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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 8 dicembre 2016

Infografica: Percentuale di persone che dichiarano di non arrivare a fine mese

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

europoveriMentre gran parte della stampa nazionale fa di tutto per gonfiare in maniera propagandistica qualsiasi dato possa far gridare alla “ripresa”, lo Spiegel commenta uno sconcertante studio sul crescente rischio di povertà in Europa. Secondo la ricerca del “Social Justice Index”, la crescita degli impieghi a basso salario è alla base di questa inquietante statistica, con particolare rilievo per i paesi dell’Europa del Sud.È in costante crescita il numero di cittadini europei che, nonostante abbiano un impiego a tempo pieno, sono a rischio povertà. Queste sono le conclusioni di un recente studio del “Social Justice Index 2016”, finanziato dalla Fondazione Bertelsmann. Lo scorso anno questa percentuale è salita al 7,8 per cento. Ciò significa che milioni di persone nell’UE sono sottoposte a un reale rischio di povertà, pur potendo contare su un’occupazione a tempo pieno. Tre anni fa questa percentuale era del 7,2 per cento.Anche se alcuni paesi dell’UE stanno mostrando una lenta ripresa rispetto alle conseguenze della crisi economica e finanziaria, lo stesso non si può dire dell’impatto che i mutamenti del mercato del lavoro hanno avuto sulla vita delle persone. Sulla base di 35 criteri, i ricercatori di “Social Justice Index” analizzano ogni anno sei aree di studio, tra cui povertà, istruzione, occupazione, salute e giustizia intergenerazionale.Secondo il documento, un cittadino europeo su quattro è alle soglie della povertà o a rischio di una qualche forma di esclusione sociale: in totale si parla di oltre 118 milioni di persone. Per i ricercatori le ragioni vanno ricercate in particolare nella crescita dei settori a basso salario.L’aumento dei cosiddetti “lavoratori poveri”, ovvero delle persone con un’occupazione ma a rischio di povertà, preoccupa moltissimo gli autori della ricerca. “Una crescente percentuale di persone alle quali non basta un lavoro per vivere è qualcosa che mina l’intera legittimità del nostro ordine economico e sociale”, ha detto il Presidente della Fondazione, Aart De Geus.Non è solo la povertà a essere identificata come una delle problematiche fondamentali in Germania, da parte degli autori, ma anche la scarsa permeabilità sociale prodotta dal sistema educativo. Il numero di persone che sono occupate a tempo pieno ma sulla soglia della povertà in Germania è aumentato dal 5,1% del 2009 al 7,1% del 2015. Questo pone la Germania al settimo posto in Europa, nonostante la Repubblica Federale sia la più grande potenza economica del vecchio continente. Il primo posto è occupato dalla Svezia, mentre il fanalino di coda resta la Grecia.In particolare nell’Europa meridionale sono i giovani a rischiare di essere lasciati indietro. In UE il 27% dei minori (sotto i 18 anni) sono a rischio di povertà o esclusione sociale. In Grecia, Italia, Spagna e Portogallo addirittura un bambino su tre è a rischio di povertà. (fonte: da Vocidallestero.it) (foto: europoveri)

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I “veri” problemi dell’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

