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Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 340

Il referendum diventa sempre più tra il Renzi si e il Renzi NO

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2016

respect-costituzione“Qualunque cosa si metta all’ordine del giorno, di qualunque cosa si inizi a parlare, il referendum finisce col diventare il punto centrale del dibattito politico di queste ultime settimane. Cresce visibilmente nella gente la voglia di capire, anche se le posizioni sembrano attestarsi sempre più in un approccio fra Renzi si e Renzi no. Difficile far entrare le persone nel vivo delle questioni: d’accordo sulle riforme, d’accordo nel tagliare i costi della politica, d’accordo nello snellire le procedure parlamentari, d’accordo perfino nel riconoscere al Governo di star gestendo con serietà ed efficienza la drammatica vicenda del terremoto. Ma l’orientamento di voto ha assunto un carattere di conferma-sconferma all’attuale Premier, che nonostante si renda conto di aver sbagliato a personalizzare tanto il referendum, nei fatti continua a comportarsi come se la riforma costituzionale coincidesse con lui e il referendum di fatto fosse su di lui. E questa è diventata la difficoltà maggiore nel parlare di riforme con la gente, perché si finisce col parlare solo di lui”. Lo dichiara l’on. di Area popolare Paola Binetti. “Oggi tutta l’area intorno a piazza del Popolo era monopolizzata dalla manifestazione indetta dal Pd, con un respiro volutamente più ampio rispetto al referendum. All’ordine del giorno la ripresa economica, lo sviluppo del Paese, il futuro dei giovani e perfino le recenti politiche per la famiglia. Ma in concreto un unico discorso tra la gente: tu cosa voterai al referendum? E immediatamente collegata a questa domanda – spiega Binetti – una valutazione sul premier, sulla sua energia: troppa; sul suo ottimismo: eccessivo; sulla manovra economica: elettorale; sul terremoto: troppe promesse; sul piano della comunicazione: sempre in TV… Il pubblico della piazza però appariva assolutamente determinato ad andare a votare, ipercritico nei confronti dell’assenteismo delle ultime tornate elettorali, e sostanzialmente propenso per un consenso pieno di distinguo. Uno spaccato credibile del Paese, pronto ad andare anche oltre il referendum, con le sue perplessità e i suoi dubbi, ma anche con la speranza che tutto non si risolva in un’eterna illusione. E alla fine c’era più entusiasmo che all’inizio: cosa non da poco in questo clima di ripresa che stenta davvero tanto, con un’Europa quasi ostile, e con una precarietà giovanile che appesantisce le famiglie e per la quale non basta il bonus bebè”.

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