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Archive for 30 agosto 2016

Opticare trial enhanced cardiac rehab programs help heart attack patients but do not decrease cardiovascular risk

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

cardiology congress-2016Rome, Italy Enhanced cardiac rehabilitation (CR) programs that include a year of group or personal lifestyle and fitness coaching did not improve cardiovascular risk scores more than a standard 3-month program in patients recovering from a heart attack.But, findings from the OPTImal CArdiac REhabilitation (OPTICARE) trial, presented in a Hot Line session at ESC Congress 2016, and showed that motivated patients who stuck with the year-long protocol were “happier, healthier and more active,” than those in the regular program, said investigator Ron van Domburg, PhD, from Erasmus Medical Center Rotterdam, the Netherlands.“Although we were not able to show any greater improvement in metabolic parameters such as cholesterol, blood pressure, BMI, or waist circumference associated with the enhanced protocol overall, there were some initial indications that a firm commitment to a year-long program might encourage more permanent lifestyle improvements,” said Professor van Domburg.
The study randomised 914 patients with acute coronary syndrome (ACS) to 3 different CR programs:
* Standard CR, which involved 3 months of bi-weekly supervised exercise and educational sessions (CR-only);
* Standard CR plus an additional 9 months of group sessions on lifestyle and fitness training (CR+G);
* Standard CR plus an additional 9 months of personal telephone coaching on lifestyle (CR+T).
The primary outcome of the study, measured at 18 months, was the Systematic COronary Risk Evaluation (SCORE) – a 10-year cardiovascular mortality risk score based on 3 modifiable risk factors: systolic blood pressure; total cholesterol; and smoking behavior.In an intention-to-treat analysis, the Rotterdamstudy found no difference between the groups for the SCORE outcomes.
However, since compliance to the enhanced programs was lower than for the standard program (61% and 57% in CR+G and CR+T, compared with 83% in CR-only), a per-protocol analysis was done that included only those participants who completed at least 75% of their CR program.Among these motivated individuals both smoking cessation and total cholesterol were significantly better in the CR+G compared with the CR-only group (13.4% vs 21.3%; P<0.001 and 3.9 vs 4.3 mmol/L; p<0.001, respectively). In addition, secondary outcome measures showed that at 18 months, patients in both enhanced CR programs had higher health-related quality of life compared to patients in the standard CR program. CR+G patients were also less anxious.“Adaptation of a healthy lifestyle is important, since this can directly impact cardiovascular mortality and several chronic diseases, and we think that perhaps a longer CR program may help to solidify these types of changes in heart attack patients,” said Prof van Domburg. “Using accelerometers in patients over 7 days we also found that the CR+G patients walked significantly more steps per day than the standard CR group. Unfortunately, this was not translated into lower blood pressure or lower BMI.”

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Teatro: Accidentes Gloriosos

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

Accidentes GloriososRoma Dal 2 al 7 settembre gli spazi del Teatro India Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) diventano palcoscenico aperto al pubblico con Accidentes Gloriosos, un progetto composto da sette brevi performance, sette Accidentes, che coinvolgerà gli spettatori dalle ore 19 alle ore 24, rendendoli parte attiva della narrazione. Accanto agli attori troviamo acrobati, fotografi, musicisti, piloti, capre e asini, ad accompagnarci in questo insolito viaggio fra sette storie indipendenti ma legate fra loro, e che può essere percorso scegliendo l’ordine preferito.
In ACCIDENTE DE COCHES, un’incidente stradale mortale visto dagli occhi del primo testimone oculare con in scena due automobili in cui il pubblico diventa protagonista. GLORY HOLES è l’incontro in un club per soli uomini, attraverso il buco di una parete, con la bocca di un’altra persona. Un dono intimo e personale fra due sconosciuti, una messa in scena per un attore ed uno spettatore alla volta. TORRE ANIMAL è l’incontro di due ragazzi in viaggio su una statale di provincia con una capra in piedi sopra un asino, un racconto che diventa un’installazione viva da osservare, attraversare, scoprire, con le capre Carlotta e Billy, l’asinello Agostino, e un piccolo dono nascosto. 29 MARZO 1912 è un viaggio teatrale per spedizioni di 6 spettatori che nasce dalle ultime parole di Robert Scott scritte sulla via del ritorno dal Polo Sud, dopo aver assaporato la sconfitta, e prima di morire congelato con tutti i membri della sua spedizione. UN CORAZON NUEVO è la storia di un grande dono: un cuore nuovo che suona emozioni e dipinge quadri che sembrano fotografie. La messa in scena è con il pubblico protagonista sul palcoscenico del Teatro India. FOTOGRAFO DE ACCIDENTES, passione compulsiva di un fotografo per gli incidenti automobilistici, arte istantanea ai suoi occhi, scultura creata nell’arco di pochi secondi sotto gli occhi degli spettatori. Messa in scena itinerante su un minivan per 8 spettatori alla volta. UN AGUJERO EN LA CALLE è un buco apertosi improvvisamente nella strada che risveglia la curiosità, la fantasie, le energie dei bambini e degli abitanti di un intero quartiere. Una messa in scena che invita a guardarsi dentro, guardarsi intorno, vedere oltre, pensare l’impensabile, osare. ideazione e regia Giulio Stasi testo originale Mauro Andrizzi e Marcus Lindeen con Tiziana Avarista, Annarita Colucci, Margherita Giunti, Cristina Golotta, Jun Ichikawa, Anna Maria Loliva, Lucilla Miarelli, Cecilia Napoli, Cristina Poccardi, Caterina Silva, Roberto De Paolis, Marco Fois, Luca Guastini, Francesco Marino, Tiziano Scrocca, Carlotta, Agostino, Billy (foto: Accidentes Gloriosos)

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Premio Robert Bresson VENEZIA 73 al regista russo Andrei Konchalovsky

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

lido venezia hotel excelsiorLido di Venezia 9 settembre 2016 alle ore 11.00, Spazio Fondazione Ente dello Spettacolo Sala Tropicana 1 – Hotel Excelsior, la Fondazione Ente dello Spettacolo (FEdS) e la «Rivista del Cinematografo» conferiranno, il Premio Robert Bresson 2016 al regista russo Andrei Konchalovsky.Il riconoscimento sarà consegnato da Mons. Dario Edoardo Viganò, Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, alla presenza del Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo don Davide Milani.
Regista scomodo, dallo stile essenziale, capace di grande scandaglio psicologico, Andrei Konchalovsky ha compiuto un percorso umano e professionale encomiabile, che si sostanzia in una visione positiva del cinema, mezzo capace non solo di patire ma di agire nella realtà, riconnettendola a un’ideale di giustizia. Un’istanza presente fin nei primi lavori, che si pongono non a caso in contrapposizione con il Potere russo (La felicità di Asia, girato nel 1966, uscirà solo nel 1988) prima e con Hollywood poi, dove pure riesce a realizzare veri e propri gioielli come Maria’s Lovers, A 30 secondi dalla fine e I dissidenti. Il ritorno nella madrepatria è segnato da un film fondamentale come Il proiezionista (1992), che ripercorre la Russia stalinista attraverso lo sguardo “cieco” e ingenuo del proiezionista ufficiale del Cremlino. Un atto di denuncia forte, che sottolinea il rapporto sempre stretto e spesso improprio tra Arte e Potere. Una riflessione che accompagna anche gli ultimi lavori del regista, più meditativi e nostalgici, e che tocca il suo vertice con The Postman White Nights, Leone d’Argento a Venezia 2014 e perfetto esempio di quel cinema capace di essere politico senza più essere ideologico, etnografico senza dover essere scientifico. Un cinema intimo e sommesso però declinato al plurale, in quella collettività, quel noi, da cui emerge e ritorna la storia e il senso di ogni individuo Il Premio Robert Bresson – un’opera intitolata HOPE e realizzata dallo scultore e orafo Andrea Cagnetti, in arte Akelo –, istituito nel 1999, viene assegnato ogni anno alla Mostra di Venezia dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e dalla «Rivista del Cinematografo», in accordo con la Santa Sede, al regista che abbia dato una testimonianza significativa del difficile percorso di ricerca del significato spirituale dell’esistenza.
Nelle precedenti edizioni è stato attribuito a: Giuseppe Tornatore, Manoel de Oliveira, Theo Angelopoulos, Krzysztof Zanussi, Wim Wenders, Jerzy Stuhr, Zhang Yuan, Daniel Burman, Walter Salles, Aleksandr Sokurov, Mahamat Saleh-Haroun, Jean-Pierre e Luc Dardenne, Ken Loach, Amos Gitai, Carlo Verdone e Mohsen Makhmalbaf. (foto: lido venezia)

