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Archive for 25 settembre 2016

Palermo: 5 stelle secondo giorno

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

5stelle2Palermo. Saliranno sul palco a partire dalle 14 in qualità di portavoce M5S: Davide Bono, Max Bugani, Giancarlo Cancelleri, Nunzia Catalfo, Chimienti, Ignazio Corrao, Vito Crimi, Cettina Di Pietro, Manlio Di Stefano, Laura Ferrara, Riccardo Fraccaro, Giulia Grillo, Alvise Maniero, Maria Marzana, Nicola Morra, Filippo Nogarin, Riccardo Nuti, Federico Piccitto, Virginia Raggi, Alice Salvatore, Paola Taverna, Danilo Toninelli, Gianluca Vacca, Alessio Villarosa.
Ci saranno anche gli interventi di Martin Blake, Ursula Sladek e un collegamento in diretta da Londra con Julian Assange, il fondatore di Wikileaks.
Si esibiranno l’Orchestra Todrani, Giovanni Romano, Il nero con il cabo e Sulle orme di Django.
Per chi non potrà essere fisicamente presente (sigh) sul blog e sulla pagina Facebook del MoVimento 5 Stelle sarà trasmesso l’evento in streaming fino alle 18.30 di stasera.

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Mostra Emanuela Gardner: immagine

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

victoryRoma 29 settembre 2016 ore 18,00 – 21,30 Esposizione: 29 settembre – 29 ottobre 2016 Galleria Monserrato Arte ‘900 Via di Monserrato, 14 Orari: lun-ven 16,00 – 20,00 sab 10,00 – 13,00 Catalogo in galleria con testi di Diego Mormorio e Enzo Mazzarella.
Emanuela Gardner, nota per i suoi ritratti di personalità del mondo della cultura americana, l’artista propone un’inedita visione del parco cittadino più famoso del mondo, il Central Park di New York, componendo una fascinosa galleria di scatti delle sculture che lo arredano. La notorietà di Emanuela Gardner è essenzialmente legata alla strepitosa galleria di ritratti fotografici di personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo e del giornalismo statunitensi spesso commissionati da testate del calibro di New York Times o Vogue. “ La verità è che a me piace la fotografia in ogni sua sfaccettatura e che non mi sono mai considerata una specialista, anzi, quando ho iniziato a fare i ritratti non pensavo nemmeno di saperli fare. Mi ero trasferita da poco a NYC al seguito di mio marito, un americano. Un giorno un amico vede alcuni miei paesaggi appesi al muro di casa e mi chiede di fargli un ritratto. Mai fatto un ritratto in vita mia – gli dico- e lui risponde che se avevo saputo fotografare così bene il paesaggio, con la figura umana avrei fatto ancora meglio. Non ho mai capito la logica di quel ragionamento, ma aveva ragione lui: consegnai un lavoro accettabile.” Quel primo ritratto scattato senza convinzione doveva essere in realtà davvero buono: “Capitò per caso sotto gli occhi di un redattore di Vogue. Il lavoro gli piacque e decise di commissionare a me la foto che avrebbe corredato un’intervista a Jeff Koons di cui si stava occupando. Mi affidò quell’incarico senza sapere chi fossi, allora nessuno mi conosceva a New York, ma da quel momento tutti cominciarono a chiedermi ritratti”. Nei vent’anni successivi a quell’esordio da film, sotto il suo occhio meticoloso sono passati tanti protagonisti della fine del ‘900. Tra i ritratti che hanno maggiormente circolato quelli di Leo Castelli, Achille Bonito Oliva, Carl Lewis, Terence Stamp, Dominique Sanda, Ben Gazzara, Paul Auster, Walter Cronkite – l’uomo più creduto d’America, per due decenni incontrastato protagonista del notiziario CBS – e, soprattutto, uno dei suoi soggetti preferiti, Carl Bernstein, il giornalista dello scandalo Watergate.
Il nuovo lavoro propone una visione del tutto inedita del Central Park di New York: i ritratti delle sculture che, a partire dal 1863, sono state collocate all’interno degli 843 acri di verde cittadino più famosi del mondo. Scrive Diego Mormorio nel testo in catalogo: “Del Central Park noi conserviamo in mente un grande rettangolo verde popolato da una variopinta infinità di vita. Ci restano invece sconosciute le silenti figure di bronzo… che sembrano aspettare qualcuno che voglia iniziare con loro un dialogo”. L’occhio fotografico di Emanuela Gardner apre quel dialogo a lungo atteso restituendo una fascinosa identità agli abitanti più anonimi del parco, un favoloso angolo di mondo sottratto alle leggi del tempo e della storia in cui Giuseppe Mazzini incontra Alice (quella del Paese delle Meraviglie), Shakespeare, Cristoforo Colombo e gli eroici soldati del Settimo Reggimento di New York sono abitanti dello stesso condominio e Beethoven fa musica con John Lennon senza che nessuno ci trovi niente da ridire. (foto: victory)

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Versace: donna primavera-estate 2017/VERSACE SS17 Women’s Show Lyrics – by Violet & Photonz

