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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 97

Poliziotto sparò a rom che tentò di investirlo

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2016

maccari-cie-kr5Ora sarà processato mentre lo zingaro ha continuato a delinquere “Dover pagare, letteralmente, tutta la vita solo per aver fatto il proprio lavoro è qualcosa che rischia di sovrastare e annegare nello sconforto ogni motivazione, ogni spinta ideale, ogni senso del dovere, di chiunque vesta una divisa. Un Poliziotto che per quindici anni ha svolto i suoi compiti in maniera assolutamente corretta e fedele, e che ha ricevuto un encomio per il suo lavoro, non può vedere spazzata via la sua serenità e marchiata senza pietà la sua carriera per aver tentato di difendere se stesso e gli altri. Sappiamo che le sentenze si rispettano – e questa comunque è solo quella di primo grado -, ma non si può tacere su quanto, nei fatti, tutto ciò sia avvertito da migliaia di tutori dell’ordine come una sconfitta atroce, e come il segno tangibile di una spada di Damocle con cui nessuno, con un po’ di sale in zucca, si sentirebbe di convivere preferendo piuttosto ‘girarsi dall’altra parte al momento giusto’. Non si può sopportare prima di vedersi arrivare addosso un’auto a tutta velocità e poi di vedersi condannare per aver tentato di fermare dei fuggitivi dopo aver rischiato di morire per il proprio lavoro. Oggi, come il giorno che decisero di processare il collega di Torino, gli diciamo che siamo con lui”. Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la notizia della condanna a nove mesi di reclusione e 60mila euro di provvisionale (da pagare in solido con il Ministero dell’interno) inflitta a un poliziotto di 42 anni accusato di lesioni colpose dopo che a Torino, il 15 dicembre del 2013, sparò contro due auto in fuga poi risultate rubate, una delle quali tentò di investirlo, poiché un ladro fu raggiunto da un colpo e ferito. Il poliziotto aveva 15 anni di servizio senza alcuna “macchia” e, anzi, aveva ricevuto un encomio. Per lo stesso fatto il nomade, Megaiver Sulejmanovic di 24 anni, che ha ammesso il furto dell’auto ed è stato accusato anche di resistenza aggravata, è stato condannato a un anno e un mese di reclusione. Il rom, che secondo la ricostruzione del PM subì “la perdita irreversibile dell’uso degli arti inferiori”, ad aprile del 2015 è stato poi fermato ancora alla guida di un’auto senza assicurazione, e nel novembre seguente è stato protagonista di un altro rocambolesco inseguimento, protrattosi per ben 28 chilometri, come accuratamente documentato dalla stampa nazionale. La pubblica accusa, per parte sua, nello scorso gennaio ha chiesto di processare il Poliziotto che avrebbe “agito con imprudenza e imperizia” poiché avrebbe “indirizzato i colpi in rapida successione su bersagli di ridotte dimensioni (i pneumatici) in repentino allontanamento ed in direzione obliqua rispetto alla sua posizione di tiro”, con l’aggravante di “aver agito nonostante la previsione dell’evento dal momento che le condizioni sopra descritte (orario notturno, illuminazione insufficiente) rendevano probabile il verificarsi del ferimento di qualcuno degli occupanti dei veicoli”. “Abbiamo detto allora e ribadiamo adesso che queste accuse rasentano l’incredibile. Non è stato il collega a scegliere di farsi quasi investire in piena notte – insiste Maccari -, tentare di fermare un’auto in fuga, sparare agli pneumatici, sembra uno scherzo di pessimo gusto ma davvero si contesta ai poliziotti di fare ciò per cui vanno in strada. Ma la risposta egualmente severa di uno Stato talmente intransigente da pretendere che fermiamo le auto che ci vogliono investire a mani nude dov’è quando si tratta di punire chi ci vuole ammazzare? Quale credibilità può mai avere un sistema che condanna un Poliziotto dalla carriera encomiabile a versare il proprio stipendio a vita solo per aver tentato di fermare un delinquente che, per tutta risposta, dopo aver subito questi danni ‘così gravi’ continua ad andare in giro continuando imperterrito a compiere allegramente i suoi crimini preferiti”.

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