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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Il fallimento dell’ONU

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2016

onu assembleaIl caso Aleppo e ancor più la guerra civile che da cinque anni infiamma la Siria per non parlare di altri focolai di guerra regionali in diverse parti del mondo ci rende consapevoli che a livello internazionale c’è qualcosa che non funziona e che le Nazioni Unite mostrano tutta la loro incapacità nel dirimere tali situazioni o per lo meno contenerle nel rispetto dei tanti civili che subiscono sulla loro pelle il dramma innescato da altri. Di questo ce ne parla Rosario Amico Roxas cercando una spiegazione e offrendoci un motivo di riflessione.
Egli parte da una presentazione di carattere generale spiegandoci che “L’ONU, sorta sullo sfacelo della Società delle Nazioni, travolta dalla seconda guerra mondiale, è dotata di una Carta Costitutiva sovranazionale, significa che ha un potere superiore a quello delle singole Costituzioni dei Paesi membri. I punti centrali che dovrebbero qualificare l’attività dell’ONU sono i seguenti:
· mantenimento della pace e della sicurezza internazionale;
· garanzia della eguaglianza e della indipendenza di tutti i popoli;
· sviluppo della cooperazione tra gli Stati nel campo economico, sociale e culturale;
· tutela dei diritti dell’uomo e delle sue libertà fondamentali;
· impegno a risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale;
· impegno ad astenersi da ogni atto di aggressione e dall’uso della forza armata contro l’indipendenza di altri Stati.
Onu palaceNon uno di questi obiettivi è stato raggiunto dall’atto costitutivo approvato e sottoscritto il 26.VI.1945 a San Francisco dalle prime 49 nazioni aderenti.”
E tutto questo perché accade? Per avere un’idea meno nebulosa occorre fare un passo indietro per capire la ragione che impedisce all’atto costitutivo dell’Onu di perseguire le sue finalità. Esse “si scontrano con l’impianto bellico dell’industria americana e con la pretesa di gestire il monopolio energetico del pianeta, elementi che fanno della guerra il solo mezzo per imporsi, anche contro le risoluzioni dell’ONU. Con l’ammissione all’ONU ogni Stato diventa ipso facto aderente allo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia; ma, come chiaramente emerge dall’articolo pubblicato sul New York Times del settembre del 2002 a firma del Presidente Bush viene disconosciuta l’autorità della Corte Penale Internazionale, che non può essere estesa agli USA e, conclude, “che noi non riconosciamo”.
Così ci ritroviamo che dal “1945, non c’è stata guerra, guerriglia, colpo di Stato, rivolta di Palazzo nel mondo che non trovasse negli USA, la nazione ispiratrice e fornitrice di armi.”
E se ripassiamo la lezione siriana di questi ultimi anni la domanda più spontanea che ci viene in mente è perché tante armi circolano in quel martoriato paese? Diciamo che per sparare occorrono le munizioni e ci deve pur essere qualcuno che le rifornisce e le distribuisce senza farsi molti scrupoli e godendo di potenti protezioni.
D’altra parte se l’Onu non è capace di raffreddare i “bollenti spiriti” dei vari potentati internazionali, per lo meno con una denuncia pubblica indicandoci i mandanti, a cosa serve se non a diventare una semplice tribuna per gli show propagandistici ed elettorali del leader di turno che come al solito predica bene e razzola malissimo e con licenza di uccidere. (Prima parte) (Rosario Amico Roxas)

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