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Master di 2° livello in Estetica Orale e Periorale

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

parma universitàParma. È stato pubblicato il bando per il Master Universitario di 2° livello in Estetica Orale e Periorale, quarta edizione, per l’a.a. 2016-2017. Il corso è diretto dal prof. Alberto Di Blasio, docente di Ortodonzia del Dipartimento di Scienze Biomediche, Biotecnologiche e Traslazionali S.Bi.Bi.T. dell’Ateneo. La scadenza delle iscrizioni è fissata per le ore 12 del 30 settembre 2016.
Il Master si rivolge a laureati in Medicina e Chirurgia e ai laureati in Odontoiatria che siano iscritti all’Albo degli Odontoiatri. L’odontoiatra e il medico chirurgo che conseguiranno il Master acquisiranno conoscenze e competenze interdisciplinari sull’estetica facciale in tutte le sue accezioni. Il programma verrà svolto in lingua inglese e italiana. Le lezioni inizieranno a novembre 2016 con discussione della tesi a luglio 2018. La didattica si avvarrà di insegnanti afferenti al corpo docente universitario e dei maggiori esperti nazionali nel campo dell’estetica facciale.

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Detailed positive results from ODYSSEY ESCAPE

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

Paris-antenne-vue-eiffel-tourParis, France and Tarrytown, New York Sanofi and Regeneron Pharmaceuticals, Inc. announced detailed positive results from ODYSSEY ESCAPE, a Phase 3 trial which evaluated Praluent® (alirocumab) Injection in patients with an inherited form of high cholesterol known as heterozygous familial hypercholesterolemia (HeFH) who require regular weekly or bi-weekly apheresis treatment. The trial demonstrated that adding Praluent to existing therapy reduced LDL cholesterol by approximately 50 percent from baseline (compared to 2 percent increase for placebo). Praluent significantly reduced the need for apheresis treatment by 75 percent compared to placebo (p<0.0001), the primary endpoint of the study. Results will be presented today at a Hot Line session at the ESC Congress 2016 in Rome, Italy. Apheresis is a procedure similar to kidney dialysis where bad (LDL) cholesterol is removed from the blood, and is usually reserved for high-risk patients with very high cholesterol unable to achieve their cholesterol-lowering goals on any other therapy. Despite being treated with apheresis and entering ODYSSEY ESCAPE with very high LDL cholesterol levels (4.7 millimoles/liter [mmol/L] or 181 milligrams/deciliter [mg/dL]), nearly two-thirds (63 percent) of patients treated with Praluent no longer required apheresis therapy after six weeks of receiving Praluent. At this same time point, the average LDL cholesterol level among the Praluent-treated group was 2.3 mmol/L (90 mg/dL), compared to 4.8 mmol/L (185 mg/dL) in the placebo group. European guidelines recommend LDL cholesterol target levels between 1.8-3.0 mmol/L (70-115 mg/dL), depending on cardiovascular risk. “Findings from ODYSSEY ESCAPE suggest a role for Praluent in the overall management of patients with HeFH undergoing regular apheresis therapy, with the potential to reduce the need for burdensome apheresis treatments,” said Patrick M Moriarty, MD, Professor, Department of Internal Medicine; Director, Atherosclerosis and Lipoprotein Apheresis Center, University of Kansas Medical Center, United States. “This is a significant development in the continued investigation of this drug in HeFH patients, because it is the first clinical trial to demonstrate that Praluent reduced the frequency of apheresis therapy.” Apheresis therapy is an invasive, time-consuming and expensive treatment for some of the most difficult-to-treat patients. Treatment may cost up to $100,000 for each patient per year in the U.S. or up to €60,000 in Germany, where there are 200 centers and LDL apheresis is more frequently used. In the U.S. there are only approximately 60 apheresis centers and many patients must travel significant distances for the procedure. Other key results from ODYSSEY ESCAPE, which will be concurrently published in the European Heart Journal, include: Ninety-three percent of patients treated with Praluent experienced at least a 50 percent reduction in their apheresis procedures (p>0.0001).Throughout the trial, patients treated with Praluent experienced significant reductions in their LDL cholesterol starting at week 6 (55 percent greater reduction compared to placebo), and lasting until the trial ended, at week 18 (46 percent greater reduction compared to placebo) (p<0.0001).A similar proportion of patients experienced adverse events (AEs) in both the Praluent and placebo groups (76 percent both groups). The most common AEs (occurring in at least 5 percent of the Praluent group) were: fatigue (15 percent Praluent; 10 percent placebo), nasopharyngitis (10 percent Praluent; 10 percent placebo), diarrhea (10 percent Praluent; 0 percent placebo), myalgia (10 percent Praluent; 5 percent placebo), upper respiratory infection (7 percent Praluent; 19 percent placebo), headache (7 percent Praluent; 5 percent placebo), arthralgia (7 percent Praluent; 10 percent placebo), and back pain (5 percent Praluent; 10 percent placebo).

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Acute Coronary Syndromes (ACS)Dyslipidemia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

