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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 271

Studio su nicotina e rigidità dell’aorta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

cardiology congress-2016Roma In corrispondenza con una diagnosi di malattia cardiaca è quasi d’obbligo, se fumatori, di sentirsi caldeggiare di smettere con le sigarette. Cuore e nicotina sono acerrimi nemici e studi sui benefici dalla cessazione hanno mostrato benefici a breve termine sui parametri cardiaci. Il fumo infatti è la causa principale di infarto e di malattie coronariche in uomini e donne e si associa al 30% delle morti causate da malattie coronariche, ad un aumentato rischio di morte improvvisa, ad una aumentata mortalità peri operatoria in pazienti con by pass coronarico.
Sebbene il consumo di tabacco sia la prima causa di morte eliminabile, attualmente nel mondo vi sono oltre un miliardo di fumatori. “Nello studio INTERHEART, spiega Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo – il fumo di sigaretta era responsabile del 35.7% del rischio attribuibile su popolazione per un primo infarto miocardico acuto. Dati più recenti indicano che nel 2011 il fumo è stato direttamente responsabile nel mondo della morte di 6 milioni di persone, di cui ben 600 000 all’anno per esposizione a fumo passivo. Secondo i calcoli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nei fumatori la percentuale di decessi attribuibili al consumo di tabacco varia tra il 25% e il 50% e, in media, ogni fumatore abituale perde circa 15 anni di vita”. Smettendo di fumare il rischio si riduce dopo solo un anno di astinenza. Dopo 20 anni diventa simile, ma sempre un po’ superiore a quello di chi non ha mai fumato. Continuare a fumare dopo un evento vascolare acuto aumenta notevolmente le possibilità di recidiva. L’indagine Euroaspire IV della Società Europea di Cardiologia, condotta in 78 centri cardiologici di 24 Paesi sul continente che nel biennio 2012-2013 ha revisionato oltre 16 mila cartelle cliniche e monitorato salute e abitudini di 8 mila europei dopo un acuto evento coronarico ha dimostrato che almeno un paziente su due che fumava prima dell’infarto del miocardio e continuava a farlo anche dopo. Altro aspetto di grande attualità di cui tenere conto è che il fumo di tabacco depotenzia l’efficacia di molti farmaci utilizzati dai cardiopatici.
ospedale garibaldi cataniaEppure i fumatori colpiti da un evento cardiovascolare acuto ricominciano a fumare nel giro di qualche mese. “Dati recenti – spiega Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania – che rispecchiano maggiormente la realtà italiana, riportano che oltre la metà dei fumatori dimessi dopo sindrome coronarica acuta riprende a fumare e gran parte lo fa già nelle prime 3 settimane dopo la dimissione. I fumatori mostrano un rischio di nuovi eventi acuti nel primo anno di 3 volte superiore a coloro che abbandonano le ’bionde’, mentre in chi riprende nei primi 10 giorni dalla dimissione il rischio è addirittura quintuplicato”.
“L’abitudine al fumo, aggiunge Franco Romeo – Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma – ha tra i suoi effetti nocivi l’aumento della rigidità dell’aorta (la più importante arteria del corpo umano) che rappresenta un importante predittore del rischio cardiovascolare di mortalità per tutte le cause”. Nonostante la direzione sia quella di aiutare il fumatore a cessare la propria dipendenza con un aiuto guidato dell’elettronica, l’effetto di questo dispositivo sullo stato di salute dell’aorta però non era stato ancora studiato nel dettaglio”. Hanno pensato di indagare questo specifico aspetto i medici e ricercatori dell’Hippokration General Hospital di Atene che hanno valutato l’effetto del fumo elettronico e di quello tradizionale su questo grande vaso. L’analisi è avvenuta su 24 soggetti senza altri fattori di rischio se non il fumo di sigaretta: ogni partecipante è stato visitato in quattro differenti occasioni tor vergata universitàdurante le quali ha fumato una sigaretta ogni 5 minuti, una sigaretta elettronica ogni 5 minuti e poi di nuovo la e-cig ogni 30 minuti. Le prime due simulazioni servivano a fare un paragone diretto con il rateo di rilascio di nicotina tra i due dispositivi, mentre la terza simulava il modello comune con cui viene fumata l’elettronica e in cui i livelli plasmatici di nicotina sono paragonabili a quelli del fumo di sigaretta ogni 5 minuti. Infine, è stata misurata la velocità delle pulsazioni delle carotidi-femorali (PWV) usate per stimare la rigidità del grande vaso.
Entrambi i tipi di fumo hanno determinato un incremento in entrambi i valori, sistolici e diastolici della pressione sanguigna, e le differenze non sono state significative tra uno e l’altro, ma la sigaretta elettronica ha avuto un effetto più debole nell’aumento del PWV a 5 minuti e comparabile a quello delle bionde se usata ogni 30 minuti (p=0.030). Questo effetto specifico quindi suggerisce che in pazienti selezionati la sigaretta elettronica debba essere usata sotto controllo medico e non come strumento alternativo di fruizione del fumo, bensì come passaggio verso l’utilizzo senza nicotina. È proprio questo l’elemento nocivo da cui allontanarsi.
Ma la sigaretta elettronica, strumento di grande interesse nella gestione clinica della ‘risk reduction’, ha certamente il pregio di eliminare almeno due letali componenti del fumo di tabacco: il catrame ed il monossido di carbonio. Il primo contiene almeno 83 elementi cancerogeni è possiede una azione diretta sulla salute dell’endotelio, mentre il monossido di carbonio sottrae ossigeno dal sangue determinando una sofferenza al muscolo cardiaco.
Nei fumatori resistenti che hanno avuto un evento vascolare cardiaco acuto e che non riescono a smettere di fumare la sigaretta elettronica costituisce una buona arma per ridurre consistentemente i rischi relativi a catrame e monossido di carbonio. Il Ministero della Salute della Gran Bretagna considera la tossicità media della sigaretta elettronica (indipendentemente da uno specifico modello) del 95% inferiore alla normale sigaretta. Ridurre precocemente la somministrazione di nicotina nei fumatori elettronici puri aumenta la possibilità di un ritorno al più dannoso fumo di sigaretta.

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