diritto a ravvedersi ed a cambiare idea, invece di rendere gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine più liberi, li sta rendendo muti, prigionieri di quel ruolo che la Costituzione intendeva di primordine: servire lo Stato. Il presupposto era però che lo Stato difendesse i propri Rappresentanti quando lo rappresentano, non che si accanisse contro di essi quando esprimono le proprie opinioni come qualsiasi altro cittadino ha il diritto di fare.Oggi invece i Servitori dello Stato vivono una situazione kafkiana: per fatti accaduti in servizio,si trovano senza tutele giudiziarie, senza tutele legali, né difesi da parte della propria Amministrazione. Ricordiamo tutti con amarezza il famoso “cretino” affibbiato, senza nemmeno sapere perché, ad un collega dall’ex Capo della Polizia.
Nel resto del proprio tempo i colleghi sono chiamati a dover rispondere personalmente e lavorativamente di ogni presunta lesione di quel decoro della Polizia di Stato, che non viene nemmeno difeso seriamente dalle leggi.
I tempi cambiano, per esempio l’oltraggio a pubblico ufficiale, seppure esistente, come capo d’imputazione fa ridere: i reati che vengono compiuti ai danni degli Appartenenti alle Forze dell’Ordine, limitandoci a quelli fisici, anche volendoli circoscrivere temporalmente alle sole manifestazioni di piazza, sono considerati una medaglia in una consistente parte del mondo malato che ci circonda.Però siamo noi del COISP a costituirci parte civile nei processi contro chi provoca le lesioni ai colleghi, non l’Amministrazione della Pubblica Sicurezza, che pure potrebbe e dovrebbe farlo sia sotto il profilo etico e morale, sia materiale. Mentre è sempre più evidente la necessità di una Polizia al passo con i tempi, i poliziotti sembrano essere destinati a tornare indietro di quarant’anni, quando non esistevano i diritti, non esistevano i Sindacati, la trasparenza e l’equità erano sacrificati sull’altare delle necessità, che spesso giustificavano abusi d’autorità. Un semplice post su Facebook scritto oggi può venire usato, contro di me, domani o fra un anno. Il messaggio di costrizione della libertà di espressione si rinforza ad ogni presunta violazione del regolamento e conseguente contestazione addebiti: intanto io ti punisco, poi vedremo….attento a quello che scrivi… eccetera.Vogliamo tutti una Polizia migliore, non possiamo volere Poliziotti muti. La democrazia che abbiamo giurato di servire e che difendiamo per tutti i cittadini, ce la stiamo vedendo sfilare sotto agli occhi dentro casa nostra, mentre qualche solone plaude fingendo che tutto sia una prova di efficienza. Noi crediamo che la solidarietà sia il primo e più importante collante, per chi si deve fare forza e continuare a servire lo Stato, i cittadini e la democrazia. Oggi questa sana solidarietà tra colleghi viene compromessa dal sospetto, dalla diffidenza che trasforma ogni nostro pensiero privato manifestato su un proprio spazio virtuale, in una potenziale minaccia per la propria attività lavorativa.
Ovviamente è tanto facile colpire quanto è altrettanto semplice non farlo. Dopotutto chi può imputare ad un Dirigente di aver visto, ma taciuto, un post di un amico e di aver invece sanzionato quello di una persona non gradita? Perché la delazione è assolutamente fruttuosa nel primo caso, basta stampare una pagina ed il gioco è fatto.
Quando avremo tutti il diritto di manifestare liberamente il nostro pensiero, quantomeno senza trovarcila spada del procedimento disciplinare perennemente presente sulla nostra testa, avremo tutti una Polizia migliore. Oggi siamo prigionieri della divisa quando siamo in servizio perché dobbiamo sopportare ogni sorta di insulto da parte di chiunque, guai a reagire, anche solo verbalmente, perché si scatenano i rabbiosi tutori dei “chiunque altro tranne che delle divise”.
Poi siamo prigionieri dell’Amministrazione quando siamo per i fatti nostri, perché allora ci si ricorda dei doveri, del decoro, delle funzioni. Proviamo a fare l’inverso e faremo passi da gigante per sanare il crescente disprezzo delle regole del vivere civile, delle leggi e del sistema democratico che sta minando la serenità delle persone oneste, coloro i quali soccombono dinanzi alle prepotenze, all’arroganza, all’illegalità apparentemente piccola che subiscono nel proprio quotidiano, ma grande che subiamo tutti come Nazione.
Lo slogan istituzionale #essercisempre, deve significare esserci anche per gli uomini e le donne della Polizia di Stato, da cittadini e Rappresentanti dello Stato, difendendone il diritto di parola e di pensiero.Chiudiamo con una piccola riflessione che sottoponiamo a Lei, signor Capo della Polizia. Si è chiesto (in caso contrario crediamo che dovrebbe farlo, dato che ha questa grande responsabilità istituzionale) perché si moltiplicano queste “esternazioni” dei colleghi sui social network? Noi crediamo che la risposta sia il semplice senso d’impotenza che sempre più li affligge: come cittadini, testimoni delle quotidiane barbarie a cui siamo sottoposti come vittime o spettatori partecipi, e come Rappresentanti dello Stato, testimoni privilegiati dell’inadeguatezza del nostro sistema (legislativo e giudiziario) a contrastare fenomeni che rendono peggiore la nostra vita di tutti i giorni. Non crediamo che sia un “esercizio molto serio” tentare di risolvere questi problemi con la mordacchia.”

