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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 19 agosto 2016

Rapporto UNHCR: diminuisce la detenzione dei minori

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2016

carcereSecondo quanto contenuto in due rapporti pubblicati nella giornata odierna, i dodici paesi che partecipano alla strategia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per porre fine alla detenzione di richiedenti asilo e rifugiati hanno compiuto importanti progressi verso la fine della detenzione dei bambini nel corso degli ultimi due anni.Tuttavia questi risultati vanno interpretati anche alla luce degli altri due obiettivi della strategia globale dell’UNHCR “Al di là della detenzione 2014-2019″, cioè quello di garantire che siano disponibili alternative alla detenzione sia per legge che nella prassi; e l’obiettivo per cui, nei casi in cui la detenzione sia necessaria e inevitabile, le condizioni durante la detenzione siano conformi agli standard internazionali.La strategia è stata lanciata due anni fa per aiutare i governi ad affrontare questa importante questione. In collaborazione con gli Stati e le organizzazioni della società civile, la strategia è stata implementata in Canada, Ungheria, Indonesia, Israele, Lituania, Malesia, Malta, Messico, Tailandia, Regno Unito, Stati Uniti e Zambia. I dati raccolti dal 2013 sono stati utilizzati come standard di riferimento e presentati in un rapporto pubblicato oggi insieme a un secondo rapporto sui progressi compiuti.”Troppi rifugiati e richiedenti asilo, compresi minori, sono costretti a rimanere nei centri di detenzione; quando dovrebbero invece essere in un ambiente dove possano avere informazioni, supporto, privacy e accesso ai loro diritti legali”, ha dichiarato l’Assistente Alto Commissario dell’UNHCR per la Protezione Volker Türk, aggiungendo che nel 2015 i richiedenti asilo e i rifugiati rappresentavano il 17 per cento di tutte le persone detenute per questioni legate all’immigrazione nei dodici paesi considerati, un dato in crescita rispetto al 12 per cento del 2013.”Questa strategia è un passo importante nel porre fine all’uso controproducente della detenzione e accogliamo con favore gli incoraggianti progressi realizzati in questi due anni”, ha dichiarato, sottolineando tuttavia che è necessario che i governi e le altre parti interessate facciano molto di più nei prossimi anni.Il rapporto, che definisce le strategie e i risultati raggiunti in tutti i dodici paesi, rileva progressi incoraggianti nel porre fine alla detenzione dei minori. I miglioramenti sono stati registrati in settori quali l’adozione di leggi e politiche per limitare o abolire la detenzione dei minori; la priorità nell’esame delle richieste di asilo da parte di minori; un migliore accesso ad informazioni appropriate all’età in un formato a misura di bambino; e una maggiore attenzione al processo di nomina di tutori qualificati.Queste misure hanno contribuito a un calo complessivo del numero totale di minori detenuti nei dodici paesi alla fine del 2015 pari al 14 per cento, rispetto al 2014, quando tutti i paesi applicavano la detenzione di minori per finalità legate all’immigrazione. Alla fine del 2015, due paesi avevano smesso di detenere i minori richiedenti asilo.La promozione di alternative alla detenzione, il secondo obiettivo della strategia globale, si è rivelata una sfida più difficile. Nella maggior parte dei paesi presi in considerazione, non vengono prese in esame per ogni singolo caso possibili alternative prima di ricorrere alla detenzione.
Rispetto all’obiettivo finale di migliorare le condizioni di detenzione, i progressi sono stati moderati, dal momento che i richiedenti asilo e i rifugiati sono ancora di fronte al rischio di detenzione a tempo indeterminato in un terzo dei paesi analizzati a causa dell’assenza di norme che fissino un limite massimo di tempo per la detenzione.Il rapporto rivela che nella maggior parte di questi dodici paesi, i richiedenti asilo sono ancora penalizzati a causa dell’ingresso e della permanenza irregolare e possono essere detenuti insieme a persone sospettate o condannate per un crimine. In stato di detenzione l’accesso alla procedura di asilo e alle garanzie procedurali, come il diritto di accesso a servizi di consulenza legale, non sono sempre garantiti nella prassi.Anche se è troppo presto per valutare l’impatto a medio e lungo termine del lancio di questa strategia, da questa prima valutazione emergono alcune tendenze che potrebbero preannunciare nei prossimi anni cambiamenti in materia di politiche di detenzione nel campo dell’immigrazione. I risultati positivi costituiranno la base per un ulteriore dialogo con tutte le parti interessate per aiutare a identificare e porre rimedio alle carenze, oltre che per sostenere l’elaborazione delle politiche, soprattutto per quel che riguarda l’accoglienza e le alternative alla detenzione.I dodici paesi sono stati scelti sulla base di diversi criteri, tra cui la diversità regionale e tematica, le dimensioni e la rilevanza del problema, e le prospettive di progresso nel periodo di lancio iniziale. Ogni governo ha stabilito un piano d’azione nazionale per contribuire a questo cambiamento e all’attuazione della strategia.