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

versace2017versace2017-1versace2017-2Un’estate attiva. La dinamica vita Versace, vissuta in assoluta libertà. Nylon fluttuante dai volumi leggerissimi è stato lavorato per creare lussuosi drappeggi. Il sartoriale è di jersey tecnico, scolpisce le forme mentre una cintura a briglie ferma la sua struttura.
Le coulisse danno controllo al volume degli abiti di nylon, creando una cascata di ruches che contornano le forme.
I pezzi waterproof possiedono un’attitudine Versace: il trench squadrato è ritagliato, la gonna di media lunghezza riporta una banda di plastica trasparente. Una nuova stampa mischia una scacchiera alle lettere di Versace, mentre un’altra è come un turbine di onde barocche. Gli abiti sotto il ginocchio hanno spacchi profondi, pieghe e pannelli drappeggiati, in modo da rendere più facili ed energici i movimenti. Strisce di uno speciale pizzo intagliato, creato in esclusiva per Versace, rendono unici top, felpe, camicie e gonne. Il mesh di Versace, completamente ricamato, crea una nuova maglia e la sua fluidità dà forma ad abiti di seta drappeggiata trattenuti da una fibbia con le cinghie sciolte. I sandali platform hanno listini funzionali e a strappo mentre i modelli a tacco alto trattengono il piede con inserti di neoprene. La nuova borsa Stardust prende ispirazione dalla tracolla di una chitarra. La pelle è morbida e l’attitudine rock’n’roll. La colonna sonora è scritta in esclusiva da Violet & Photonz. Le parole celebrano la forza delle donne e il futuro potere femminile. “Lo sportswear è il futuro della versace2017-3versace2017-5versace2017-6moda, renderlo unico e lussuoso è la mia sfida, questa stagione. Questa collezione riguarda una sola cosa: la libertà. Libertà di movimento. Libertà di agire. Libertà di essere chiunque tu voglia essere”. Donatella Versace
Celebrating the strength of women, and the power of the female future
This show, this show is for the women taking chances
Take the leap, if we do nothing, we get nothing
Take the leap, all we need is a friend or two
Beating hearts and a plan
Take the leap, cause living is better than dreaming
Take the leap, we’ve got it all if we look for it deep inside, deep deep down inside
Take the leap, our past is behind us, our future is up for grabs, take the leap and the net will appear
Strength is there behind our fear
We’re standing on the shoulders of giants of women who left their mark in history
We love you, we thank you, we will not forget you, we will keep the flame alive, we will make it up for you
We too will take the leap

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Grande successo in Giappone per la Turandot

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

turandotNara (Giappone) Oltre 4000 spettatori hanno assistito alla Turandot di Giacomo Puccini messa in scena dal Teatro Comunale di Bologna a Nara, antica capitale del Giappone, il 22 e il 24 settembre. Grande successo, quindi, per la tournée del Teatro felsineo, che ha allestito l’opera nello spettacolare scenario del palazzo imperiale Heijō, oggi patrimonio UNESCO, evento unico nella storia di questo luogo. Con la tournée giapponese, organizzata dalla Sawakami Opera Foundation, il Teatro Comunale ha partecipato alle celebrazioni del 150° anniversario dei rapporti diplomatici tra Italia e Giappone.Applausi per l’Orchestra e il Coro del Comunale, diretti dal giapponese Hirofumi Yoshida, per il regista Alessio Pizzech, per lo scenografo e costumista Davide Amadei e per il cast formato da Norma Fantini (Turandot), Ian Storey (Calaf), Scilla Cristiano (Liù) e Kenji Saiki (Timur).“È una grande emozione mettere in scena Turandot per una celebrazione così carica di valori simbolici – commenta il regista Alessio Pizzech – pensando che il 25 agosto del 1866 Italia e Giappone firmavano il Trattato di amicizia e di commercio e che dopo 150 anni questi due popoli continuano a rispettarsi e a incontrarsi nel commercio ma anche nell’arte, nella musica. Turandot rappresenta non solo il punto di arrivo del percorso artistico di Puccini ma allo stesso tempo ci invita a vedere possibili sviluppi nella sua arte compositiva; proprio in quest’opera il compositore elabora infatti forme musicali e drammaturgiche che lo collocano in un contesto storico musicale più ampio di quello italiano. Un grande ruolo hanno i colori dei costumi dei protagonisti, che accompagneranno la tavolozza timbrica della musica di Puccini e le sfaccettature caratteriali dei personaggi. La luce naturale che scema verso il tramonto e si interseca con quella artificiale e teatrale aiuterà a sottolineare la presenza luminosa della natura che incombe sull’uomo.” (foto: turandot)

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Il ministro Galletti, le discariche e il pallottoliere

