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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Sopravvivenza a lungo termine dei pazienti a cui era stato impiantato un defibrillatore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

cardiology congress-2016Roma. Il sesso femminile è stato storicamente sottorappresentato nel panorama degli studi clinici ma in parte questo gap viene colmato con un ampio studio retrospettivo americano che ha preso in esame oltre 329.000 pazienti di entrambi i sessi. L’obiettivo era valutare la sopravvivenza a lungo termine dei pazienti a cui era stato impiantato un defibrillatore (ICD) o un defibrillatore per la terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT-D).
I dati presentati all’ESC sono stati estratti da un ampio database di monitoraggio, la mortalità è stata dedotta incrociando i dati del Social Security Death Index. Gli oltre 300.000 soggetti avevano un età media di 64 anni, erano maschi nel 73,5% e avevano un defibrillatore impiantabile nel 70,6%. La sopravvivenza a 10 anni si è rivelata a favore del sesso femminile, interessando il 66,9% delle donne rispetto al 61,7% degli uomini, mostrando un outcome migliore di 1,18 volte (p<0,0001).
Il defibrillatore impiantabile, noto con la sigla ICD, è un piccolo dispositivo in titanio che viene impiantato sotto la cute ed è alimentato a batteria, il suo compito è quello di monitorare il ritmo cardiaco e somministrare una lieve scarica elettrica se necessario. In uso nella pratica clinica da oltre vent’anni è stato sviluppato a Baltimora (USA) negli anni ’70. Il CRT-D invece è un dispositivo impiantabile per la terapia di resincronizzazione cardiaca che unisce la funzione pacemaker-resincronizzatore a quella di defibrillatore.
defibrillatore“Viene utilizzato in genere in pazienti con scompenso cardiaco, soggetti ad aritmie ‘maligne’ che portano a morte improvvisa ma anche per condizioni più rare come la Sindrome da QT lungo o la Sindrome di Brugada” spiega al Congresso il Dottor Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania e Local Press Coordinator ESC, “In Italia ogni anno ne vengono impiantati oltre 45mila tra pacemaker CRT e ICD, che ricerca e innovazione hanno reso sempre più efficaci, sicuri e longevi in termini di durata della batteria che li alimenta. Una necessità data anche dalla maggiore aspettativa di vita della popolazione e anche i pazienti chiedono nel 73% dei casi informazioni proprio sulla durata della batteria, per sapere se e quando dovrà affrontare un secondo intervento. Evenienza, quella di dover sostituire il dispositivo per scarica del generatore, che interessa una volta il 70% dei pazienti e due o più volte il 40%”.
Lo scompenso cardiaco è una condizione patologica che interessa circa 3 milioni di persone nei 5 principali paesi Europei (Francia, Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna): “di questi uno su 3 è a rischio arresto cardiaco e rischia da 6 a 9 volte di più rispetto ai soggetti sani” precisa il dottor Franco Romeo – Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma e Local Press Coordinator ESC. Il suo uso ha mostrato un rischio di morte di oltre il 20% in meno rispetto ai soggetti trattati con farmaci”.

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