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Orti botanici, eccellenze italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

camerino orto botanicoNuove Direzioni ha trasmesso in anteprima la prima bozza del testo che pubblicherà su NuoveDirezioni n. 38 nov-dic 2016 per presentare il libro ORTI BOTANICI, eccellenze italiane con sottotitolo Il nuovo libro sugli orti botanici italiani di Grazia Semeraro. Un libro socialmente utile in quanto promuove la cultura ambientale a ogni livello, socialmente educativo in quanto esorta la cittadinanza a comportamenti individuali responsabili, socialmente produttivo in quanto incentiva le entrate economiche sotto il profilo della presenza turistica. Questo è “Orti botanici, eccellenze italiane”, il nuovo libro dell’Associazione Nazionale Nuove Direzioni, dedicato a un patrimonio storico eppure in continua trasformazione, così diversificato e complesso, solitamente conosciuto e visitato da addetti scientifici, appassionati di botanica e studenti, ma potenzialmente rivolto a un’ampia platea di possibili fruitori. Divulgare informazioni sugli orti botanici, strutture ricche di storia, di cultura e arte, capaci non solo di emozionare il visitatore per il loro fascino ma di fargli conoscere e comprendere l’importanza del regno vegetale, della sua straordinaria diversità, della necessità di preservarne le specie, riprodurle e raccogliere, al contempo, le sfide ambientali dell’attualità assume una funzione sociale di educatore civico. Difatti presso gli Orti Botanici non vengono svolte unicamente attività tecniche in senso stretto, tese alla conservazione di piante rare fuori dall’habitat di provenienza (coltivazione ex situ) o alla salvaguardia di semi di piante a rischio di estinzione tramite le banche del germoplasma o alla partecipazione a progetti finalizzati alla conservazione della biodiversità direttamente nell’habitat naturale (conservazione in situ), ma anche una serie di interventi informativi e formativi rivolti non solo agli studenti universitari ma anche a quelli delle scuole primarie e secondarie e a un vasto pubblico affinché acquisiscano e tengano comportamenti virtuosi di rispetto della natura, avendo consapevolezza che la vita sul pianeta, senza le piante, non sarebbe possibile, che la loro sopravvivenza è a rischio e quindi vanno conosciute, Orto Botanicorispettate, protette. Tuttavia affinché gli orti botanici possano esprimere le loro grandi potenzialità in ambito scientifico, didattico e turistico e rispondere alla domanda di un pubblico sempre più ampio e diversificato, è necessario garantire maggiori risorse organizzative e finanziare rispetto a quelle a disposizione, proprio per superare le tante difficoltà relative al loro funzionamento e per soddisfare le tante necessità indispensabili per una valida gestione in termini di efficacia ed efficienza. Occorre aumentare il numero di figure professionali altamente specializzate quali agronomi, ricercatori, giardinieri, addetti alle attività di informazione e comunicazione. Occorre creare spazi adeguatamente attrezzati per l’accoglienza in occasione di iniziative pubbliche e per la didattica, ma anche per nuove serre più modernizzate rispetto alle tradizionali. Interventi indispensabili e improcrastinabili che richiedono la dotazione di adeguate risorse non solo economiche ma anche di personale. In sostanza, l’attività degli orti botanici se amministrata e gestita bene diventa sia un’attività di pubblica utilità e strategica per il Paese giacché produce esiti positivi sia sul piano dello sviluppo educativo e scientifico sia su quello della valorizzazione turistica del territorio. Difatti molte di queste strutture sono ubicate all’interno delle aree urbane, il che comporta un aumento di presenze di visitatori, un incremento dei servizi connessi e una conseguenziale crescita economica del territorio. Questa volume non vuole essere solamente un invito a conoscere e visitare questi luoghi straordinari, patrimonio preziosissimo di cui l’Italia da Nord a Sud è dotata e dove hanno avuto origine come istituzioni accademiche, ma anche un appello ai soggetti pubblici chiamati a gestire e tutelare il patrimonio nazionale e ai privati che investono nell’economia del paese a sostenere con finanziamenti mirati le spese di funzionamento e di implementazione dei servizi di queste strutture, che si auspica siano sempre più rispondenti all’esigenza di inclusione dei soggetti disabili e delle fasce più deboli. Come tutte le pubblicazioni della nostra associazione, il libro “Orti botanici, eccellenze italiane” è scaricabile gratuitamente aprendo http://www.nuovedirezioni.it/pubblicazioni.asp. Quattro capitoli, ognuno dei quali con un suo filo conduttore, con l’intento di facilitare la lettura e la ricerca degli argomenti, e con l’opportunità di un lettura random, non necessariamente seguendo l’ordine progressivo delle pagine ma anche privilegiando la curiosità personale. Una prima parte introduttiva, la seconda che vuole offrire una serie di approfondimenti sui numerosi ruoli degli Orti botanici, la terza di presentazione di casi studio sulle loro molteplici attività e, infine, la quarta informativa sui singoli Orti botanici e Giardini Botanici Alpini, la loro organizzazione, le loro collezioni. Un progetto editoriale articolato, il cui lavoro progettuale si è concentrato soprattutto a organizzare e modulare una cospicua mole di contenuti e autori diversi, che si rivolge a un’ampia platea di lettori e possibili fruitori degli orti botanici italiani. Un mondo che va conosciuto e amato.

