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Archive for 21 dicembre 2016

Camogli: l’Oratorio di Natale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

fabio-luisi-1jpgCamogli Venerdì 23 dicembre 2016, alle 20.30, Solisti, Coro e Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala, diretti dal Maestro Fabio Luisi, aprono la stagione 2016/’17 del rinnovato Teatro Sociale di Camogli (GE), restituito al pubblico dopo quarant’anni di chiusura grazie ad un quinquennale lavoro di restauro.In programma una delle opere sacre più note di Johann Sebastian Bach, l’Oratorio di Natale (Weihnachts-Oratorium BWV 248), composto nel 1734 a Lipsia, dove il genio tedesco ricoprì fino alla sua scomparsa l’incarico di Kantor, direttore e maestro del coro della Thomaskirche, la Scuola di San Tommaso. L’Oratorio comprende sei Cantate dedicate al racconto dell’avvento di Cristo fino all’Epifania. I testi sono tratti dai Vangeli di Luca (per le prime quattro) e Matteo (quinta e sesta) ed affidati alla voce dell’Evangelista che dialoga con i singoli personaggi e il popolo, rispettivamente solisti e coro.
Verranno eseguite le prime tre Cantate: Nascita di Gesù, Annuncio e Adorazione dei Pastori.
Sul palco i solisti dell’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala Sophia Mchedlishvili (soprano), Dorothea Spilger (mezzosoprano), Giovanni Sebastiano Sala (tenore) e Dongho Kim (baritono), l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Teatro alla Scala, diretto dal Maestro fabio-luisiAlberto Malazzi.Fabio Luisi torna nuovamente a dirigere i giovani artisti dell’Accademia, dopo le fortunate esperienze vissute fra il 2013 e il 2015. Per gli allievi l’occasione di essere guidati da un direttore di fama indiscussa, già Principal del Metropolitan di New York, da poco nominato Direttore Principale dell’Orchestra della Danish National Symphony Orchestra e del Maggio Musicale Fiorentino, costituirà un’ulteriore opportunità di crescita nel loro biennale percorso di perfezionamento. E sarà anche l’occasione per esibirsi in una sala storica quanto prestigiosa, finalmente restituita alla collettività Il Teatro Sociale di Camogli, riconosciuto come Patrimonio Nazionale dal Ministero dei Beni Culturali, è un teatro all’italiana voluto da un gruppo di “caratisti” (così si chiamavano coloro che possedevano uno o più 24esimi di una nave) su progetto di Salvatore Bruno nella seconda metà dell’800 (aprì il 30 settembre del 1876), con quattro ordini di palchi per complessivi 500 posti.
La stagione 2016/17 dal titolo E la nave va, in omaggio ai naviganti-fondatori, con una programmazione ampia e variegata attraverso molteplici generi e linguaggi teatrali, si apre con un concerto che proietta il Teatro verso il futuro, con un Maestro straordinario alla guida di 46 giovani all’inizio del proprio viaggio. Biglietto Intero € 20 (Platea e I Ordine di Palchi); € 15 (II, III, IV Ordine di Palchi); Biglietto Ridotto € 18 (Platea e I Ordine di Palchi); € 12 (II, III, IV Ordine di Palchi); Fino ai 26 anni € 8.

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Spettacoli: Cibami” e “lettere di oppio”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