di-battistadi Alessandro Di Battista Renzi, Alfano, Verdini e Boschi hanno bloccato il Parlamento con queste riforme costituzionali dannose e bocciate dalla stragrande maggioranza degli italiani. Hanno fallito e devono andare a casa. Il M5S non intende bivaccare mesi su mesi alla ricerca di una quadra con i partiti politici responsabili dei disastri in Italia. Non ne possiamo più. Li conosciamo ormai. Gli interessano due cose: la prima è soddisfare i poteri di cui sono prestanome. Ed ecco spiegate le leggi pro-petrolieri, i decreti salva-ILVA, le norme a favore delle banche etc, etc. La seconda è ostacolare in ogni modo il M5S. Per riuscirci hanno rieletto lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (mai successo nella storia d’Italia); il PD, un partito che viene da Berlinguer, ha fatto governi con Berlusconi, Monti, Alfano e Verdini; hanno pugnalato Letta perché debole e messo Renzi perchè credevano che ci avrebbe contrastato (e si è dimesso anche lui); hanno fatto ignobili forzature dei regolamenti; hanno applicato la ghigliottina per fermarci; poi hanno fatto una legge elettorale contro il M5S e adesso che si sono resi conto che non ci sfavorirebbe come pensavano vogliono correre ai ripari. Ripeto, noi li conosciamo. Non gli interessa fare una legge elettorale migliore per i cittadini, gli interessa un “anticinquestellum”, una legge elettorale contro il Movimento. E noi che cosa dovremmo fare? Sederci al tavolo con questi “ladri di democrazia”? Aprire una trattativa con questi bari? Non esiste! Noi vogliamo occuparci dei problemi reali, vogliamo un reddito di cittadinanza e vogliamo sostenere le piccole e medie imprese. Vogliamo una vera legge anti-corruzione e una vera abolizione di Equitalia. Non ci faremo trascinare in estenuanti trattative sulla legge elettorale. Il Paese è stufo. Per noi l’Italicum, la legge elettorale che loro si sono votati, ha dei profili di incostituzionalità (se fosse così chi l’ha votata dovrebbe vergognarsi e sparire dalla scena politica). A ogni modo ce lo dirà la Corte Costituzionale. Una volta che si sarà pronunciata andremo al voto con quella legge corretta, sia alla Camera che al Senato. Punto. E, finalmente, il Popolo italiano deciderà chi dovrà governare il Paese. Perché dopo Monti, Letta e Renzi, non ne possiamo più di governi scelti altrove. Ci vediamo in piazza, molto presto. Non vediamo l’ora! (fonte: blog di grillo)

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Referendum: deputati FI, Berlusconi guida coalizione cdx

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

camera deputati“Dall’esito referendario emergono prioritariamente che: Il voto dell’elettorato giovanile è quello che maggiormente ha premiato il NO; i giovani hanno inteso bocciare sia la riforma sia un Governo che evidentemente, con la sua azione, non ha saputo dare garanzie e prospettive. Parimenti la popolazione sopra i 55 anni è quella nella quale il messaggio renziano ha fatto breccia limitando il distacco con il NO. Infine, le regioni del centro sud hanno premiato maggiormente il NO, da una lato bocciando i mille giorni di Governo Renzi dall’altro le ragioni del NO hanno trovato rappresentati più credibili. A questo punto è dunque opportuno andare a nuove elezioni, ma non senza aver prima definito in modo serio ed inclusivo una nuova legge elettorale che coniughi rappresentanza, governabilità e sovranità popolare. Mai come in questo momento dunque per il centrodestra e Forza Italia è importante che il Presidente Berlusconi riassuma il ruolo di guidare la coalizione che necessariamente dovrà trovare la maniera di includere tutte le forze moderate alternative al centrosinistra al fine di poter esprimere quanto prima uno strumento elettorale per il ritorno alle urne e conseguentemente una candidatura moderata e condivisa. A tal proposito, la settimana prossima daremo nuovamente vita ad un momento di riflessione per dare un nostro contributo ad una proposta di legge elettorale e di un percorso per arrivare a questi obiettivi.”Lo dichiarano in una nota i deputati di Forza Italia Alberto Giorgetti, Basilio Catanoso, Fabrizio Di Stefano, Paolo Russo, Pietro Laffranco, Roberto Occhiuto.