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Luci della ribalta: Parte prima – Eventi teatrali e cinematografici

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

luci della ribalta parte primadi Riccardo Alfonso. Nel libro di mio figlio edito dalla Fidest “Pensieri e note critiche” vi è un capitolo riservato interamente alla storia del teatro greco, latino e italiano.
E’ stata una ricerca che gli ha permesso di andare a ritroso nel tempo ripescando le rappresentazioni teatrali a partire dal sesto secolo a.C., ma credo che avrebbe potuto andare maggiormente indietro anche se in effetti le uniche tragedie che ci sono pervenute sono di Eschilo, Sofocle ed Euripide, perchè ritengo che è stata forte nella natura umana, fin dai suoi primordi, l’idea di una rappresentazione, di una narrazione di un parto della fantasia dove le trasmutazioni sono state tante e diverse tra la realtà vissuta, per lo più con duri cimenti, e il sogno che ci faceva ripiegare nell’immaginazione per rendere il tutto brillante, suggestivo, paradisiaco.Il teatro poteva diventare commedia oltre che tragedia e farsa e il guitto vi riversava il suo ingegno interpretativo, l’autore poteva dargli lo spunto creativo e il pubblico ritrovarsi immerso in quella finzione che ora fustigava i vizi ora li esaltava ora li rendeva odiosi e perversi. Il teatro nel suo far mutare aspetto, figura, far assumere diverse sembianze, alterare l’espressione del volto dell’attore, suscitargli intensa commozione o arguzia ironica e salace diventava la rappresentazione ideale di un sentimento che lo spettatore poteva catturare e far suo.Così ora mi sembra naturale riprendere quell’antico discorso per riallacciare il filo interrotto di quei pensieri e per vederli ora riproposti in chiave moderna lasciando la tunica e indossando lo smoking. E’ un presente che ha forse perso la veste originale del suo passato ma non lo spirito che è e resta immortale. Così possiamo rivedere riproposte le storie di un tempo ma anche altre e mescolarle sapientemente perchè rimane in tutti noi una costante immutabile nel tempo che trova inutile e fastidioso rappresentare ciò che è, perchè nulla di ciò che è può soddisfarci pienamente e quando la natura è brutta preferiamo la fantasia ricca di colori sgargianti alla trivialità. Forse del teatro io ho apprezzato di più ciò che ci porta al riso in luogo del pianto. Il riso, dicono, viene dalla sua superiorità. Del resto è risaputo che tutti i pazzi dei manicomi hanno sviluppata una loro idea di superiorità tant’è che si dice del riso che possa essere una delle espressioni più frequenti e più numerose della pazzia. Diciamo pure che tutti gli screanzati di melodramma, maledetti, dannati, fatalmente segnati da una smorfia che si dilata sino alle orecchie sono nell’ortodossia pura del riso.
Ora nel proporre le storie di oggi narrate e descritte sotto le luci della ribalta di un proscenio o dal monitor di un computer o del piccolo schermo televisivo io non posso escludere che esiste un forte legame con la funzione rituale ed educativa del teatro e persino dei suoi limiti se si pensa che già da allora i potenti ne traevano un utile mezzo per far propaganda politica.Editore: Fidest edizioni Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto:luci della ribalta parte prima)

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Luci della ribalta: Parte seconda