cibamipisu-foschiRoma Teatro dei conciatori Via dei conciatori, 5 Iiziana Foschi è protagonista di un doppio appuntamento il 29 – 31 dicembre 2016 con “Cibami” e “Lettere di oppio” dal 6 al 15 gennaio. Con “Cibami” la regia è di: Cinzia Villari, Autore: Stefano Benni e Cinzia Villari, Interpreti: Tiziana Foschi, Scene: Daniele Pittacci e Isabella Fagiano Musiche: Voce e chitarra Piji Luci e Immagini: Camilla Piccioni e con “Lettere di oppio” con la Regia: Federico Tolardo, Autore: Antonio Pisu, Interpreti: Tiziana Foschi Antonio Pisu, Scene: Tiziana Massaro, Costumi: Gisa Rinaldi, Luci: Stefano Lattavo.
Lo spettacolo “cibami” è un tragicomico acido. Si ride, ci si pente e poi si ride ancora. Attraverso il cibo, la drammaturgia contemporanea e la musica, si raccontano le voci della società : voci allegre, grottesche, arrabbiate, voci poco ascoltate, voci che per farsi sentire raggiungono a volte movimenti estremi. Un viaggio nel racconto narrato, contaminato da un continuo gioco musicale, un insolito racconto/concerto dove la parola, la musica, lo stomaco e i suoi linguaggi, seguendo un andamento ironico – brillante, si uniscono in un totale matrimonio di intenti. Il cibo ha il potere di deliziare, amareggiare, redimere, sconvolgere, eccitare, ispirare? Ecco allora tre storie che raccontano, con il cibo, l’amore, la fede, la seduzione e l’abbandono. La chimica dei sentimenti e l’incontro degli ingredienti, dunque Non è forse vero che quando viviamo un incontro eccitante ci sentiamo come lettere-di-oppiofrittelle a contatto con l’olio bollente? O che quando annusiamo l’arrosto dimenticato nel forno, proviamo lo stesso sconforto di un appuntamento mancato? I tre atti unici sono di Stefano Benni e Cinzia Villari. Autori diversi, eppure il ritmo della scrittura è in entrambi “musicale”, come le parole scelte mai a caso: a volte in rima, sempre ironiche e con momenti di vera poesia.
In “Lettere di oppio” la storia si colloca nel 1860 quando il Regno Unito, a causa delle dispute commerciali per l’oppio, è in guerra con la Cina da diciotto anni. A Londra, Dorothy Wellington, una nobildonna devota ai suoi abiti eleganti, attende con ansia, ormai da diversi anni, il ritorno dal fronte del marito George. A farle compagnia, nelle sue lunghe giornate di attesa e false speranze, c’è Thomas, un giovane, cinico ma fidato maggiordomo, il cui compito è quello di rassicurare costantemente Dorothy, leggendo e interpretando, in maniera piuttosto eccentrica e su richiesta della donna, la corrispondenza del marito in guerra. Quello che la signora Wellington ignora è che il marito è deceduto, ma Thomas, per paura di perdere il lavoro, le legge delle finte lettere scritte da lui stesso. Il giovane però, sentendo il peso della menzogna, non sa come rivelare la verità alla donna di cui si è intanto innamorato. Dorothy, dal canto suo, non è così candida e ingenua come sembra e a questo punto i ruoli s’invertono…
In un gioco continuo tra sogno e realtà i pensieri dei due protagonisti si scontrano, si intrecciano, si sfidano, instaurando un rapporto intimo, divertente, ironico, ma soprattutto profondo. Lettere di Oppio ci accompagna in un’epoca affascinante, parlandoci di dinamiche tra esseri umani eterne nel tempo. Una storia quindi sempre attuale, narrata con taglio moderno, che fa divertire, riflettere e appassionare.
TIPOLOGIA BIGLIETTI: € 18,00 + tessera obbligatoria di 2 € ORARIO SPETTACOLI: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00 (foto: cibami, Lettere di Oppio, Pisu – Foschi)

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Il soprano Chiara Taigi conquista il cuore del pubblico brasiliano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