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Governo per un ufficio collocamento per immigrati

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2016

“Il Governo Renzi-Alfano si è trasformato nell’ufficio di collocamento di immigrati e sedicenti profughi: non bastava pagare loro vitto e alloggio con i soldi degli italiani, ora vuole addirittura dare loro un lavoro coinvolgendo i Comuni in cui sono ospitati. Il tutto alla faccia dei disoccupati italiani e delle famiglie sotto la soglia di povertà assoluta. Rivolgo un appello a tutti i Sindaci italiani: fate sentire la vostra voce e ribellatevi a questa ennesima follia. Un governo non eletto da nessuno non ha alcun diritto di imporre a chi è stato eletto dai cittadini e risponde ai cittadini delle scelte che vanno contro il loro interesse. Farebbe bene Piero Fassino a dimostrare autonomia da Renzi nel suo ruolo di presidente dell’ANCI e a indire una consultazione tra i sindaci per sapere cosa pensano della gestione dell’accoglienza e del trattamento che il Governo sta riservando loro. Scoprirebbe che ci sono decine di casi Capalbio sparsi in tutta Italia”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Agricoltura, la ricetta per il futuro dagli esperti di Economia sotto l’Ombrellone

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2016

agricolturaPuntare su colture ad alta redditività, anche di nicchia. Sfruttare le nuove tecnologie e preparandosi a una gestione economica attenta, curando in particolar modo il rapporto con le banche. Creare un forte accordo fra agricoltori, università e istituti di credito e sviluppare reti di imprese. Da questi punti chiave può uscire una ricetta per rilanciare l’agricoltura del Friuli Venezia Giulia e dell’Italia, un settore che ha prospettive interessanti ma che presenta molti aspetti da migliorare. Di questo si è parlato durante il primo incontro della sesta edizione di “Economia sotto l’ombrellone”, ieri all’Hotel President di Lignano Sabbiadoro, incentrato sul tema “La nuova agricoltura fra evoluzione e difficoltà di finanziamento”. Fra i relatori Carlo Antonio Feruglio, consigliere della Federazione delle Bcc del Friuli Venezia Giulia, il professor Alessandro Peressotti del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Udine e l’imprenditore Marco Tam, presidente di Greenway Group.«Il sistema delle Bcc del Friuli Venezia Giulia dal 2010 al 2015, nonostante la crisi, ha aumentato i suoi impieghi a favore di aziende del settore agricolo di 54 milioni di euro passando da 336 a 390 milioni di euro (+26,5%), con un aumento di circa il 4-5% all’anno». Lo ha spiegato Carlo Antonio Feruglio, che è anche presidente della Bcc di Staranzano e Villesse, nonché titolare di una grande azienda agricola. «La crescita degli impieghi –ha detto ancora Feruglio– dimostra che l’agricoltura è un settore con prospettive interessanti e al quale le banche guardano con attenzione anche per il basso livello di sofferenze (5,2%). Quello che conta, però – ha concluso – è che le aziende sappiano presentarsi alle banche con idee innovative, business plan ben fatti e bilanci ben scritti perché oggi non si possono più concedere finanziamenti al mondo agricolo contando sul fatto che ha forti capitali (i terreni), ma bisogna che chi chiede credito abbia progetti validi e possibilità di generare reddito».Sui cambiamenti in atto nel mondo agricolo si è incentrato l’intervento del professor Peressotti «Oggi il 90% circa delle aziende agricole del Fvg ragionano con logiche “industriali” e cercano quindi la strada per ottimizzare il reddito, l’8% sono, invece, aziende di piccole dimensioni che puntano sul bio e sulla sostenibilità, vendono direttamente i propri prodotti e hanno l’interesse non solo a produrre, ma a riappropriarsi del territorio. Il 2%, infine, pratica un nuovo tipo di agricoltura, ancora poco conosciuto, che si sta sviluppando nelle città grazie agli orti urbani o alle coltivazioni sui terrazzi che è fatta da persone che desiderano produrre quello che consumano. Certamente – ha continuato Peressotti – se guardiamo alle aziende agricole tradizionali in rapporto al credito è uno dei problemi. Oggi, comunque – ha aggiunto – tutti coloro che frequentano i corsi di agraria all’Università imparano anche gestire correttamente la finanza aziendale e, quindi, i nuovi imprenditori agricoli sanno perfettamente cosa vuol dire presentare un business plan o un bilancio». Un ulteriore problema del mondo agricolo segnalato da Peressotti è la scarsa propensione degli studenti di agraria a fare l’imprenditore: «Una bassa percentuale degli studenti dei corsi di agraria – ha sostenuto il professore del Disa di Udine –aspira a diventare imprenditore agricolo in prima persona, meno rispetto ad altri Paesi come Usa, Gran Bretagna e Germania. La gran parte punta a un lavoro dipendente. Va anche detto – ha concluso – che non di rado i ragazzi che si formano nelle nostre università finiscono per andare all’estero perché trovano condizioni di lavoro più interessanti e remunerative».