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

Luci della ribalta Parte secondadi Riccardo Alfonso. Andare a teatro o al cinema, stare comoda-mente seduti nel salotto di casa davanti al monitor del televisore o del computer mentre seguiamo uno spettacolo d’evasione credo sia diventato un rituale al quale pochi si sottraggono ora per motivi di lavoro o per altre ragioni. A me è toccato il compito di raccogliere i comunicati stampa che preannunciano un evento teatrale, una serata musicale, una sfilata di moda e a volte con invito. E’ raro che vi partecipi ma mi lusinga l’idea che potrei andarci per poter avere l’opportunità di verificare personalmente la professionalità degli attori e la solidità della trama. Devo, invece, fidarmi, di ciò che altri hanno visto e giudicato. Quando mi decido a fare il passo importante e a prendere posto nella sala, ora spaziosa ora di modeste dimensioni, di un teatro cerco subito di mettermi dalla parte dello spettatore curioso e non del critico severo.
Alle prime, a volte, noto un applauso di troppo, e penso alla claque che è utilizzata dai fan per irrobustire una trama un po’ debole e una comicità che al più riesce solo a strappare un sorrisetto.
Per questo motivo cerco di andare alla se-conda o terza rappresentazione e già se trovo la sala gremita o semi vuota penso che il “passa parola” abbia sortito il suo effetto tra un pubblico abituato a frequentare i teatri e non sempre si fida degli articoli che appaiono all’indomani della prima.
Ora nel passare la mano a questa mia rac-colta di ciò che mi hanno comunicato, e gli autori non sono sempre dei giornalisti tra gli addetti alla stesura di un “pezzo”, ma sono per lo più dei dipendenti o degli incaricati all’informazione mediatica e, quindi, sono portati a dare del lavoro teatrale o dello spettacolo in genere una misura elogiativa sopra le righe, devo, a onor del vero, spezzare una lancia in favore di questa categoria e precisare che tra loro ho avuto modo d’apprezzare l’obiettività di giudizio anche attraverso la loro moderazione nell’uso degli aggettivi elogiativi. Vi ho intravisto, forse esagerando nel giudizio, un certo linguaggio criptato dove si vuole far intendere con un diverso uso o privazione di aggettivi la vera natura della trama e l’abilità dei suoi interpreti. Resta tuttavia la considerazione che un racconto presentato dagli attori non ha solo bisogno, per essere gradevole, di una buona recitazione e di una trama avvincente ma anche di una regia attenta, di una scenografia adatta, di costumi appropriati e per-sino di luci confacenti alle varie circostanze che i vari passaggi recitativi e scenici richiedono.
Il tutto forma un insieme che va considerato nel momento in cui si alza il sipario e ci troviamo immersi in un mondo fatto a volte di fantasia e altre che ricalcano la realtà di tutti i giorni forse enfatizzata, forse caricata di paradossi, ma pur sempre rappre-sentativa del nostro modo di vivere e di agire in particolari circostanze e necessità. Così dovremmo sempre e comunque guardare i movimenti e le parole degli attori e non distrarci con i nostri pensieri perché quelli che contano in tale preciso momento stanno navigando nel proscenio. Editore: Edizioni Fidest Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Luci della ribalta: Parte seconda)

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Luci della ribalta: Parte terza

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

Luci della ribalta Parte terzadi Riccardo Alfonso. Lo spettacolo teatrale o la trama di un film sono il frutto della produzione letteraria del romanziere che vi fissa i paletti e l’arricchisce di contenuti. Sin qui il discorso rientra nell’ovvietà. Quel che ne segue diventa un impegno più complesso dove entrano in gioco molti altri soggetti e progetti, dalle sceneggiature alle luci, dai costumi ai dialoghi.
Vi è poi quel popolo di personaggi dal protagonista al primario e per finire alla comparsa che sono deputati ad esercitare un ruolo a interpretare e a rendere credibile una storia nata dalla penna di un scrittore e che non sempre il successo, da lui ottenuto con la pubblicazione del suo romanzo, riesce a conseguire lo stesso risultato a teatro o in un film. Similarmente si può dire rovesciando le posizioni quando un regista prende lo spunto da un libercolo di modestissime pretese letterarie e lo trasforma sullo schermo in un capolavoro. Sono i miracoli dell’arte, dell’intuizione, dell’intelligenza umana.
Posso quindi arguire che nel suo insieme è un complesso problema a cui si potrebbe riallacciare tutto un sistema di estetica.
Ne consegue che ad accomunare uno scrittore, un poeta, un pittore, uno scultore, un musicista è quel comune denominatore che risuona dal profondo abisso dell’essere.
Quando Archiloco, il primo lirico dei greci, dichiara alle figlie di Licambo il suo amore furibondo e il suo disprezzo insieme, non sono le sue passioni, avvolte in un vortice fumoso d’orgia, che noi ammiriamo, semmai vediamo Dioniso e le Menadi, vediamo Archiloco immerso in un sonno profondo precisamente come quello descritto da Euripide nelle Baccanti; il sonno che prende nelle alte vie delle montagne, sotto il sole di mezzogiorno, qui si avanza Apollo verso di lui e lo incorona del suo lauro, e l’incanto dionisiaco musicale del dormiente trabocca e sgorga con scintillanti immagini in poemi lirici e in trame teatrali che, all’apogeo della loro futura evoluzione, si chiameranno tragedie e ditirambi drammatici.
In realtà Archiloco, l’essere dalle ardenti passioni pieno d’amore e di odio, è solamente una visione del genio, che non è più Archiloco, ma un genio della Natura, e simbolicamente esprime il suo dolore primordiale in questa figura allegorica dell’uomo Archiloco, come creatura volente e desiderante subbiettivamente non potrà mai essere un poeta.
Tutti questi intrecci che espongono la narrativa al suo primo proscenio si rendono sovente coniugabili personificando l’immaginario e la fantasia in costruzioni di personaggi reali con scenari adeguati e umori della natura giunta alla loro naturale maturazione.
Penso al Cid di Corneille. Egli affronta nel suo racconto una situazione complicata dando luminosa prova del suo valore di artista e di letterato: un figlio vendica l’onore del proprio padre con il sangue di quello della sua bella. Vi s’intereccia la storia di una fanciulla che dimentica il suo essere e il suo amore per perseguitare il suo amante assassino del padre. Il Cid o l’Onore castigliano risale al 1636. Editore: Edizioni Fidest Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Luci della ribalta: Parte terza)

