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Olimpiadi 2024 a Roma?

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 settembre 2016

olimpiadi rio«In queste ore si sta assistendo a un pressing a tutto campo da parte dei dirigenti del comitato promotore della candidatura olimpica affinché il sindaco Virginia Raggi rompa gli indugi e annunci il proprio appoggio a Roma 2024. Anche iniziative interessanti, come la presentazione del censimento sugli impianti sportivi della Capitale, rischiano di apparire strumentali nel tentativo di forzare la mano alla Giunta: come non leggere in questo modo, ad esempio, la sottolineatura che gli interventi in agenda riguardo all’impiantistica sportiva verranno realizzati solo a patto che si prosegua con il progetto olimpico? Le esigenze dei cittadini romani sono quindi totalmente subordinate alle velleità di un pugno di manager? Tra l’altro, cosa non secondaria, ipotizzare la costruzione di 15 palazzetti dello sport da lasciare in eredità alla città dopo i Giochi non può non richiamare alla mente le vane promesse fatte in occasione dei Mondiali di nuoto del 2009. Un film già visto, anche perché alcuni degli attori principali sono gli stessi di allora».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA. «Pure quella manifestazione avrebbe dovuto essere un fattore decisivo di ammodernamento e di riqualificazione della città – spiega Simoncini –, tanto che il Governo decise addirittura di includerla in quei cosiddetti Grandi Eventi caratterizzati troppo spesso da opacità procedurali e gestionali. Più che la perdita di 9 milioni di euro di bilancio, quei Mondiali vanno ricordati proprio per il clamoroso scempio infrastrutturale: dalle famigerate Vele di Calatrava a Tor Vergata, che avrebbero dovuto essere il fiore all’occhiello della manifestazione e che non sono mai state terminate, alla piscina di Valco San Paolo, progettata male, costruita peggio e di fatto perennemente inagibile, ai discutibili interventi effettuati presso strutture e circoli privati. Visti i precedenti, non si può pretendere che nessuno, sia a livello istituzionale che di opinione pubblica, sollevi qualche perplessità. Va anche aggiunto che si parla di destinazione futura di impianti secondari senza avere minimamente chiarito come verranno restituite alla città le principali strutture create ad hoc per le Olimpiadi: ciò che viene fatto per i Giochi deve diventare un valore aggiunto permanente a beneficio della collettività, altrimenti si rischia di ripetere gli errori commessi a Torino con il villaggio olimpico, la pista di bob di Cesana o i trampolini di Pragelato».

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