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

parlamento europeodi Marco Affronte, portavoce M5S al Parlamento europeo. Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che già non ha competenze ambientali per occuparsi del suo Ministero, certo farebbe fatica a trovare posto al Ministero delle Finanze. Pare infatti che coi numeri non abbia molta dimestichezza. Come sappiamo l’Italia è da tempo in infrazione europea per via delle molte discariche abusive sparse sul territorio. Nonostante anni e anni di “avvertimenti”, il nostro Paese s’è fatto pescare in infrazione per 198 discariche. Con sentenza del dicembre 2014 la UE ci ha condannato a pagare 42,8 milioni di Euro all’anno. Nel frattempo qualche discarica abusiva è stata chiusa (ma qualcun’altra è venuta alla luce) e l’Italia deve ancora bonificare la bellezza di 133 discariche. La lista completa aggiornata a giugno 2016, con due mesi di ritardo rispetto al previsto, è stata pubblicata ieri (la trovate in fondo a questo post).Nel marzo del 2016 Galletti, rispondendo ad un “question time” alla Camera, ha promesso che avrebbe stanziato 290 milioni di Euro per le bonifiche (qui il link), somma necessaria secondo i piani regionali. Purtroppo quei soldi non pare siano stati spesi. E, come detto, ci sono ancora 133 discariche abusive sul suolo nazionale. Appena 22 in meno di sei mesi fa. Lo sa anche il “Ministro”, che due giorni fa ha ripromesso, sempre in un “question time” alla Camera: “Abbiamo adottato un Piano straordinario di bonifica su 45 discariche in attuazione della legge di stabilità 2014: con le risorse disponibili sono stati immediatamente finanziati interventi per oltre 68 milioni. Con questi soldi potremmo mettere in sicurezza 29 discariche in Abruzzo, Puglia, Sicilia e Veneto”. E le altre 88 discariche? Le lasciamo lì? E i 290 milioni promessi a marzo, che fine anno fatto?
Galletti farebbe meglio a promettere di meno e a fare di più. Anche perché intanto il tassametro europeo corre a 40 milioni all’anno di multe. La situazione è ancora più grave se consideriamo il fatto che l’elenco dei siti non viene aggiornato, ma è bloccato alla data della sentenza. Logico, in quanto trattasi di una “fotografia” scattata al giorno della sentenza, ma assurdo se pensiamo che il quadro è in continua evoluzione e la situazione attuale non contempla l’ingresso dei nuovi siti che vengono scoperti. E ce ne sono parecchi.Per quest’ultimo aspetto, sconcertante, abbiamo presentato un’interrogazione alla Commissione europea, in modo da fare lue sul reale operato del Governo: “L’Italia è in procedura di infrazione a seguito della sentenza del 2/12/14 (caso C-196/13, procedura di infrazione 2003/2077) per le discariche abusive non bonificate sul territorio nazionale. Al terzo aggiornamento, primo semestre 2016, tali discariche sono 133, contro le 198 iniziali. Purtroppo è da rilevare che tale lista non rappresenta un quadro esaustivo della situazione delle discariche abusive in Italia, in quanto la lista non è dinamica, ma ad esaurimento: non è contemplato, infatti, che entrino in lista le nuove discariche che in questi ultimi anni siano state scoperte. Dato che però, invece, sono molti i casi di nuove discariche abusive venute alla luce in questi anni,Si domanda alla Commissione Europea:
– attraverso quali procedure sia possibile segnalare alla Commissione i casi di nuove discariche abusive in Italia;
– come ritenga di procedere affinché, una volta verificatane l’esistenza, anche queste nuove discariche siano bonificate”.

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Matteo Renzi e i due errori da matita rossa: Referendum e Italicum

