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Pontificia università Lateranense: apertura anno accademico

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2016

lateranenseRoma L’anno accademico dell’università è stato aperto con la prolusione di Mons.Dal COVOLO con il motto “Serve esame di coscienza: o studiare è una forma di amore, o è inutile” ed è seguita con “Possiamo costruire università, scrivere fiumi di pagine, seppellirci in grandi biblioteche, ma non dobbiamo mai perdere di vista il motivo ultimo che è Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che è nato, morto e risorto per noi”: con queste parole Monsignor Enrico dal Covolo, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, ha voluto aprire l’anno accademico di quella che Giovanni Paolo II chiamò “l’Università del Papa”.
Il Rettore sceglie di soffermarsi sulla Misericordia proprio mentre l’anno santo indetto da Papa Francesco giunge alla sua conclusione; una Misericordia da tenere sempre presente anche, e sopratutto, come base dell’attività accademica. “Dovremmo chiedere la grazia di trasformare il nostro studio in una forma eccellente di amare, e di prendere a cuore le persone e il mondo”, continua dal Covolo muovendo dal testo della Lettera di Pietro: “Siate sempre pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo”, dice l’Apostolo; e il Rettore esorta: “Nel corso degli anni la nostra Università ha lavorato per dare ragione di questa speranza. Ma oggi, attraverso la testimonianza di Papa Francesco, credo che siamo chiamati anche a dare ragione della misericordia.” D’altronde, continua il Rettore, “ogni pontefice non annuncia un Vangelo diverso, ma è chiamato ad annunciare lo stesso Vangelo in un mondo che è continuamente diverso”.
Proprio in questo senso l’Università deve “mettersi in attento ascolto del Papa, delle sue indicazioni, del suo sguardo e delle sfide che egli ritiene più urgenti per la Chiesa stessa” e nessuno deve mai dimenticare che “dolcezza, rispetto e testimonianza sono fondamentali quando si vuole parlare di fede, di speranza, di misericordia, di verità, di bellezza, di giustizia”: e così “persino nel fare teologia, nel ricercare, nello studiare non dobbiamo mai perdere di vista il consiglio di san Pietro: dolcezza, rispetto e testimonianza personale. Non dobbiamo piacere al mondo, ma non dobbiamo nemmeno piacere troppo a noi stessi, trascurando la complessità del mondo”, sottolinea il Rettore. Lo spirito della Lateranense deve così essere quello dei visionari, dice Dal Covolo: una parola che in Italiano di solito ha un’accezione negativa, e che in lingua inglese, invece, descrive “quei pochi individui che sono capaci di guidare gli sguardi degli altri verso un punto distante, ma raggiungibile”. E’ così che l’evangelista Marco scrive: “Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti, e le hai rivelate ai piccoli”, ed è in questo senso che il Rettore Magnifico esorta studenti e docenti: “Potrà sembrare contraddittorio che io concluda la prolusione con queste parole che svelano la nostra inadeguatezza. In realtà, ci ricordano che la Verità – quella che conta, quella che dobbiamo annunciare al mondo – la possiamo trovare e offrire solo se non smettiamo di farci piccoli, e di credere più al Suo Amore che ai nostri titoli di studio”.

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