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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Archive for 30 ottobre 2016

Legge Bilancio, così il governo Renzi tartassa le famiglie

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2016

Quirinaledi Elio Lannutti, presidente Adusbef (fonte blog Grillo) Le bozze del D.L. sul bilancio, con 105 articoli e 116 pagine, piene di incognite, mance elettorali e ulteriori proroghe e rinvii, oltre alle consuete regalie a banchieri ed assicuratori con l’Ape (l’anticipo pensionistico) che costringe i lavoratori che hanno versato 40 anni di contributi, ad indebitarsi con le banche con mutui ventennali per andare in pensione, sottoscrivendo costose polizze vita a favore delle assicurazioni, contiene uno spudorato finanziamento di 97 milioni di euro a favore dei golfisti della Ryder Cup.
Parafrasando Maria Antonietta d’Asburgo, vedova del Re di Francia Lugi XVI, (ghigliottinata a Parigi il 16 ottobre 1793 a Place de la Révolution, oggi Place de la Concorde), che riferendosi al popolo affamato, durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane, avrebbe affermato: «S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche»- «Se non hanno più pane, che mangino brioche», stanziare 97 milioni di euro per sollazzare gli amanti dello sport dei ricchi, il Golf, significa offendere tante famiglie con giovani disoccupati a carico, le cui condizioni di vita sono peggiorate, con le politiche economiche degli ultimi anni.
Oltre all’Ape (art. 26), che anticipa la pensione con un prestito corrisposto a quote mensili per dodici mensilità dalle banche, la cui restituzione: “avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, con rate di ammortamento mensili per una durata di venti anni, coperto da una polizza assicurativa obbligatoria”, con il governo che istituisce un fondo di garanzia di 70 milioni di euro nel 2017, per aiutare le compagnie nel caso il pensionato tiri le cuoia prima di aver estinto le somme anticipate dalla banca, vengono stanziati 648 milioni di euro fino al 2021 per il sostegno del fondo esuberi di categoria del settore bancario, con (174 milioni di euro per il 2017; 224 per il 2018, 139 per il 2019, 87 milioni di euro per il 2020, 24 milioni di euro per il 2021, per accompagnare alla porta circa 25.000 bancari in esubero.
L’Art. 99 della bozza, riserva una ulteriore futura stangata all’aumento dell’Iva da 15,1 miliardi di euro, introdotto dal governo Renzi che doveva scattare dal 1 gennaio 2017, prorogandola di un anno, con il rincaro di ben 3 punti dal primo gennaio 2018 e un ulteriore 0,9% dal 2019, clausole di salvaguardia che lo stesso governo si era impegnato ad abrogare. Recita infatti l’art.98 (Collaborazione volontaria):
1. Le maggiori entrate per l’anno 2016 derivanti dall’articolo… del decreto-legge …., sono quantificate nell’importo di 1.600 milioni di euro.
2. Qualora sulla base delle istanze presentate ai sensi dell’articolo …., comma …, del decreto-legge n. …, risulti che il gettito atteso dai conseguenti versamenti non consenta la realizzazione integrale dell’importo di cui al comma 2, alla compensazione dell’eventuale differenza si provvede:
a) per il 50 per cento mediante incremento, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanare entro il 1 settembre 2017 e a decorrere dal 10 settembre 2017, delle accise di cui alla direttiva 2008/118/CE del Consiglio del 16 dicembre 2008;
b) per l’ulteriore 50 per cento con riduzioni di spesa disposte ai sensi dell’articolo 17, commi da 12 a 12-ter della legge 31 dicembre 2009, n. 196. 3. Il Ministro dell’economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause dello scostamento e all’adozione delle misure di cui al presente comma 3.”
Art. 99. (Eliminazione aumenti accise ed IVA per l’anno 2017)
1. Al comma 718 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) alla lettera a), le parole “1° gennaio 2017” sono sostituite dalle seguenti: “1° gennaio 2018”;
b) alla lettera b), le parole “di due punti percentuali dal 1º gennaio 2017 e di un ulteriore punto percentuale dal 1º gennaio 2018” sono sostituite dalle seguenti: “di tre punti percentuali dal 1º gennaio 2018 e di ulteriori 0,9 punti percentuali dal 1° gennaio 2019”.Se confermata, una legge di bilancio indigesta, per milioni di famiglie tartassate e saccheggiate.