Marco Tam, titolare del gruppo Greenway che possiede due impianti di produzione di Biogas a Bertiolo e San Daniele del Friuli, nonché titolare di un’azienda agricola estensiva, ha sottolineato i grandi cambiamenti tecnologici in atto nell’agricoltura, nonché gli aspetti positivi e negativi dell’agricoltura a Nord Est e in Italia in genere: «Droni che sorvegliano le colture, controllo dei campi da remoto, macchine robot che potranno sostituire almeno in parte i trattori a guida umana e molte altre novità – ha spiegato –aiuteranno sia l’agricoltura tradizionale ed estensiva, sia quella di nicchia sia quella biologica, consentendo anche all’agricoltura di diventare più sostenibile. Diminuisce e diventa molto più preciso l’uso sia dei concimi, sia dei mezzi naturali di contrasto alle malattie e ai parassiti delle piante. L’università dovrà formare figure adatte a gestire questi cambiamenti. Fondamentale inoltre – ha aggiunto poi Tam – una conduzione economicamente sensata delle aziende, che richiede investimenti significativi e una gestione finanziaria, produttiva e commerciale molto attenta». Purtroppo in Friuli la mentalità favorevole a una gestione imprenditoriale dell’aziende agricole è ancora poco diffusa: «Basti dire – ha aggiunto Tam – che alla più tradizionale delle colture estensive, quella del mais, in regionesono dedicati circa 50mila ettari (erano 80mila 5 anni fa) suddivisi fra circa 2000 aziende, con circa 2000 occupati, mentre nel midwest statunitense una superfice analoga è divisa fra circa 50 aziende con 250 occupati. È evidente – ha concluso – che in queste condizioni le colture estensive in Friuli Venezia Giulia, e in Italia in genere, non hanno molto futuro. Noi invece dobbiamo sfruttare la nostra elasticità, le nostre capacità, un forte accordo fra agricoltori, università e istituti di credito per indirizzare le nostre produzioni verso settori agricoli, anche di nicchia, ma ad alta redditività che ci consentano di essere competitivi grazie alla qualità del nostro lavoro. Dovremo sviluppare le reti di impresa per poter aumentare la massa critica delle nostre aziende. Non possiamo competere sulla quantità e sul prezzo perché in questo campo saremmo sempre perdenti rispetto a Paesi che hanno estensioni agricole enormemente superiori alle nostre».

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La magia della vita

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2016

la magia della vitadi Riccardo Alfonso. La magia della vita” è nata dalla costola de “L’Ultima frontiera”. Essa aveva un ambizioso progetto che era quello di raccogliere in quattordici tomi tutta la mia produzione letteraria consistente in 84 volumi e trattanti i più disparati temi dello scibile. Non raggiunsi quest’obiettivo e mi fermai a solo sette tomi. Ora ho ripreso i vari argomenti e li ho riportati alle singole pubblicazioni che hanno visto la luce online su Amazon dove mentre scrivo sono stati editi 43 libri. E’ mia intenzione di continuare a riprodurre i testi dopo avervi apportato modifiche, integrazioni e persino sdoppiati o accorpati gli argomenti, come sto facendo con il presente elaborato, per dare a essi un contenuto più omogeneo e specialistico. Sono stati, di conseguenza, in parte cambiati i titoli dei libri e fatta assumere una nuova veste tipografica sia nelle immagini di copertina sia nel formato e nel carattere. E’ stato un impegno che mi ha tanto coinvolto da spingermi ad ampliare il discorso su altri aspetti dell oscibile umano come la pittura e lo spettacolo estraendone i contenuti dai lanci di agenzia della Fidest. Ora siamo giunti a 120 pubblicazioni per un solo autore.Editore: Fidest press agency Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: la magia della vita)

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