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

urne-voteQuando si è privi di un disegno politico e a corto di idee programmatiche, ma si dispone di un ego ipertrofico e per di più si è convinti di essere discendenti diretti di Niccolò Machiavelli, si finisce con l’inscenare forzature e creare suggestioni mediatiche che inesorabilmente diventano boomerang micidiali. Ci riferiamo a Matteo Renzi sia nella versione di “rompi Ue” andata in scena al vertice di Bratislava che in quella di temporeggiatore su legge elettorale (quale?) e referendum costituzionale (quando?). È come l’impacciato che per vincere la sua timidezza sta sopra le righe, esagera, e finisce per combinare guai. Non è il caso del presidente del Consiglio, che tutto è meno che timido, ma le conseguenze sono le stesse. Partiamo dalla cosa più importante – nel senso di grave – e cioè la scelta di attaccare con inusitata violenza l’Unione europea e i leader di Germania e Francia. A parte lo stridore di una situazione come quella che si è creata a margine dell’ultimo vertice Ue che si sovrappone a distanza di pochi giorni a quelle di segno opposto andate in scena con gran clamore mediatico a Ventotene (proprio con Merkel e Hollande) e nel bilaterale italo-tedesco svoltosi nell’impropria sede della Ferrari a Maranello, molti osservatori hanno malevolmente ipotizzato che nelle intenzioni del Renzi che manda a quel paese gli inutili balletti degli inutili vertici europei ci fosse una malcelata intenzione di conquistare consensi in quella sempre più vasta componente dell’opinione pubblica che attribuisce all’Europa e all’euro la colpa dei mali italiani. Francamente, non facciamo così sciocco il presidente del Consiglio da non sapere che sul quel terreno competono altri ben più attrezzati di lui per lasciargli simpatie e voti anti-Ue e, soprattutto, da non sapere che in questa fase storica quando uno è a capo del governo per quanto faccia il populista non può riuscire nell’impresa di battere i populisti di professione.
No, il motivo fondamentale dello scatto di Renzi è nello stesso tempo meno banale e più grave. E risale a quanto ha ben scritto Antonio Polito sul Corriere della Sera: l’Italia è in crisi – economica, istituzionale, di fiducia e, quel che più conta, di ruolo strategico (nel mondo, nel Vecchio Continente e nel Mediterraneo) – e l’Europa ha toccato il punto più basso del suo processo di integrazione; in questo quadro il governo avverte che la situazione gli sta sfuggendo di mano e reagisce provando a rinfacciare le cause dell’impasse a quegli stessi partner con i quali fino a pochi giorni prima diceva di aver stretto patti di ferro. Nel farlo si toccano questioni – dall’immigrazione alle politiche di austerità – su cui è facile avere ragioni da vendere. Ma l’errore sta nel farlo come se l’Italia fosse un soggetto terzo e non avesse sia una quota parte (tra l’altro non piccola) di responsabilità nel disastro europeo, sia dei problemi interni gravi (debito pubblico, 18 punti di pil in meno della media Ue negli ultimi 15 anni, incapacità di gestire decentemente i flussi migratori) che minano la credibilità delle sue pur fondate critiche. Così come è un errore non avere un progetto alternativo per l’Europa che si critica e personalità all’altezza di una sfida del genere (Mogherini, chi è costei?). L’Economist ci rimprovera di voler scaricare su altri (Ue, Germania) la colpa della nostra disastrosa recessione e dell’essere ormai a un passo dal tornarci (se l’Istat rivede al ribasso la previsione del pil 2016 portandola a +0,7% è perché nella seconda parte dell’anno siamo e resteremo a crescita zero). E per una volta ha ragione: le deficienze europee nulla tolgono alla responsabilità della nostra paralisi interna.
Ma non è tutto. Noi pensiamo che a indurre Renzi a quella polemica così poco ortodossa sia anche stato il fatto di aver percepito che Bruxelles potrebbe non avere l’intenzione di accordarci quella flessibilità di bilancio che andiamo mendicando e dunque di essersi precostituito l’alibi per la prossima legge di stabilità. Sia che scelga di forzare i conti, sapendo però che scatterebbero le clausole di salvaguardia (aumento dell’Iva, ecc.), sia che si pieghi alle regole europee. Della serie: cari italiani, quei cattivoni di Juncker e Merkel mi impediscono di fare ciò che si dovrebbe per sostenere la nostra economia e mi impongono di farvi pagare lacrime e sangue. Ma è un giochino che, oltre ad essere forzato e fuorviante anche per chi, come noi, considera quelle regole stupide (nel senso di anelastiche), è pure poco produttivo dal punto di vista elettorale, perché gli italiani hanno imparato a diffidare di chi rifila sempre la colpa agli altri, tanto più se costoro altri non sono che gli stessi partner di cui fino a ieri si è raccontato che fossero pappa e ciccia con il governo italiano.
Diffidenza che ci pare alimentata anche dalla pantomima del referendum e della legge elettorale. Per mesi ci è stato raccontato che riforma costituzionale e Italicum erano i pilastri su cui si reggeva tutta la strategia riformista del governo. Cambiamenti epocali, che agli occhi dei grandi partner internazionali, europei e non, e dei mercati finanziari avrebbero radicalmente trasformato il modo di percepire il Paese. Sciocchezze. Che sarebbero tali anche se quelle riforme fossero buone, e che a maggior ragione sono scempiaggini perché entrambe sono pessime. Inoltre, per controbattere le critiche – in effetti, spesso sbagliate nel modo e nel merito – si è raccontato che si trattava di due questioni disgiunte, quando invece non lo sono per ragioni di forza maggiore e guai se fossero state pensate senza alcun collegamento tra loro, perché nei paesi che funzionano sistema politico (determinato dalla modalità di voto) e assetto istituzionale sono l’uno complementare all’altro. Adesso, dopo mesi di propaganda, si scopre che la data della consultazione popolare – voluta dallo stesso governo, si badi bene – è un optional e s’incrocia persino con i tempi di realizzazione di aumenti di capitale di talune banche, mentre la legge elettorale, fino a ieri sacra e inviolabile frontiera dell’azione del governo, si può tranquillamente cambiare, anzi si predispone una mozione parlamentare per far giurare chi la vota che s’impegna a cambiarla. Come e con quale coerenza con la riforma costituzionale, che si definisce intoccabile ora ma “migliorabile” quando il popolo l’avrà avvallata, non si sa, ma che importa. Semplicemente grottesco.
In tutto questo, la decisione della Corte Costituzionale di rinviare il suo pronunciamento sull’Italicum appare l’unica cosa sensata. Per ben quattro motivi. Primo perché quando la Corte fissò l’udienza (ora rinviata) al 4 ottobre sapeva che Renzi aveva pubblicamente dichiarato che intendeva farci votare il 2, e dunque fin dal primo momento l’orientamento era quello di pronunciarsi dopo. Secondo perché a Costituzione vigente quel sistema elettorale – oltre che incostituzionale così come lo era il Porcellum, ma questo è un nostro modesto avviso, sarà la Corte a dirlo – è improponibile, visto che serve per sola Camera mentre il Senato è ancora in vita e solo il referendum ci dirà se verrà cambiato (meglio: malamente stravolto) o rimarrà tale e quale. Terzo perché se dovessero vincere i No il pronunciamento dei giudici supremi sarebbe inutile, tanto la legge andrebbe comunque riscritta per dare una modalità di voto anche per il Senato. E quarto, perché non è affatto vero, come si è detto da più parti, che il rinvio sarebbe un regalo al primo ministro. Per il semplice motivo che per esserlo, un regalo, Renzi dovrebbe avere già in tasca la nuova legge elettorale e la maggioranza disposta a votarla. Cosa che non è. Anzi, la manfrina della mozione che impegna a cambiare la legge sembra fatta apposta per sospingere oltre la data (che prima o poi qualcuno avrà la cortesia di indicare) del referendum.La verità è che l’Italicum, al di là dei rilievi che muoverà la Corte, non è da ritoccare e neppure da riscrivere, ma da buttare. E che se Renzi volesse davvero sbrogliare la matassa avendone vantaggio lui e il Paese, dovrebbe accantonare tutto e promuovere un passaggio Costituente in cui inserire anche la legge elettorale – così è troppo esposta ai cambiamenti d’umore dei partiti e ai biechi interessi personali dei parlamentari in carica – rendendola omogenea all’impianto istituzionale. Proprio com’è in quei due paesi, Germania e Francia, cui abbiamo la pretesa di “dichiarare guerra”. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Università e corruzione