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Campidoglio: lotta a parcheggiatori abusivi e sosta selvaggia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

vigili-urbaniRaggi scrive al Comandante Polizia Roma Capitale per un nuovo piano sicurezza. “Vogliamo riavvicinare l’istituzione al suo territorio e ai cittadini romani, sempre più bisognosi di risposte certe alla pressante domanda di legalità e sicurezza avanzata da tutte le parti sociali. Sono profondamente convinta delle grandi professionalità che risiedono nel corpo della Polizia Locale di Roma Capitale e confido pertanto in un’incisiva azione da attuare da subito. Per questo ho ritenuto indispensabile dare specifici indirizzi e priorità promuovendo un concorso di azioni strategiche e interventi mirati per garantire il diritto alla sicurezza e alla qualità della vita urbana”, ha scritto la sindaca Raggi.
Le linee di indirizzo hanno come filo conduttore l’affermazione del rispetto della legalità contrastando grandi e piccole violazioni con l’utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione, dalla prevenzione alla dissuasione fino ai controlli più diffusi e mirati.
Tra gli impegni prioritari richiesti dalla sindaca c’è quello del contrasto al fenomeno dei parcheggiatori abusivi, nonché al diffuso malcostume delle doppie file e della sosta selvaggia che in centro e in periferia rallentano il flusso del traffico penalizzando la mobilità cittadina e soprattutto il trasporto pubblico. Altra necessità è quella di effettuare interventi programmatici, da mettere
in campo con il contributo e il confronto delle parti sociali, volti alla riorganizzazione degli uffici centrali e periferici per destinare ulteriore personale ai servizi a forte vocazione territoriale della Polizia Locale.
La prima cittadina chiede inoltre un’implementazione delle tecnologie di videosorveglianza e dei software gestionali per un controllo sempre più capillare del territorio. E’ necessario inoltre semplificare la struttura per permettere una riduzione dei tempi di intervento per il rilevamento degli incidenti e dell’infortunistica stradale e per il contrasto più incisivo e omogeneo dell’abusivismo commerciale e ricettivo sul territorio.
Roma Capitale chiede alla struttura di comando del corpo uno sforzo importante per migliorare il dialogo con i cittadini e per aumentare la motivazione del personale attraverso un maggiore coinvolgimento dei dipendenti nella pianificazione dei servizi e la valorizzazione di
professionalità specifiche interne. Un approccio multilivello e multisettoriale che ottimizzi le azioni promosse dal Campidoglio in sinergia con quelle delle altre istituzioni presenti sul territorio (principalmente le forze dell’ordine) nell’ottica di una azione
strategica e interventi mirati che garantiscano la sicurezza e la qualità della vita. “E’ questo il principio su cui si fonda la nostra idea di Polizia Locale, che nasce allo scopo di collaborare con la cittadinanza attraverso lo scambio e il consenso sugli obiettivi. L’amministrazione si impegna a verificare i risultati ottenuti ogni tre mesi e a prestare la massima attenzione alla realizzazione di queste linee guida per il bene della collettività”, ha commentato Marco Cardilli, il delegato alla sicurezza e protezione civile del Campidoglio.

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Personale, Campidoglio: si accelera su regolarizzazione concorso per 136 architetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

campidoglioProsegue l’attività dell’Amministrazione Capitolina riguardante la regolarizzazione delle procedure concorsuali in essere per l’assunzione di personale. Dopo aver sbloccato l’annosa vicenda del cosiddetto “concorsone”, il Comune accelera sulla determinazione della nuova graduatoria relativa al concorso per 136 posti di architetto.Il Dipartimento risorse umane del Campidoglio ha già avviato il procedimento finalizzato alla nuova valutazione della prova scritta del concorso, come disposto dai giudici amministrativi che avevano annullato la graduatoria definitiva obbligando l’amministrazione a determinarne una nuova.L’obiettivo è di concludere nei tempi più celeri possibili la procedura concorsuale, determinando la nuova graduatoria e garantendo così il rispetto del vigente piano assunzionale.
Inoltre, a seguito di istruttoria svolta con l’ausilio dell’Avvocatura capitolina, lo stesso dipartimento capitolino ha preso atto della nullità dei rapporti di lavoro in essere riguardanti otto architetti assunti a seguito del concorso. Nullità sancita dalle pronunce del Tar Lazio e del Consiglio di Stato. Queste unità di personale potrebbero comunque essere riassorbite qualora, a seguito dell’approvazione della nuova graduatoria risultante dalla ricorrezione degli elaborati disposta dalle pronunce giudiziarie, dovessero risultare utilmente collocate nella stessa graduatoria.