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Luci della ribalta: Parte quarta

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

Luci della ribalta Parte quartadi Riccardo Alfonso. Nel libro contenente la terza parte di “Luci della ribalta” mi sono, sia pure brevemente, soffermato, nella presentazione, su Corneille.
A lui si deve la composizione di grandi capolavori. Al riguardo ho già citato il Cid intriso d’onore castigliano e ora potrei proseguire con quelle che sono state ritenute le sue maggiori opere: Orazio, Cinna o la clemenza di Augusto, Poliuto e la Morte di Pompeo. Cinque capolavori non sono poca cosa, ben sapendo che ne sarebbe bastato uno per affidare all’immortalità il nome di un uomo.
Pur non sottraendomi a una breve narrazione delle diverse trame delle citate opere nell’intento di favorire quel lettore che ne ha un ricordo un po’ sbiadito, ritengo più importante evidenziare come le storie hanno avuto non solo un trascorso letterario ma hanno calcato le scene appassionando gli spettatori coevi al tempo dell’autore.
Orazio è un’opera ispirata al notissimo combattimento tra gli Orazi e i Curiazi. Uno dei Curiazi è fidanzato alla sorella di un avversario. L’unico superstite del combattimento, che doveva decidere le sorti della guerra, tornando trionfante dal certame, trapassa il cuore della fanciulla perché piangeva la morte del suo sposo.
Cinna è un soggetto storicamente romano. L’intreccio è tutto dovuto al poeta. Emilia, figliola di un proscritto messo a morte da Ottavio, sebbene raccolta più tardi da Ottavio divenuto imperatore e cresciuta nel palazzo imperiale, nutre contro di lui odio implacabile. A nulla valgono le tenerezze e le cure che per lei dimostra l’imperatore. Ella non pensa altro che a vendicare la morte del padre. Costringe, quindi, Cinna, suo amante, a ordire una congiura contro Augusto. Questi chiama a sé i due congiurati principali Cinna e Massimo, che credeva amici suoi più fedeli, e chiede loro consiglio intorno al suo proposito di abdicare volontariamente. Massimo lo incita all’abdicazione, Cinna lo dissuade con insistenza, nel dubbio che la vittima designata gli sfugga. Or Massimo, che pure ama Emilia, si accorge di non servire che come strumento alla effettuazione del piano e delibera di denunciare l’amico. Al momento della vendetta, Cinna trepida e dubita, non si sente capace di alzare la spada sul suo benefattore, ma Emilia esige da lui tale prova d’amore e vince ogni sua esitazione. Augusto avvisato del pericolo fa chiamare Cinna, lo mette al corrente di tutto, gli fa sapere che conosce tutto e gli dice che ora la vita di lui è in suo potere. Tra Cinna e Emilia si accende qui una gara di generosità, ciascuno intento a richiamare su sé stesso la colpa di quel progetto iniquo. Non si scagionano, s’incolpano da sé, dichiarandosi ciascuno autore della congiura. All fine Augusto decide di perdonarli disarmando in tal modo l’odio che Emilia gli nutriva. Nel Poliuto Paolina figlia del governatore romano dell’Armenia ai tempi dell’imperatore Decio, aveva in Roma conosciuto e amato il cavaliere Severo, allora oscuro e ignorato, ma il padre di lei si era opposto energicamente alle nozze. Caduto più tardi Severo, nella guerra contro i persiani, Paolina obbediente al padre sposa il ricco armeno Poliuto. Celebrato il matrimonio, Severo ritenuto morto e invece prodigiosamente salvo e favorito per le sue prodezze dall’imperatore, si reca in Armenia, sperando d’incontrarvi la sua amata e di ottenerne la mano. In quel tempo Poliuto che si era fatto segretamente cristiano, decide di professare in pubblico la sua fede e prendendo occasione da un solenne sacrificio di lancia contro l’ara e abbatte gli idoli, profanazione che gli procura una condanna a morte. La morte di Poliuto renderebbe libera Paolina di sposare Severo e come il marito già l’abbia sciolta da ogni vincolo coniugale si sente in obbligo di convincere Severo per ottenere la grazia del marito. Ma il genitore deve essere inesorabile anche per il timore di apparire magistrato ingiusto e tenta d’ottenere da Poliuto un atto di apostasia. Editore: Edizioni Fidest Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Luci della ribalta: Parte quarta)

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Luci della ribalta: parte quinta