cardiology congress-2016Rome, Italy Survival and other cardiovascular outcomes were not significantly reduced with intensive treatment using a second-line cholesterol-lowering medication on top of a standard statin, compared to statin treatment alone in patients with acute coronary syndrome (ACS) and dyslipidemia, investigators reported here.However, findings from a sub-analysis of the HIJ-PROPER (Heart Institute of Japan-PRoper level of lipid lOwering with Pitavastatin and Ezetimibe in acute coRonary syndrome) trial offer some intriguing clues that might help identify patients who could benefit from the more intensive cholesterol-lowering regimen.
“Although the results from our study were negative, they also suggest a potentially interesting direction for future research,” noted presenter Nobuhisa Hagiwara, MD, PhD, from Tokyo Women’s Medical University, who presented the study a Hot Line session at ESC Congress 2016.“Based on these findings we should next assess whether evaluating cholesterol absorption markers might be a potentially new way to personalize cholesterol treatment strategies in a real-world clinical setting.”
The study included 1,734 patients with ACS and dyslipidemia from 19 hospitals in Japan.All patients had undergone coronary angiography and were then randomized to receive an intensive cholesterol-lowering combination of statin (pitavastatin ) plus ezetimibe (with a target low-density lipoprotein cholesterol (LDL-C) level of of ≤ 70 mg/dL), or pitavastatin alone (with an LDL-C target of 90 to 100 mg/dL).The primary endpoint of the study was a composite of all-cause death, non-fatal myocardial tokyo-japaninfarction, non-fatal stroke, unstable angina, or revascularization with either percutaneous coronary intervention (PCI) or coronary-artery bypass grafting (CABG).After a follow-up of at least 3 years, the more intensive treatment was not associated with significantly better rates of the primary endpoint (hazard ratio [HR] 0.89, 95% confidence interval [CI] 0.76-1.04, P=0.152), or any of the individual components of it.However, a subgroup of patients with higher baseline levels of the cholesterol absorption marker sitosterol (median value more than 2.2 µg/mL) did derive significant benefit from the intensive regimen, reported Prof Hagiwara.In this subgroup, the primary endpoint occurred significantly less often in the intensively-treated compared to the statin monotherapy arm (HR 0.71, 95% CI 0.56-0.91. P-value for interaction=0.010) – a finding that was not seen among those with baseline sitosterol levels below this value (HR 1.11, 95% CI 0.88-1.39).“Statins inhibit cholesterol synthesis but do not affect cholesterol absorption,” explained Professor Hagiwara. “In this pre-specified sub-analysis we showed that individuals with high levels of cholesterol absorption responded favourably to the more intensive treatment. Obviously more research is needed, but this suggests that measurement of cholesterol absorption may help to identify which patients might benefit from treatment with combination statin plus ezetimibe therapy.”Although statin therapy is highly effective in reducing LDL-C to a certain point, further decreases are difficult to achieve, he added. As a result, less than 30% of high-risk patients treated with statin monotherapy currently reach their optimal LDL-C goal in a real-world setting.“We now think that inhibiting cholesterol absorption may be instrumental in reducing cardiovascular events in ACS patients with high cholesterol absorption. This subanalysis from the HIJ-PROPER trial suggests that combined inhibition of both cholesterol synthesis and cholesterol absorption may help us reduce cardiovascular events in these patients.”

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Basic Sciences, Pharmacology, Genomics and Cardiovascular PathologyDiabetes and the HeartPrevention

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

cardiology congress-2016Rome, Italy Long-term exposure to the combination of even modestly lower LDL cholesterol (LDL-C) and systolic blood pressure (SBP) has the potential to “dramatically reduce” a person’s lifetime risk of cardiovascular disease, according to new findings reported at ESC Congress 2016.The results, presented in a Hot Line session here, “demonstrate for the first time that LDL cholesterol and SBP have independent, multiplicative, and cumulative causal effects on the risk of cardiovascular disease,” said the study’s lead investigator Brian Ference MD, from Wayne State University School of Medicine, in Detroit.
“This suggests that a simple strategy that encourages long-term exposure to the combined reduction of both one mmol/L in LDL-C and 10 mmHg SBP has the potential to “largely eliminate” the lifetime risk of cardiovascular disease – with a reduction of up to 90%,” he explained.The study used genetic and cardiovascular risk factor data from 102,773 individuals who had participated in 14 prospective cohort or case-control studies.Investigators calculated genetic scores for each patient based on inherited polymorphisms known to be associated of LDL-C or SBP and the number of alleles associated with raised LDL-C or SBP levels.Participants were then divided into 4 groups: the reference group, a group with an LDL-C genetic score below the median (resulting in lower LDL-C), a group with a SBP genetic score below the median (resulting in lower SBP), and a group with both LDL-C and SBP genetic scores below the median (resulting in both detroitlower LDL-C and lower SBP).The researchers then looked at the cardiovascular risk associated with the different genetic scores, with the primary outcome being a composite of the first occurrence of either coronary death, non-fatal myocardial infarction (MI), non-fatal stroke, or coronary revascularization.There were 14,368 primary outcome events among the subjects.Compared to the reference group, subjects in the lower LDL-C group had 54.2% lower risk of the primary outcome (OR 0.458), those in the lower SBP group had 44.7% lower risk (OR 0.553), and those in the combined lower LDL-C and SBP group had 86.1% lower risk (OR 0.139).“The results of our study confirm that cardiovascular disease is largely preventable and suggest that this prevention can be substantially simplified by focusing on programs that promote longterm exposure to the combination of both lower LDL and lower SBP,” concluded Dr. Ference. He added that “further study is needed to identify who might benefit most from this type of early intervention.”

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Invasive Coronary Imaging and Hemodynamics Invasive and Interventional Cardiology, Cardiovascular Surgery

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

cardiology congress-2016Rome, Italy An invasive imaging technique called optical coherence tomography (OCT) can visualize the coronary arteries in patients undergoing percutaneous coronary intervention (PCI) and lead to better outcomes compared to standard angiography-guided PCI, according to new findings reported here.Results of the DOCTORS (Does Optical Coherence Tomography Optimize Results of Stenting) study were presented in a Hot Line session at ESC Congress 2016, with simultaneous publication in Circulation.In patients with non–ST-segment elevation acute coronary syndromes (NSTE-ACS), OCT “provided useful additional information beyond that obtained by angiography alone, and impacted directly on physician decision-making,” reported the study’s lead investigator Nicolas Meneveau, MD, PhD, from University Hospital Jean Minjoz, in Besançon, France.OCT, which involves introducing an imaging catheter into the coronary artery to check vessel size, lesion characteristics, and stent positioning and expansion “led to a change in procedural strategy in half of cases,” said Prof. Meneveau.However, “additional prospective randomized studies with clinical endpoints are required before it can be recommended for standard use.”The multi-centre trial included 240 NSTE-ACS patients who were randomised 1:1 to standard fluoroscopy-guided PCI alone (angio group) or with the addition of OCT – performed an average of 3.8 times, before, during an after the procedure.Overall, OCT was associated with better functional outcome than PCI guided by fluoroscopy alone, said Prof Meneveau.
The primary endpoint of the study, which was fractional flow reserve (FFR) – a measure of blood flow and pressure in the coronary artery before and after the procedure – was significantly better in the navigatore coronarieOCT group as compared to the angio group (0.94 vs 0.92, p=0.005).In addition, the number of patients with a post-procedural FFR>0.90 was significantly higher in the OCT group (82.5% vs 64.2%, p=0.0001).Compared to angiography, OCT allowed clinicians to see significantly more thrombi (69% vs 47%, p=0.0004) and calcifications (45.8% vs 9%, p<0.0001) before stent implantation. This resulted in more frequent antiplatelet use in the OCT group (53.3% vs. 35.8%). As well, OCT was also significantly more likely to reveal stent underexpansion (42% vs 10.8%), incomplete lesion coverage (20% vs 17%, and edge dissection (37.5% vs 4%), compared to angio. Stent malapposition, which is not visible under fluoroscopy alone, was observed in 32% of patients undergoing OCT.These observations led to the more frequent use of post-stent overinflation in the OCT group (43% vs. 12.5%, p<0.0001) and a lower percentage of residual stenosis (7.0% vs 8.7%, p=0.01).
The addition of OCT increased procedure time as well patients’ exposure to fluoroscopy and contrast medium, but this did not increase complications such as peri-procedural myocardial infarction or impaired kidney function, added Prof. Meneveau. “Findings of the DOCTORS study add to the cumulating body of evidence in favor of a potential benefit of OCT to guide angioplasty,” he said. “The improvement in functional outcomes could translate into a clinical benefit in the longer term.”