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

raffaele cantone“Fa più notizia che mai oggi il fatto che i migliori dei nostri giovani scelgano la via dell’estero davanti al deserto di opportunità che il Paese offre loro. Non c’è meritocrazia e l’intervento di Cantone  mostrava, al di là di ogni ragionevole dubbio, la stretta relazione tra corruzione e Accademia. Non ci sono posti di lavoro per loro: finito l’effetto del Job Act, non ci sono processi di reale innovazione, il PIL non cresce o cresce assai meno del previsto. Renzi tuona contro l’Europa, semplicemente perché non è riuscito ad ottenere quel che voleva o riteneva giusto, grida al suo e al nostro fallimento di adulti davanti alle nuove generazioni”. Lo dichiara l’on. di Area popolare, Paola Binetti.”Eppure i giovani che vanno all’estero lo fanno con un progetto molto chiaro: andare per tornare. Andare per imparare, per mettersi alla prova e confrontarsi con i loro coetanei, ma anche per mettersi al servizio del Paese al loro ritorno e su questo occorre investire in una positiva campagna di rinnovamento di tante formule sclerotiche con cui è organizzato un Paese ancora schiavo di un familismo raccomandatorio. Mentre diciamo no alle vere politiche per la famiglia – spiega Binetti – tolleriamo una prassi di raccomandazioni e di privilegi che esclude i migliori, colpevoli di non avere sponsor sufficientemente potenti. Ed è da lì che dobbiamo ricominciare: capire come farli tornare e non solo come non farli partire”.

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Proiezione di Three tales video-opera di Beryl Korot

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

mister-reichModena. Mercoledì 28 settembre alle ore 18, la Galleria civica di Modena ospita all’interno della Sala grande di Palazzo Santa Margherita la proiezione di Three tales, video-opera di Beryl Korot con musiche di Steve Reich.
L’evento si inserisce nell’ambito del programma della manifestazione HAPPY BIRTHDAY MISTER REICH!, organizzata dagli Istituti Superiori Musicali dell’Emilia Romagna per festeggiare gli ottant’anni del grande compositore, uno dei più importanti del novecento statunitense, tra i fondatori e uno dei maggiori esponenti della corrente minimalista.
Three Tales è una video-opera che affronta il problema del rapporto tra uomo e tecnologia, mostrandone tre momenti inquietanti: l’incendio dello zeppelin tedesco Hindenburg nel 1937, il test nucleare americano nell’atollo di Bikini del 1946, la clonazione della pecora Dolly nel 1996. La costruzione musicale di Steve Reich fa tutt’uno con il muoversi delle sequenze video di Beryl Korot, creando una forma nuova e originale di teatro musicale.La serata, a cura dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vecchi-Tonelli” di Modena e Carpi, sarà presentata dal direttore dell’Istituto Antonio Giacometti.
Steve Reich (New York, 1936) è considerato uno dei compositori di maggiore spicco del panorama musicale statunitense. La sua musica è caratterizzata da un costante interesse per l’elemento ritmico, spesso continuo e ininterrotto. Fra i maggiori rappresentanti del minimalismo musicale, nel corso degli anni la sua ricerca si è aperta a uno sperimentalismo colto e in continua evoluzione, che l’hanno portato ad un sodalizio artistico con l’artista visiva Beryl Korot, sua compagna anche nella vita. Praemium Imperiale per la musica nel 2006, nel 2014 Reich è stato insignito del Leone d’oro alla carriera della Biennale Musica di Venezia.ingresso gratuito fino ad esaurimento posti (foto: mister reich)

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Brunetta a Renzi: da che pulpito, tue riforme no leggi ma inganni

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

matteo renzi“Povero Renzi costretto a rinchiudersi nei teatri, tra i suoi amichetti, perchè se mette il naso fuori viene violentemente contestato. Povero Renzi che in Europa non tocca palla. Povero Renzi costretto a fare a livello europeo la faccia feroce per nascondere i suoi fallimenti. Povero Renzi che si crede Presidente del Consiglio mentre è solo un opportunista di provincia che ha preso il potere nel suo partito con delle primarie fatte in casa, di dubbia correttezza, e che è arrivato a fare il Primo Ministro con una congiura di palazzo. Povero Renzi che fin dall’inizio ha voluto una riforma costituzionale a sua immagine e somiglianza, con titoli e spot da pubblicità ingannevole. Povero Renzi che ha sempre anteposto la sua voglia di potere al bene del Paese. Povero Renzi che sta perdendo la bussola, che sta perdendo lucidità, che sta perdendo il contatto con l’Italia. Povero Renzi che scappa da un evento all’altro inseguito dai suoi fallimenti: in politica estera, in Unione europea, in politica economica, nei confronti dell’immigrazione incontrollata. Povero Renzi travolto dagli scandali bancari, travolto dal giglio magico, travolto da Banca Etruria, travolto da Monte Paschi di Siena. Povero Renzi che adesso vuole cambiare la legge elettorale, imposta al parlamento con tre voti di fiducia, solo perchè ha paura che la minoranza all’interno del suo partito gli voti contro al referendum. Povero Renzi che viene fischiato alle feste dell’Unità. Legga il presidente Renzi quello che ieri il Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena ha detto sull’inganno del suo quesito e se ne faccia una ragione. Ma che male ha fatto l’Italia per meritarsi un Presidente del Consiglio così? L’unica consolazione è che durerà ancora poco, con il referendum, con il No, gli italiani lo manderanno a casa. Oggi sono nella sua Toscana e anche qui il No è fragoroso e generalizzato. Forza Renzi vai avanti così che non ti rimpiangerà nessuno.”

