Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 1 dicembre 2016

Renzi e la Boschi sono ossessionati da questo referendum

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

maria elena boschirenzi-verdiniSono mesi che il Paese è fermo perché si deve parlare solo di referendum che entra in ogni argomento possibile e immaginabile. Il ministro Maria Elena Boschi, infatti, sostiene candidamente che votare ‘sì’ al referendum permette di curare meglio il cancro. Mentre per il ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin, il ‘sì’ farebbe anche passare il diabete. E mentre ci si inerpica in nuovi ambiti in cui la riforma porterebbe nuovi miracoli, il Governo di Renzi e Boschi abbandona chi soffre di ipertensione e ha problemi di cuore.Quindi mentre con una mano promette cure miracolose, con l’altra toglie invece la possibilità di cura a chi si trova in condizioni di difficoltà, in primis gli anziani. Dal prossimo anno, infatti, il servizio sanitario nazionale non farà più gratuitamente degli esami fondamentali per la diagnosi e la cura dell’ipertensione.Per intenderci, in Italia sono 16 milioni le persone che soffrono di ipertensione arteriosa e ogni anno ne muoiono 280mila a causa di malattie cardiovascolari. Fra loro, per ovvie ragioni, la stragrande maggioranza è rappresentata dai cittadini più anziani. Così, proprio loro, saranno costretti a rivolgersi alla sanità privata e, per chi non se lo potrà permettere – e chi ha una pensione minima non potrà permetterselo – resta solo l’oblio. Per loro, dice il Governo, “non ci sono soldi”. Parliamo di un taglio di 16 milioni di euro, ma per l’ “Air force Renzi” i 160 milioni necessari si trovano. Così i cittadini più anziani non potranno più fare esami per verificare la presenza di potassio nel sangue, l’esame chimico fisico e microscopico delle urine, la radiografia del torace di routine – nas e, soprattutto, non sarà più possibile il monitoraggio continuo (24 ore) della pressione arteriosa, ovvero l’esame più importante per capire il grado di controllo farmacologico della malattia per chi si trova ancora in uno stadio iniziale.
Cos’altro serve per far capire che questo Governo e questo Presidente del Consiglio vi stanno tutti prendendo in giro? Cos’altro serve per farvi capire che questo Governo e questo presidente del Consiglio non è dalla parte dei cittadini, siano essi risparmiatori, lavoratori, insegnanti o studenti? (fonte: movimento cinque stelle)

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Lavoratori pubblico impiego: Non è stato firmato alcun contratto

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

Pinocchio_spettacolo de Il Cerchio TondoQuindi oggi i lavoratori pubblici possono passare all’incasso! Questo è quanto stanno sostenendo tutti i TG della democratica Italia.
Ma cosa è successo davvero. E’ successo che tre personaggi screditati e senza mandato hanno fatto una enorme marchetta a Renzi a poche ore dal Referendum sulla deforma costituzionale per consentirgli di provare a raccattare qualche voto favorevole fra i dipendenti pubblici stremati da ben 7 anni senza aumenti salariali.
Ma come stanno davvero le cose?
– Non è stato firmato alcun contratto. C’è una legge e una normativa precisa che regola la contrattazione nel pubblico impiego e la Ministra MADIABUGIA sa bene che l’accordo raggiunto stasera non ha valore di contratto che dovrà invece essere discusso e stipulato all’ARAN.
– L'”entente cordiale” raggiunto stasera non da neanche lontanamente risposte sulla questione economica – 85 euro medi e lordi a fine 2018 dopo 7 anni di blocco contrattuale sono un insulto inaccettabile. Così come la mezza marcia indietro sulla Legge Brunetta. Aver accettato anche solo politicamente il piatto di lenticchie promesso dal governo la dice lunga sulla schiena dritta dei tre segretari dei sindacati gialli.
Ma il dato più grave è sicuramente la disponibilità ad introdurre il cosiddetto welfare aziendale cioè un robusto sostegno allo smantellamento della sanità e della previdenza come diritto universale.
Chi si illude che la partita sia finita stasera non ha fatto i conti con la dignità dei lavoratori pubblici.

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100 milioni di views sul web Lucky Chops

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

lucky-chopsRoma 6 dicembre, ore 22.00 Quirinetta, Via Marco Minghetti 5 per un concerto che mostrerà al pubblico capitolino le incredibili capacità live del gruppo – forte di un approccio pieno di vita agli ottoni e più in generale alla musica – che dalle metropolitane della Grande Mela ha collezionato 100 milioni di views sul web, conquistando media e fan in tutto il mondo.In tempi rapidissimi i loro concerti sono stati visualizzati da più di 100 milioni di persone, così come le loro cover pop e rock e il materiale originale che hanno registrato nelle metropolitane di New York. Ma suonare dal vivo per i fan per i Lucky Chops è altra storia: come suggerisce il trombonista Josh Holcomb, un video non può trasmettere le emozioni e le energie di uno spettacolo live come quello che il 6 dicembre li vedrà protagonisti sul palco del Quirinetta.
I Lucky Chops – Josh Holcomb (trombone), Daro Behroozi (sax tenore), Leo P. (sax baritono), Kevin Congleton (batteria), Joshua Gawel (tromba) e Raphael Buyo (sousaphone) – sono un piccolo ensemble di fiati che ha iniziato a muovere i primi passi proprio nelle metropolitane di New York.La brass band è animata dalla convinzione che la positività della musica possa cambiare il mondo e ha il preciso intento di ispirare il proprio pubblico e trasmettergli l’intensità della sua energia. L’estetica musicale dei Lucky Chops è perfettamente racchiusa nella loro ultima pubblicazione, Best Things: un singolo eccitante che mette in mostra gli assoli di tutti i musicisti, le loro abilità tecniche e la loro attenzione al pop songwriting con una canzone che parla dei semplici piaceri e ricorda come le cose migliori nella vita siano quelle libere. Costo del biglietto 15 euro. (foto: Lucky Chops)

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Premio Internazionale Audiovisivo della Biodiversità

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

festival-terreRoma dal 1 al 4 dicembre Cinema Trevi Vicolo del Puttarello 25 e 4 dicembre Città dell’Altra Economia Largo Dino Frisullo. La 13° edizione del Festival delle Terre – Premio Internazionale Audiovisivo delle Biodiversità torna a Roma negli spazi del cinema Trevi di Roma, presentando numerose opere tra documentari, film d’inchiesta e animazioni per testimoniare l’universo dei diritti legati alla terra attraverso gli occhi e le parole di chi ne è protagonista: piccoli produttori di cibo, comunità locali, popoli indigeni e tutti coloro che si battono in difesa della terra, del territorio e della sovranità alimentare. 25 film in programma, 17 in concorso ospitati nelle tre sezioni “Terre Resistenti”, “Popoli nativi. Racconti di dignità” e “Preservare il Pianeta, alternative per nutrire il mondo”. Tante le storie raccontate, insieme ad autori e autrici che incontreranno il pubblico nella magnifica sala del cinema Trevi, unico cinema al mondo con al suo interno una domus romana visibile. Le storie, di cui il Festival si fa testimone, raccontano le diverse forme della negazione dei diritti, delle resistenze e delle alternative in un’ottica di conservazione della “biodiversità”, intesa come diversità biologica, sociale e culturale. Sono storie comuni e allo stesso tempo complesse che una volta conosciute possono modificare radicalmente la nostra visione del mondo. Sono le storie di chi produce cibo e resiste nei campi, nei mari, nelle foreste ma anche nelle metropoli sempre più enormi ed invivibili. Sono i temi da sempre cari al festival delle terre. E’ l’idea di sovranità alimentare come alternativa alla speculazione finanziaria sulle risorse del pianeta. La varietà delle cifre stilistiche e degli sguardi proposti non si esaurisce nell’alternanza tra fiction e cinema del reale: saranno in programmazione lavori molto diversi che spaziano all’interno del genere documentario dall’animazione (Full Petrol Jacket) al reportage d’inchiesta ( I Vajont, Mare nostro), dal documentario di ricerca (Autostrada A3) a quello antropologico (Stana Udehe, Mingong), passando attraverso testimonianze provenienti da tutto il mondo e con molte anteprime nazionali (Code of Survival, Atlantic, Historia do futuro, Ethiopia Rising). I lavori presentati arrivano da tutto il mondo: viene curata una versione sottotitolata in italiano, a disposizione degli autori, per permettere al film di raggiungere un pubblico sempre più vasto e per non alterare le testimonianze portate sullo schermo. Viene dato spazio alle opere delle piccole produzioni indipendenti, che faticano a trovare posto in un circuito commerciale che non sempre premia la qualità.L’evento vuole contribuire a far conoscere l’identità culturale dei popoli, intesa, in senso lato, come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Ecco perché l’iniziativa include anche vari documentari dedicati alla tematica dell’identità culturale e dei diritti dei migranti. Quest’anno saranno assegnati ben tre premi: Il premio Crocevia – 500 euro, il premio Berta Film per il secondo anno di seguito e una novità, il premio del pubblico.Sono promossi incontri con gli autori dei film, che sempre più numerosi partecipano in prima persona alle giornate del Festival. La difesa dei diritti collettivi sulla terra e “le ragioni dei nuovi braccianti” sono i temi dell’incontro d’approfondimento proposto quest’anno. Il 3 dicembre alle ore 18.30, un importante dibattito “Riforma agraria, tra passato e futuro”, centrato sulla nuova legge quadro per l’agricoltura contadina, in discussione alla camera dei deputati.
Numerose le iniziative parallele che avranno luogo presso la Città dell’Altra Economia: esposizioni di stampe e quadri, un reading musicale, la premiazione finale ed una particolare performance di Don Pasta, prevista il 4 dicembre, oltre ad una selezione delle opere del festival e una degustazione di cibo rigorosamente biologico. (foto: festival terre)