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Ce-Marc 2: Pointing the way to fewer invasive angiograms

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

cardiology congress-2016Rome, Italy Initial investigation of patients with suspected coronary heart disease (CHD) using functional imaging – rather than guideline-directed care – resulted in significantly less unnecessary angiography, according to results of the CE-MARC 2 trial.The findings, presented in a Hot Line session at ESC Congress 2016, and published simultaneously in JAMA, could have an important impact on referral rates for invasive coronary angiography, and potentially healthcare costs, said lead investigator John Greenwood, PhD, from the University of Leeds, in Leeds, United Kingdom.“Rates of invasive angiography are considered too high among patients with suspected coronary heart disease,” explained Professor Greenwood.“Our findings show that both cardiovascular magnetic resonance (CMR) and myocardial perfusion scintigraphy (MPS) significantly reduced rates of unnecessary angiography compared to guideline-directed care, with no penalty in terms of major adverse cardiovascular events (MACE). This suggests that functional imaging should be adopted on a wider basis, even in high-risk patient subgroups.”
The Clinical Evaluation of Magnetic Resonance Imaging in Coronary Heart Disease 2 (CE-MARC 2) trial included 1,202 patients with suspected CHD from six UK centers.The patients were randomised to functional imaging-based investigation with either CMR (n = 481) or MPS (n = 481), or to guideline-directed investigation (n=240) based on National Institute for Health and Care Excellence (NICE) risonanza magneticaguidelines.In this latter group, those with a pre-test likelihood of 10%-29% (meaning low risk for CHD based on age, gender, symptom characteristics, and clinical history) were scheduled for cardiac computed tomography (CCT), those with a pre-test likelihood of 30% to 60% (intermediate risk) were scheduled MPS, and those with a high pre-test likelihood were sent directly to coronary angiography.
The primary end point was unnecessary coronary angiography within 12 months, (defined by absence of significant stenosis measured by fractional flow reserve or quantitative coronary angiography), with secondary end points of MACE, and positive angiography within this same time period.Overall, 22% of the study population underwent coronary angiography within 12 months, with unnecessary angiograms occurring in 28.8% of the NICE guidelines group, 7.5% of the CMR group, and 7.1% of the MPS group, reported Professor Greenwood.The adjusted odds ratio of unnecessary angiography for the CMR group versus the NICE guidelines group was 0.21 (95% CI, 0.12-0.34; P < .001), with no statistically significant difference between the CMR and MPS groups.Between the three strategies, there was no difference in short-term MACE or positive angiography rates.“Worldwide, MPS is the most commonly used test to assess suspected CHD, but CMR is increasingly recognized as having high diagnostic accuracy and prognostic value,” noted Professor Greenwood. “Although the results of CE-MARC 2 showed no difference between the CMR and MPS strategies in terms of unnecessary angiography rates, our original CE-MARC study showed that CMR had a higher diagnostic accuracy compared to MPS (Lancet 2012; 379(9814):453-460) and was also a stronger predictor of risk for MACE (Annals of Internal Medicine 2016; 165(1):1-9).”He concluded that “these results show that a broader use of functional imaging (CMR or MPS), in low, intermediate and high risk patient groups, could reduce the rates of invasive angiography that ultimately show no obstructive coronary disease. In addition, CE-MARC and CE-MARC 2 further support the role of CMR as an alternative to MPS for the diagnosis and management of patients with suspected CHD.” (foto risonanza: fonte wikipedia)

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The New Phrenology: A Response to the New York Times

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

PhrenologyAn article by Kate Murphy in the New York Times discusses a recent controversy in the field of fMRI. Unfortunately, Murphy falsely implies that our 2009 study of the neural correlates of belief exemplifies the flawed statistical methods under discussion. Here is the full text of the letter that Mark S. Cohen, the senior author on that paper, sent to the Times.—SH Mark S. Cohen is a Professor of Psychiatry, Neurology, Radiology, Psychology, Biomedical Physics and BioEngineering at the University of California, Los Angeles. Further information can be found at http://www.brainmapping.org/MarkCohen.In her opinion piece, “Do You Believe in God, or is that a Software Glitch,” Kate Murphy explores two very real problems: that science in the modern era often accepts a statistically low probability of error as a proxy for truth, and that analytic methods have become too complicated for many scientists to deeply understand. Murphy calls out “fM.R.I.” (sic) as a glaring exemplar of the problem. As one of the earliest workers in the field, and as the senior author on the paper she references in the title and text, I feel compelled to comment.
The idea that fMRI has the potential for sloppy use has actually escaped no one. Shortly after its invention, I wrote an editorial drawing attention to the fact that this truly groundbreaking method of peering into our thoughts and consciousness carried with it the potential to become a quantum physics-based means of neo-phrenology. That dual-edge of technology exists in proportion to its power in computers, genetic engineering, and in essentially any method that engages humans in interpreting results.
As scientists our core method is to form a hypothesis, then to devise a test that can controvert it. As data become more extensive, we rely on statistics and probability as a check against overenthusiastic belief in our guesses. Few understand that the science lies in the care that is placed in the theories, rather than in the calculated probabilities. The fMRI literature contains thousands papers with very little prior theoretical basis, substituting instead a post-hoc speculation to explain the statistical findings; bad science, to be sure.In the months since its publication, the paper by Eklund, Nichols and Knutsson [3] has been debated strenuously by the neuroimaging community. While some scientists responded defensively, as Murphy herself pointed out, researchers in this field have long been alarmed by the potential for statistical abuse. Scientists like Poldrack, Poline, Yarkoni, Nichols, and many others, have worked with passion and diligence to do whatever is possible to protect the integrity of the discipline, but scientists share the same foibles as all people: we are biased by our own beliefs and by our desire for recognition. Nothing, and certainly not statistics, can really protect us from this enthusiasm.The technical issues in the math and statistics used in fMRI data analysis are manifold: assumptions about sphericity, autocorrelation, spatial point spread functions, random field theory, and other abstruse factors are demonstrably false, yet we use them because they frequently are the best approximations available given our current state of knowledge. To me, however, the most damning observation in the Eklund, et al., article was their discovery that a disproportionate number of published “positive” results came from labs that used a single piece of code that was discovered later to contain a numerical error that made it more likely to find “significant” results. For those of us who do the work, it is hard to avoid the conclusion that many researchers actively selected this tool because it was known to produce rosier pictures: a truly remarkable level of self-deception, bordering on the delusional.I will stand happily by the work of ours that was cited, almost mockingly, by Ms. Murphy. In planning those experiments, we were well aware of the potential for controversy, and were at great pains to use the most rigorous methods available to us at the time. We did not cherry-pick for the tools that gave us the results we preferred. Does this make our conclusions correct? Of course not, but neither does the fact that statistics is a flawed science make us wrong.In the end, good scientists are highly critical of every instrument, algorithm, measurement, calibration standard, and analysis program they use. It is inexcusable to be too lazy to question methods just because the tools are complicated to understand. Of course, it is equally inexcusable for journalists to accept each new observation with wide and unblinking eyes. The fMRI method has protected countless patients in surgery. It has given us a means to communicate with seemingly locked-in subjects, it has given us crucial insights into the nature of psychiatric and neurological diseases including schizophrenia, epilepsy, autism and addiction. And yes, it is flawed. (Mark S. Cohen) (photo: Phrenology)

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A Brescia un congresso internazionale sullo scompenso cardiaco

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

ospedale bresciaItaliani, europei, americani e giapponesi: è davvero internazionale e prestigioso il gruppo di relatori riuniti a Brescia giovedì 1 e venerdì 2 settembre 2016 per partecipare al congresso “Heart Failure – Drug development at the crossroad”, dedicato allo scompenso cardiaco.
Lo scompenso cardiaco è una condizione per la quale il cuore non è più in grado di pompare sangue in misura sufficiente a soddisfare le richieste dell’organismo.
Oltre i 65 anni lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ricovero in ospedale; anche per questo è considerato un problema di salute pubblica di enorme rilievo. A soffrire di scompenso cardiaco in Italia sono circa 600.000 persone e si stima che la sua frequenza raddoppi a ogni decade di età (dopo i 65 anni arriva al 10% circa).
Lo scompenso cardiaco è spesso l’evoluzione finale comune a molte malattie e fattori di rischio cardiovascolari, tra le quali infarto, ipertensione, diabete e malattie cardiache.
Il congresso è organizzato dell’Università degli Studi di Brescia e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Responsabile scientifico del congresso è Savina Nodari, Cattedra e Unità Operativa di Cardiologia Università degli Studi di Brescia, ASST Spedali Civili di Brescia.
Il congresso si svolge all’Università degli studi di Brescia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Aula Magna, Viale Europa 11. E’ aperto ai medici, è gratuito e assegna crediti formativi.