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Cassazione e barriere architettoniche

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

cassazioneL’agenzia dell’istituto di credito deve adeguare lo sportello in modo che possa beneficiare del servizio anche chi è costretto sulla sedia a rotelle. È quanto emerge dalla sentenza 18762/16, pubblicata il 23 settembre dalla terza sezione civile della Cassazione. L’accesso e la fruibilità del servizio bancomat, in edifici pubblici o privati, deve essere “assicurato” in favore delle persone con disabilità mediante la rimozione di tutti gli ostacoli architettonici e questo deve avvenire anche in mancanza di “norme regolamentari di dettaglio che dettino le caratteristiche tecniche che luoghi, spazi, parti, attrezzature o componenti di un edificio o parti di questo debbano avere per consentire l’accesso”. Diversamente, la persona diversamente abile può rivolgersi al giudice chiedendo la tutela antidiscriminatoria, che ben può essere azionata nei confronti dei privati oltre che delle amministrazioni pubbliche. Accolto il ricorso proposto dal correntista della banca proposto ai sensi dell’articolo 3 della legge 67/2006 contro la discriminazione delle persone diversamente abili. Non conta che il regolamento di cui al dm 236/89 non contenga norme di dettaglio per predisporre lo sportello all’utilizzo da parte di chi ha «ridotta o impedita capacità motoria»: la barriera architettonica va eliminata in quanto costituisce un ostacolo al comodo e autonomo utilizzo del servizio Atm e pone il cliente della banca in posizione di svantaggio rispetto agli altri. Sta al giudice del merito individuare i criteri tecnici da seguire, magari avvalendosi di altri regolamenti sopravvenuti, se risultano utili; è rimessa alla sua alla sua discrezionalità l’adozione di ogni altro provvedimento necessario a far cessare gli effetti della discriminazione. E spetta al giudice del rinvio stabilire anche se il correntista ha diritto a essere risarcito dalla banca per non aver potuto finora ritirare i soldi allo sportello: bisogna verificare se sussistono gli estremi della responsabilità extracontrattuale ex articolo 2043 Cc. L’istituto di credito rischia la pubblicazione della sentenza di condanna su di un quotidiano locale. La parola torna alla Corte d’appello in diversa composizione. Importante sentenza della Cassazione, commenta Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” che rende obbligatorio il bancomat a misura di disabile. Si spera che le banche vorranno tenerne conto, visto che in parte finora non lo fanno. (Giovanni D’AGATA)

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Referendum: Brunetta, chiederemo intervento Mattarella su scheda spot

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

Quirinale“Per avere la cifra dell’imbroglio renziano sulla scheda referendaria basta metterla a paragone con quella del 2006. Noi, che eravamo un governo, quello Berlusconi, per bene, non abbiamo scritto: ‘vuoi approvare il presidenzialismo? Vuoi approvare il federalismo? I costi standard? Il risparmio per efficienza ed equità? E non l’abbiamo fatto perchè ancora era tutto in discussione. Loro, che sono imbroglioni, hanno studiato tutto scientemente fin dall’inizio ed hanno fatto in modo che fosse messo sulla scheda referendaria un quesito propagandistico e fuorviante volto a raccogliere quella parte di elettorato ancora indeciso o poco informato. L’Italia e gli italiani però non possono essere ingannati in un modo così arrogante e per questo chiederemo l’intervento del Presidente Mattarella. Anche se i nostri concittadini sono molto più seri e più intelligenti di quanto pensa Renzi e non si faranno abbindolare. Lo dimostra il fatto che da tutti i sondaggi emerge non solo come il No sia già in netto vantaggio, ma come, al diminuire degli indecisi, stia aumentando la distanza tra No e Si. Renzi e Boschi state sereni.” Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervenendo in diretta a Tgcom24.

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I lombardi a piedi per colpa di Maroni

