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Terremoto: necessaria una struttura permanente con grande operatività

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 novembre 2016

Palazzo chigi1«Un piccolo ministero che sia parte integrante non solo dell’attuale ma anche dei futuri Esecutivi. Questo deve diventare il progetto Casa Italia in considerazione della pericolosità sismica del territorio italiano, delle molteplici criticità idrogeologiche presenti e della necessità di adeguare infrastrutture ed edifici pubblici e privati. Le parole del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, fanno sperare che si abbandoni una volta per tutte l’approccio legato alla contingenza e all’emotività post evento, in modo da privilegiare una visione di lungo periodo che contempli, oltre ovviamente agli aspetti umanitari e assistenziali in favore delle popolazioni colpite dal terremoto, l’istituzione di un organo permanente che si occupi a tempo pieno di prevenzione e sicurezza urbanistico-ambientale. Una cosa simile in Italia è già accaduta per la Protezione Civile: dopo le tragedie del Friuli e, soprattutto, dell’Irpinia fu protagonista di un notevole salto di qualità dal punto di vista strutturale ed organizzativo e oggi è senza dubbio un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Le competenze tecnico-scientifiche per dare vita a una macchina efficiente non ci mancano di certo – prosegue Simoncini –, ma ovviamente c’è anche bisogno di risorse finanziarie adeguate e di un valido supporto legislativo: una struttura di questo tipo deve poter incidere davvero e fungere da efficace raccordo sia a livello interministeriale sia nei rapporti con gli enti locali. Anche in Giappone fu fatta un’operazione del genere in seguito al sisma e allo tsunami del 2011: seppur varata con qualche ritardo, l’Agenzia per la Ricostruzione ha operato positivamente, risultando un punto di riferimento decisivo anche per la ripresa industriale ed economica delle regioni colpite. Da noi, purtroppo, si deve partire da più lontano, perché certi standard di sicurezza sul patrimonio urbanistico sono ancora un miraggio. L’unica cosa da non fare, però, è di mancare per l’ennesima volta l’occasione. Siamo pieni di studi e dossier sulla fragilità del nostro territorio e sulla pericolosità dei nostri edifici: sappiamo dove e come bisogna intervenire».

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