chiara-taigichiara-taigi1Dopo lo straordinario successo riscosso al Teatro Colòn di Buenos Aires, nel ruolo di Lady Macbeth, e in seguito al ricordo offerto a Daniela Dessì, in occasione della sua esibizione a Domenica In, condotta da Pippo Baudo con Chiara Francini, il soprano di fama internazionale Chiara Taigi sbarca in Brasile in Fosca, l’opera lirica in quattro atti di Antônio Carlos Gomes. Fosca racconta un’affascinante e coinvolgente storia di pirateria nell’Adriatico ed è ambientata nel Medioevo. Lo spartito rivela una struttura vocale che tende al superamento della dicotomia recitativo-aria. L’opera è andata in scena al Theatro Municipal de São Paulo nei giorni 8, 10, 11, 13, 15 e 17 dicembre. La critica ha commentato così: “Una Fosca non si poteva considerare migliore, una donna Italiana dal temperamento corsaro, una voce in cui i filati stupiscono assieme ai gravi, un nome Chiara Taigi.”
Chiara Taigi ha dimostrato di adeguarsi ai più disparati tipi di repertorio, ha saputo plasmare il suo personaggio con grande talento, regalando al pubblico un’interpretazione di vibrante luminosità espressiva. Ascoltare la sua voce e osservare come essa esprime, attraverso la mimica e la dinamica, lo stato d’animo del suo personaggio è un’esperienza emozionante. Una voce limpida, potente, dominata, flessibile, ben controllata, morbida nel fraseggio. Semplicemente sublime! Al termine di ogni replica, applausi calorosi hanno accolto l’artista che con indiscutibile talento ha messo in evidenza le notevoli risorse coloristiche di cui dispone con una sorprendente varietà di accenti. Un’esperienza e un’opera che hanno arricchito ancor di più la sua brillante carriera. Ben 25 anni dedicati alla sua passione più grande: la musica.Chiara Taigi: “Mi è piaciuto ritornare a cantare il genio Carlos Gomes che profonde immense melodie, tutte splendide, specialmente i duetti. In particolare, sono felice di chiara-taigi2esser stata nella dimensione surreale del Maestro Stefano Poda che ci rende tutti immortali. La protagonista muore in piedi catarticamente ed è sempre accompagnata da mimi, attori e ballerini, trovando una dimensione eterica del suo essere un personaggio della leggenda. Cito anche il grande lavoro musicale con il Maestro Edoardo Strauss, un futuro astro nascente della direzione. Paolo Ciani, assistente del Maestro Poda, è stato indispensabile ai fini di una risoluzione concreta della drammaturgia. Oltre all’aspetto professionale, c’è da dire che tutte le compagnie con cui lavoro diventano le mie famiglie acquisite. Esiste una totale coesione di gioia e intenti con i miei colleghi, su tutti il soprano che interpretava la mia rivale, che tale non era per l’affetto che ci siamo volute, vale a dire il soprano Masamy Ganev. Tuttavia, sarei ingiusta se non citassi gli uomini della compagnia a cui tengo molto: Leonardo Neiva, Sun Kyushu Park, Lukas Golinski. Giorno dopo giorno, ho instaurato una bellissima amicizia con il Maestro del Coro Bruno Greco Facio e con tutta l’Orchestra. Di questa esperienza, porterò nel cuore la bellezza dello spettacolo del maestro Poda e tutto l’orgoglio del popolo Brasiliano. L’espressione che proporrò a tutti coloro che devono onorare il proprio lavoro senza lamentele è: “Buona Energia” e, come si dice qui, “Tudas Gioia”. Grazie San Paulo!”. Prossimamente, Chiara Taigi ritornerà in Italia con tanti nuovi progetti. Il 23 dicembre, alle ore 08:00, sarà ospite del programma “Bel tempo si spera”, in onda su TV 2000. Non perdete la trasmissione! (foto: Chiara Taigi)

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Bilancio di Roma: sfida del rigore accettata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

andrea-mazzilloRoma di Andrea Mazzillo, assessore al Bilancio. Pur “valutando positivamente la politica di bilancio ispirata a principi di prudenza adottata dall’ente”, l’Organo di revisione finanziaria del Campidoglio (Oref), ha dato parere non favorevole allo schema di bilancio di previsione 2017-2019 adottato dalla giunta lo scorso 15 novembre. Valuteremo le prescrizioni e le osservazioni dell’Oref, in modo che la giunta possa adottare al più presto un nuovo schema di bilancio da sottoporre all’Assemblea capitolina. I revisori contabili sono stati particolarmente rigorosi nella loro analisi e noi vogliamo raccogliere questa sfida al rigore.Analoghi rilievi effettuati dall’Oref in passato non hanno mai prodotto pareri negativi e le valutazioni espresse oggi sono riferibili non al bilancio corrente ma a criticità ereditate dalle passate amministrazioni. Le consideriamo un’opportunità per migliorare ulteriormente il documento fondamentale per l’azione amministrativa per il prossimo triennio.Cominceremo affrontando il riconoscimento dei debiti fuori bilancio, che consentirà di dare ossigeno ai debitori e fornitori di Roma Capitale, e dunque alle imprese. Spiace solo che non ci siano, a questo punto, i tempi tecnici per poter approvare il bilancio entro il 31 dicembre. Ci sono comunque i tempi per predisporre un nuovo schema di bilancio ed approvarlo entro i termini stabiliti dalle norme (28 febbraio 2017) visto che con largo anticipo eravamo pronti ad approvare il Bilancio, una cosa più unica che rara. Non si ferma la nostra azione amministrativa improntata a principi di trasparenza e rigore contabile. Come riconosciuto dallo stesso Oref, questo è un bilancio vero, ispirato a criteri di prudenza e credibilità. Dopo le opportune modifiche lo riproporremo, con più forza e determinazione di prima. (fonte blog di Grillo)

