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Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 340

Differenze tra uomo e donna in Reumatologia

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

Caucasian male scientist holding pen and clipboard looking through a microscopeRimini 53° edizione del Congresso della Società Italiana di Reumatologia. Secondo uno studio italiano, per circa il 40% delle donne la malattia reumatica influenza il desiderio di maternita’ e la programmazione familiare: il gap informativo su questi temi e’ ancora alto. Alla 53° edizione del Congresso della SIR, Società Italiana di Reumatologia, l’annuncio di importanti approfondimenti scientifici e terapeutici. La reumatologia conta oltre 100 tipologie diverse di patologie che, si stima, in Italia riguardino più di 5 milioni di persone, di ogni età, soprattutto donne (circa il 70%) e spesso in età fertile. Tra queste, le malattie autoimmuni hanno in genere una maggiore prevalenza nelle donne rispetto agli uomini e sono considerate tra le principali cause di disabilità per il sesso femminile. In particolare, a tale riguardo, una forte disparità di genere si osserva in alcune malattie come la sindrome di Sjogren, il Lupus Eritematoso Sistemico (LES), le malattie autoimmuni della tiroide e la sclerodermia, che presentano una frequenza 7-10 volte più elevata nelle donne rispetto agli uomini. Meno significativa, anche se sempre a svantaggio delle donne, è la prevalenza di malattie quali l’artrite reumatoide e la miastenia grave, che sono 2-3-volte più frequenti nelle donne rispetto agli uomini. Rapporto e differenze tra i due universi, quello maschile e quello femminile, che possono variare anche all’interno della stessa patologia, in base all’età: per l’artrite reumatoide il rapporto donna/uomo è pari a 3 a 1 intorno ai 50 anni, di 2 a 1 dai 55 ai 65 anni e di 1 a 3 per gli over 75. “Questo non significa, dunque, che gli uomini ne siano esenti, solo che è meno frequente che si ammalino di alcune tipologie specifiche: Morbo di Paget e Spondilite Anchilosante, ad esempio, hanno invece una maggiore prevalenza maschile e quest’ultima in un rapporto addirittura di 9 uomini per ogni donna” precisa Galeazzi.
Uno studio multicentrico italiano, condotto su 398 donne con malattie reumatiche (patologie del tessuto connettivo e artrite cronica) in età fertile (18-45 anni) in 24 centri distribuiti su tutto il territorio nazionale, ha indagato il livello di conoscenza e counselling rispetto alle tematiche di salute femminile più importanti come la contraccezione, la programmazione di una maternità, la gravidanza e l’allattamento. Circa il 40% delle pazienti ha dichiarato che la malattia reumatica ne ha influenzato il desiderio di maternità. I risultati hanno inoltre evidenziato un gap informativo da colmare.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), di recente, in un documento che illustra le politiche sanitarie per il prossimo decennio, ha indicato il genere come elemento portante per la promozione della salute e per lo sviluppo di approcci terapeutici diversificati per le donne e per gli uomini. Lo stesso hanno fatto le più importanti Agenzie europee come l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Anche in Italia, sia il Ministero della Salute che l’Istituto Superiore di Sanità hanno promosso numerose iniziative in questa direzione. Il Ministero della Salute ha inserito questo tema nella giornata della salute della donna il 22 Aprile di quest’anno e, grazie all’attività di un apposito Tavolo di discussione cui partecipavano i maggiori esperti nel campo, ha proposto un documento in cinque punti dedicati alle modalità di promozione di attività clinico assistenziali con percorsi terapeutici genere-specifici. In quell’occasione il Ministero, di concerto con l’Istituto Superiore di Sanità, ha anche pubblicato un numero speciale dei “Quaderni sulla Salute” dedicato ai vari aspetti della Medicina di Genere con la finalità dichiarata di promuovere “lo sviluppo della Medicina di Genere per garantire equità e appropriatezza delle cure”. Numerose regioni italiane, la Toscana in primis ma anche il Veneto, la Puglia, la Basilicata e altre, hanno promosso specifiche attività e istituito apposite strutture dedicate non solo allo sviluppo delle conoscenze sull’argomento ma anche ad appositi percorsi assistenziali che possano determinare appropriatezza delle cure e migliore aderenza delle terapie. La finalità di questi sforzi istituzionali è certo quella di migliorare il funzionamento del SSN, ma anche, in ultima analisi, di agire sui costi dello stesso. E’ infatti stato da più parti sottolineato come un approccio sanitario integrato, che tenga conto delle differenze di genere, possa migliorare l’appropriatezza diminuendo i costi per il SSN. Un esempio: gli effetti avversi ai farmaci associati ai trattamenti farmacologici, molto più frequenti nelle donne, sono “segnale” di inappropriatezza e fonte di spesa per il SSN. Una strategia orientata al genere diminuirebbe l’incidenza e la gravità degli effetti avversi diminuendo così ricoveri e terapie a essi associati.
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha di recente selezionato la Medicina di Genere come un argomento centrale negli studi in campo farmacologico-terapeutico decidendo di finanziare progetti di ricerca specifici, che indaghino cioè le differenti risposte alla terapia tra uomini e donne. Questa decisione dell’AIFA ci sembra paradigmatica del crescente interesse delle Istituzioni a sviluppare una ricerca indipendente sulla tematica. La SIR, insieme all’ISS, sta preparando un Progetto multicentrico specificamente dedicato all’effetto dei farmaci e alle differenze di genere per la terapia delle malattie reumatiche. (fonte foto: quotidianosanità.it)

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