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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Diritti fondamentali in Polonia: il PE esorta a seguire raccomandazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

poloniaI deputati hanno chiesto al governo polacco di risolvere la crisi costituzionale del Paese entro il termine di tre mesi fissato dalla Commissione il 27 luglio scorso. La soluzione dovrebbe portare a un compromesso fra tutti i partiti parlamentari ed essere in linea con le raccomandazioni della Commissione di Venezia e della Commissione europea.Nel testo della risoluzione, approvata mercoledì dal Parlamento con 510 voti favorevoli, 160 contrari e 29 astensioni, si ricorda al governo della Polonia che “l’UE si fonda sui valori … approvati dal popolo polacco con il referendum del 2003″ e che “l’azione dell’UE poggia sulla fiducia reciproca e sulla presunzione del rispetto, da parte degli Stati membri, della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali”.
Riferendosi in particolare alla Carta dei Diritti fondamentali, i deputati hanno affermato che la paralisi del Tribunale costituzionale e il rifiuto del governo polacco di pubblicare tutte le sentenze mettono “a repentaglio la democrazia, i diritti fondamentali e lo Stato di diritto in Polonia”.Sostengono inoltre la determinazione della Commissione europea nel trovare una via d’uscita alla situazione attuale, attraverso un dialogo con le autorità polacche nell’ambito del “nuovo quadro dell’UE per rafforzare lo Stato di diritto”, in vigore dal 13 gennaio. I deputati invitano le autorità polacche a collaborare con la Commissione, che ha adottato un parere sullo Stato di diritto lo scorso giugno e una raccomandazione a luglio e invitano la Commissione a monitorare l’attuazione di queste raccomandazioni da parte delle autorità polacche.Oltre alla crisi costituzionale, il Parlamento è anche preoccupato dai “recenti e rapidi sviluppi legislativi” in altri settori, in particolare per quanto riguarda:
l’indipendenza e l’imparzialità dei media del servizio pubblico;
il diritto alla libertà d’espressione;
il diritto alla privacy;
i diritti procedurali, nonché il diritto fondamentale ad un processo equo;
l’imparzialità politica dell’amministrazione, e
i diritti umani fondamentali, compresi i diritti delle donne.

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