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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Lettera aperta al Si e al No e agli indecisi per le crisi di coscienza dell’ultimo minuto guardando al dopo voto

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

(By Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it). Poche ore e sapremo. Meno male, perché non se ne poteva più. È da aprile che non si parla d’altro che del referendum. Sembra che da questo voto dipenda il presente e il futuro dell’Italia. E invece dipendono principalmente le sorti di qualcuno e quelle di chi avversa quel qualcuno. È una partita a somma negativa, perché il 5 dicembre ci ritroveremo con i vecchi strutturali problemi, quelli che ci portiamo dietro da decenni e che per mistificazione e rimozione collettiva fingiamo che non esistano o, peggio, raccontiamo di averli già risolti. Problemi che lunedì saranno ancora qui, tali e quali. Anzi, più gravi di prima. Per questo ci permettiamo di rivolgerci – attraverso due lettere aperte – a tutti coloro che hanno già deciso per il Sì e per il No, per rammentare loro cosa dovrebbero pretendere se il voto che avranno espresso prevarrà. Agli indecisi, invece, non avendo la pretesa di suggerire come votare, sollecitiamo tre brevi riflessioni. La prima: comunque vada, sono ben altri i nodi da sciogliere, e non sarà la prevalenza del Sì o del No che potrà allentarli, i nodi del nostro declino. La seconda: se non avete chiaro lo specifico e i dettagli delle riforme oggetto del referendum, non cadete nell’errore di credere che una riforma valga l’altra e che una qualunque riforma (nella fattispecie questa) sia meglio dello status quo. Insomma, aderite solo se siete davvero pienamente convinti: con la Costituzione niente cambiamenti purchessia. L’esempio offerto da Romano Prodi, con il suo “aderisco per la mia storia, anche se la riforma è una schifezza”, ci dispiace dirlo, ma non è affatto edificante e mortifica proprio la dimensione dell’uomo. Terza e ultima riflessione: se con il voto, faticando ad entrare nel merito, volete invece esprimere un giudizio politico generale, fatelo guardando a quel che è stato fin qui, compresa la decisione di schierare il governo su una materia che non dovrebbe essere di sua pertinenza (Piero Calamandrei ammoniva che quando in Parlamento si parla di questioni costituzionali i banchi dell’esecutivo dovrebbero rimanere rigorosamente vuoti) e la follia di tenere bloccato il Paese per un anno su Italicum e referendum. Così come non vi fate infinocchiare da fantasiosi pronostici di quel che accadrà nell’uno o nell’altro caso. Perché in entrambi i casi non succederà niente di decisivo. Salvo che il Paese si risveglierà il 5 mattina sfibrato da una campagna elettorale fuori misura e controllo, diviso artificiosamente e impaurito per l’incosciente evocazione di chissà quali conseguenze la consultazione avrebbe prodotto. Con il presidente Mattarella caricato della responsabilità di tranquillizzare, ridimensionare, ricucire, riaggregare.

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