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

Luci della ribalta parte quintadi Riccardo Alfonso. Le opere di Molière hanno, su di me, esercitato un indubbio fascino. Forse lo devo al fatto che ho, praticamente da sempre, inseguito la parte ironica se non comica della vita a dispetto dei malanni che mi capitavano sia personalmente sia attraverso i miei familiari.
Penso tra l’altro alla “Scuola dei mariti” e a quella delle “mogli” che Molière nel giro di due anni tra il 1661 e il 1662 scrisse con l’intento di mettere in ridicolo i vecchi Cresi che presumono di ottenere l’amore di giovani spose, come quelle che a dispetto di tutte le precauzioni sanno sempre dirigere in meglio i loro affetti.
Com’è noto la “Scuola delle mogli” ottenne, nello specifico un successo strepitoso che scombussolò i critici, i quali aggredirono l’autore con i loro invidiosi scritti. Alla critica il Molière risposte mettendo in scena gli avversari nella commedia “La critica della scuola delle mogli”. Con i personaggi satirici di quest’opera il Molière vinse, si, ma non guadagnò certamente l’amicizia né dei vecchi marchesi, né delle “preziose”, né dei suoi rivali messi in azione.
Ma dire d’essermi fermato a questo filone narrativo sarei senza dubbio riduttivo. Cinque anni dopo La scuola dei mariti” venne il misantropo dove colse l’occasione per criticare, magistralmente, la società del suo tempo. Si vuole che nei due protagonisti il Molière rappresentasse se stesso dal lato peg-giore ed esagerando e la propria moglie che fu il suo tormento. Sta di fatto che in questo studio il cuore umano è penetrato in modo sorprendente e messo a nudo con un’efficacia descrittiva da vero intenditore e pedagogo. L’anno successivo scrisse “Il Tartufo” e divenne il suo capolavoro in assoluto per il teatro comico francese.
L’ipocrisia vi è rappresentata nel modo più reale e più sincero. L’ha studiata in tutti gli aspetti, così da renderla ripugnante. L’azione è svolta magi-stralmente fino allo scioglimento, i caratteri sono di una precisione e di una così fedele verità da credere impossibile il profondo acume che li ha penetrati. Si dice che l’intitolazione “Tartufo” gli fosse suggerita da un abate italiano, il quale alla vista di un piatto di tartufi avendo esclamato “Tartuffi!” con tale beata sensuale cupidigia da impressionare profon-damente Molière. Sulla commedia il Paganini scrisse in proposito: “E’ da credersi che ai tempi di Molière la classe degli impostori fosse in Francia tanto numerosa quanto quella dei vecchi marchesi e delle preziose ridicole, poichè la nuova commedia di Molière destò una tempesta. I gesuiti stessi se ne occuparono. L’autore fu accusato di aver voluto gettare il ridicolo sulle cose religiose e la commedia fu proibita per or-dine del re subito dopo la prima rappresentazione.
Molière lasciò passare la burrasca, poi ricominciò. Nell’assenza del re la polizia credette bene d’intromettersi, ma Molière che ben conosceva le buone disposizioni personali del re per lui e per il suo Tartufo, gli mandò due servi con un promemoria in cui si difendeva energicamente. Il re gliela diede vinta e permise la rappresentazione.”
Ma in tutto questo come tralasciare l’Avaro? E’ se vogliamo l’unico lavoro che il Molière scrisse in prosa eccettuato il “Convitato di pietra” e il “Borghese gentiluomo”. L’avaro è derivato da una delle più note commedie di Plauto: l’Aulularia, e se parecchi dei mi-gliori tratti sono del poeta latino, tuttavia la parte comica d’invenzione è magnifica.
A questo punto apro una parentesi per fare una riflessione sul fatto che noi abbiamo colto molto del sapere e dell’inventiva degli autori greci e romani che scrissero innumerevoli commedie e tragedie come se volessimo semplicemente cambiare l’abito sdrucito per sostituirlo con un nuovo di zecca pur considerando che la materia prima è comunque la stessa.
Un discorso che per estensione dovremmo fare a molte altre vicende umane che interessano il nostro vivere quotidiano, i nostri rapporti sociali, la politica e anche le relazioni tra popoli. Editore: Edizioni Fidest Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Luci della ribalta: parte quinta)

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Luci della ribalta parte sesta: Si alza il sipario si spengono le luci