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Edelweiss Molina vincitrice di Un Mosaico per Tornareccio 2016

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

Edelweiss MolinaNatalina CellinaTornareccio (Ch)È Edelweiss Molina è la vincitrice dell’undicesima edizione di Un Mosaico per Tornareccio, la rassegna d’arte contemporanea ideata dal mecenate Alfredo Paglione grazie alla quale il borgo in provincia di Chieti è diventato un museo a cielo aperto fatto di oltre ottanta mosaici installati sulle facciate delle case. Il suo bozzetto “Il nome di Maria, Le Nozze di Cana” è quello che, tra i trenta in esposizione, ha ottenuto il maggior numero di consensi dalla giuria popolare e da quella di esperti: 70 su 416 (306 quelli della giuria popolare). Come da regolamento, il suo bozzetto sarà trasformato in mosaico e sponsorizzato dal Comune di Tornareccio. Inoltre, l’anno prossima l’artista avrà diritto ad una mostra personale.
L’annuncio della vincitrice è stato dato ieri, domenica 28 agosto, nel corso della partecipatissima cerimonia conclusiva della rassegna che quest’anno ha avuto come tema la figura della Madonna, ed è stata curata da Tiziana D’Acchille e Gabriele Simongini, con il coordinamento di Elsa Betti. Nella sala polifunzionale “Remo Gaspari” erano presenti tantissimi tornarecciani e ospiti da fuori paese. Dopo il saluto del sindaco di Tornareccio, Remo Fioriti, e del parroco, don Davide Spinelli, c’è stato l’intermezzo musicale della violoncellista russa Natalina Cellina con un omaggio a Maria e a Teresita, indimenticata moglie di Alfredo Paglione. A seguire, la consegna degli attestati di partecipazione agli oltre quaranta corsisti della quinta edizione della Scuola di Mosaico, provenienti dall’estero e da tutta Italia. La Scuola, coordinata da Michele Berardi, si è affermata come momento saliente dell’esperienza musiva a Tornareccio, in grado di attirare in paese persone da tutto il mondo, in virtù della professionalità di insegnanti del calibro dei ravennati Marco Santi e Rosanna Fattorini, e della Opere Scuola di Mosaicofrancese Beatrice Serre, ma anche del clima di amicizia e divertimento che si respira durante l’intera settimana di fine agosto. Nella sala polifunzionale sono stati esposti i lavori realizzati: tavole a vario tema e splendidi gioielli. Dei quaranta partecipanti, una decina erano scolari delle elementari di Tornareccio: bellissimo il logo della scuola che hanno realizzato con tanta passione.
La cerimonia si è conclusa con un buffet con il meglio della produzione di Tornareccio: miele, salumi, latticini, pane e dolci gentilmente offerti da Altobello Carni, Caseificio Flò, Caseificio Nonna Maria, Caseificio Iannone, Caseificio Iezzi, Panificio Beniamino Costantini, Panificio Il tuo pane, Panificio Maria Rita Marchetti, Adi Apicoltura, Antica Apicoltura Antonio Iacovanelli, Apicoltura Luca Finocchio, Apicoltura Tieri, Apicoltura Delizie dell’Alveare, Apicoltura Luigi Iacovanelli.
I bozzetti rimarranno in esposizione fino al prossimo 12 settembre, quando a Tornareccio faranno visita il cardinale Angelo Comastri, vicario di Sua Santità, e l’arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, che celebreranno una santa messa alle 17.00 nel santuario della Madonna del Carmine, a conclusione di una rassegna dedicata proprio alla Vergine.
Un Mosaico per Tornareccio è un evento organizzato dall’Associazione Amici del Mosaico Artistico di Tornareccio, con il contributo di Bcc Sangro Teatina e il patrocinio e il sostegno di Comune di Tornareccio e Crocevia Fondazione Alfredo e Teresita Paglione. (foto: Edelweiss Molina, Natalina Cellina, Opere Scuola di Mosaico)

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Mostra Slovenska’: New Generation

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

porta nuova milanoMilano. Giovedì 8 settembre 2016 alle ore 11.30 si terrà alle Gallerie d’Italia Piazza Scala, polo museale di Intesa Sanpaolo a Milano, la preview della mostra Slovenska’: New Generation, una raccolta di trenta opere di giovani promesse della cultura slovacca, selezionate tra le prime classificate delle ultime dieci edizioni del concorso di pittura Mal’ba promosso dalla Fondazione VÚB Banka, banca del Gruppo Intesa Sanpaolo presente in Repubblica Slovacca.Il premio Mal’ba ha come protagonisti gli artisti under 35 presenti sulla scena nazionale ed è diventato negli anni una prestigiosa vetrina, rappresentando uno spazio di libera espressione della creatività, della valorizzazione di talenti, e un canale di promozione per gli artisti emergenti.

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Le proposte di Boeri sulle pensioni: ansiogene e deleterie per l’economia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

pensionatiScrivevamo a meta’ agosto che la paura, l’ansia, l’apprensione e l’incertezza hanno effetti sul sistema economico, tanto da indurre una diminuzione dei consumi e, di conseguenza, una diminuzione del Pil e aumento del debito pubblico come si e’ verificato in quest’ultimo trimestre. L’apprensione e’ maggiore in particolari categorie di persone, come i pensionati che sono fuori dal circuito produttivo ma, anche, nei pensionandi, timorosi di non poter far fronte alle future spese di mantenimento.
Proprio ieri, in una intervista pubblicata sul Il Sole24Ore, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, e’ ritornato sull’argomento confermando l’idea di un ricalcolo contributivo delle pensioni “privilegiate”. Di qui a passare al ricalcolo contributivo (tanto versi tanto ottieni) del sistema pensionistico generale, a stragrande maggioranza retributivo (mediamente l’80% dello stipendio), il passo non e’ poi cosi’ lungo se si vogliono ottenere cifre importanti di “risparmio”. In percentuale un 30% in meno di pensione. Ad attenuare l’ansia non serve certo il riferimento ai vitalizi, perche’ anche gli allocchi capiscono che da questi si passa alle pensioni “privilegiate” e, poi, a quelle ordinarie, percepite dalla stragrande maggioranza dei pensionati.
Cosa induce la proposta di Boeri? Ansia, quindi minori consumi, diminuzione del Pil e aumento del debito pubblico. Non ci vuole una laurea in economia per capirlo ma, tant’e’, Boeri e’ convinto della propria idea incurante dei danni che, a nostro parere, provoca.
Una domanda al Governo: questo professore (ahinoi i professori!) e’ l’uomo giusto al posto giusto? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

