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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 175

India: The times they are a changin’

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

india-crescita-pilIl governo riformista del Primo ministro Narendra Modi ha lavorato molto intensamente per rendere possibile la rinascita indiana attualmente in atto. Dalla sua elezione di due anni fa, sono state introdotte norme di legge importantissime, finalizzate a superare la burocrazia che da molto tempo bloccava l’economia indiana. Cambiamenti grazie ai quali l’India potrebbe affermarsi come prossima grande protagonista dei mercati emergenti. Il crollo dei prezzi delle commodity ha fatto scivolare il Brasile e la Russia in una lunga recessione. La Cina è alle prese con il rallentamento della crescita e con un debito societario esorbitante. È forse questa un’opportunità per l’India, sinora all’ombra degli altri Paesi BRIC? L’anno scorso, per la prima volta dal 1999, l’India ha registrato una crescita più sostenuta di quella cinese (cfr. Fig.1). Potrebbe essere l’inizio di un trend. Il prodotto nazionale indiano dovrebbe continuare a espandersi a un ritmo superiore al 7%, più del doppio del tasso di crescita globale medio previsto da Pictet Asset Management per i prossimi cinque anni. In verità, l’India deve recuperare parecchio per farcela. Il PIL pro capite indiano è pari al 3% di quello degli Stati Uniti, più o meno quello che la Cina registrava 10 anni fa. Il fatto notevole, però, è che l’India ottiene questo livello di crescita senza ricorrere a interventi di stimolo fiscale o monetario. A differenza di molte altre grandi economie, l’India negli ultimi anni è riuscita a ridurre il suo deficit. Allo stesso tempo, ha mantenuto una politica monetaria relativamente restrittiva. E non è neppure probabile che abbia bisogno di ricorrere a motori di crescita rischiosi. L’elevato tasso di risparmio dell’India, pari al 31% del PIL, dovrebbe consentirle di crescere in modo organico, evitando di fare ricorso a ingenti finanziamenti di investitori esteri, scelta che spesso prelude a future crisi economiche. La rinascita economica dell’India deve molto al solido programma di riforme strutturali avviato dal Primo ministro Narendra Modi. Il programma prevede una riforma fiscale, una nuova legge fallimentare, una politica di controllo dell’inflazione, la liberalizzazione delle norme che disciplinano gli investimenti esteri diretti e, in generale, maggiori sforzi finalizzati a snellire una burocrazia che complica la vita a imprese e riformecittadini.Sebbene l’India abbia più volte inutilmente cercato di implementare delle riforme nel recente passato, la grande differenza che contraddistingue l’attuale amministrazione politica è che si tratta della prima maggioranza monopartitica in parlamento da quasi tre decenni. È questo che ha consentito a Modi di superare le resistenze politiche che avevano impedito i precedenti tentativi di riforma.Stando ai riscontri positivi dei sondaggi, è ipotizzabile che il governo riuscirà a portare avanti il suo programma di riforme, realizzando interventi di carattere fondamentale, destinati quindi a durare. Nel complesso, i progressi dell’India rispetto ai cambiamenti strutturali di cui necessita l’hanno portata quasi in testa alla classifica OCSE dei riformatori dei mercati emergenti.
Ciò in parte si deve agli sforzi compiuti dal governo per stimolare una maggiore competitività tra i 29 Stati che compongono il Paese. Una maggiore concorrenza interna sostiene a sua volta la competitività dell’India a livello globale. La principale riforma di Modi è l’introduzione di un’imposta nazionale unica su beni e servizi, la cosiddetta GST. La GST va a sostituire un sistema caotico e frammentario di dazi, imposte e maggiorazioni, che rendeva gli scambi commerciali tra i diversi Stati indiani quasi tanto complessi quanto gli scambi con l’estero. In effetti, la riforma fiscale di Modi sarà molto efficace nel processo di trasformazione dell’India in un vero e proprio mercato unico, rispetto a cio’ che spesso è apparso come una federazione di feudi in concorrenza tra loro. Le stime del National Council of Applied Economic Research insinuano che le riforme fiscali potrebbero fare aumentare il PIL annuale di circa 0,9 – 1,7 punti percentuali, mentre il volume degli scambi commerciali potrebbe aumentare anche del 6,3%. Passando ad altri ambiti, si riscontra un numero eccessivo di asset tossici di proprietà di “imprese zombie”, di cui le banche, immobilizzate da leggi fallimentari primitive, non riescono a liberarsi. Il nuovo codice in materia fallimentare e di insolvenze dovrebbe rendere più semplice per le banche recuperare le sofferenze, rendendole così più propense e capaci di finanziare nuovi progetti e attività imprenditoriali.Tra le altre misure si annovera l’attribuzione a ogni cittadino di un proprio codice fiscale, grazie al quale i contributi previdenziali potranno essere versati direttamente sui conti correnti privati, evitando in tal modo a burocrati corrotti di appropriarsene. Sembra inoltre garantita l’indipendenza della Reserve Bank of India. Il mancato rinnovo del mandato di Raghuram Rajan, governatore della RBI, aveva destato qualche preoccupazione; ma la nuova nomina, conferita a Urjit Patel, è stata una sorpresa gradita. Come Rajan, il nuovo governatore è considerato un “falco” nella lotta all’inflazione e, nel ruolo di vicegovernatore, è stato uno dei principali artefici dell’attuale regime di controllo dell’inflazione seguito dalla RBI.
La presenza di livelli di debito relativamente contenuti assicura all’India maggiori capacità di aumentare la spesa per le infrastrutture dagli attuali livelli ai minimi storici, favorendo così il processo di urbanizzazione. Le solide finanze del Paese sono inoltre favorite dall’elevato tasso di risparmio nazionale.
tasso-risparmio-famiglieLe prospettive dell’India sono buone anche su un orizzonte temporale a più lungo termine. Le dinamiche demografiche sono favorevoli: la popolazione relativamente giovane preannuncia diversi decenni di sviluppo dinamico. Per contro, la politica del figlio unico seguita dalla Cina ne ha spostato il profilo demografico, rendendo più critiche le prospettive a lungo termine del Paese.
Nonostante il ritmo incalzante delle riforme, l’India pone ancora gli investitori azionari di fronte a un dilemma. Apparentemente, i titoli azionari indiani possono sembrare onerosi, con quotazioni che superano del 10% circa quelle dei mercati sviluppati1 – pur essendo inferiori del 20% circa rispetto al sovrapprezzo di valutazione storico.Naturalmente, le valutazioni dovrebbero essere considerate nel contesto della performance – le azioni indiane storicamente hanno generato valori di rendimento e di crescita degli utili superiori a quelli delle controparti globali, e le imprese indiane dovrebbero continuare a essere favorite dal miglioramento del clima di investimento. Un ricco terreno di caccia che offre numerose opportunità di investimento è costituito dai trasporti – si prevede che, nei prossimi 15-20 anni, l’India avrà uno dei mercati dell’aviazione in più rapida crescita nel mondo. Il settore delle compagnie aeree sarà favorito da una classe media in forte espansione, che può e vuole spendere di più per evitare la scomodità dei viaggi in treno sulle lunghe distanze. La nostra ricerca suggerisce che la compagnia low-cost IndiGo, snella, con pochi asset e ben gestita, ha buone probabilità di generare rendimenti elevati e sostenibili. (grafico: crescita pil, riforme)

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