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Orari lavoro medici, direttiva Ue elusa. In aumento i ricorsi

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

medicinadifensivaIl 25 novembre 2015 entrava in vigore la direttiva europea sugli orari di lavoro che imponeva all’Italia negli ospedali pubblici i riposi obbligatori di 11 ore tra un turno di lavoro e l’altro. A un anno, gli ospedali sotto organico reggono grazie al lavoro fuori turno e le Asl spendono per gli straordinari. Le segnalazioni di violazioni alla normativa Ue crescono. Il pool di avvocati Consulcesi, che organizza le azioni giudiziarie verso lo stato, ne ha ricevute oltre 7 mila. E anche se per il 2017 il governo afferma che sbloccherà il turnover per stabilizzare i precari e varerà nuove assunzioni, in corsia nulla è cambiato. Un sondaggio di Anaao Lombardia conferma che il 40% dei medici non riposa le 11 ore tra un turno e l’altro nelle 24 ore e il 30% lavora oltre le 48 ore settimanali. «Mi fa piacere che i colleghi si muovano. E’ una situazione indecente», commenta Enrico Reginato, presidente della Fems, Federazione Europea dei Medici Specialisti, che per primo segnalò la questione-Italia alla Commissione di Bruxelles. «E’ chiaro che i ricorsi non avranno risposte definitive in tempi brevi e finiranno in Cassazione: lo vediamo per una situazione analoga, la mancata applicazione della direttiva europea agli ex specializzandi negli anni Ottanta. L’Avvocatura dello Stato, cavillando cavillando, ha allungato processi che dovevano neppure essere fatti, fino a far scattare la Legge Pinto, che impone allo Stato di risarcire il cittadino per l’eccessiva durata dei processi (e dopo i processi, ora partiranno richieste di altri risarcimenti). Ma si tratta di difendere un diritto del medico, e anche del paziente. Del resto, l’Europa non è stata fulminea nell’intervenire; l’Italia poi si è presa un anno per adeguare le piante organiche e non lo ha fatto; ora è passato un altro anno. Io ho inviato un nuovo sollecito alla Commissione Ue segnalando la norma lucana, poi respinta, che non riconosceva la direttiva e l’inerzia del governo».
Le aziende sanitarie affermano di far fatica a pagare anche gli straordinari… «A quanto vedo, gli ospedali sono a un bivio. Il contratto prevede 34 ore settimanali più 4 di formazione che vengono giocoforza sacrificate all’assistenza. La direttiva Ue dice che si può arrivare a 48 ore a settimana. Le dieci ore di differenza vanno retribuite come straordinari. O recuperate, ma se un’azienda non ha organico sufficiente come fa?»
Dottor Reginato, che farebbe se fosse l’Aran per raddrizzare le cose? «L’Aran è un’agenzia negoziale che gioca con le carte che le dà il Governo. Se quest’ultimo non sblocca il turnover e non rivede la distribuzione dei finanziamenti le cose non cambieranno. Oggi si parla tanto di referendum che cambierà la sanità, ma a 20 anni dalla legge Bindi occorrerebbe una nuova riforma, che tra l’altro combattesse la corruzione. Non siamo il paese Ue più spendaccione, la Germania ha 8 letti per mille abitanti e noi stiamo scendendo sotto i 3, diventa difficile ricoverare; però devo anche segnalare che paesi come il Portogallo in tempi grami hanno migliorato la loro sanità, diminuito la mortalità infantile, dando più peso ai medici. In Italia ci sono margini di efficienza se combattiamo certi fattori “ambientali”, non se diamo meno spazi ai sanitari».
Perché se è l’azienda sanitaria a violare la legge il ricorso si promuove contro lo Stato? «Lo Stato dovrebbe dare alle regioni e alle aziende sanitarie i mezzi e le normative per assumere. Ad ogni modo, sempre prendendo ad esempio le sentenze della Cassazione sulla direttiva Ue relativa alle specializzazioni, i Magistrati hanno attribuito allo Stato in senso lato -fosse la Presidenza del Consiglio o il Ministero o l’Università- la responsabilità di rispondere alle istanze dei medici italiani. Sempre di soldi pubblici si tratta. Mettersi in sicurezza prima costerebbe molto meno che risarcire». (Mauro Miserendino fonte doctor33)

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