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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Deidda: le ragioni del mio NO al referendum

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2016

costituzione1Intervista di http://www.radiocora.it a Beniamino Deidda, ex procuratore generale di Firenze, membro del Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura. “Le ragioni del mio No trascendono il dibattito che si vede in televisione in quanto è un dibattito che finisce per avere sempre una connotazione ideologica io invece non vorrei parlare di politica, perché la Costituzione non ha niente a che vedere con la politica intesa come impegno nelle scelte contingenti di ogni giorno. I tempi della Costituzione non sono quelle della politica quotidiana, sono quelle dei lustri, dei decenni, a volte dei secoli – Sono le parole dell’ex procuratore Beniamino Deidda che, a pochi giorni dall’appuntamento referendario espone sul portale radiocora.it le principali ragioni del perché voterà No il prossimo 4 dicembre- Uso il dibattito referendario come momento di riflessione sulla Costituzione e sui temi della riforma: finora il dibattito ha ignorato il tema del ‘cosa sia una Costituzione e su come bisogna procedere alla sua modifica’. Le Costituzioni sono patti di convivenza che stabiliscono le precondizioni del vivere civili, le Costituzioni sono testi destinati a garantire tutti: maggioranze e minoranze quindi sono sorrette da un consenso generale. Quale che sia l’esito referendario, la Costituzione che si avrà sarà la Costituzione di una parte e non di tutti. Basterebbe questa ragione a giustificare il NO. Le costituzioni impongono i vincoli a qualsiasi maggioranza che sia di destra, di centro o di sinistra. Di questo non si è tenuto conto né durante il dibattito né durante la proposta di revisione costituzionale. Proposta che viene dal governo ma in una democrazia parlamentare non è lecito al governo proporre la revisione di questa o quella parte della Costituzione perché il governo vive soggetto alla Costituzione non ha un potere costituente proprio perché il governo è espressione di una maggioranza mentre le Costituzioni sono garanzia per le minoranze. Esattamente l’opposto di quello che sta avvenendo durante il dibattito per questa proposta di modifica costituzionale.Anche se gli articoli proposti nella riforma fossero tutti condivisibili, la mia risposta sarebbe comunque NO. Primo perché le riforme costituzionali non le propone il governo; secondo perché questo Parlamento, dopo la sentenza della Corte Costituzionale (sul porcellum n.d.r.) ha perso il suo potere di rappresentanza dunque questa maggioranza non può rappresentare i cittadini e quindi non è idonea ad approvare la proposta di modifica della Costituzione di tutti. Bisogna votare NO di fronte a queste due assurdità.Salvo forse l’abolizione del CNEL, il resto è tutto molto discutibile da quel pasticcio che è venuto fuori dal nuovo Senato; ha preso il sopravvento il centralismo, svuotando le autonomie regionali in contrasto con l’art. 5 della Costituzione che è proprio la prima parte che si dice non si vuol toccare. La verità è che quando si svuota l’attuazione, nella seconda parte, dei principi costituzionali si feriscono e si vanificano proprio i principi costituzionali.La Costituzione del ’48 è stata modificata trentasei volte, qualche volta in maniera opportuna – prosegue Deidda intervistato da Niccolò Matellini – altre volte è stata modificata male ma sono state piccole modifiche in linea con la tradizione costituzionale occidentale. Le Costituzioni nascono per durare perché sono un patto pre-politico riguardo le regole del vivere civile. Poteva pure essere condivisibile l’abolizione del bicameralismo perfetto, o abolendo il Senato o dando vita ad una sorta di Camera di compensazione fra le esigenze dello Stato e le esigenze dei territori quindi allargando la rappresentanza politica della sovranità dei cittadini. Invece non si è fatto né una cosa né l’altra ma siamo rimasti a metà con un depotenziamento totale del Senato.Non si cambiano in questo modo 47 articoli della Costituzione. Pensiamo a cosa succederebbe in America se un qualunque politico dicesse di voler cambiare un terzo della Costituzione, lo ricovererebbero!
Una parte della cornice della vita democratica e costituzionale può subire dei mutamenti ma non in questa maniera in cui si codificano i peggiori vizi della Costituzione materiale vigente. Si può modificare la Costituzione quando tutti sentono la necessità di farlo: questa modifica ha spaccato il Paese proprio perché non ci si riconosce.Il mio NO non viene dalla contrarietà ad una certa norma ma viene dallo spirito della riforma che non tiene conto di che cosa sia una Costituzione e non tiene conto che la Costituzione è espressione di tutti, altro che voto di fiducia per superare il voto delle minoranze. Questo spirito manca nella proposta di revisione e questa è la ragione principale del NO.
Bisogna dire NO perché questa modifica costituzionale rischia di compromettere, col tempo, l’unità del Paese che – conclude Deidda – è un bene più grande e importante della sorte di un qualsiasi governo. I governi passano, le Costituzioni restano!

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