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Grotta dei Desideri, le iscrizioni si chiuderanno il 4 marzo 2017

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

graziano-amadoriAMANTEA (Cs) – Talento e formazione. Sono queste le linee guida dell’edizione 2017 della Grotta dei desideri, la tredicesima della serie. Il talento è quello messo in campo dagli artisti del taglio e del cucito che già copiosi hanno iniziato a presentare richiesta d’iscrizione alla selezione per le fasi finali dell’importante fashion contest. Formazione perché la kermesse che si svilupperà nel prossimo mese di agosto seguendo un calendario di quattro diverse serate, da giorno 1 al 4, per la prima volta riserverà due borse di studio agli studenti che sceglieranno di effettuare un periodo di tirocinio nell’ambito della gestione organizzativa dell’evento.
«Abbiamo sempre seguito – spiega il direttore artistico della kermesse Ernesto Pastore – la strada del merito e dell’innovazione. Per la prossima estate queste due direttrici si manifesteranno in maniera ancora più eclatante, sia nei confronti degli stilisti, sia verso gli stagisti. I fashion designer che si contenderanno la vittoria finale gareggeranno per due distinte borse di studio: primo classificato 2 mila euro; per chi arriva secondo il premio è di 700 euro. Confermati anche le attribuzioni riservate agli sponsor e dedicate al vincitore della Fashion dinner e a colui che si aggiudica il premio della Stampa. Infine due assegni di formazione da 250 euro cadauno saranno dedicati agli studenti dei corsi di cinematografia e di fotografia della Rome University of Fine Arts che saranno selezionati per un tirocinio formativo attivo. Ma non è tutto. Nel prossimo mese di febbraio sarà pubblicato il bando per determinare il cast delle modelle che prenderanno parte alle diverse fasi dell’evento. Il fatto che anche questa selezione sia pubblica consente alle ragazze di partecipare in tutta libertà, senza vincoli da parte di agenzie o di presunti talent-scout. Altro elemento da sottolineare è la data di scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione da parte degli stilisti: 4 marzo 2017. Un omaggio, neanche troppo velato, alla memoria di Lucio Dalla e alla sua straordinaria arte».
ileana-colavittoL’evento, patrocinato dall’Assessorato al turismo del comune di Amantea e da Banca Mediolanum, è realizzato con il supporto dello studio di comunicazione Emmedia, dell’hotel “La Principessa”, della Rome University of Fine Arts e dello studio di consulenza legale dell’avvocato Ilaria Dolores Lupi. Il concorso è indirizzato a giovani stilisti diplomati, agli studenti degli istituti superiori pubblici e privati, alle accademie di design, moda e modellistica, alle università e alle scuole professionali. Possono partecipare altresì gli stilisti che abbiano già aperto un proprio atelier da meno di sei anni. L’evento si svolgerà ad Amantea dall’1 al 4 agosto, secondo un preciso calendario di serate e di eventi. La commissione esaminatrice, delegata dalla direzione artistica e presieduta dal maestro Graziano Amadori, sceglierà i concorrenti ritenuti, a suo insindacabile giudizio, più meritevoli di partecipare all’evento, sulla base di criteri di scelta predefiniti quali: stile, fattibilità, originalità, innovazione e sperimentazione.
«Il progetto – conclude lo stesso direttore artistico – vuole celebrare la relazione tra la moda, l’arte e la cultura: tra grandi ospiti e momenti di riflessione. Lo spettacolo, uno dei pochi esempi in Italia, è stato istituzionalizzato dal comune di Amantea con la delibera di giunta numero 333 del 25 novembre 2010 e nello stesso anno è stato dichiarato “evento di eccellenza” dalla Camera della moda. L’intento è promuovere i giovani talenti emergenti del mondo della moda e dar loro una possibilità di confronto, formazione, crescita professionale e visibilità».I partecipanti al concorso possono esprimere la propria espressività in massima libertà, senza temi fissi. I prescelti dovranno presentare gli abiti facendo riferimento alla taglia 42. I nominativi degli stilisti prescelti ammessi alla fase finale verranno pubblicati online sul sito lagrottadeidesideri.wordpress.com entro e non oltre il prossimo 30 marzo 2017. Per essere sempre informati basta collegarsi al blog ufficiale dell’evento http://lagrottadeidesideri. worpress.com o consultare la pagina Facebook ufficiale (foto: graziano amadori, Ileana Colavitto)

