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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Padoan e i conti che non tornano

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

brunetta-nardin“L’ineffabile Padoan aveva previsto un tasso di inflazione dell’1% nel 2016, che sommato all’1,2% di crescita reale del Pil avrebbe dato per questo anno una crescita nominale del 2,2%. Ricordo che il Pil nominale è l’unico indicatore valido ai fini dei parametri europei”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Radio Cusano Campus”.
“In realtà il Pil reale per questo 2016 sarà dello 0,6-0,7% invece dell’1,2%, e l’inflazione invece di 1% sarà molto probabilmente a 0. Il che vuol dire che Pil reale e Pil nominale nel 2016 coincideranno. E se coincideranno sullo 0,7% è meno di un terzo del Pil nominale cui l’ineffabile Padoan puntava. Se lei pensa che un’azienda che ha un obiettivo di budget e di quel budget a conti chiusi riesce a farne un terzo e meno di un terzo, la cosa più semplice che può fare quell’azienda è portare i libri in tribunale.Noi siamo a questo livello. Padoan ha sbagliato tutti i conti che erano stati fatti ad aprile, non un anno fa, e ad aprile si sapeva già che l’anno sarebbe finito male, prima ancora della Brexit, perché c’era il rallentamento delle economie mondiali, c’era la caduta del prezzo del petrolio che avrebbe prodotto deflazione. Quello di Padoan non è un errore, è un imbroglio. Aveva bisogno di gonfiare il Pil nominale per far quadrare i conti e così ha messo un Pil reale eccessivo al quale ha aggiunto 1 punto di inflazione. Adesso con la nota di aggiornamento al Def deve fare marcia indietro, ma anche la sua marcia indietro è imbrogliona”, ha sottolineato Brunetta.
“Il terzo Def di questo governo, il terzo imbroglio del duo-pinocchio Renzi-Padoan. In trenta mesi hanno aumentato il debito di 145 miliardi di euro, quando Padoan diceva che il debito sarebbe diminuito in valori assoluti e in valori percentuali; hanno di fatto aumentato il rapporto deficit-Pil perché c’era un impegno con l’Unione europea di diminuirlo di mezzo punto l’anno fino ad arrivare al pareggio nel 2018, in realtà il deficit è verso il 3%. Per cui, bloccato in quella posizione, alla fine di questa tragica sequenza del duo-pinocchio noi arriveremo ad avere accumulato due, tre punti in più di deficit, perché dovevamo azzerarlo e in realtà rimane inguaribilmente ancorato al massimo possibile, cioè attorno al 3%”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Radio Cusano Campus”.“Il resto sono state tutte mance inutili, i vari 80 euro, i 500 euro sprecati e regalati non si sa ancora come ai diciottenni, e non è una cosa seria, lo dicono gli stessi diciottenni. Di quest’ultimo imbroglio non se ne sa un granché perché hanno fatto il Consiglio dei ministri a tarda sera, per cui tutto quello che viene fuori dai giornali sono chiacchiere.Ci saranno i numeri oggi e i numeri saranno questi: aumento del debito, aumento del deficit, la crescita è bloccata e si rinvia sempre all’anno successivo, mettendo la polvere sotto il tappeto.Queste cose gli italiani le sanno perché il Paese è bloccato, la disoccupazione è altissima, i consumi son precipitati, siamo in deflazione e il rischio è che possiamo tornare in recessione. Deflazione vuol dire prezzi sotto zero, quindi crollo dei consumi; recessione vuol dire crescita col segno meno perciò è il passo del gambero, invece di produrre più ricchezza se ne produce meno”, ha aggiunto Brunetta.

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