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Natale 2016: i papà e Gesù Bambino i grandi esclusi

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

presepe di saleUn’indagine Doxa Kids, commissionata da Groupon e realizzata intervistando parallelamente un campione di adulti ed uno di bambini, rivela come vivranno genitori e figli questo Natale, tra preparativi, tradizioni e aspettative.Iniziando dai preparativi, i genitori coinvolgono i bambini soprattutto decorando l’albero (91%) e la casa con luci, candele e statuette (80%). Il presepio arriva solo al terzo posto (70%). I bambini inoltre, soprattutto tra gli 8 e i 10 anni, non possono dire che è Natale senza aver preparato la letterina con i propri desideri (64%, percentuale che arriva all’85% considerando solo i bimbi tra gli 8 e i 10 anni). Prerogativa sopratutto delle bambine è anche aiutare la mamma a preparare latte e biscotti per Babbo Natale e le sue Renne e cucinare il pranzo di Natale (36%).
I genitori ci tengono a mantenere il più possibile la magia del Natale: la maggior parte degli intervistati (46%), soprattutto chi ha bimbi tra gli 8 e i 10 anni (55%), afferma che non rivelerà mai ai figli la non-esistenza di Babbo Natale, finché non lo scopriranno da soli. Il 26% dei genitori pensa che i propri figli fingano di crederci per i fratelli e i cugini più piccoli, mentre solo il 22% pensa che i propri figli non ci credano più e non fingano nemmeno di crederci, soprattutto i genitori dei figli tra gli 11 e i 13 anni (35%). C’è anche un 13% di genitori che pensa che il figlio finga di non sapere che Babbo Natale non esiste solo per avere più regali. Ma chi li porta i regali di Natale? Il 75% dei bambini tra gli 8 e 10 anni non ha dubbi: Babbo Natale.
Parlando invece di regali che i bimbi vorrebbero sotto l’albero, sono quasi tutti concordi su fatto che siano giocattoli, e possibilmente più di uno (51%); soprattutto per i bambini dagli 8 ai 10 anni (65% vs 38% dei bimbi tra gli 11 e i 13). Tra i giocattoli stravincono le console e i videogiochi (30%), soprattutto tra i bimbi più grandi (39% tra gli 8-10 anni vs 22% tra gli 11-13 anni) e maschi (43% vs 18% femmine); mentre tra i più piccoli hanno ancora successo i giochi di costruzione (19% tra gli 8-10 anni vs 6% tra gli 11-13 anni), secondi in classifica. In terza posizione, con in media l’8% di preferenze, troviamo i giochi da fare all’aperto. Solo quarti nella preferenza generale (7%) ma ancora amati dalle femmine, i prodotti per disegnare e colorare (12% femmine vs 2% maschi) e le bambole, i peluche e i pupazzi (13% femmine vs 1%maschi). Scompaiono quasi totalmente macchinine, trenini e aeroplani (solo 1% di preferenze).
Dopo i giocattoli, in seconda posizione tra i regali che vorrebbero ricevere, troviamo smartphone, tablet o PC (43%), soprattutto per i bimbi più grandi (47% vs 39% dei bimbi più piccoli). In terza posizione, a pari merito (26%) una gita giornaliera con tutta la famiglia in parchi divertimento, acquari, zoo, etc. e un animale domestico; entrambi i regali sarebbero i preferiti soprattutto dalle femminucce ( 31% vs 22% e 30% vs 22%). I libri vengono solo in quinta posizione (20%), anche questi preferiti soprattutto dalle bambine (25% vs 15%).
Per quanto riguarda il tema costi, i genitori affermano di voler spendere in media 271 euro per tutti i regali di Natale, di cui 83 euro solo per il figlio.
Ma Natale non è soltanto ricevere, è anche donare! E i bambini si dimostrano molto generosi. L’81% degli intervistati ammette che cederebbe un proprio regalo ai genitori (di questi il 53% lo farebbe sicuramente), e i più generosi si dimostrano i maschi (85% vs 78%). Se andiamo nel dettaglio però, scopriamo che chi, secondo loro, si merita più regali è soprattutto la mamma (43%). E il papà? Viene solo in terza posizione e a grandissima distanza! Solo l’11% lo considera il più meritevole di un regalo, seguito a breve distanza da fratelli e sorelle (7%) e dai nonni (5%).
Anche sui regali che farebbero a mamma e papà i bambini hanno le idee abbastanza chiare. Per la mamma indubbiamente una vacanza, che con il 40% delle preferenze è in testa alla classifica: forse i figli ne percepiscono un forte bisogno per rilassarle i nervi? Seguono tutti oggetti per soddisfare vanità ed estetica, dai gioielli (17%), ai vestiti (16%), a scarpe e borse (15%).
Per il papà invece troviamo in testa la macchina (32%), una vacanza (30%) e, a pari merito, prodotti tech (come smartphone, computer e tablet) e biglietti per partite di calcio (20%).

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La fotografia della salute della donna

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

dalì donna nudaLe donne italiane hanno un’aspettativa di vita di 85 anni, contro gli 80,3 degli uomini; quelle che un tempo erano ritenute malattie a prevalenza maschile come malattie cardiovascolari, obesità, carcinoma polmonare, sono ora fra le principali cause di morte per le donne. Rispetto agli uomini consumano più farmaci, con una prevalenza d’uso del 67,5% contro il 58,9% negli uomini, fumano di meno – il 14,8% di donne dichiara di fumare sigarette rispetto al 24,5% di uomini – e fanno meno uso di alcol – le consumatrici a rischio sono l’8,2% rispetto al 22,7% dei consumatori. Nonostante le donne in sovrappeso siano meno degli uomini (28,2% contro 44,8%), sono loro a praticare meno sport e a essere più sedentarie: solo il 10,3% fa attività sportiva con continuità e il 44,1% è sedentaria, contro, rispettivamente il 27,1% e il 35,5% degli uomini. A fare il punto sulla salute della donna è il Libro bianco di Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, grazie alla collaborazione di Farmindustria, presentato oggi a Roma. Giunto alla quinta edizione, il Libro bianco sulla salute della donna, che tradizionalmente fotografa lo stato di salute delle donne italiane, viene quest’anno realizzato in concomitanza del decennale di Onda, Osservatorio costituito nel 2006 con l’intento di unire le forze e le competenze per promuovere in Italia la medicina di genere e richiamare l’attenzione delle Istituzioni, del mondo scientifico-accademico e sanitario-assistenziale nonché della popolazione, sulla salute della donna.
Oltre al welfare, gli argomenti del volume spaziano dalla sicurezza dei punti nascita alla tutela della fertilità, dalla prevenzione cardiovascolare declinata al femminile alla depressione nei cicli vitali della donna, dallo stato dell’arte della ricerca oncologica in rosa alle problematiche associate a sovrappeso e obesità femminili, dal dolore cronico all’impatto delle malattie autoimmuni reumatiche sull’essere “donna”, dalle demenze alla condizione della donna anziana e alla violenza di genere. “Dieci anni di Onda ed edizione numero cinque del libro bianco sulla salute della donna: traguardi importanti”, afferma il Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, “per continuare a camminare insieme e mettere in evidenza il legame strettissimo tra donne e imprese del farmaco. In Italia infatti l’occupazione femminile è del 43%, una quota che supera addirittura il 50% nella R&S. E per le donne molte imprese hanno da tempo sviluppato un welfare che favorisce il bilanciamento tra carriera, famiglia e vita privata. Senza dimenticare di prendersi cura della loro salute: nel mondo sono 850 i farmaci in sviluppo per le malattie tipiche dell’universo rosa. Le imprese del farmaco hanno puntato sulle donne perché il loro successo è parte del successo dell’industria farmaceutica nel cambiare in meglio la vita di milioni di persone”. “Strumenti quali la conciliazione dei tempi di vita e lavoro hanno lo scopo di unire – mettere d’accordo – le diverse esigenze delle donne con il mondo del lavoro”, afferma Rossana Dettori, Dirigente CGIL Nazionale, Confederazione Generale Italiana del Lavoro. “Nascono, quindi, come strumenti positivi necessari per rendere libere le donne, libere di scegliere sul proprio corpo, sulla propria vita lavorativa e familiare. In questi anni le politiche nazionali ed europee hanno spesso prodotto vincoli negativi per le donne costringendole a scegliere tra famiglia e lavoro o ad accettare condizioni di lavoro capestro con ripercussioni sulla loro salute psico/fisica. Credo sia oggi indispensabile che governo, sindacati, associazioni e datori di lavoro pubblici e privati, collaborando insieme, rimettano al centro la conciliazione vita/lavoro, riconsegnando alle donne la loro libertà.”
“Ancora oggi sussistono troppi alibi che impediscono di superare davvero le differenze tra donne e uomini”, ribadisce Tiziana Bocchi, Segretaria Confederale UIL, Unione Italiana del Lavoro. “In quest’ottica, crediamo che la ricerca dedicata alla medicina di genere possa essere di fondamentale importanza. Basti pensare che una delle conseguenze del conclamato reddito più basso delle lavoratrici è la loro minore capacità, rispetto agli uomini, di provvedere efficacemente alla propria salute. È necessario, quindi, un vero cambiamento culturale che, attraverso una maggiore attenzione alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, sappia approdare a una vera ‘condivisione’ delle opportunità, dei diritti e dei doveri tra i due generi: perché entrambi devono farsi carico anche di quel ‘lavoro di cura’ che la Costituzione affida, purtroppo, a solo uno dei due.”