sacchetti plasticaSempre più plastica viene ingerita dagli organismi marini e può risalire la catena alimentare fino ad arrivare nei nostri piatti. Lo denuncia oggi un nuovo rapporto – “La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare”- realizzato dai laboratori di ricerca di Greenpeace, che raccoglie i più recenti studi scientifici sugli impatti delle microplastiche, incluse le microsfere, sul mare e quindi su pesci, molluschi e crostacei.La presenza di frammenti di plastica negli oceani è un problema noto da tempo ma in crescita esponenziale. Una volta in mare, gli oggetti di plastica possono frammentarsi in pezzi molto più piccoli, e diventare microplastica. Un caso a parte sono le microsfere: minuscole sfere di plastica prodotte apposta per essere usate in numerosi prodotti domestici (cosmetici e altri prodotti per l’igiene personale). Un recente rapporto di Greenpeace Est Asia ha analizzato le politiche ambientali di trenta imprese del settore dei cosmetici e altri prodotti domestici, mostrando che nessuna azienda ha piani efficaci per l’eliminazione tempestiva delle microsfere. Il rapporto di Greenpeace offre indicazioni allarmanti sugli impatti delle microplastiche su vari organismi marini, tra cui diverse specie di pesci e molluschi comunemente presenti nei nostri piatti, anche se gli effetti sulla salute umana sono ancora troppo poco studiati. Anche per questo, Greenpeace Italia chiede al Parlamento di adottare al più presto il bando alla produzione e uso di microsfere di plastica nel nostro Paese: su iniziativa dell’associazione Marevivo è stata già presentata una proposta di legge. Si tratta di una misura precauzionale, al vaglio in numerosi Paesi, necessaria per fermare al più presto il consumo umano di questi materiali.“Una mole crescente di prove scientifiche mostra che le microplastiche possono generare gravi conseguenze sugli organismi marini e finire nei nostri piatti. Un bando alla produzione di microsfere è, per il Governo e il Parlamento, la via più semplice per dimostrare attenzione agli effetti dell’inquinamento del mare e ai relativi rischi per la salute umana anche se è solo un primo passo per affrontare il gravissimo problema della plastica nei nostri oceani” afferma Giorgia Monti, responsabile Campagna Mare di Greenpeace Italia. Arrivate al mare, le microplastiche possono sia assorbire che cedere sostanze tossiche ed è dimostrato che vengono ingerite da numerosi organismi: pesci, crostacei, molluschi. Purtroppo, non ci sono ancora ricerche sufficienti a definire con certezza gli impatti sulla salute umana ma i dati disponibili confermano la necessità di applicare con urgenza il principio di precauzione, vietando la produzione di microsfere e definendo regole stringenti per ridurre in generale l’utilizzo di plastica. Si stima che ogni anno arrivino in mare otto milioni di tonnellate di plastica: che siano microsfere o frammenti dovuti alla degradazione di altri rifiuti (imballaggi, fibre o altro).

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La “questione di fiducia”: resta aperta

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

di Pietro Di Muccio de Quattro del Comitato Scientifico Società Libera. Il problema della “questione di fiducia”, ignorato dalla riforma costituzionale, interessa poco o punto tanto i Sì quanto i No al referendum, sebbene sembri una grave svista o lacuna del testo Renzi-Boschi. Com’è noto la questione di fiducia, disciplinata soltanto dai regolamenti parlamentari, è la dichiarazione con la quale il Governo dà l’aut aut ad una Camera: o approva l’oggetto della votazione o il Governo rassegna le dimissioni.
La questione di fiducia ha due scopi principalaula senatoi: compattare la maggioranza e piegare l’opposizione di una Camera sullo specifico oggetto. La riforma costituzionale vanta di aver tolto al nuovo Senato il potere di concedere e negare la fiducia. Sicché bisogna dedurne che nel nuovo Senato il Governo non potrà più porre neppure la questione di fiducia. Il nuovo Senato, sebbene ridotto a ombra del vecchio, conserva tuttavia la funzione legislativa paritaria con la Camera su materie fondamentali, quali la revisione costituzionale, l’Unione Europea, la sua stessa legge elettorale.
Che accadrà quando, in una legge su tali materie, il Senato andrà in opposto avviso della Camera, dove invece lo strapotere del Governo e la possibilità di imporre la fiducia non consentiranno dissensi essenziali? Al momento non saprei rispondere definitivamente, mentre quelli che dovrebbero rispondere neppure si pongono la domanda. La lacuna o la svista sono così macroscopiche che, allo stato, un conflitto del genere tra Camera e Senato risulta insuperabile, perchè non si intravede l’autorità competente a risolverlo: non la Corte costituzionale, perché non è un conflitto di attribuzione; non i due presidenti delle Camere perché non è una questione di competenza, ai sensi del nuovo art.70 Costituzione.
Che accadrà giuridicamente e politicamente se il Senato non vorrà assecondare il Governo e terrà la posizione? Renzi e Boschi, che sempre chiedono agli altri di entrare nel merito, forse dovrebbero entrarci loro, finalmente.