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India: The times they are a changin’

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

india-crescita-pilIl governo riformista del Primo ministro Narendra Modi ha lavorato molto intensamente per rendere possibile la rinascita indiana attualmente in atto. Dalla sua elezione di due anni fa, sono state introdotte norme di legge importantissime, finalizzate a superare la burocrazia che da molto tempo bloccava l’economia indiana. Cambiamenti grazie ai quali l’India potrebbe affermarsi come prossima grande protagonista dei mercati emergenti. Il crollo dei prezzi delle commodity ha fatto scivolare il Brasile e la Russia in una lunga recessione. La Cina è alle prese con il rallentamento della crescita e con un debito societario esorbitante. È forse questa un’opportunità per l’India, sinora all’ombra degli altri Paesi BRIC? L’anno scorso, per la prima volta dal 1999, l’India ha registrato una crescita più sostenuta di quella cinese (cfr. Fig.1). Potrebbe essere l’inizio di un trend. Il prodotto nazionale indiano dovrebbe continuare a espandersi a un ritmo superiore al 7%, più del doppio del tasso di crescita globale medio previsto da Pictet Asset Management per i prossimi cinque anni. In verità, l’India deve recuperare parecchio per farcela. Il PIL pro capite indiano è pari al 3% di quello degli Stati Uniti, più o meno quello che la Cina registrava 10 anni fa. Il fatto notevole, però, è che l’India ottiene questo livello di crescita senza ricorrere a interventi di stimolo fiscale o monetario. A differenza di molte altre grandi economie, l’India negli ultimi anni è riuscita a ridurre il suo deficit. Allo stesso tempo, ha mantenuto una politica monetaria relativamente restrittiva. E non è neppure probabile che abbia bisogno di ricorrere a motori di crescita rischiosi. L’elevato tasso di risparmio dell’India, pari al 31% del PIL, dovrebbe consentirle di crescere in modo organico, evitando di fare ricorso a ingenti finanziamenti di investitori esteri, scelta che spesso prelude a future crisi economiche. La rinascita economica dell’India deve molto al solido programma di riforme strutturali avviato dal Primo ministro Narendra Modi. Il programma prevede una riforma fiscale, una nuova legge fallimentare, una politica di controllo dell’inflazione, la liberalizzazione delle norme che disciplinano gli investimenti esteri diretti e, in generale, maggiori sforzi finalizzati a snellire una burocrazia che complica la vita a imprese e riformecittadini.Sebbene l’India abbia più volte inutilmente cercato di implementare delle riforme nel recente passato, la grande differenza che contraddistingue l’attuale amministrazione politica è che si tratta della prima maggioranza monopartitica in parlamento da quasi tre decenni. È questo che ha consentito a Modi di superare le resistenze politiche che avevano impedito i precedenti tentativi di riforma.Stando ai riscontri positivi dei sondaggi, è ipotizzabile che il governo riuscirà a portare avanti il suo programma di riforme, realizzando interventi di carattere fondamentale, destinati quindi a durare. Nel complesso, i progressi dell’India rispetto ai cambiamenti strutturali di cui necessita l’hanno portata quasi in testa alla classifica OCSE dei riformatori dei mercati emergenti.