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Referendum costituzionale in Italia: Quali i possibili scenari per il settore finanziario italiano?

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

monte dei paschi di sienaCommento di Luca Raffellini, Head of Business and Financial Services, Frost & Sullivan. “Attualmente, non è possibile vedere chiaramente il collegamento tra i risultati del referendum costituzionale in Italia e il destino ultimo delle banche italiane. Molti scenari plausibili indicano un restringimento delle opzioni per le banche in difficoltà e cattive notizie in generale se dovesse vincere il NO – ma la domanda è, quanto cattive?”
“Lo scenario peggiore, il fallimento di Monte dei Paschi di Siena che innescherebbe una cascata di altri fallimenti bancari, richiederebbe almeno tre ipotesi forti. La prima è che l’attuale governo fosse sostituito e che tale sostituzione richiedesse molto tempo. La seconda è che il nuovo governo fosse “tecnocratico”, con un Ministro delle Finanze o con poca simpatia verso il settore bancario o incapace di evitare l’applicazione del meccanismo di risoluzione dell’UE. Infine, bisognerebbe presumere che la disaffezione degli investitori si diffondesse ad altre banche grandi e meglio capitalizzate come Unicredit. Questa sfortunata combinazione è possibile, naturalmente, ma assolutamente non certa. Nella recente storia politica italiana, la successione al governo è stata relativamente rapida e indolore, rispetto ad esempio al Belgio. Pertanto, supponendo che il Primo Ministro Renzi dia effettivamente le dimissioni, il periodo di incertezza politica non dovrà necessariamente protrarsi a lungo. Inoltre, un nuovo governo presumibilmente farebbe tutto ciò che è in suo potere per proteggere gli obbligazionisti borsajunior (i piccoli risparmiatori privati) ed è probabile che prenderebbe una posizione ancora più ferma verso l’Europa e il BRRD. Quanto a un possibile “contagio finanziario”, i 5 miliardi di euro di debito subordinato di Monte dei Paschi di Siena non spariranno da un momento all’altro e nemmeno i crediti in sofferenza (NPL – non performing loans) di altre banche. Tuttavia, non dimentichiamo che alcune delle altre grandi banche italiane sono intrinsecamente robuste – non hanno avuto performance peggiori di alcune delle altre banche europee nello stress test dell’EBA di luglio. A conti fatti, altri fattori esterni – non collegati al referendum italiano – potrebbero dimostrare di avere un maggiore impatto sulla stabilità delle banche: la Brexit, la nuova presidenza degli Stati Uniti, le elezioni francesi e la volatilità dei mercati finanziari internazionali, per citarne alcuni. Le prospettive sono ancora piuttosto aperte.”
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

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Nel 2017, offerta debole ed effetto Trump faranno brillare gli asset reali

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

real-assetETF Securities presenta il proprio Outlook sul 2017. Gli investimenti infrastrutturali promessi dal presidente Donald Trump porteranno gli asset reali a sovraperformare nel 2017, secondo le analisi di ETF Securities, uno dei provider indipendenti più importanti al mondo di Exchange Traded Products (ETP).Gli asset reali – come le commodities, il mercato immobiliare, i terreni e le infrastrutture – saranno sostenuti dall’impegno del presidente Trump nell’investire 1 trilione di dollari americani nella ricostruzione delle infrastrutture degli Stati Uniti, ed è molto probabile che registrino una sovraperformance nel 2017. “Premesso che dipenderà dalla capacità del presidente di mettere insieme una squadra di politici affidabili, di trattenersi dagli accessi di politica irrazionale, e di tener fede a quanto detto in campagna elettorale in un contesto politico dai toni avvelenati, in generale gli asset reali dovrebbero beneficiare della sua promessa di ricostruire gli Stati Uniti. Nonostante i driver fondamentali siano numerosi, è probabile che la domanda dai mercati emergenti, in special modo quella cinese, sia una continua fonte di consumo di commodities, e che l’offerta venga contenuta dai tagli sostanziali ai budget per le spese in conto capitale. La conseguente stretta dei fondamentali nelle condizioni sottostanti dovrebbe offrire un notevole sostegno alle commodities nel loro insieme nei prossimi anni,” spiega James Butterfill, Head of Research and Investment Strategy di ETF Securities.ETF Securities sottolinea anche che gli asset reali, come le commodities, il mercato immobiliare e le infrastrutture, tendono ad avere performance migliori in un contesto di inflazione in crescita e di tassi d’interesse bassi che danneggia i tradizionali guadagni di portafoglio, e si aspetta quindi che, come risultato, l’appetito degli investitori aumenti.
ETF Securities prevede che il petrolio e i metalli preziosi si rafforzeranno nel 2017, con il fair value dell’oro che raggiungerà i 1440 dollari l’oncia (al momento scambia intorno ai 1300) e quello dell’argento a 23 dollari all’oncia (al momento scambia a 19). La fine della frenesia speculativa cinese sui metalli industriali porterà probabilmente a prezzi più bassi nel breve termine. Questi ultimi, tuttavia, dovrebbero rimbalzare nel lungo periodo, dal momento che la spesa per le infrastrutture sostiene la richiesta di metalli industriali.
“Nel breve termine, i prezzi dell’oro e dell’argento possono trovarsi sotto pressione poiché ci avviciniamo al momento del rialzo dei tassi, ma crediamo che la Fed rimarrà indietro e che l’inflazione crescerà più velocemente rispetto alla tempistica con cui la Banca Centrale alzerà i tassi, tenendo così i reali tassi di interesse molto bassi, che è un fatto positivo per il prezzo dell’oro e dell’argento,” afferma James Butterfill. “I tagli da 1 trilione di dollari di investimento nell’industria petrolifera e del gas, a partire dalla crisi del prezzo del petrolio, cominceranno a impattare sull’offerta nel 2017. Quando i tagli prolungati alla produzione toccheranno gran parte delle scorte, è probabile che il prezzo del petrolio scambi al di sopra dei 55 dollari al barile,” aggiunge Butterfill. ETF Securities prevede che la debolezza della sterlina rispetto all’euro dovrebbe cominciare a invertirsi dal momento che l’euro si indebolirà se la Banca centrale europea continuerà nella sua politica di stimoli. Il dollaro statunitense dovrebbe invece continuare a rafforzarsi se la Federal Reserve riuscirà a far fronte alla pressione dell’inflazione potenziale che si sta sviluppando negli Stati Uniti. Il commercio di beni rifugio, che è andato a vantaggio del franco svizzero, potrebbe attenuarsi nel momento in cui, durante il 2017, si rafforzerà la sensazione di maggiore stabilità in Europa.“Sembra che il 2017 sarà un anno con più populismo e più volatilità, che porteranno nell’insieme a politiche inflazionistiche. L’attuale effetto Trump sulle azioni e il rischio sugli asset possono anche essere di breve durata, ma la sua presidenza sembra avere un impatto molto positivo sugli asset reali, come le commodities, le infrastrutture o il mercato immobiliare,” conclude Butterfill.
L’outlook 2017 sottolinea anche:
· L’abbaglio dell’illiquidità: le preoccupazioni sulla mancanza di liquidità del mercato obbligazionario sono eccessive: il trading elettronico, così come l’utilizzo delle rimanenze buy-side come fonte di liquidità, stanno diventando una pratica sempre più diffusa nel trading dei corporate bond. Questo ha probabilmente cambiato il tipo di liquidità, ma non c’è alcuna prova che la liquidità stessa si sia deteriorata.
· Riconoscere i segnali importanti nel brusio sui flussi sugli ETP: un’analisi accurata di questi può aiutare a identificare le opportunità per investire nel 2017.
· Il litio: è un nuovo metallo prezioso? Bisognerà capire in che modo la domanda di batterie per le automobili elettriche cambierà l’appetito per il litio. (foto: real asset)

