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Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 340

La Chiesa italiana istituisce un tavolo per la psichiatria

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 ottobre 2016

ospedale bresciaBrescia. Lo scopo è quello di «attivare spazi di riflessione e di confronto, iniziative informative e formative, nonché possibili iniziative operative». L’ha annunciato stamane all’Irccs Fatebenefratelli di Brescia il direttore della pastorale della salute della conferenza episcopale, don Carmine Arice, nell’ambito del convegno europeo di pastorale della salute, promosso dai Fatebenefratelli in occasione del XX anniversario dell’Irccs e dedicato alle malattie neurodegenerative. Il sacerdote ha puntualizzato che il gruppo di lavoro, che attualmente è coordinato dagli psichiatri Giovanni Battista Tura e Tonino Cantelmi sarà un organismo composto da professionisti e si porrà l’obiettivo, recita il documento istitutivo, «di dare alla dimensione della malattia psichica una lettura che vada oltre la convenzionale prospettiva nosografia e tecnica» e che «recuperi la sua essenza primaria, vale a dire l’impatto di tutta la persona con una esperienza che lo pervade in tutte le proprie espressioni». Non è secondaria la nota che prosegue nell’illustrare le ragioni per cui nasce il tavolo: «il disagio psichico nelle ordinarie prassi assistenziali e di cura non trova sempre una giusta accoglienza e le giuste attenzioni». Anzi, la gestione della salute mentale «presenta una lentezza evolutiva che non corrisponde sempre alla puntuale risposta di vecchi e nuovi bisogni, relegando tale problematica in aree marginali». L’esigenza di un gruppo di lavoro emerge dunque da un’analisi che evidenzia un deficit, che al convegno europeo è stato evidenziato da tutti i relatori e che investe la stessa comunità ecclesiale, come ha ammesso anche il superiore provinciale dei Fatebenefratelli, Massimo Villa e come ha puntualizzato lo stesso Arice: «lo stigma attraversa anche le nostre comunità, come tutta la società, e come Chiesa non stiamo proponendo una risposta efficace, se vogliamo veramente essere una Chiesa inclusiva come ci chiede il Papa. E’ necessario superare l’abitudine alla denuncia e alle statistiche, dobbiamo dare carne agli slogan, perché, come dice la Evangeii Gaudium, la realtà è più importante dell’idea e non basta affermare che la diversità è una sfida, bisogna cogliere questa sfida». Quanto sia impegnativa tale sfida l’hanno evidenziato al convegno – introdotto dal direttore generale dell’Irccs fra Marco Fabello – le testimonianze di padre José Manuel Pereira de Almeida, responsabile della pastorale della salute per la Chiesa portoghese («Cambiare mentalità e modo di operare, come ci chiede il Santo Padre, non è facile e noi per prima cosa abbiamo cercato di lavorare pastoralmente in rete e imparare dagli altri, modificare il senso della costruzione comune: invece di applicare modelli e principi dall’alto oggi partiamo dalla realtà di ogni parrocchia, di ogni unità pastorale, di ciascuno dei centri di salute, degli ospedali, e tentiamo di coglierne le necessità oggettive: sentire la gente, spendere tempo con loro, capire i suoi desideri. Un altro passo importante è sostituire l’impegno del singolo con uno stile collaborativo») e padre Jesus Martinez Carracedo, responsabile per la Chiesa spagnola («Abbiamo un’emergenza suicidi e sono i vecchi che rappresentano il numero più elevato di vittime: è la solitudine ad uccidere e per invertire la tendenza occorre lavorare sul senso del vivere nelle parrocchie, dove si concentra la metà degli anziani spagnoli»). Nel pomeriggio, i manager dell’Irccs Fatebenefratelli si sono confrontati sulla declinazione della visione pastorale nell’attività dell’Istituto.

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