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Cuore e stili di vita sani

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

ferraraL’85% delle malattie cardiovascolari e il 40% di quelle oncologiche possono essere evitati adottando uno stile di vita sano (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta). Ma gli investimenti in prevenzione sono ancora scarsi: in Europa questa voce rappresenta solo il 3% della spesa sanitaria e in Italia la percentuale è ancora più bassa. Per la prima volta al mondo un’intera città, Ferrara, viene cablata per raggiungere tutta la popolazione con un progetto educativo di sensibilizzazione a 360 gradi che prevede il calcolo del rischio cardiovascolare e oncologico, corsi e lezioni sui corretti stili di vita e ambientali con strumenti ad hoc e un motorhome che si sposterà nelle piazze. Contestualmente, verrà svolto un attento monitoraggio dell’ambiente, della purezza dell’aria e dell’acqua, una promozione per l’utilizzo di energie alternative. Per questo è necessario un team work tra il Comune, le Istituzioni cittadine, le Fondazioni, le varie Facoltà dell’Ateneo, le ASL e gruppi privati quali S2A (salute, sostenibilità, alimentazione, ambiente). Il progetto nazionale “Città della prevenzione”, che partirà a settembre da Ferrara e coinvolgerà numerosi comuni italiani, è presentato oggi al Congresso europeo di Cardiologia (ESC, European Society of Cardiology), in corso a Roma fino al 31 agosto con la partecipazione di 35mila esperti. “Ferrara presenta un territorio ideale per passare dalle parole ai fatti e per dare il via a questa iniziativa ambiziosa, unica a livello internazionale. Si rivolge ai cittadini di tutte le età e di ogni strato sociale – afferma il prof. Roberto Ferrari, direttore della Cardiologia all’Università di Ferrara e past president ESC –. La città emiliana presenta infatti le giuste dimensioni, con circa 133mila abitanti, 29 scuole elementari, 11 medie e 11 superiori. Ha un’Università prestigiosa, inserita nel tessuto sociale e un Centro di Ateneo per la Prevenzione della Salute Sociale, Medica ed Ambientale. È la citta delle biciclette, il mezzo preferito per muoversi anche dalle persone anziane. È un’importante produttrice di frutta e verdura e pesce azzurro, altro caposaldo della prevenzione. Presenta una struttura architettonica, 9 Km di mura medievali e il verde urbano, molto diffuso, dove la popolazione può camminare o correre. Vi sono dunque sinergie che possono fare di Ferrara la città ideale per dimensioni, caratteristiche, economia e cultura, il primo esempio vivente di promozione e prevenzione della salute, un modello esportabile in altri capoluoghi. Il ruolo dell’Ateneo in questo progetto è coordinare le varie facoltà a lavorare in team per la prevenzione”. Sono previste numerose iniziative. Medici specializzandi di varie branche della Medicina, assegnisti e borsisti dei vari Dipartimenti dell’Ateneo ed esperti di comunicazione (preparati ad hoc nell’ambito del Master sulla Prevenzione) terranno corsi e lezioni per tutte le scuole elementari, medie, superiori che riguarderanno in particolare quattro temi: rischi del fumo, scorretta alimentazione e danni dell’alcol, sedentarietà, ruolo delle vaccinazioni. “In questo modo sarà possibile raggiungere l’intera popolazione scolastica di ogni ordine e grado e, attraverso gli studenti, la grande maggioranza delle famiglie – continua il prof. Ferrari -. Per ogni tipo di scuola si terranno specifiche lezioni con distribuzione di materiali e opuscoli realizzati in modo mirato”. Per coinvolgere gli over 65, si terranno lezioni anche nei centri anziani. “È ormai provato – spiega il prof. Francesco Romeo, presidente SIC (Società Italiana di Cardiologia), che promuove il progetto – che modificare abitudini sbagliate anche nella terza età determina risultati positivi sullo stato di benessere. Particolarmente importante sarà il calcolo anche individualmente mediante l’app della Carta del Rischio dei cittadini, cioè la probabilità di ammalarsi o di morire nei prossimi 10 anni di un evento coronarico (infarto del miocardio) o cerebrovascolare (ictus) o di tumore. Questo calcolo avviene attraverso la raccolta di alcune informazioni personali (età, fumo, diabete, peso, sedentarietà, girovita), la misurazione della pressione arteriosa, della colesterolemia totale e della glicemia. Al termine viene quantificato il rischio con un software computerizzato”. Chi non usa l’app potrà farsi calcolare il rischio semplicemente recandosi in centro, nel motorhome o nella “Casa della Prevenzione”, il Centro Universitario dotato di una cucina per insegnare un’alimentazione funzionale locato proprio davanti al Palazzo dei Diamanti. Il profilo di rischio sarà immediatamente disponibile all’utente. Chi usa l’app avrà in tempo reale la “presa in carico degli eventuali interventi necessari” con informazioni, giochi, consigli, ricette, le schede del movimento per età e la dieta ideale. “È utile fornire la possibilità del calcolo della Carta del Rischio a tutta la cittadinanza per migliorare il livello di consapevolezza – sottolinea il prof. Romeo -. Lo studio INTERHEART, condotto in 33 Paesi, ha dimostrato che, se riuscissimo a cambiare gli stili di vita e quindi modificare i classici fattori di rischio cardiovascolare della popolazione mondiale, potremmo prevenire fino al 90% delle malattie cardiovascolari. La SIC sponsorizza e guarda con molta attenzione il progetto per esportarlo in altre città italiane”. I cittadini, recandosi in centro (la Casa della Prevenzione è davanti al Palazzo dei Diamanti), troveranno personale preparato con cui confrontarsi sui propri stili di vita. Anche gli oncologi si sono schierati accanto ai cardiologi nella promozione delle “Città della prevenzione”. “Gli stili di vita sani consentono di ridurre il 40% dei tumori – conclude il prof. Francesco Cognetti, presidente Fondazione ‘Insieme contro il cancro’ -. Il fumo di sigaretta è il fattore di rischio più noto per l’insorgenza delle neoplasie e delle patologie cardiovascolari, ma anche la sedentarietà (il 40% degli italiani non pratica attività fisica), la scorretta alimentazione (solo il 20% dei cittadini segue la dieta mediterranea) e l’abuso di alcol (il 20% degli under 19 è consumatore abituale) svolgono un ruolo importante”.
Ma non solo, bisogna lavorare in team per prevenire, il lavoro di squadra infatti è importante per curare e lo è tanto più quando si tratta di assistere bambini affetti da cardiopatie congenite in quei Paesi, membri dell’ESC, in cui per loro non esistono speranze di cura. Durante il congresso ESC (lunedì 29 agosto presso Palazzo Taverna) è prevista una cena di raccolta fondi per finanziare la costruzione di una Unità Cardiologica Pediatrica a Casablanca, in Marocco, su iniziativa della Fondazione Umanitaria European Heart for Children (EHC). EHC organizza missioni per operare bambini con cardiopatie congenite in Paesi che non sono in grado di offrire loro assistenza. In 22 missioni sono stati visitati 2085 bambini e 258 sono stati operati e salvati. EHC ha anche contribuito alla realizzazione di Unità Cardiologiche Pediatriche in Nord Iraq, Egitto e Siria. Verrà proiettato un video esplicativo.

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Pmi, quale strada per la crescita?

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

lignano sabbiadoro (UD) Mercoledì 31 agosto alle 18.30 appuntamento all’Hotel President per il terzo incontro della rassegna di incontri su temi di attualità ed economia, Giorgio Candusso, Daniele Cescutti e Massimiliano Fabian parleranno di Pmi. Ingresso libero. Riconosciuta spina dorsale del sistema produttivo nazionale, le Pmi riflettono tutti i pregi e i difetti del Belpaese; da una parte flessibilità, creatività, fiuto imprenditoriale, dall’altra debolezza strutturale, a causa delle piccole dimensioni e della scarsa patrimonializzazione, competenze manageriali non sempre adeguate e difficoltà rappresentate dal ricambio generazionale che, spesso, ne minano la stessa sopravvivenza. Il tutto nel quadro di una eccessiva burocratizzazione e di una tassazione eccessiva. Dopo gli anni della crisi e del credit crunch, oggi per le Pmi, che devono misurarsi con una concorrenza globale, la strada è una sola: crescere. E la crescita non può prescindere da quella fondamentale “benzina” che è il credito. Per esaminare situazione attuale e prospettive delle Pmi il terzo appuntamento di “Economia sotto l’ombrellone”, la rassegna estiva organizzata da Eo Ipso (www.eoipso.it) su temi di economia e attualità. Il dibattito, moderato dal giornalista Carlo Tomaso Parmegiani, durerà circa un’ora con spazio per le domande del pubblico a seguire. Al termine ci sarà un aperitivo per permettere al pubblico di incontrare, in modo informale, i relatori del dibattito.