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Novartis Access presenta i primi risultati del programma e annuncia un protocollo d’intesa con il Ruanda

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

basileaBasilea. Novartis ha annunciato oggi che il Ruanda è stato il terzo Paese – dopo Kenya ed Etiopia – a firmare un protocollo d’intesa con Novartis Access. Questo accordo è parte integrante della strategia del governo ruandese tesa ad aumentare gli investimenti nella prevenzione, diagnosi e cura delle malattie non trasmissibili (MNT). Le prime forniture di prodotti Novartis Access sono previste per l’inizio del 2017.L’annuncio è stato dato nel corso dell’evento: Improving care for chronic patients in lower-income countries (“migliorare le cure per i pazienti cronici nei Paesi a basso reddito”) e ospitato da Novartis Access e dalla Novartis Foundation. L’incontro ha riunito esperti di salute pubblica e rappresentanti di governi, di ONG e del mondo accademico, che hanno esplorato le metodologie d’intervento per migliorare con azioni costanti le cure per i pazienti affetti da patologie croniche nei Paesi a basso reddito.Novartis Access possiede un portfolio di 15 medicinali (coperti e non coperti da brevetto) per la cura delle principali malattie croniche, quest’ultimo viene offerto a governi e clienti del settore pubblico al prezzo di un dollaro al mese per trattamento. Dal lancio del programma, nel mese di settembre 2015, in Kenya, Etiopia e Libano* sono stati distribuiti oltre 100.000 trattamenti mensili. In Kenya sono state avviate attività di capacity-building destinate a implementare lo screening e la diagnosi per il diabete e l’ipertensione; sono inoltre in corso incontri istituzionali per introdurre il programma in oltre 10 Paesi in tre continenti. In preparazione della futura campagna di roll-out, sono state presentate alle autorità sanitarie di 19 Paesi le domande di approvazione regolatoria per 312 prodotti.
“Novartis è impegnata a fornire medicinali a prezzi accessibili ai Paesi a basso reddito – ma l’accessibilità economica è solo la punta dell’iceberg”, dichiara Joseph Jimenez, CEO di Novartis. “Per poter affrontare su scala adeguata le cause fondamentali dei problemi sanitari in questi Paesi, è necessario che i governi e le ONG collaborino con le aziende per integrare le competenze e le risorse del settore privato. Questo non è solo auspicabile: è essenziale”.Nonostante i progressi, gli ultimi 12 mesi di attività hanno messo in evidenza diverse problematiche. In particolare, l’esperienza sul campo dimostra che l’approccio basato sul portfolio richiede un cambiamento di paradigma nel modo in cui i Paesi acquistano i farmaci. Inoltre, le liste nazionali dei medicinali essenziali non vengono aggiornate regolarmente, e questo impedisce ai Paesi di acquistare i farmaci di Novartis Access. Infine, i sistemi sanitari nei Paesi a basso reddito spesso sono attrezzati in modo inadeguato per fornire assistenza di qualità, vincolati come sono dagli scarsi investimenti nelle infrastrutture, con conseguente carenza di cliniche, ospedali e personale medico, reti di distribuzione inidonee e un numero insufficiente di operatori sanitari qualificati.
Per l’alto livello raggiunto nell’attività di social business, Novartis Access ha recentemente ricevuto il riconoscimento di best practice nell’Access to Medicine Index 2016. Questo indice misura le prestazioni delle 20 maggiori aziende farmaceutiche mondiali nell’impegno per l’accesso ai farmaci e all’assistenza sanitaria nei Paesi in via di sviluppo. Novartis ha raggiunto, quest’anno la terza posizione nella graduatoria. Nel 2014 era al quarto posto. La gestione delle MNT è particolarmente impegnativa nei Paesi a basso reddito, che devono affrontare la doppia incombenza per la cura dei loro pazienti costituita dalle malattie infettive e da quelle croniche. Ogni anno in questi Paesi muoiono 28 milioni di persone per malattie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie e tumori, un numero di decessi che rappresenta quasi il 75% delle morti per malattie non trasmissibili a livello globale.

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Insieme per combattere l’ictus cerebrale

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

ictus cerebraleNel nostro Paese l’ictus cerebrale è la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, causa il 10%-12% di tutti i decessi per anno e rappresenta la principale causa d’invalidità. Quasi 200.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in crescita, anche a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione. Da tutto ciò scaturisce un rilevante peso per le famiglie, per le risorse allocate in sanità e per la società intera, onere che può protrarsi anche per decenni, considerando che non sono pochi i soggetti colpiti dalla malattia anche in età non avanzata.
A.L.I.Ce. Italia Onlus, Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, è fiera di annunciare di aver raggiunto un accordo di collaborazione con la SIMG, Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) ufficialmente ratificato nel corso dell’ultimo Congresso Nazionale della Società Scientifica appena conclusosi a Firenze.La medicina generale ha le maggiori possibilità di svolgere un’efficace azione preventiva sulla popolazione: solo un terzo dei pazienti è consapevole di essere colpito da ictus e la maggior parte non conosce i possibili segni o sintomi del danno cerebrale. Per questo motivo è fondamentale migliorare la capacità dei cittadini di riconoscere o sospettare questo tipo di evento.Grande rilevanza ha il ruolo del Medico di Medicina Generale, se non nella fase acuta della patologia, sia nella prevenzione primaria (a livello educazionale, per quanto riguarda il controllo dei fattori di rischio, le modifiche dello stile di vita e il trattamento farmacologico) sia soprattutto in quella secondaria, cioè nella fase post-acuta e ancor di più in quella dell’assistenza al domicilio.
“A.L.I.Ce. Italia Onlus è da sempre impegnata nella lotta a questa patologia e sono particolarmente soddisfatta di poter contare sull’appoggio di questa Società Scientifica con la quale abbiamo già deciso di dare vita ad una campagna educazionale di informazione da realizzare a livello nazionale – dichiara la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione sui percorsi da seguire per la prevenzione, attraverso la correzione dei fattori di rischio modificabili e la promozione di stili di vita sani, e sulla necessità di cura tempestiva attraverso l’immediato riconoscimento dei sintomi ed il ricovero in strutture idonee (Stroke Unit)”. Il Medico di Medicina Generale ha un ruolo chiave e centrale anche nel momento in cui il paziente fa ritorno a casa, visto che condivide il progetto riabilitativo con il paziente stesso e la sua famiglia e nello stesso tempo coordina i vari operatori (specialisti, infermieri, terapisti). Inoltre, è in grado di proporre le soluzioni migliori nella gestione domiciliare della persona colpita e supporta la famiglia comunicando risorse, limiti, obiettivi terapeutici, informazioni sulla somministrazione dei farmaci e sui compiti assistenziali, identificando le tecniche per favorire l’autonomia del paziente nelle attività quotidiane e il suo auspicabile reinserimento sociale/lavorativo.“E’ una malattia in forte crescita in tutto il Paese – afferma il dott. Claudio Cricelli Presidente Nazionale della SIMG -. Oggi è possibile curarlo in maniera efficace ma la prevenzione rimane l’arma migliore a nostra disposizione. Otto casi su dieci sono infatti evitabili. Il ruolo del medico di famiglia è sempre più importante prima, durante e dopo l’insorgenza della patologia. Per questo abbiamo deciso di far partire questo importante alleanza”. Obiettivo principale dell’Associazione è quello di ridurre le conseguenze devastanti dell’Ictus cerebrale, migliorare la qualità della vita delle persone colpite, siano essi bambini, giovani, adulti o anziani, dei loro familiari e delle persone a rischio, cercando di diffondere le conoscenze necessarie per la prevenzione della malattia e di informare sulla sua diagnosi, cura e riabilitazione. Una corretta prevenzione con il controllo dei fattori di rischio, il riconoscimento tempestivo dei sintomi e la possibilità di poter ricevere, in tempi brevi, assistenza medica e cure appropriate sono elementi fondamentali per limitare l’impatto dell’ictus cerebrale, sui cittadini e sul SSN, altrimenti devastante. Questi i messaggi chiave di cui si fa portatrice nel nostro Paese la Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus che, da oggi, può contare sull’appoggio di una realtà forte come quella della SIMG.

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Morte cardiaca improvvisa, un simposio a Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

firenzeFirenze 09 dicembre 2016 ’Hotel Albani, in Via Fiume 12 Le cardiomiopatie sono responsabili di molte morti improvvise anche tra i giovani. Nelle forme ipertrofiche colpiscono una persona ogni 500, cioè circa 120 mila italiani. Si tratta del più diffuso tra i problemi genetici del cuore e sono caratterizzate da un inappropriato ispessimento delle pareti dell’organo (l’ipertrofia, appunto) e da una elevata incidenza di aritmie maligne. La mortalità è di circa l’1% l’anno.
A Firenze è attivo un centro di riferimento nazionale per questa condizione, riconosciuto anche a livello internazionale, per cui è d’obbligo segnalare il simposio che si svolgerà a Firenze dal titolo “Cardiomyopathies: a look at the future”. Il Simposio è organizzato dal Centro di Riferimento per le Cardiomiopatie dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze e dal Cardiovascular Genetics and Genomics Group del Royal Brompton Hospital di Londra, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
In occasione del simposio saranno presentati i progressi della ricerca genetica, gli sviluppi clinici di nuove terapie, i più recenti strumenti diagnostici e di imaging anche con l’utilizzo del 3D.