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

regione lombardiaMilano. Per colpa di Maroni i lombardi viaggeranno “A piedi gratis”. Si sarebbe potuta chiamare così, in pieno stile maroniano, la nuova campagna di Regione Lombardia sulla mobilità. Infatti il Piano Regionale della Mobilità, passato martedì 20 settembre in aula con il voto contrario del M5S, prevederà il dirottamento del 95% delle risorse (2,2 miliardi circa) su autostrade e tangenziali inutili, mentre solo il 5% delle risorse finanziarie (115 milioni circa) verrà destinato al trasporto pubblico locale, una cifra ridicola rispetto ai bisogni di questo settore. E’ un modello kamikaze che disegna una Lombardia di cemento e asfalto, a cui non bastano i casi fallimentari delle autostrade Bre.Be.Mi e Pedemontana. Peraltro, proprio questa estate è arrivata la seconda lettera di messa in mora della UE, che preannuncia un procedimento di infrazione alla Lombardia per grave inquinamento e che costerà caro e salato ai lombardi. Ignorando tutto ciò, la scelta politica di questo centrodestra lombardo manderà in default l’intero sistema di trasporto pubblico della nostra regione. Come dire ai lombardi, andate A PIEDI! Per questo in aula abbiamo consegnato una finta tessera di abbonamento “A piedi gratis in Lombardia” a Roberto Maroni, all’Assessore Sorte e al Presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo.
Il piano è una farsa: fallisce completamente i suoi obiettivi di sostenibilità, rispetto ambientale e innovazione del sistema dei trasporti e della mobilità. E’ un documento che ripropone scelte vecchie che, invece di incentivare i lombardi all’uso dei mezzi pubblici, promuoverà l’uso del mezzo privato, traffico, inquinamento e grandi cattedrali che rimarranno incompiute. Il costo stimato per queste grandi opere è di quasi 7 miliardi, mentre le disponibilità di Regione Lombardia ne coprono meno di un terzo. Uno spreco di risorse immani che finiranno in un buco nero che farà sfregare le mani a speculatori e affaristi. Per contrastare la politica di Maroni il M5S ha messo diverse proposte sul piatto: invertire il rapporto degli investimenti in favore del trasporto pubblico, intervenire sulla manutenzione e potenziamento della rete di trasporto pubblica già esistente, revisionare gli studi e le previsioni di traffico (per la maggior parte obsoleti e incoerenti, come lo stesso PRMT afferma) per verificarne l’effettiva utilità e i reali benefici soprattutto rispetto ai nuovi criteri di sostenibilità, e promuovere forme di partecipazione democratica (seguendo ad esempio l’esempio della Francia) per coinvolgere maggiormente la cittadinanza sulla realizzazione di nuove grandi opere infrastrutturali. Abbiamo operato per far sì che gli investimenti sul trasporto pubblico diventino centrali e strategici per la nostra regione, ma ci siamo scontrati con una Giunta Regionale completamente sorda alle istanze dei territori e della gente. Mandiamolo a casa e rimettiamo in movimento la Lombardia e i cittadini lombardi, non a piedi ma su treni, tram, metropolitane e autobus!

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Precariato, con la Buona Scuola il Governo aggira la norma sull’abuso di supplenze oltre 36 mesi

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

ministero pubblica istruzioneDavanti alle Commissioni Cultura e Istruzione riunite di Camera e Senato, il Ministro dell’Istruzione ha tentato di chiarire i dubbi d’interpretazione derivanti dal comma 131 della Legge 107/2015 che introduce il tetto dei tre anni di limite massimo di contratti a tempo determinato, spiegando che il computo utile alla formazione del periodo prende il via da quest’anno scolastico. Per il giovane sindacato non è importante sapere quando si bloccheranno i supplenti ma, piuttosto, l’intenzione da parte del Ministero di applicare una norma sbagliata, antidemocratica e incostituzionale che ha, di fatto, sovvertito la direttiva Ue 70/1999 CE e la sentenza delle Corte di Giustizia Europea del 2014. In Italia, quindi, i 36 mesi sono stati astutamente trasformati in un vincolo, anziché in un traguardo da raggiungere a cui dovrebbe fare automaticamente seguito, senza se e senza ma, l’immissione in ruolo.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): se questo traguardo viene negato, come è accaduto nei giorni scorsi con il rifiuto di alcuni dirigenti scolastici romagnoli di stipulare contratti annuali, ci troviamo davanti ad un abuso. Il docente a cui è stata negata la supplenza farebbe bene a rivolgersi a una sede territoriale Anief, attraverso cui avviare ricorso al giudice. Il diniego a sottoscrivere il contratto non ha, infatti, alcun fondamento giuridico: il nostro sindacato ne è così convinto al punto che, non appena assisteremo al rifiuto della stipula delle supplenze, saremo pronti di nuovo a sollevare il caso alla Corte di Lussemburgo.

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La paura di Renzi e quella della Raggi

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

machiavelliQualcuno ha definito Renzi una sorta di erede di quel Machiavelli, di origine toscana, che ha lasciato passare, dalla generazione del suo tempo sino ai giorni nostri, l’idea di un personaggio che non avesse scrupoli pur di predicare il culto del potere a qualsiasi prezzo. E questa spregiudicatezza renziana è il frutto maturo delle sue paure e l’ambito posto a palazzo Chigi ha un valore troppo alto per perderlo. Per contro preferisce allontare questo suo assillo scaricando sugli altri l’ombra nefasta della paura. In questo senso se la prende con la Raggi rea di aver detto no alle Olimpiadi di Roma del 2024. Finge, innanzitutto, d’ignorare che tutta la campagna elettorale dell’attuale sindaco di Roma, a costo di diventare impopolare, è stata imperniata sul suo No alle Olimpiadi e brucia a Renzi il fatto che nonostante questa scelta azzardata il suo successo elettorale è stato quasi plebiscitario. Non può certo Renzi capire la ragione che a valle ha convinto i romani a questa rinuncia. Sono i debiti del comune di Roma che più volte ha rischiato il fallimento e che oggi li stanno pagando tutti gli italiani e per i romani è il doppio con l’addizionale Irpef al massimo del prelievo. In questo caso le Olimpiadi avrebbero fatto la fortuna di chi è già ricco ma avrebbe affossato chi è già povero togliendo risorse a molti servizi utili per la città. Dimentica forse Renzi che se vi è un disservizio nel servizio trasporti la causa è anche quella che non si hanno soldi per comprare i pezzi di ricambio a centinaia di bus fermi nei depositi per guasti vari, dimentica Renzi che taluni amici del suo partito hanno fatto parte di mafia Capitale rendendo impossibile una seria politica per ripulire Roma dai rifiuti. Dimentica Renzi che sono stati anche gli amministratori del suo partito a non muovere un dito per evitare le periodiche inondazioni di alcuni quartieri romani dopo le forti piogge. Allora Renzi si renda conto che ci vuole molto coraggio per diventare sindaco di una città così disastrata e con un debito da capogiro e con una povertà sempre più marcata. Renzi si tenga pure le sue paure e non si metta, anche in questo caso, a fare lo scarica barile. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici della Fidest)