Ciò in parte si deve agli sforzi compiuti dal governo per stimolare una maggiore competitività tra i 29 Stati che compongono il Paese. Una maggiore concorrenza interna sostiene a sua volta la competitività dell’India a livello globale. La principale riforma di Modi è l’introduzione di un’imposta nazionale unica su beni e servizi, la cosiddetta GST. La GST va a sostituire un sistema caotico e frammentario di dazi, imposte e maggiorazioni, che rendeva gli scambi commerciali tra i diversi Stati indiani quasi tanto complessi quanto gli scambi con l’estero. In effetti, la riforma fiscale di Modi sarà molto efficace nel processo di trasformazione dell’India in un vero e proprio mercato unico, rispetto a cio’ che spesso è apparso come una federazione di feudi in concorrenza tra loro. Le stime del National Council of Applied Economic Research insinuano che le riforme fiscali potrebbero fare aumentare il PIL annuale di circa 0,9 – 1,7 punti percentuali, mentre il volume degli scambi commerciali potrebbe aumentare anche del 6,3%. Passando ad altri ambiti, si riscontra un numero eccessivo di asset tossici di proprietà di “imprese zombie”, di cui le banche, immobilizzate da leggi fallimentari primitive, non riescono a liberarsi. Il nuovo codice in materia fallimentare e di insolvenze dovrebbe rendere più semplice per le banche recuperare le sofferenze, rendendole così più propense e capaci di finanziare nuovi progetti e attività imprenditoriali.Tra le altre misure si annovera l’attribuzione a ogni cittadino di un proprio codice fiscale, grazie al quale i contributi previdenziali potranno essere versati direttamente sui conti correnti privati, evitando in tal modo a burocrati corrotti di appropriarsene. Sembra inoltre garantita l’indipendenza della Reserve Bank of India. Il mancato rinnovo del mandato di Raghuram Rajan, governatore della RBI, aveva destato qualche preoccupazione; ma la nuova nomina, conferita a Urjit Patel, è stata una sorpresa gradita. Come Rajan, il nuovo governatore è considerato un “falco” nella lotta all’inflazione e, nel ruolo di vicegovernatore, è stato uno dei principali artefici dell’attuale regime di controllo dell’inflazione seguito dalla RBI.
La presenza di livelli di debito relativamente contenuti assicura all’India maggiori capacità di aumentare la spesa per le infrastrutture dagli attuali livelli ai minimi storici, favorendo così il processo di urbanizzazione. Le solide finanze del Paese sono inoltre favorite dall’elevato tasso di risparmio nazionale.
tasso-risparmio-famiglieLe prospettive dell’India sono buone anche su un orizzonte temporale a più lungo termine. Le dinamiche demografiche sono favorevoli: la popolazione relativamente giovane preannuncia diversi decenni di sviluppo dinamico. Per contro, la politica del figlio unico seguita dalla Cina ne ha spostato il profilo demografico, rendendo più critiche le prospettive a lungo termine del Paese.
Nonostante il ritmo incalzante delle riforme, l’India pone ancora gli investitori azionari di fronte a un dilemma. Apparentemente, i titoli azionari indiani possono sembrare onerosi, con quotazioni che superano del 10% circa quelle dei mercati sviluppati1 – pur essendo inferiori del 20% circa rispetto al sovrapprezzo di valutazione storico.Naturalmente, le valutazioni dovrebbero essere considerate nel contesto della performance – le azioni indiane storicamente hanno generato valori di rendimento e di crescita degli utili superiori a quelli delle controparti globali, e le imprese indiane dovrebbero continuare a essere favorite dal miglioramento del clima di investimento. Un ricco terreno di caccia che offre numerose opportunità di investimento è costituito dai trasporti – si prevede che, nei prossimi 15-20 anni, l’India avrà uno dei mercati dell’aviazione in più rapida crescita nel mondo. Il settore delle compagnie aeree sarà favorito da una classe media in forte espansione, che può e vuole spendere di più per evitare la scomodità dei viaggi in treno sulle lunghe distanze. La nostra ricerca suggerisce che la compagnia low-cost IndiGo, snella, con pochi asset e ben gestita, ha buone probabilità di generare rendimenti elevati e sostenibili. (grafico: crescita pil, riforme)