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Almost 23 million children in the EU are poor

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

europeMore women and men are living on the edge of poverty and social exclusion today compared to 2010, according to a new study by the European Institute for Gender Equality (EIGE). Young people, lone parents, migrants, people with disabilities and families with three or more children are most at risk of poverty.
Today, almost 23 million children in the EU grow up in poverty. There is also clear evidence that a heavy dependence on a father’s income in many families increases the risk of poverty and insecurity. Especially when unexpected life events occur, such as job loss, family break-up, serious illness or even death. The study shows that if a father were to lose his job, 70 % of couples with children would fall into poverty.“We need to ensure better career options for women, fair wages and better social systems, such as pension schemes that consider the different needs and challenges women and men face. These will help protect not only women against poverty, but also the whole family, including men and children”, said Virginija Langbakk, EIGE’s Director.
Employment is crucial in safeguarding people against poverty, however a job is not always enough. A third (36 %) of men and a quarter (25 %) of women who are poor are employed. Many working men live in poor households because their wives or partners are out of the labour market or earn very low income. Women with children have a relatively low employment rate. Only half (55 %) of women with three or more children have a job. With the arrival of each additional child, the economic independence of women shrinks. The need to care for children, parents or sick and disabled relatives keeps many women out of paid work and this has life-long consequences for their career, financial situation and ultimately on pensions.‘In an inclusive society, people’s well-being and life chances should not be pre-determined by their gender or other social factors. Nor should children create a poverty risk’ said Virginija Langbakk.

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Giorgio Montanini al Teatro Brancaccio

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

giorgio-montanini1giorgio-montaniniRoma domenica 4 dicembre alle ore 21.00 torna al Teatro Brancaccio di Roma la comicità corrosiva e tagliente dell’unico rappresentante della stand up comedy in Italia: Giorgio Montanini. il comico più dissacrante del panorama italiano, conosciuto al grande pubblico per la trasmissione su Rai 3, Nemico Pubblico e per la sua partecipazione come ospite fisso a Nemo – nessuno escluso (Rai2), sale sul palco del Teatro Brancaccio.
Nibiru (2011), Un uomo qualunque (2012), Senza titolo (2013), Nemico Pubblico (2014) e Liberaci dal bene (2015) sono i titoli dei cinque precedenti spettacoli di Giorgio Montanini. Fino ad ora ogni titolo ha avuto una funzione esplicativa rispetto al contenuto di ogni monologo. Non è così per il sesto spettacolo del comico reduce dal successo della Terza Edizione di Nemico Pubblico (Rai3). “Per quello che vale…” è un titolo che lambisce appena il contenuto dei temi in esso affrontati. “Per quello che vale…” rappresenta molto di più: una riflessione. Una riflessione che l’artista fa sull’effettiva funzione della sua esibizione e del ruolo che un comico ricopre in una società. In questo caso, il titolo mette in guardia lo spettatore da ciò che andrà ad ascoltare.
Un comico satirico non dovrebbe mai salire sul piedistallo, non dovrebbe pontificare e, soprattutto, sentirsi migliore di quello che denuncia. Un palco non dovrebbe trasformarsi in pulpito, lo spettacolo in comizio e il pubblico in partito. In Italia, Paese in evidente crisi di identità, la figura del comico, però, viene elevata a punto di riferimento, a guru, a bocca della verità. Quello che pensa un comico e che poi diventa monologo, assume proporzioni d’importanza imbarazzante; il comico diventa punto di riferimento politico sociale ed economico. Questa deriva populista non solo è profondamente sbagliata nell’essenza, è anche pericolosa. Il contenuto di uno spettacolo satirico è solo il personalissimo punto di vista del comico e, in quanto tale, totalmente opinabile. In Italia, invece, un comico viene preso sul serio, un politico viene preso a barzelletta. La satira in più di duemilacinquecento anni, non ha mai rovesciato un governo, cambiato una legge, modificato un comma, aggiunto una postilla. I cambiamenti li fa la classe politica, classe politica eletta dai cittadini, ossia dal pubblico. “Non deresponsabilizzatevi attribuendo al comico la funzione che non ha, assumetevi le vostre responsabilità alle urne, il comico le sue le affronta sul palco” afferma Giorgio Montanini e aggiunge. “Guardate questo spettacolo sapendo che gli argomenti della satira sono gli stessi da sempre, un comico moderno non fa altro che attualizzarli e plasmarli sulla società che vive, ve li sbatte in faccia con violenza, Le parole di un comico penetrano in profondità le carni dell’anima e stimolano i nervi scoperti facendovi sussultare per l’imbarazzo ed esplodere in una risata liberatoria. Finito lo spettacolo potrete sentirvi un po’ meglio e tornare a vederlo, oppure sentirvi disgustati e non tornare mai più. Finito lo spettacolo, però, non c’è altro. Finito lo spettacolo, potreste anche ripetere con gusto la battuta che tanto v’era piaciuta e riderne con gli amici, aggiungendo sempre la postilla: “Per quello che vale…” (foto: giorgio montanini)

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Mostra: Artemisia Gentileschi e il suo tempo

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

artemisia-gentileschi2Roma fino al 7 maggio 2017 Museo di Roma – Palazzo Braschi mostra: Artemisia Gentileschi e il suo tempo. Un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande, vera donna. Una pittrice di prim’ordine, un’intellettuale effervescente, che non si limitava alla sublime tecnica pittorica, ma che seppe, quella tecnica, declinarla secondo le esigenze dei diversi committenti, trasformarla dopo aver assorbito il meglio dai suoi contemporanei, così come dagli antichi maestri, scultori e pittori. La parabola umana e professionale di Artemisia Gentileschi (1593-1653), straordinaria artista e donna di temperamento, appassiona il pubblico anche perché è vista come un’antesignana dell’affermazione del talento femminile, dotata di un carattere e una volontà unici. Un talento che le consentì, giovanissima, arrivata a Firenze da Roma, prima del suo genere, di entrare all’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze; che le fece imparare, già grande, a leggere e scrivere, a suonare il liuto, a frequentare il mondo culturale in senso lato; una volontà che le consentì di superare le violenze familiari, le difficoltà economiche; una libertà la sua che le permise di scrivere lettere appassionate al suo amante Francesco Maria Maringhi, nobile raffinato quanto tenero e fedele compagno di una vita. Una tempra la sua, che pure sotto tortura (nel processo che il padre intentò al suo violentatore Agostino Tassi) le fece dire: “Questo è l’anello che tu mi dai et queste le promesse”, riuscendo così a ironizzare, fino al limite del sarcasmo, sulla vana promessa di matrimonio riparatore.
artemisia-gentileschiLa mostra che si apre al Museo di Roma a Palazzo Braschi, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura, e che copre l’intero arco temporale della vicenda artistica di Artemisia Gentileschi, consentirà al visitatore di ripercorrere vita e opere dell’artista a confronto con quelle dei colleghi: circa 100 sono in totale le opere in mostra, provenienti da ogni parte del mondo, da prestigiose collezioni private come dai più importanti musei in un confronto serrato tra l’artista e i suoi colleghi, frequentati, a Roma, come a Firenze, ancora a Roma e infine a Napoli, con quel passaggio veneziano di cui molto è da indagare, così come la breve intensa parentesi londinese.
L’esposizione, che rimane aperta sino al 7 maggio 2017, nasce da un’idea di Nicola Spinosa ed è curata dallo stesso Spinosa per la sezione napoletana, da Francesca Baldassari per la sezione fiorentina, e da Judith Mann per la sezione romana. È accompagnata da un catalogo edito da Skira che dà conto dei diversi periodi artistici e umani di Artemisia e riporta le schede delle opere esposte, frutto dei più recenti studi scientifici e degli ultimi documenti rinvenuti.Oltre quindi ai magnifici capolavori di Artemisia come la Giuditta che taglia la testa a Oloferne del Museo di Capodimonte, Ester e Assuero del Metropolitan Museum di New York, l’Autoritratto come suonatrice di liuto del Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut, si vedranno la Giuditta di Cristofano Allori della Galleria artemisia-gentileschi1Palatina di Palazzo Pitti a Firenze o la Lucrezia di Simon Vouet del Národní galerie v Praze di Praga, solo per citarne alcuni: dopo i dipinti della prima formazione presso la bottega del padre Orazio, quelli degli anni fiorentini, segnati dai lavori dei pittori conosciuti alla corte di Cosimo de Medici come Cristofano Allori e Francesco Furini, ma anche le tangenze con Giovanni Martinelli; altri che recano echi, e non solo, della sua amicizia e frequentazione con Galileo, come del mondo, allora nascente, del teatro d’opera.Scandite all’interno di un itinerario cronologico, le successive opere di Artemisia sono messe in relazione con quelle dei pittori attivi in quegli anni d’oro a Roma: Guido Cagnacci, Simon Vouet, Giovanni Baglione, fonte d’ispirazione rispetto ai quali la pittrice aggiorna, di volta in volta, il suo stile proteiforme e mutevole.A concludere, i dipinti eseguiti nel periodo napoletano, quando ormai Artemisia può contare su una sua bottega e sulla protezione del nobile Don Antonio Ruffo (1610-1678), lavori in cui, grazie ai confronti, sarà possibile capire il suo rapporto professionale coi colleghi partenopei: da Jusepe de Ribera e Francesco Guarino a Massimo Stanzione, Onofrio Palumbo e Bernardo Cavallino; tele come la splendida Annunciazione del 1630 – presente anch’essa in mostra – paradigmatiche di questa fiorente contaminazione, scambio e confronto.
Sponsor della mostra Generali Italia, sponsor tecnico Trenitalia. L’evento è consigliato da Sky Arte HD. (foto: Artemisia Gentileschi)