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Positivo profilo rischio-beneficio di rivaroxaban di Bayer nella pratica clinica quotidiana

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

bayer_healthcare AG ha annunciato oggi che al Congresso ESC 2016 sono stati presentati nuovi dati real-life provenienti da molti Paesi, sull’impiego del proprio inibitore orale del Fattore Xa rivaroxaban in pazienti con Fibrillazione Atriale non-valvolare. I risultati di XaPASS – studio osservazionale prospettico post-marketing che ha arruolato oltre 11.000 pazienti in Giappone – hanno confermato basse percentuali sia di ictus sia di emorragia maggiore in pazienti con Fibrillazione Atriale non-valvolare, in terapia con rivaroxaban nella pratica clinica quotidiana1. Questi risultati sono generalmente in linea con quelli dello studio clinico randomizzato di Fase III J-ROCKET AF. Inoltre, i dati dei registi nazionali sull’impiego in contesti real-life su un totale di 57.498 pazienti in Svezia indicano percentuali analoghe di emorragia maggiore nei pazienti trattati con rivaroxaban e in quelli trattati con warfarin, ma percentuali significativamente inferiori di emorragia intracranica nei pazienti trattati con rivaroxaban 2.I dati, ad oggi, di XaPASS riconfermano il positivo profilo rischio-beneficio di rivaroxaban, già accertato negli studi clinici di Fase III ROCKET AF e J-ROCKET AF , . In J-ROCKET AF è stata osservata una riduzione non significativa del 51% del rischio di ictus ed embolia sistemica non-SNC con rivaroxaban rispetto a warfarin. Nonostante non siano state osservate differenze significative nelle percentuali di emoraggia complessiva in J-ROCKET AF, l’uso di rivaroxaban è stato associato a una percentuale inferiore non significativa di emorragia maggiore e a una percentuale di emorragia non maggiore clinicamente rilevante, lievemente superiore rispetto a warfarin4. I pazienti nello studio J-ROCKET AF avevano un profilo di rischio da moderato a elevato con punteggio CHADS2 medio di 3,25, mentre i pazienti in XaPASS avevano in media un rischio inferiore di ictus con punteggio CHADS2 medio di 2,2.1,4 In XaPASS, l’incidenza di evento emorragico di qualsiasi tipo è stata di 4,84 ogni 100 anni-paziente, di cui l’incidenza di emorragia maggiore è stata di 1,02 ogni 100 anni paziente e l’incidenza di emorragia intracranica è stata di 0,43 ogni 100 anni-paziente. L’incidenza dell’endpoint composito di ictus, embolia sistemica o infarto del miocardio è stata di 1,35 ogni 100 anni-paziente mentre l’incidenza di ictus ischemico è stata di 0,90 ogni 100 anni-paziente1. Questi risultati sono stati generalmente in linea con quelli di J-ROCKET AF4Inoltre, sulla base di dati reali da registri nazionali svedesi è stata confrontata l’incidenza di emorragia maggiore con rivaroxaban e warfarin in pazienti con Fibrillazione Atriale non-valvolare 2. I risultati indicano percentuali simili di emorragia maggiore con rivaroxaban e warfarin (rispettivamente 3,40 contro 3,32 sanguinamenti ogni 100 anni-paziente; HR 0,89; Intervallo di confidenza al 95% di 0,73-1,10). Tuttavia, le percentuali di emorragia intracranica sono state significativamente inferiori con rivaroxaban rispetto a warfarin (rispettivamente 0,62 contro 0,88 sanguinamenti ogni 100 anni-paziente; HR 0,63; Intervallo di confidenza al 95% di 0,40-0,99). All’ESC 2016 sono stati anche presentati i risultati aggiornati di REVISIT-US, analisi retrospettiva basata su dati statunitensi del database MarketScan3. REVISIT-US ha valutato efficacia e sicurezza di rivaroxaban, apixaban o dabigatran, ciascuno rispetto a warfarin, in contesti reali, in pazienti con Fibrillazione Atriale non-valvolare. I risultati di REVISIT-US erano stati inizialmente presentati all’edizione di quest’anno del Congresso della Società Europea di Aritmologia Cardiaca (ECAS), dimostrando che, in questi contesti, rivaroxaban era associato a una riduzione non-significativa del 29% di ictus ischemico, accompagnata a una riduzione significativa del 47% di emorragia intracranica rispetto a warfarin. Considerando l’endpoint combinato di emorragia intracranica o ictus ischemico, rivaroxaban ha ottenuto una riduzione significativa del 39% rispetto a warfarin in REVISIT-US .
XaPASS è uno studio osservazionale prospettico post-marketing, su dati real-life sviluppato da Bayer su richiesta dell’ente di controllo giapponese come studio di sorveglianza per valutare sicurezza ed efficacia di rivaroxaban nella pratica clinica quotidiana. Lo studio ha arruolato pazienti con Fibrillazione Atriale non-valvolare che hanno iniziato la terapia con rivaroxaban in 1.415 centri in tutto il Giappone. Il medico che ha preso in carico il paziente ha stabilito il regime di dosaggio e tutti gli eventi avversi sono stati registrati come “eventi avversi o eventi avversi seri”.
Studio post-autorizzazione sulla sicurezza, tuttora ìn corso in Svezia, su un totale di 57.498 pazienti adulti (7.273 in terapia con rivaroxaban e 50.225 con warfarin) con Fibrillazione Atriale non-valvolare di confronto sull’incidenza di emorragia maggiore con rivaroxaban e warfarin in pazienti non trattati in precedenza con anticoagulante orale. Sono stati utilizzati Registri Nazionali Svedesi (Registro dei Farmaci Prescritti, Registro dei Pazienti, Registro delle Cause di Mortalità e Registro LISA [Longitudinal Integration Database for Health Insurance and Labor Market Studies]) per individuare le caratteristiche individuali di soggetti con diagnosi di Fibrillazione Atriale e altre co-morbilità, con prescrizione di rivaroxaban o warfarin nel periodo compreso fra il 3 ottobre 2012 e il 31 dicembre 2014.

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Terremoto: specialisti in partenza per le zone terremotate

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

università roma treRoma. Gli esperti dell’Università degli Studi Roma Tre stanno per partire per portare il proprio contributo nelle zone colpite dal terremoto dello scorso 24 agosto.I docenti specialisti di strutture, restauro e geologia dell’ateneo romano presteranno la propria opera nell’ambito di un coordinamento guidato dal professor Camillo Nuti, ordinario di Tecnica delle costruzioni, che dal 2001 insegna Progettazione strutturale a Roma Tre nei corsi di laurea di Architettura e Ingegneria civile. Fanno parte del team le Università di Lazio (Roma Tre, La Sapienza, Tor Vergata, Cassino ed Unicusano), Abruzzo (L’Aquila e G. D’Annunzio), Marche (Politecnica di Ancona e Camerino) e Umbria (Perugia), con otre 100 docenti e ricercatori coinvolti.Il coordinamento si occuperà di attività legate all’agibilità degli edifici, delle strutture e delle infrastrutture. Di concerto con la Protezione civile, le squadre si occuperanno degli edifici pubblici e in particolare sulle scuole, valutandone la sicurezza e la conservazione.I docenti, ricercatori assegnisti, e dottorandi dei Dipartimenti di Architettura, Ingegneria e Geologia di Roma Tre coinvolti nelle operazioni sono oltre 40.«Intendiamo dare il nostro contributo tecnico scientifico ed umano, come abbiamo fatto in tutti gli ultimi eventi sismici, e per quanto mi riguarda a partire dal sisma della Campania del 1980; tutti noi abbiamo esperienza vissuta sul campo», spiega il professor Camillo Nuti. «Per poter meglio contribuire nelle operazioni post-sisma, d’accordo con i colleghi degli atenei del Centro Italia abbiamo da subito utilizzato il nostro coordinamento. Su richiesta della Rete dei laboratori universitari di Ingegneria sismica (Reluis), che coordina i rapporti tra Protezione Civile ed Università, da oggi una squadra di docenti delle Marche, cui fanno parte Andrea Dall’’Asta di Camerino e Graziano Leoni di Ancona, effettuerà sopralluoghi per l’agibilità nelle scuole della zona marchigiana, un nostro gruppo costituito da Franco Di Fabio dell’Aquila e Fabrizio Paolacci ed io di Roma Tre ci recheremo a Norcia per sopralluoghi d’agibilità delle scuole. Siamo pronti a un impegno anche maggiore».

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