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Banche: multe miliardarie ma mancano le regole

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

La recente richiesta del Dipartimento di Giustizia americano alla deutsche-bank-1di pagare una multa di 14 miliardi di dollari per chiudere il contenzioso negli Usa sulla ‘frode’ dei mutui subprime, e dei relativi derivati finanziari, ha una rilevanza che va ben oltre la cifra stessa.
Nel frattempo, sempre sulla stessa questione, quasi tutte le banche internazionali too big to fail sono state chiamate a pagare altrettante multe miliardarie: nel 2013 la JP Morgan per 13 miliardi di dollari, nel 2014 la Citi Bank per 7 miliardi e la Bank of America per circa 17 miliardi, e poi la Goldman Sachs per 5,1 miliardi, la Morgan Stanley per 3,2 miliardi…
Sono cifre importanti che pongono una serie di domande pressanti e inquietanti. Quanto hanno incassato le banche negli anni della ‘bonanza’, se sono disposte a pagare decine di miliardi? Si può presumere che abbiano incassato centinaia di miliardi, ingigantendo a dismisura i loro bilanci tanto da superare persino quelli di molti Stati. Non solo dei più piccoli o meno industrializzati.
Inoltre, il danno prodotto all’intero sistema economico e finanziario globale è stato devastante. Si stanno ancora pagando gli effetti della recessione che ne è derivata. E’ ormai convinzione diffusa che sia stata proprio la grande speculazione sui mutui sub prime e sui derivati connessi a scatenare la più grande crisi finanziaria della storia.
Con spregiudicatezza e arroganza le grandi banche hanno giocato forte ai ‘casinò della speculazione’ usando ‘fiches’ non di loro proprietà, ma quelle dei risparmiatori, delle imprese e persino dei governi. E dopo il disastro hanno chiesto di essere salvate dalla bancarotta con i soldi pubblici! Quanto ci sono costate la speculazione e la crisi? E’ molto complicato cercare di quantificarne i danni e le perdite che hanno prodotto alle economie e alle popolazioni di tutti i Paesi colpiti. Sono sicuramente immensi, tanto quanto le responsabilità dei principali attori.
Se si tratta di frodi conclamate, come è possibile che, con il semplice pagamento di una multa, i responsabili vengano sollevati da qualsiasi condanna civile e penale? Perché non vi è mai una responsabilità anche personale dei manager implicati? D’altra parte le multe sono di fatto pagate dai correntisti e dai clienti delle banche in questione.
Tutto ciò fa sì che i cittadini perdano ulteriormente fiducia nella giustizia percependo, come nelle società prima delle repubbliche sovrane, l’esistenza di due o più mondi: uno per i semplici mortali sottoposti e spesso tartassati da una miriade di leggi e l’atro, quello degli ‘dei dell’Olimpo’, dove si fanno regole e leggi su misura.
La questione più importante ovviamente riguarda la riforma del sistema bancario. La propensione ad un rischio incontrollato e illimitato è stata la molla della degenerazione dell’intero sistema. Le domande fondamentali, quindi, non riguardano solo il passato, ma soprattutto il presente e il futuro. Sono stati solo comportamenti sbagliati? Sono state introdotte nuove regole più virtuose? Sono stati messi a punto controlli opportuni? Purtroppo non ci sembra che si possano dare risposte incoraggianti a tali semplici domande.
Anche l’Unione bancaria europea non sembra andare a fondo nella questione. Garantire maggiori capitali e riserve per far fronte ad eventuali nuove crisi è giusto, ma non affronta la questione alla radice.
Fintanto che non si decide di introdurre una netta separazione bancaria, come quella della Glass-Steagall Act negli Usa dopo la crisi del ’29, che distingua le banche commerciali da quelle di investimento, proibendo alle prime di operare sui mercati speculativi, e fino a quando non si stabiliscono limiti ferrei ai derivati finanziari, le grandi banche too big to fail, purtroppo, si sentiranno autorizzate ad operare come sempre, business as usual.
Tutto ciò non depone bene anche per le grandi manovre bancarie che riguardano il nostro Paese, non solo il Monte Paschi di Siena ma anche la Banca Popolare di Vicenza, la Veneto Banca, la Banca Etruria, ecc.
In Italia purtroppo non si fa mai tesoro delle esperienze del passato. Si ha memoria corta. Eppure solo qualche decennio fa si verificarono i dissesti del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli. E agli inizi del 2000 vi furono le vicende della Parmalat, dei bond argentini, della Banca 121. Nonostante il puntuale documento finale della Commissione di Indagine parlamentare, nessuno ne ha tenuto conto: né la Banca d’Italia, né la Consob, né i governi. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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