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Ajyal Youth Film Festival qatarino

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

ajyal-youth-filmDoha Capitale del Qatar fino al 5 dicembre 2016 quarta edizione dell’Ajyal Youth Film Festival. Promosso e organizzato dal Doha Film Institute, il Festival anche quest’anno riunirà per sei giorni diverse generazioni (‘Ajyal’ in arabo significa appunto “generazioni”) attraverso attività ed eventi pensati per ispirare e stimolare l’interazione creativa tra giovani e appassionati di cinema di tutte le età. Oltre ai film in competizione, suddivisi in tre sezioni e valutati da giovani giurati di età compresa tra gli 8 e i 21 anni, il festival proporrà proiezioni speciali, omaggi tematici, panel interattivi, cinema sotto le stelle, attività per le famiglie e un Hub Creatività. Il filo conduttore su cui si concentra quest’anno l’Ajyal è il cambiamento sociale positivo, con 70 film provenienti da 33 Paesi in cui si trattano temi diversi, dall’emancipazione delle donne alla crisi finanziaria, volti a ispirare e stimolare la riflessione dei giovani su problemi reali e rilevanti che li riguardano a livello globale. Tra le attrazioni di questa edizione il “Geekdom exhibition”: una esperienza senza precedenti per la comunità che, come in una macchina del tempo, potrà riunirsi e rivivere la propria infanzia attraverso giochi, musica, cartoni animati e film.Anche quest’anno il Giffoni Experience ha collaborato attivamente alla realizzazione del Festival qatarino nel cui team creativo è entrato a far parte, in qualità di consulente, il Vicedirettore Manlio Castagna. A Doha sarà inoltre presente, in occasione dell’evento, una qualificata delegazione del team Giffoni Experience composta da Gianvincenzo Nastasi (Coordinatore Dipartimento Produzione), Tony Guarino (International Relations & Programmer), Luca Tesauro (CEO Giffoni Innovation Hub), Jacopo Gubitosi (Strategie aziendali e innovazione), Antonino Muro (team Giffoni Innovazione), Claudia Gottero (Executive Chairman – dPixel), Norma Falivene (Giffoni Multimedia Valley). A loro il compito di portare avanti il prestigioso sodalizio con il Doha Film Institute, con cui è sempre vivo il confronto e il dialogo interculturale, per creare nuove e innovative prospettive di collaborazione.
Al Katara Cultural Village porteranno la loro esperienza anche i giffoners Ilaria, Carlo junior, Alessandra e Maria Vittoria che, accompagnati da Giusy Rago dell’ufficio Giurie del GEX, rappresenteranno la giuria di qualità del GEX tra i giovani giurati dell’Ajyal Youth Film Festival. (foto: Ajyal Youth Film)

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Referendum: Il NO è una garanzia per l’avvenire