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

Luci della ribalta parte sestadi Riccardo Alfonso. Nella tragedia, nella commedia, nella satira si sono ritrovati carichi di inusuali energie i lette-rati che hanno fatto non solo la storia della letteratura moderna ma hanno dischiuse le porte al teatro e al cinema offrendoci spettacoli ricchi di sensibilità originale, di lucidità, intelligenza, logica e nobiltà in equilibrio con la frenesia nel descrivere supplizi o trionfi erotici. Penso a Poe ma anche a Carlo Algernon Swinborne, a Oscar Wilde e a molti altri ancora. Un Wilde della “Geole de Reading” dove il suo protagonista è la vittima del puritanismo inglese. Le sue narrazioni hanno la forza della natura che a tratti esplode nella trama che va imbastendo con la folla dei suoi personaggi che s’intrecciano con la storia della sua vita. L’obbrobrio e la prigionia lo hanno consacrato. Il leone della moda chiusa nelle case e nelle abitudini sinistre ha espiato con la propria sua sofferenza quella delle infinite bestie. Egli ha provato il grande amore dopo aver conosciuto non altro che il piacere. E’ qui che egli descrive, per il soldato omicida, condannato all’impiccagione tutti i gradi del supplizio e geme: “E come si vedono le più spaventevoli cose nel cristallo di un sogno, noi vedemmo la oliata corda di canapa annodata alla carrucola annerita e udimmo la preghiera che il nodo della forca strozzò in un grande grido e tutto il dolore che lo scosse mentre egli mandava il grido spaventoso, e il suo straziante rimorso e i suoi sudori di sangue non da altri furono così bene conosciuti se non da chi ha vissuto più di una vita e che ora deve anche morire più di una morte!” Con l’ultimo poema di Oscar Wilde, con gli scritti dello Swinburne e dei grandi Russi, quali Tolstoj e Dostoevskij, forse nell’opera di Whitman la sensibilità altruista moderna avrebbe attinto l’espressione suprema.In “Guerra e Pace” del Tolstoj è un umile mugik, ignorante, spoglio di tutto che rivela tutta-via al principe Pietro quanto è di meglio nell’umanità. E chi non si commuove alla deliziosa creazione di Pepa, all’episodio del Tamburino? E Sonia? E il principe Andrea? E in Resurrezione pure del Tolstoj quali pagine squisite sono quelle in cui è detto come un altro principe goda al bacio pasquale che uno dei suoi giovani contadini gli da sulla bocca: “Cristo è risorto!” E’ ancor più significativo rilevare come negli scrittori slavi o anglosassoni, si manifesta la tendenza ad abolire le distanze sociali, a comunicare con i più umili e i più socialmente destituiti. Tale sensibilità ha allargato i limiti dell’abnegazione, ha prevalso sul sublime che è nei fondatori di religioni. E’ per un’ironia capricciosa, o forse per una volontà provvidenziale questa grande poesia è fiorita e fiorisce proprio in terre tiranneggiate, insanguinate in tutti i modi come la Russia o come gli Stati Uniti d’America che è quanto dire nel cuore della civiltà, più utilitaria, più materiale, più avida, più venale, più sordida. E questo spaccato lo vediamo inevitabilmente ri-flesso nelle opere teatrali e nei filmati.Editore: Edizioni Fidest Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Luci della ribalta parte sesta)

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Luci della ribalta parte settima: La scena s’illumina

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

Luci della ribalta parte settimadi Riccardo Alfonso. Uno dei miei sogni chiuso a doppia mandata nel cassetto dei miei ricordi è stato quello di poter avere la capacità di scrivere un’opera che fosse ripresa da un regista o da un drammaturgo per poter calcare in qualche modo gli eventi sia se scorrono lungo un tracciato di celluloide sia a teatro o vice versa.
Questo perché lo spettacolo mi ha sempre affascinato. Intendo, ovviamente, quelle rappresentazioni che riescono a coniugare alla perfezione l’abilità dell’attore e del cast nel suo insieme e a farne una trama avvincente.
Credo che tutto questo non dipenda solo da una mia particolare inclinazione quanto dalla capacità innata negli esseri umani di voler immaginare le storie narrate nei libri dando un’anima e una sembianza ai personaggi descritti dall’autore come se possedessimo la facoltà d’immedesimarci nella parte e dare corpo alle ombre.
Sono altresì convinto che i maggiori capolavori che hanno in qualche modo calcato le scene siano il ricavato di molte letture da parte degli autori teatrali e cinematografici.
Un filone che ho trovato molto interessante, anche perché a me è parso congeniale allo spi-rito dell’arte, sono le opere dei romanzieri e novellisti russi del XIX secolo. Essi, a mio avvi-so, hanno dimostrato ampiamente la carica portentosa che esprimono i loro scritti, le situazioni che rappresentano raccolte da una realtà che è a volte quella personale e quindi misurata con il metro dell’esperienza diretta o desunte da quelle vissute da amici e familiari.
Un argomento che ho rilanciato in alcuni miei scritti è quello che proviene dalla suggestiva monografia di un caso curioso descritto da Leonid Andreief. Si tratta dello sviluppo graduale della follia in un medico nella fase ancora imprecisa del male, quando il germe della demenza si è affermato nel senso che la volontà è quasi nulla e l’uomo sente il bisogno imperioso di fare ciò che l’idea fissa gli suggerisce (nel caso particolare si tratta di assassinare un amico) per quanto la coscienza non sia completamente abolita.
Questo delitto è compiuto dal medico nello stato di semi-coscienza dove vi albergano, conflittualmente, due tendenze contrapposte sino al punto da convincerlo d’essere realmente matto. Da qui le mie riflessioni sulla follia e se essa non fosse solo un atto demenziale ma un codice di comportamento derivante da un’anomalia genetica che inverte i valori ma al tempo stesso fa capire al soggetto, che sta vivendo questa realtà, che qualcosa non funziona nel suo modo di ragionare se la maggioranza dei propri simili è di tutt’altro avviso. Alla fine è così forte il condizionamento proveniente dalle sue alterazioni mentali, e qui parlo soprattutto del mio personaggio, che prevale la violenza e del male che genera se ne fa una ragione e, purtroppo, in favore della sua devianza. Così a mio avviso nasce e vive tra di noi il carnefice che non comprende, e di conseguenza non accetta, i valori condivisi e fa della brutalità la sua ragione d’essere. E come non ritrovare, a questo punto, il comune filone della trama da me imbastita nelle novelle di Andreief con la sensibilità morbosa, l’ironia fredda e quasi ingenua, la visione allucinante delle anomalie e degli orrori della vita che condividono caratteri predominanti delle nostre storie. In questo l’Andreief dipinge anche l’isolamento morale dell’uomo per il quale il mondo è di-venuto un deserto e la vita un gioco d’ombre. Ciò che forma dunque l’essenza dell’ingegno dell’Andreief è l’impressionabilità estrema, l’audacia nel de-scrivere i caratteri negativi della realtà, delle malinconie, dei dolori della vita.
Da questo punto di vista egli ha continuato l’opera di Edgardo Poe, del quale l’influenza ha dovuto subire e trapela in modo incontestabile. Egual passione spinge questi due scrittori allo studio della solitudine, del silenzio, della morte.Editore: Edizioni Fidest Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Luci della ribalta parte settima)