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Carceri/università: diritto allo studio dei detenuti

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2016

firma convenzione.pngGarantire ed agevolare l’accesso dei detenuti agli studi universitari: è questo l’obiettivo della convenzione firmata ieri pomeriggio dal rettore dell’Università degli Studi Roma Tre, Mario Panizza, dal Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria del Lazio, Abruzzo e Molise, Cinzia Calandrino e dal Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa. La convenzione prevede forme integrate di collaborazione tra le istituzioni con l’obiettivo di offrire ai detenuti l’opportunità di accedere agli studi universitari.«Le azioni che Roma Tre realizza nelle carceri romane sono diverse e articolate», spiega il rettore Mario Panizza. «Con questa convenzione favoriamo lo studio universitario dei detenuti e, al contempo, i nostri studenti sono i protagonisti di una speciale collaborazione con i loro colleghi in carcere, che esoneriamo dal pagamento dei contributi universitari. Circa 50 studenti detenuti nelle carceri laziali hanno deciso di iscriversi a Roma Tre dal 2012, attualmente sono circa 30, con risultati in molti casi particolarmente positivi, specie nei corsi di laurea in Giurisprudenza e Dams».A Roma Tre, nell’ambito del Progetto Diritti in carcere (v. http://www.uniroma3.it/news2.php?news=7981), progetto all’avanguardia promosso dal professor Marco Ruotolo e realizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza, è attivo inoltre lo sportello legale “Diritti in carcere”, nato nell’ambito della clinica legale sui diritti dei detenuti Prison Law Clinic, un’attività formativa attivata nell’anno accademico 2014/2015. Lo sportello offre gratuitamente assistenza e consulenza legale ai detenuti in materia di esecuzione penale, diritto penitenziario e dell’immigrazione». Ecco le azioni comuni previste dalla convenzione:
L’Università Roma Tre si impegna ad agevolare il compimento degli studi universitari dei detenuti ristretti presso gli istituti penitenziari del Lazio:
a) organizzando attività di tutoraggio con conseguente possibilità di interazione tra docenti e studenti detenuti, previe le autorizzazioni previste dalla legge e senza oneri per l’Amministrazione penitenziaria;
b) favorendo l’iscrizione part-time;
c) utilizzando l’insegnamento a distanza, ove impiegato dalla struttura didattica coinvolta e consentito dalle misure detentive,
d) individuando e comunicando i percorsi formativi accessibili agli studenti detenuti, al fine di garantire il completamento della carriera e l’effettiva possibilità di acquisire tutte le competenze necessarie per ottenere il titolo finale;
e) prevedendo, per quanto di competenza dell’Ateneo, l’adozione di provvedimenti destinati a esonerare gli studenti detenuti dal pagamento di tasse e contributi universitari;
f) mettendo a disposizione del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per il Lazio, Abruzzo e Molise e del Garante i regolamenti e le norme di Ateneo che disciplinano la carriera degli studenti e l’attività didattica.
L’Amministrazione penitenziaria si impegna a:
a) fornire gli spazi didattici necessari per lo svolgimento dell’attività di tutoraggio negli istituti penitenziari;
b) assicurare la continuità del progetto, la disponibilità, l’agibilità, la sicurezza e l’utilizzo degli spazi e disporre in ordine ad eventuali problemi di trasferimento dei detenuti studenti, salvo le esigenze di mantenimento dell’ordine e della sicurezza;
c) favorire, ove possibile, l’utilizzo dell’insegnamento a distanza;
d) trasmettere tempestivamente, per il tramite delle Direzioni degli istituti penitenziari coinvolti, ai referenti amministrativi di Roma Tre, indicati nel Regolamento di Ateneo per gli studenti sottoposti a misure restrittive della libertà personale, le richieste degli studenti per la fissazione delle prove d’esame;
e) agevolare l’ingresso negli istituti penitenziari dei docenti dell’Università Roma Tre incaricati di svolgere attività di tutorato o impegnati nelle commissioni d’esame, mediante il previo invio dei soli dati anagrafici degli stessi, ferma restando la necessità di identificazione all’ingresso;
f) favorire gli studi universitari, prevedendo in particolare, per i detenuti studenti, l’assegnazione, ove possibile, in camere e reparti adeguati allo svolgimento dello studio, rendendo inoltre disponibili appositi locali comuni;
g) favorire i detenuti studenti nella preparazione della prova finale per il conseguimento del titolo, consentendo l’accesso ai canali di informazione bibliografica, di elaborazione e calcolo che si rivelino utili ai fini della predisposizione della tesi di laurea;
h) coinvolgere l’Università Roma Tre, nella progettazione di attività formative e di istruzione a favore della popolazione detenuta, sviluppando le necessarie collaborazioni con i referenti del MIUR, delle Regioni e degli Enti locali e delle agenzie di formazione accreditate, nell’ottica di promozione del modello integrato di istruzione e formazione professionale in accordo con le direttive europee del long life learning, anche al fine di utilizzare eventuali risorse di bandi per progetti finalizzati sia di carattere nazionale che internazionale.
Il Garante si impegna a essere elemento di raccordo tra le parti e i detenuti iscritti, assicurando in particolare:
a) il proprio supporto agli studenti detenuti nelle procedure di immatricolazione, iscrizione, nonché nelle altre pratiche che riguardino la carriera scolastica;
b) il coordinamento con la Regione Lazio e con Laziodisu – Ente per il diritto allo studio universitario affinché assicurino, nell’ambito delle rispettive competenze, il proprio sostegno per fornire agli studenti detenuti gli strumenti indispensabili allo studio, attraverso misure appositamente introdotte, che prevedano, tra l’altro, l’esenzione dal pagamento della tassa regionale, nonché l’acquisto di libri e di altri strumenti indispensabili allo studio. (foto: firma convenzione)