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447di Aldo Tortorella Care compagne e cari compagni, un malanno invernale, complice l’età, mi impedisce di essere oggi con voi come avrei desiderato per dirvi innanzitutto tutta la mia indignazione per il modo con cui si viene svolgendo questa campagna referendaria da parte di coloro che oggi hanno il governo del Paese. Trovo scandaloso che i pubblici poteri siano impegnati ad alimentare con ogni mezzo compresi quelli meno leciti una campagna di disinformazione e di falsità. La televisione in ogni ora del giorno e della notte è occupata da questo presidente del consiglio il quale con tutti i problemi che ci sono non ha altro da fare che saltare da un programma all’altro o da un palco all’altro palco a far la sua propaganda e a propagandare se stesso.Più che un uomo di governo abbiamo un attore televisivo, oltre che uno studente bocciato dal suo professore di diritto costituzionale. Dire che il maggiore problema della repubblica è la presunta lentezza legislativa dovuta al bicameralismo è una favola. In Italia si fanno anche troppe leggi e il guaio è che spesso sono leggi sbagliate. E molte leggi sbagliate sono state e vengono approvate anche troppo rapidamente come è accaduto e accade alle leggi governative definite decreti d’urgenza.Il primato spetta alla sciagurata legge Fornero sulle pensioni approvata in 16 giorni. Tutti i decreti-legge di questo governo sono passati in meno di 44 giorni. Il presidente del consiglio dunque mente sapendo di mentire quando dice che vuole questo stravolgimento della Costituzione per fare presto. Ha fatto anche troppo presto con molte misure dannose per i lavoratori e per il paese.
Sono le leggi di iniziativa parlamentare ad andare lentamente ma il motivo sta non nel bicameralismo ma nelle liti interne alle maggioranze. Un esempio: la legge anticorruzione d’iniziativa parlamentare ha impiegato 798 giorni per essere approvata e cioè due anni e due mesi e si capisce perché: non andava mai abbastanza bene a questo o a quel gruppo di maggioranza. Due anni e due mesi per annacquarla e sciacquarla fino a renderla la più innocua possibile.La verità è che si vuole una Camera che conti eletta con sistema ultramaggioritario per dare più potere al governo di imporre la propria volontà sopra e contro la rappresentanza popolare. Questa contro riforma della Costituzione stabilisce che il governo ha la priorità su tutte le leggi del suo programma e non più solo sui decreti d’urgenza e ha il potere di fissare il tempo massimo di discussione, 70 giorni. Con questo sistema inaudito in qualsiasi regime liberal-democratico il governo diventerebbe il padrone della rappresentanza parlamentare a sua volta truccata.Già oggi la Camera è eletta con un sistema maggioritario, quello del porcellum, che ha dato la maggioranza assoluta alla coalizione di centro sinistra arrivata di poco avanti alla destra. E la nuova legge elettorale già in vigore è ancora peggio, anche se ora si sono accorti che può essere disastrosa. Dopo avere giurato sulla sua bontà e averla imposta con tre voti di fiducia ora dicono di volerla cambiare, ma senza toccare il maggioritario. Per difendere la loro controriforma , dicono anche il Pci alla costituente era per una sola camera.
Certo, ma con il parlamento “specchio del Paese” e cioè con la legge elettorale proporzionale. E poi il Pci accettò il bicameralismo perchéintese che era una garanzia in più nel duro periodo che si veniva aprendo con la rottura dell’unità antifascista e con la guerra fredda iniziata proprio nel 1947, mentre si lavorava alla Costituzione. E comunque, secondo il Pci, il Senato doveva essere eletto dal popolo.Dunque il presidente del consiglio imbroglia sapendo di imbrogliare quando dice che non ha toccato i poteri del presidente del consiglio. Non li ha toccati perché ha toccato e esaltato il potere del governo e dunque del capo partito che lo guiderà. Già oggi lui governa come espressione di una minoranza del 29 per cento dei voti contro le opposizione che rappresentano il doppio. E con la sua controriforma, domani, un capo partito che può essere un qualsiasi seguace nostrano di Trump o di Le Pen o qualche altro avventuriero può ancor più di lui spadroneggiare l’Italia.Con le mani di un partito formalmente di centro sinistra si prepara la via al peggio, come successe negli anni 20 del ‘900 al Parlamento della Repubblica democratica di Weimar nata dal crollo dell’impero tedesco seguìto alla prima guerra mondiale. Essendoci molti disordini di piazza, il Parlamento democratico tedesco stabilì che in caso di stato d’eccezione le garanzie costituzionali potevano essere sospese.La coalizione nazista vinse le elezioni, decretò lo stato d’eccezione e iniziò la propria criminale avventura. Diceva un proverbio antico che Dio fa impazzire coloro che vuol perdere. In questo caso, però, la colpa non è di Dio, ma di chi dà ascolto a questi scriteriati saltimbanchi del potere per il potere o a quelli che usano i soldi per il potere e il potere per i soldi.E non è meno scandaloso dire che si sopprime il Senato, quando non lo si sopprime affatto ma lo si ridicolizza trasformandolo in una Camera di consiglieri regionali e sindaci a tempo perso, in più gravandolo di compiti cosi confusi che i costituzionalisti prevedono forieri di guai. Si dice che così si vuole dar voce ai territori: ma nello stesso tempo si stabilisce che lo stato di guerra adesso sarà deciso dall’unica Camera, cioè da un partito minoritario e dal suo capo.Si vede che in caso di guerra i territori non devono aver niente da dire. Si sparano cifre assurde di risparmi inesistenti, smentiti dalla ragioneria generale dello stato. Si conduce una campagna qualunquista contro quelli che non vogliono perdere le poltrone, ma io che vi scrivo adesso non ho alcuna poltrona da perdere o da conquistare. Ho solo avuto da conquistare qualche malanno aggirandomi per l’Italia a testimoniare contro questa bruttura, perché penso a chi la Costituzione l’ha conquistata e ci ha lasciato la vita o a chi ha speso tutta l’esistenza a difenderla e ora non può più farlo.
I guai dell’Italia non dipendono dalla Costituzione. Con questa Costituzione abbiamo ricostruito l’Italia garantendone, nel bene e nel male, lo sviluppo, abbiamo conquistato diritti sociali e civili. I guai dell’Italia dipendono piuttosto dal fatto che il programma costituzionale è stato sempre combattuto e in larga misura è rimasto inapplicato. Per cinquant’anni l’Italia è stata una democrazia dimezzata dalla convenzione imposta dall’estero per escludere il più forte partito d’opposizione dal governo, anche quando nessun governo si poteva fare senza i suoi voti.Ma l’obiettivo vero era un altro, era proprio quella Costituzione che fonda la Repubblica sul lavoro e va oltre la eguaglianza formale, pur indispensabile, impegnando lo Stato a rimuovere “gli ostacoli economici e sociali” che limitano di fatto libertà ed eguaglianza, e così statuendo il principio dell’uguaglianza sostanziale. Di qui viene l’affermazione del lavoro non più come una merce, ma come un diritto da garantire, viene il criterio della retribuzione da adeguare in ogni caso ad una vita libera e dignitosa, viene la indicazione del compito sociale, cioè non egoistico, della stessa proprietà privata.
Ecco lo scandalo: questa Costituzione esalta il lavoro e non il capitale. E ciò avvenne perché i costituenti, pur divisi da differenti visioni politiche, venivano in grande maggioranza dalla lotta antifascista e sapevano che il fascismo era stato una creatura incoraggiata, promossa e sostenuta innanzitutto dal capitale finanziario, industriale e agrario.
Fin dai primi anni questa Costituzione fu definita “una trappola” da parte delle forze più conservatrici. E la storia dei primi cinquant’anni di vita repubblicana è segnata, come in nessun altro paese occidentale, da una ininterrotta scia di eversione e di sangue per spiantare questa possibile nuova democrazia: dallo stragismo nero al terrorismo detto rosso che con l’assassinio di Moro compì il capolavoro di portare a compimento il proposito della destra con le mani di supposti rivoluzionari di sinistra. Con quel delitto cadeva il tentativo estremo di Berlinguer e di Moro di dare compiutezza alla democrazia italiana e iniziava il declino.
Ci raccontarono un quarto di secolo fa che il sistema elettorale maggioritario avrebbe dato stabilità, risolto problemi annosi, eliminato i piccoli partiti. Ma i fatti sono stati un ventennio di berlusconismo e l’aggravamento di tutti i problemi, dal debito alla disoccupazione. E mai ci sono stati tanti partiti in Parlamento e così pochi militanti fuori, mai c’è stato un tale trasformismo tra deputati e senatori.
Ora c’è l’attacco finale alla Costituzione perché, dicono, offre troppe garanzie. E dicono che si smantella la seconda parte della costituzione ma si salvano i principi della prima parte. Ma questo è un discorso per allocchi. La seconda parte della Costituzione è l’applicazione della prima. La sovranità popolare si restringe ancora di più con l’accentramento del potere, i principi sociali già calpestati diventano sempre più carta straccia. Ma ci dicono che anche la destra dice di votare no. Certo. E noi facemmo la lotta di liberazione antinazista e antifascista anche con i monarchici.
La Costituzione è di tutti, non proprietà di partito. E si dovrebbe essere lieti che proprio quelli della destra che hanno sempre attaccato la Costituzione oggi sono costretti a difenderla perché ne riconoscono finalmente il valore anche per loro, ora che si sentono in minoranza. E c’è piuttosto da temere che dicano di votare no, ma pensino e facciano il contrario, seguendo i Verdini e gli Alfano.
All’origine della stretta autoritaria, voluta non solo in Italia dai ceti più retrivi, sta il fatto che non si riesce a uscire dalla crisi: dalla lunga crisi iniziata dopo gli anni settanta e da quella che rischiava di essere catastrofica iniziata nel 2007. La vittoria globale del capitalismo non ha portato a spegnere i suoi problemi, ma a complicarli.
La globalizzazione crea nuovi squilibri e nuovamente torna la tendenza, come dopo la crisi del 29, alle chiusure nazionaliste, allo sciovinismo, alle guerre. Allora fu la Germania a imboccare la via della razza eletta, adesso il razzismo, per ora a fini interni, ha vinto negli Usa. Alle porte dell’Italia, oltre il mare, c’è la guerra generata dalla ripresa di velleità egemoniche dei paesi nostri alleati nelle terre del petrolio. Centinaia di migliaia di morti, milioni di disperati e di profughi. Ecco il motivo della stretta istituzionale, ecco il pericolo.
Il mio cammino personale è al termine, e dunque non ho nulla da temere ma temo per questi giovani di oggi. Altro che lavoro come diritto, salario dignitoso, istruzione elevata. E il rischio, in tanta frustrazione, è la possibilità che vengano cacciati in nuove avventure. Ho negli occhi le manifestazioni giovanili per la guerra in Germania e in Italia nel 39 e nel 40, pagate poi con la catastrofe loro e di tutti. Questo testo, inviato all’Anpi di Perugia, è stato pubblicato da Facciamo sinistra il 22 novembre 2016

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Appello all’Ue dell’UNICEF: mettere al primo posto i bambini rifugiati e migranti

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

rifugiati sirianiLe Istituzioni europee e gli Stati Membri devono fare di più per proteggere i bambini rifugiati e migranti”, sostiene una dichiarazione firmata da 78 agenzie, fra cui l’UNICEF e Save the Children, in occasione dell’inizio del 10° Forum Europeo sui diritti dei minori a Bruxelles.La crisi migratoria europea entrerà presto nel suo terzo anno, i bambini saranno sempre più numerosi e l’impatto sulle loro vite sarà ancora più tragico. Fra gennaio 2015 e settembre 2016, più di 664.500 bambini hanno richiesto asilo in Europa; quest’anno, in Italia, su 10 minori arrivati, 9 erano non accompagnati; in Grecia per 23.000 bambini il futuro continua a rimanere in bilico, così come il loro accesso all’istruzione.Si stima che, solo quest’anno, più di 700 i bambini siano morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. La scorsa settimana, un bambino di sei anni è morto in un incendio nel campo Moria sull’isola greca di Lesbo.Il fallimento delle azioni per rendere prioritaria la protezione dei minori preoccupa fortemente l’UNICEF e Save the Children, perché in questo modo i bambini sono esposti ancora di più a rischi. Si è fatto troppo poco per rispondere ai particolari bisogni di questi minorenni. I bambini in Svezia, per esempio, rimangono spesso fino a un anno in attesa dell’udienza per la loro richiesta d’asilo. I bambini bloccati in Grecia, in media, sono rimasti fuori dal percorso scolastico per 20 mesi. Sono tanti coloro che devono aspettare oltre un anno per raggiungere i membri della propria famiglia in altri stati dell’UE – un ritardo pericoloso, che può provocare la scomparsa di alcuni bambini o che finiscano nelle mani dei trafficanti.L’Unione Europea e gli Stati Membri possono fare molto di più per proteggere i bambini e rispondere ai loro particolari bisogni.Rivolgendosi al Forum, le associazioni per la tutela dei diritti dei bambini invitano a intraprendere azioni concrete, a definire una leadership, dedicare risorse economiche pubbliche e concordare quadri strategici che definiscano gli obiettivi e misurino i progressi, ricordando che i bambini non si proteggono da soli.Le 78 organizzazioni partner identificano 7 azioni prioritarie per proteggere i bambini migranti e rifugiati oggi e aiutarli ad affrontare il loro futuro. Fra queste azioni: l’adozione urgente di un piano d’azione europeo per i minori migranti, tutele rafforzate per i bambini nella legislazione in tema di asilo, maggiori finanziamenti per i sistemi nazionali di protezione dei minori e la creazione di meccanismi per proteggere i bambini ai confini.Le agenzie sostengono che, fino ad ora, le azioni a livello europeo sono state sporadiche e insufficienti. Risulta quindi necessaria un’azione a tutto campo per i minori migranti, che mette insieme tutte le autorità responsabili e incoraggi gli Stati a raccogliere e diffondere i dati in modo più efficiente.La riforma del sistema europeo comune di asilo, attualmente in corso di dibattito al Parlamento Europeo, offre un’opportunità unica per assicurare ai bambini l’accesso a tutori legali, istruzione e ricongiungimento familiare. L’azione dell’Unione Europea è inoltre necessaria per porre fine alla detenzione di bambini migranti e rifugiati e per l’individuazione di alternative valide.Molti di questi bambini cresceranno e diventeranno cittadini europei. Dovrebbero essere considerati prima di tutto bambini, a prescindere dal loro status di migranti. Gli Stati devono investire su di loro e metterli nelle condizioni di poter sviluppare il proprio potenziale per partecipare appieno alla vita delle comunità.