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Luci della ribalta parte ottava: Il tocco dell’artista

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

luci della ribalta parte ottavadi Riccardo Alfonso. Il teatro è imitazione del vero. Una realtà che si riempie di meraviglia allo sbocciare di un fiore, al sorgere del sole, alla contemplazione delle notti stellate, alla ricerca di un fraseggio che sappia dare vita e significato alle cose che facciamo e ai rapporti che intratteniamo con i nostri simili. Nel racconto delle cose vissute o osservate negli altri il nostro animo si educa alla comprensione che si ripone nella dominazione armonica della natura.
L’essere umano diventa così un investigatore psichico raffinatissimo che non solo osserva e commenta, raffronta e critica, ma cerca l’imitazione presentando ai suoi simili ciò che sia-mo, ciò che vorremmo essere, ciò che le nostre più intime suggestioni e la mutevolezza dei nostri sentimenti possono disvelare. Così il pensiero cerca una forma attraverso la quale manifestarsi e al tempo stesso esorcizzare le sue paure, il terrore delle cose tenebrose e l’idea stessa della morte. In questo modo cerca d’allontanare l’amaro calice riducendo l’angoscia che lo pervade e cercando di portare la sua mente alle cose belle e all’armonia della propria anima. Questa è la predisposizione più efficace per allontanarci dalle tenebre e presentare ai nostri occhi il sorriso dolcissimo di una primavera di luci e di tinte e che il poeta ci ha richiamati con questi versi:
Quali i fioretti del notturno gelo
Chinati e chiusi, poi che il Sol gli imbianca,
si drizzan tutti aperti in loro stelo:
tal mi fec’io di mia Virtute stanca
Così la mente richiama le belle immagini, le armonie dell’anima e allontana le lugubri cose e le sue dissonanze. E questo frutto del pensiero trova la sua maturazione nell’agire umano sia nel modo d’interpretarne la parte nella vita reale sia nella finzione teatrale. In entrambi i casi la nostra opera è imperitura e esclusiva e maggiormente si esalta se riu-sciamo ad ispessirla con la fedeltà alla sapienza acquistata con l’occhio sensibile e indaga-tore pur lasciando libera la fantasia di assurgere al più alto lirismo. Non sono, ovviamente, solo pensieri pittorici, sempre trasmutati in visioni ritmiche e colorite, sotto l’impeto dell’estro e le potenze creatrici del genio, ma sanno anche cogliere l’amaro della vita nelle pieghe meno osservate, nel tratteggio delle feroci ire impastate sovente di vanità, di orgoglio, di miserie e di grettezze. Sono sentimenti connaturati alla natura umana senza escludere alcuno perché ci asserviamo alle nostre miserie che ci prendono e ci tengono alla gola. Ma abbiamo, per nostra fortuna, la capacità di prenderci in giro, di ridere sulle nostre debolezze, e questo esercizio lo affidiamo alla commedia e alla satira e siamo capaci di proporli in uno spettacolo teatrale con un copione nel quale abbiamo riversato tutta la nostra saggezza e sagacia. Sono le poche cose che ci consolano perché sono molte quelle che ci affliggono e facciamo dell’eternità un nulla e del nulla una eternità. E ciò ha così vive radici in noi che tutta la nostra ragione non può rimediare. Editore: Edizioni Fidest Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: luci della ribalta parte ottava)

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