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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

“Il crollo dell’Urss poteva essere evitato”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2016

copertina-siglo-xxiputinmagesLo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin incontrando ieri al Cremlino i leader dei partiti presenti nella nuova Duma (dove il partito del presidente si è aggiudicato tre seggi su quattro).
“Sapete come la penso sul crollo dell’Unione Sovietica. Non era assolutamente necessario. Si potevano condurre delle riforme, comprese quelle di natura democratica, ma senza il suo crollo”, ha detto Putin, citato dall’agenzia Interfax. Putin ha però accusato il Pcus (Partito comunista dell’Unione sovietica) di aver governato male il paese promuovendo “idee di nazionalismo ed altre ideologie distruttive che sono devastanti per qualsiasi Stato.”
Da questo lancio di agenzia dell’agenzia Ansa da Mosca del 24 settembre scorso, il giornalista Agostino Spataro aggiunge una nota: “Fa piacere leggere punti di vista così autorevoli, a conferma di un dubbio che nutro da tempo. Ne abbiamo scritto nel nostro recente libro messicano dove è indicata anche l’occasione da taluni ritenuta attendibile, in cui i capi delle due superpotenze Usa e Urss (Reagan e Gorbaciov) avrebbero “concordato” il crollo dell’Urss e dei regimi statalisti dell’Est europeo e l’importo del corrispettivo “non corrisposto”.
(Dall’introduzione – testo italiano per traduzione del libro di cui si riporta l’immagine della copertina) “Appare necessaria un’analisi più puntuale, più precisa dei sanguinosi conflitti aperti in varie parti del pianeta; vere e proprie guerre locali che provocano morte e distruzioni, specie laddove più si concentrano le principali riserve minerarie, di energie fossili (petrolio e gas), di acqua e di beni alimentari. Con questo libro abbiamo cercato di analizzare, in particolare, la situazione di due aree urss-salvarefondamentali del Pianeta, ricche di materie prime e di contrasti sociali, dove tali processi sono in corso d’opera: l’America Latina e la regione Mena (acronimo di “Middle East North Africa” comprendente il Medio Oriente e il Mediterraneo) nelle loro relazioni con le nuove superpotenze dell’economia e della finanza. C’è chi sostiene che tale conflittualità sia propedeutica al “nuovo ordine internazionale” e pertanto necessaria per garantire la transizione dal vecchio ordine al nuovo. Eppure, dal crollo dell’Urss e del sistema dei Paesi a economia socialista (Comecon) è passato un quarto di secolo e la “transizione” può dirsi compiuta, almeno sul terreno politico ed economico. Tuttavia, il “nuovo ordine” non è arrivato o, peggio, si presenta come un nuovo, pericoloso disordine internazionale. Ideologicamente, il neo-liberismo ha vinto ed è dilagato anche nei territori ex socialisti. A cominciare dalla Cina che si ostina a proclamarsi socialista seppure la sua economia sia perfettamente inserita nel sistema globale di produzione capitalista. Sul campo non restano più forze antagoniste organizzate, potenze rivali capaci di contrastare il disegno del vincitore. A seguito di una guerra così lunga e snervante (anche se “fredda”), finita senza spargimento di sangue e con la resa incondizionata del “campo socialista”, (per la prima volta nella storia un “impero” si arrende al nemico senza colpo ferire!), era lecito attendersi che “scoppiasse” la pace, che seguisse un periodo di grande fervore costruttivo, di crescita compatibile con l’integrità degli eco-sistemi e ri-equilibratrice degli storici divari fra Nord e Sud, di benessere condiviso, ecc. Invece, sta accadendo, esattamente, il contrario. Dopo la “vittoria” del campo neoliberista, probabilmente truccata, sono scoppiate le guerre regionali, religiose, tribali che insieme fanno una guerra più grande, micidiale, una “ guerra infinita” che per Papa Francesco è la “terza guerra mondiale” non dichiarata. Venti di guerra soffiano in ogni direzione e alimentano conflitti che sembrano divenuti insanabili, specie in alcune regioni del mondo meno sviluppato (Medio Oriente, Africa, ecc), disegnano scenari terrificanti che generano e alimentano paure e smarrimenti nei popoli. La globalizzazione neoliberista procede decisa e spietata, senza tener conto delle gravissime conseguenze sociali e ambientali, degli squilibri politici e territoriali prodotti”.
A tutto questo aggiungiamo un’altra testimonianza da me raccolta sul finire del XX secolo da un giornalista ucraino incontrato per caso presso la Sala stampa estera di Roma e rivisto di nuovo più volte in seguito. Da lui ho appreso di una riunione segreta tenutasi al Cremlino dove i massimi esponenti del gotha sovietico convennero sulla necessità di provocare una crisi profonda del sistema politico dell’Urss per rimescolare le carte e attendere i tempi migliori per una revanche. All’epoca si riteneva senza futuro il braccio di ferro instaurato tra i due blocchi. Una eventuale guerra sarebbe stata nucleare e i vincitori avrebbero finito con il governare un pianeta invivibile. Ora sembra si stia avvicinando il tempo della “riscossa” e le armi messe in campo non sono solo provenienti dagli arsenali convenzionali o batteriologici o chimici. (Riccardo Alfonso centro studi politici della Fidest)

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