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Woolrich Inc. e Woolrich Europe annunciano la fusione per accelerare la crescita globale del brand Woolrich

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

arctic-parkaWoolrich (PA, USA) e Bologna (Italia). Woolrich Inc., la più antica azienda americana di abbigliamento outdoor, e Woolrich Europe, società del gruppo W.P. Lavori in Corso licenziataria del marchio per l’Europa e l’Asia, hanno annunciato oggi di aver completato una fusione che prevede la costituzione di una nuova holding, Woolrich International, che avrà la responsabilità di guidare e accelerare lo sviluppo e la crescita futura del brand Woolrich sul mercato nordamericano e nel resto del mondo. L’accordo comprende tutte le attività industriali, i diritti associati al marchio e l’intera rete distributiva. I termini finanziari della transazione non sono stati resi noti.
Woolrich International avrà sede legale a Londra, con uffici operativi a New York, Woolrich in Pennsylvania, Bologna e Milano. La nuova società, che impiegherà complessivamente 300 persone, prevede di chiudere l’anno fiscale 2016 con un fatturato di €170 milioni. L’operazione consentirà ulteriori opportunità di sviluppo per il brand Woolrich, con una crescita annua media del 12% nel periodo 2017-2020, e una previsione di un fatturato di €266 milioni entro il 2020, con una forza lavoro di 500 persone. Questa espansione è supportata da un piano di investimenti di circa €45 milioni, con l’obiettivo di raggiungere un totale di oltre 60 punti vendita.Woolrich International ha come obiettivo al termine della realizzazione del piano quadriennale una IPO presso una borsa internazionale al fine di sostenere la seconda fase di crescita sui mercati emergenti e con più alto potenziale. L’attuazione dell’IPO sarà valutata anche alla luce di alleanze strategiche che possano portare ad una accelerazione della realizzazione del piano 2017 – 2020.Fondata in Pennsylvania nel 1830 da John Rich con la costituzione del Woolrich Woolen Mill, il più antico lanificio a ciclo integrato ancora funzionante in Usa, Woolrich Inc. rappresenta l’eccellenza dell’industria americana outdoor. La sua storia attraversa la Guerra Civile americana, periodo nel quale è fornitore ufficiale di abbigliamento e di coperte per l’esercito. Col tempo, l’azienda si è evoluta fino a divenire un brand di riferimento per l’abbigliamento Outdoor autentico americano, legando la tradizione e la tecnica artigianale nella manifattura alla realizzazione di capi che garantiscono funzionalità, protezione, resistenza e lunga durata.W.P. Lavori in Corso è partner di Woolrich dal 1984, inizialmente come distributore del brand e in seguito nel 1998 acquisendo la licenza di design, produzione e distribuzione dei prodotti Woolrich, dapprima in Italia e successivamente in Europa e in Asia. Grazie al lancio della collezione Woolrich John Rich & Bros., riconosciuta a livello internazionale per l’iconico Arctic Parka, Woolrich è diventato uno dei principali brand nel mercato outerwear contemporaneo, presente oggi in 45 paesi, con una rete di 25 negozi.L’accordo industriale tra Woolrich Inc. e Woolrich Europe dà vita a un nuovo leader di mercato, forte della riconosciuta unicità di Woolrich Inc. quale pioniere nella manifattura tessile e nell’abbigliamento outdoor per il mercato nord americano, e delle competenze di Woolrich Europe per il design, la creatività e la capacità distributiva internazionale.
Cristina Calori, Presidente e Amministratore Delegato di W.P. Lavori in Corso e Woolrich Europe, guiderà la nuova organizzazione con il ruolo di Presidente di Woolrich International. Paolo Corinaldesi assumerà l’incarico di Amministratore Delegato. Andrea Canè, Direttore Creativo di Woolrich Europe, sarà nominato Global Creative Director con piena responsabilità di tutte le collezioni Woolrich e dell’immagine del brand. Nicholas Brayton, discendente di 7a generazione del fondatore John Rich, manterrà il ruolo di Presidente di Woolrich Inc., responsabile del mercato nordamericano. W.P. Lavori in Corso controllerà e includerà la nuova società nel proprio consolidato di Gruppo, mentre la famiglia Rich continuerà a detenere una quota significativa. (foto: arctic parka)

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Nasce Veronafiere S.p.A

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

maurizio-danesegiovanni-mantovaniL’Assemblea dei soci di Veronafiere ha deciso all’unanimità la trasformazione giuridica dell’Ente Autonomo per le Fiere di Verona in Società per Azioni. Nasce così Veronafiere S.p.A.Rimane invariata l’attuale compagine societaria. Nel corso dell’assemblea straordinaria, svoltasi  nella sede di Viale del Lavoro, i Soci hanno deliberato anche il collegato piano industriale di sviluppo, come previsto dalla normativa regionale vigente in materia di trasformazione degli enti fieristici in società di capitali.
Il progetto, che analizza attentamente le dinamiche del mercato fieristico mondiale, europeo e italiano, prevede 94 milioni di euro di investimenti entro il 2020 e si incardina su cinque pilastri, uno dei quali è rappresentato dalla digital transformation.
Il primo pilastro prevede il consolidamento delle rassegne esistenti e della leadership mondiale nelle filiere wine&food e marmo-costruzioni, con una crescita sostenibile e mirata anche in alcuni Paesi esteri (es: USA, Cina, Brasile, Africa).
Il secondo pilastro poggia sul rafforzamento nel settore dell’agricoltura e delle relative tecnologie, sulla crescita degli altri settori dove si vanta un primato nazionale sia attraverso nuove iniziative in Italia e all’estero, sia tramite la razionalizzazione del portafoglio eventi.
Il terzo pilastro mira allo sviluppo integrato dei servizi, con particolare riguardo a quelli “core” della ristorazione e degli allestimenti, per incrementare volumi e margini in linea con i benchmark internazionali, come pure dei servizi dedicati all’internazionalizzazione delle imprese. Una attenzione particolare è rivolta ai temi della innovazione digitale nei processi e nella gestione dei rapporti con i clienti e il mercato.
Il quarto pilastro è rappresentato dalla disciplina dei costi con la riduzione dell’incidenza percentuale sui ricavi sia di quelli di struttura, sia del lavoro, prevedendo l’inserimento di nuove competenze e professionalità.
Il quinto riguarda il potenziamento e l’ammodernamento del quartiere, a parità di superficie installata, con il rafforzamento del lato Sud, la costruzione di nuovi parcheggi, la riqualificazione degli ingressi e delle Gallerie Mercatali e l’acquisizione di aree adiacenti alla Fiera. L’obiettivo è allineare lo standard qualitativo a quello dei migliori quartieri espositivi europei.
Con questo piano industriale gli obiettivi che si intendono conseguire sono fondamentalmente due. Rafforzare il ruolo di leadership mondiale e continuare a essere un motore di produzione di ricchezza per la città e per il territorio, il cui indotto è stimato in circa 1 miliardo di euro secondo l’Osservatorio Cermes Bocconi, corrispondente al 4% del PIL provinciale.In questo contesto il piano prevede al 2020 un volume d’affari obiettivo di 113 milioni di euro con un Ebitda (margine operativo lordo) di 21,9 milioni di euro (pari al 19% dei ricavi). (foto: maurizio danese presidente, giovanni mantovani)

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Presentazione Nuovo Romanzo

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

avvicinandomi-alle-stelleVillarbasse (TO) sabato 3 dicembre ore 17 presso Palazzo Mistrot via alla Fonte presentazione Nuovo Romanzo di Marina Askonova: “Avvicinandomi alle stelle”. “È autunno nella Mosca degli anni Novanta. Marina Askonova, ormai anziana, saluta la sua giovane allieva di pianoforte che sta uscendo di corsa dal suo appartamento nel cuore della capitale. Aspetta una visita: un giornalista italiano che vuole conoscerla, vuole incontrare la leggenda. Marina Askonova, alias Anna Savinkova, alias Anna Biamonti sa bene l’italiano e ha stupito il giornalista rispondendogli nella sua lingua, che lei ama tanto. Non sa come lui sia venuto a conoscenza del suo passato, come sia entrato in possesso di documenti segreti del KGB, ma forse non le importa. È venuto il momento di raccontare la sua storia, senza reticenze, senza più nascondere un passato che doveva essere glorioso ed è invece stato cancellato. Aveva solo diciannove anni ed un diploma in Chimica quando la sua vita cambiò definitivamente. La Russia, o meglio l’URSS, era un paese in grande espansione e Stalin sapeva che le donne russe hanno risorse formidabili e non aveva nessuna intenzione di lasciarsele scappare.” (foto: avvicinandomi alle stelle)

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