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Al via fase esecutiva progetto Via Alessandrina

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

foro-traianoRoma Sono ripresi gli scavi della Via Alessandrina, dopo una interruzione di alcuni mesi dovuta allo spostamento di un cavo elettrico di media tensione. Il progetto, diretto dalla Sovrintendenza Capitolina, entra così nella sua fase esecutiva per ricostituire nella sua interezza una delle più importanti aree archeologiche esistenti a livello mondiale. I cittadini romani e i turisti, grazie agli affacci sull’area di scavo, potranno seguire le diverse fasi dei lavori.Verrà rimosso il tratto iniziale di via Alessandrina per una lunghezza di circa 30 metri. Lo scopo è unificare i due settori del Foro di Traiano rimasti separati dalla strada dopo gli scavi del 1998-2000.
Il nuovo grande scavo urbano, reso possibile grazie a una donazione di un milione di euro da parte del Ministero della Cultura e del Turismo dell’Azerbaijan, consentirà di restituire al suo originario contesto una porzione importante del Foro di Traiano.Si prevede di ritrovare parti consistenti delle abitazioni che, nel Medioevo, si sovrapposero al monumento romano oltre al piano di appoggio delle lastre marmoree della piazza che si trova ad alcuni metri di profondità in corrispondenza dell’intera area di scavo. L’attuale tracciato di via Alessandrina unisce la piazza della Colonna di Traiano (Foro Traiano) con il punto di incontro tra via dei Fori Imperiali e largo Corrado Ricci. La strada è uno dei pochissimi elementi superstiti del rinascimentale quartiere Alessandrino scomparso in seguito agli interventi di demolizione condotti dal Governatorato di Roma, tra il 1924 e il 1932, per l’apertura dell’attuale via dei Fori Imperiali. Il tratto interessato, compreso tra il muro di Pio VII e la passerella di Campo Carleo, è costituito da una sezione stradale lunga 30 metri e larga 13 metri che verrà scavata per una profondità di 4,50 metri fino al piano di calpestio romano. Via Alessandrina è il frutto di una complessa stratificazione di interventi antropici e percorsi viari che è stato possibile individuare nel corso delle campagne di scavo condotte dalla Sovrintendenza Capitolina, protrattesi dal 1998 al 2006.Durante quelle indagini alcuni tratti della strada furono scavati per inserirvi dei sottopassi e i contesti stratigrafici rinvenuti, assieme a quelli delle aree adiacenti, consentono di ricostruirne puntualmente le vicende. In antico qui sorgeva il Foro di Traiano, inaugurato dall’omonimo imperatore fra il 112 e il 113 d.C., la cui esistenza in vita come monumento pubblico si protrasse ben oltre l’inizio ufficiale del medioevo tanto che, nella prima metà del IX secolo, si colmavano ancora le lacune del suo lastricato marmoreo con acciottolati ben costipati.Verso la metà di quello stesso secolo, probabilmente durante il pontificato di Leone IV (847-855), ciò che rimaneva del lastricato dell’antica piazza fu rimosso per ricavarne calce e materiale da costruzione, forse per la realizzazione delle mura che cingevano l’area della Civitas Leoniana attorno alla Basilica di S. Pietro. Scomparso il pavimento in marmo bianco fu rimessa in luce la preparazione maltacea su cui poggiavano le lastre e su di essa si accumulò per quasi un secolo uno strato di abbandono spesso alcune decine di cm e composto da fanghi alluvionali.
Intorno al 942 un aristocratico, membro della consorteria di Alberico, signore di Roma, di nome Kaloleus, bonificò l’invaso dell’antica piazza colmo di fanghi con un grande scarico di terra e cocci sminuzzati in modo da drenare l’intera area e trasformarla nella piattaforma di appoggio per un nuovo quartiere che si formò nella seconda metà del X secolo.
Dal suo fondatore l’abitato prese il nome di “Campo Carleo”, che conserva in minima parte ancora oggi. All’interno di tale quartiere si stabilì immediatamente uno schematico reticolato viario nel quale era già presente il tratto settentrionale di via Alessandrina, dalla chiesa di S. Maria in Campo Carleo all’attuale palazzo Roccagiovine.L’abitato sorto sulla piazza dell’antico Foro di Traiano costituì, assieme a un altro agglomerato di case signorili insediate nell’area del Foro di Nerva, il nucleo “storico” del quartiere che il cardinale Michele Bonelli, detto l’”Alessandrino” poiché originario di quella città piemontese, fondò alla fine del secolo XVI e che da lui prese nome.In quella occasione la via Alessandrina (anch’essa denominata dal soprannome del cardinal Bonelli) fu allungata fino alla Basilica di Massenzio andando a coprire gli interri di abbandono che, a partire dal IX-X secolo, avevano via via obliterato i resti dei fori di Nerva e di Augusto e del Templum Pacis.La vita del quartiere Alessandrino proseguì indisturbata per più di tre secoli fino all’intervento del Governatorato che lo cancellò per realizzare l’area archeologica e monumentale tuttora esistente.

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