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Finanza islamica. AD 2016. AH 1437. E poi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

lingotti oroLo Shariah Gold Standard e’ il nuovo codice di condotta che chiarisce come investire in oro senza violare la shariah, cioe’ i precetti religiosi dettati dal Corano e dagli altri testi sacri dell’Islam. Le linee guida messe a punto dall’Accounting and Auditing Organization for Islamic Financial Insititutions (Aaoifi) con la collaborazione del World Gold Council (Wgc) stabiliscono che i prodotti finanziari debbano avere come sottostante oro fisico e che le transazioni si debbano chiudere entro un giorno. Una rivoluzione di non poco conto, considerato che la speculazione su prodotti tipo argento, grano, orzo, datteri e sale non e’ consentita; prodotti (ribawi) che in caso di compravendita vanno trasferiti immediatamente e non devono mai essere accumulati per un profitto. Nel mondo ci sono 1,6 miliardi di musulmani e la finanza islamica ha in gestione quasi 2 mila miliardi di dollari che, secondo Standard & Poors potrebbero salire a 5 mila entro il 2030. Con l’oro che entra in gioco nel mondo musulmano, si parla di una domanda aggiuntiva di circa mille tonnellate di metallo (come una nuova Cina).
Nell’Anno Domini (AD) 2016, cioe’ l’Anno Hegira (AH) 1437, avviene questo. Il primo passo di una finanza che non conosce piu’ frontiere, avendo anche scalpito il muro dei dettami islamici? Puo’ darsi. Per noi che viviamo nel mondo occidentale suona in modo anomalo una novita’ del genere: molti e’ probabile che non sanno neanche che l’economia islamica funzioni in questo modo, meno di quei molti islamici che non sanno come funziona l’economia che fa riferimento all’AD. Ma se pensiamo ai libretti di istruzione di molti apparati elettronici che acquistiamo, nonche’ alle etichette alimentari di alcuni prodotti, dove i caratteri arabi sono di casa insieme al cirillico, al greco, al persiano, al cinese (mandarino), al giapponese, al coreano, al thai, al filippino e al latino, non ci dovremmo stupire di questo nuovo ingresso. La differenza e che questi ultimi sono prodotti di consumo (che con i vari accorgimenti possono andare bene un po’ dovunque), mentre quando si parla di finanza, passando dal consumo all’investimento, e il risvolto etico sembra essere piu’ determinante.
Certo, il mondo musulmano ci va -storicamente- coi piedi di piombo rispetto alle ali del mondo giudaico-cristiano. Ma diamo tempo al tempo. E dobbiamo porci una domanda: e’ il mondo giudaico-cristiano quello per il quale dovranno arrivare i nuovi codici di condotta per vivere insieme o non potra’ essere viceversa, cioe’ il mondo giudaico cristiano che si pone nuovi codici di condotta per essere col e nel mondo islamico? Nel contempo, non possiamo non rilevare che il mondo giudaico-cristiano e’ da tempo che non ha codici di condotta condivisi al suo interno e verso l’esterno, poiche’ non ha nessun tipo di compattezza come il mondo islamico; e quest’ultimo non ha avuto bisogno di particolari codici per, ad esempio, comprare armi prodotte nel mondo giudaico-cristiano: fabbriche di armi i cui proprietari e lavoratori magari vanno alle loro funzioni religiose per venerare il proprio dio, fabbriche che hanno anche la benedizione pastorale. Rilievo che ci lascia il dubbio sui codici di
condotta di qualunque religione, e sui comportamenti religiosi di quelli che non hanno codici (considerato che nessuna religione -a parte le forzate interpretazioni di chi cerca un alibi alla propria sete di potere- vuole affermarsi ammazzando il diverso).
E quindi? Forse e’ solo un gioco delle parti e, per esempio, ha ragione lo scienziato Edoardo Boncinelli -solo per citare una recente edizione letteraria- quando sostiene che “le religioni ci rendono stupidi”?
Il dibattito e il confronto e’ immenso. Noi, come utenti e consumatori e risparmiatori, in un mondo globalizzato che ha bisogno di regole condivise (che oggi sono quasi inesistenti o delle barzellette per accontentare i potenti di turno) poniamo il problema. E intanto cominciamo ad affrontarlo dialogando e cercando di capire, senza barriere nella testa e nel corpo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Referendum: La vittoria del No era preannunciata anche dalle App.