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Un ictus ogni due secondi

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2016

ictus cerebraleL’ictus è una delle principali cause di mortalità e una delle principali cause di disabilità. Oltre 17 milioni di persone nel mondo sono colpiti da ictus ogni anno (200mila in Italia) e sei milioni sono le vite perse per questa patologia. Ogni due secondi qualcuno è vittima di un ictus, indipendentemente dall’età o dal sesso. Dietro questi numeri, però, ci sono vite reali.
Nonostante queste statistiche sconcertanti, molte persone colpite da ictus non sono in grado di accedere alle cure, alla riabilitazione e al sostegno che potrebbero garantire maggiori possibilità di un buon recupero funzionale e una vita più sana, più produttiva e indipendente. La Carta dei Diritti della Persona Colpita da Ictus è una priorità importante per la World Stroke Organization (Organizzazione Mondiale dell’Ictus). Questi diritti identificano gli aspetti della cura che sono importanti per tutti i pazienti colpiti da ictus e per i loro familiari, in tutto il mondo. Già dieci anni fa nel Consensus Statement della World Stroke Organization era stato sottolineato che tutti i pazienti con ictus in Europa dovessero essere ricoverati e trattati in una Stroke Unit eppure non è ancora così per tutti e in Italia ne mancano all’appello circa il 50% rispetto al fabbisogno territoriale.
La Carta dei Diritti è uno strumento che può essere utilizzato per comunicare ciò che le persone colpite da ictus pensano sia più importante per il loro recupero. Molti aspetti di assistenza considerati importanti per le persone colpite da ictus e inclusi in questo documento, hanno dimostrato di ridurre la mortalità e la disabilità dopo ictus.
“L’ictus è la prima causa di disabilità in età adulta e può lasciare esiti neurologici come paresi di un lato del corpo, difficoltà di parola e della vista e causare l’insorgenza di epilessia e demenza vascolare” racconta la Professoressa Valeria Caso Neurologa presso l’Ospedale Misericordia di Perugia e Presidente dell’European Stroke Organization “eppure molti dei 200mila casi che si verificano ogni anno in Italia sarebbero prevenibili, ad esempio monitorando e tenendo sotto controllo l’ipertensione arteriosa (che è un importante fattore di rischio) e la fibrillazione atriale.
Recenti ed importanti studi hanno dimostrato che nel 30-40% degli ictus criptogenici c’è anche Fibrillazione Atriale (FA). Quest’alterazione del ritmo cardiaco è quindi un importante fattore indipendente di Ictus e delle sue recidive: il paziente con FA ha un rischio fino a 5 volte superiore di incorrere in un evento ischemico, inoltre l’ictus ischemico associato a FA ha probabilità doppia di essere fatale. Oggi possibile attraverso sistemi avanzati in grado di registrare in continuo l’attività cardiaca del paziente e individuare alterazioni del rischio cardiaco trattabili diminuendo significativamente il rischio di ictus. Eppure, nonostante la disponibilità di questi dispositivi, solo il 5% dei pazienti con ictus criptogenico riceve un sistema impiantabile per il monitoraggio cardiaco (ILR), sebbene le linee guida ESC 2016 (European Society of Cardiology – società europea di cardiologia) raccomandino l’impianto in tutti i pazienti che abbiano avuto un episodio di ictus criptogenico.
I sistemi impiantabili per il monitoraggio cardiaco continuo, chiamati Implantable Loop Recorder (ILR) possono monitorare il ritmo cardiaco del paziente continuamente per oltre 3 anni e, grazie al progresso tecnologico, le loro dimensioni attuali arrivano ad essere talmente minime che, in pochi minuti, il dispositivo viene “iniettato”, mediante una procedura ambulatoriale, con una speciale siringa appena sotto la pelle del paziente, lasciando un’incisione inferiore ad un centimetro
Il monitoraggio permette di controllare le alterazioni del cuore e stabilire una corretta terapia anticoagulante, abbattendo così il rischio di ictus e delle sue recidive.”
Lo hanno raccomandato anche i cardiologi europei nelle recentissime Linee Guida dell’European Society of Cardiology 2016 in cui è stato indicato che a seguito di un ictus criptogenico, quello di cui non è nota la causa primaria, è opportuno utilizzare un monitor cardiaco impiantabile per diagnosticare la Fibrillazione Atriale e se presente, ricorrere alla terapia con anticoagulanti orali con lo scopo di prevenire “recidive” ovvero un possibile secondo evento di ictus. Recidive che impattano pesantemente sui dati epidemiologici con circa 39mila casi l’anno pari al 20% di tutti gli ictus.
La Carta dei Diritti della Persona Colpita da Ictus non è un documento legale ma è stata sviluppata da un gruppo di pazienti colpiti da ictus e familiari/assistenti di ogni regione del mondo che hanno completato i questionari atti a capire eventuali differenze ed esigenze peculiari nelle diverse parti del mondo. Le loro risposte hanno dimostrato che ciò che è considerato importante per il recupero dall’ictus non varia in funzione del paese di provenienza.

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