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

SmartphoneOgury, piattaforma di mobile data che permette di conoscere l’uso reale dell’intero dispositivo mobile di oltre 300 milioni di utenti nel mondo e 9 milioni di utenti in Italia, ha valutato i download delle app sul referendum, anticipando una possibile vittoria del No. L’applicazione “Costituendum” per il Sì è stata la più scaricata rispetto alle concorrenti “Io voto no” e “Comitato per il no”. Ma la “retention”, ossia per quanto tempo gli utenti hanno tenuto le app sul proprio smartphone, è stata migliore per quelle del No (72% di “Io Voto no” contro il 59% di “Costituendum”). L’app del Sì, infatti, proponeva domande sul referendum come fossero un gioco a punteggi con tanto di classifica finale. Però, una volta finito di giocare, veniva disinstallata. Al contrario, le App per il No erano di tipo più informativo, rivelandosi più utili per il cittadino simpatizzante del No.
“Non siamo esperti di politica” dichiara Francesca Lerario, Managing Director di Ogury Italia. “Ma abbiamo deciso di portare avanti questa analisi per dimostrare la nostra abilità nel capire con precisione ciò che le persone fanno con i propri smartphone. La nostra utenza infatti è ultra profilata” spiega Lerario, “e origina un network all’interno del quale siamo in grado di muoverci con totale precisione per assicurare i migliori risultati in termini sia di advertising, sia, come in questo caso, di ricerche”, conclude Lerario.

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Secondo il Tribunale di Napoli, è trascrivibile integralmente in Italia il certificato di nascita di un bambino nato in Spagna da una donna coniugata con un’altra donna

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

certificato-nascitaIn particolare, non contrasta con l’ordine pubblico l’indicazione di entrambe le donne come genitori e l’attribuzione al bambino del loro cognome.Il caso è stato patrocinato dagli avvocati di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford, Vincenzo Miri e Antonio Rotelli.
«È il primo caso in Italia in cui si riconosce la trascrivibilità integrale dell’atto di nascita di un bambino, figlio di una coppia formata da persone dello stesso sesso, in cui uno dei genitori non ha alcun legame né biologico né genetico con il minore – sottolinea l’Avv. Vincenzo Miri – In questo modo, si va oltre il caso deciso di recente dalla Corte di Cassazione (Cass. 19599/2016), in cui le donne avevano un legame con il bambino, biologico, una, e genetico, l’altra».«L’affermazione del Tribunale di Napoli più importante per le coppie dello stesso sesso italiane – dichiara l’Avv. Maria Grazia Sangalli, Presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI – è il riconoscimento del valore che ha il legame coniugale delle due donne, capace di consentire nell’interesse del minore di dare rilevanza giuridica al ruolo di madre che entrambe concretamente svolgono fin dalla sua nascita».«In un Paese come l’Italia in cui sembra impossibile parlare serenamente di matrimonio tra persone dello stesso sesso – afferma l’Avv. Antonio Rotelli – è un sollievo notare come per i magistrati sia chiara l’incidenza della cittadinanza europea in casi come questi. È, infatti, alla luce dei principi dell’ordinamento europeo e principalmente della tutela del minore – continua – che i giudici riconoscono rilevanza al rapporto di coniugio tra le due donne, legalmente costituito in Spagna». «Dovremmo ricordarci più spesso che a circolare liberamente all’interno dell’Unione europea non sono solo le persone, ma anche i loro diritti e le relative tutele. Provvedimenti come questi fanno ben sperare che presto anche le persone omosessuali in questo Paese potranno godere pienamente della loro cittadinanza italiana e europea», chiosa la Presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford, che ringrazia anche l’Avvocatura del Comune di Napoli, intervenuta nel giudizio per sostenere le ragioni di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford contro la tesi della Prefettura territoriale e del Ministero dell’Interno. (foto: certificato nascita)

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