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Il centro che tratterà in Marocco bambini con malattie cardiache congenite

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

cardiologiaE’ frutto dell’impegno di una fondazione umanitaria italiana, l’EHC (European Heart for Children) con sede a Nizza presso la Società Europea di Cardiologia, il primo e unico centro che tratterà in Marocco bambini con malattie cardiache congenite, che riguardano ben 5.000 nuovi casi l’anno. L’unità operativa sarà realizzata nel prossimo anno e gli interventi sui piccoli pazienti con equipe formate e strumentazioni di grande livello saranno possibili già nel 2018. L’annuncio in chiusura dei lavori del 77 congresso Sic svoltosi a Roma alla presenza di 2.500 specialisti, sotto la presidenza del prof. Francesco Romeo che ha aderito con entusiasmo al progetto umanitario della Fondazione EHC.
“Ho concepito l’idea di questa Fondazione durante il mio incarico di presidente della Società Europea di Cardiologia – spiega il prof. Roberto Ferrari, direttore della Cardiologia dell’Università di Ferrara e membro del Board di EHC – dal 2009, grazie ai fondi raccolti durante congressi e da singoli benefattori, abbiamo visitato oltre 2100 bambini, quasi 300 quelli operati e salvati, 9 portati in Italia per interventi chirurgici complessi. Grazie a borse di studio, sono stati formati medici e personale sanitario che hanno prestato la loro opera in paesi tormentati come Iraq del Nord, Siria, Tunisia, Haiti, Camerun, Romania, Egitto e Marocco. E proprio in questo paese ora stiamo iniziando la costruzione di una sede nell’ospedale CHU Ibn Rochd di Casablanca, dove, una volta completati i lavori, potremo trattare gratuitamente i bambini affetti da malattie cardiache congenite. Prevediamo 500 interventi l’anno, che diventeranno 1.000 nel tempo.”
Nel board della Fondazione, oltre al prof. Ferrari, alla regista Claudia Florio, al presidente ESC Francisco Pinto e al responsabile del Dipartimento di Cardiologia del prestigioso ospedale Pitiè – Salpetriere di Parigi, Michel Komajda, ora è stato eletto il prof. Francesco Romeo, presidente uscente di SIC. “Con l’entrata del prof. Romeo nella nostra Fondazione – afferma il prof. Ferrari – anche la SIC assume una nuova dimensione: una moderna società scientifica deve occuparsi di portare avanti il proprio ruolo scientifico, educazionale ed organizzativo, ma non deve dimenticare l’aspetto umanitario.” (foto: cardiologia)

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Zika: è lotta contro il tempo per il vaccino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

zibra-natalzibra-natal1Presentati i risultati di ZiBra, studio condotto da due anni in cinque Stati del Nord-Est del Brasile. Marta Giovannetti, ricercatrice che porta avanti il progetto: “Non abbiamo ancora abbastanza informazioni per correlare sintomi, effetti e genotipo virale”. Prosegue lo studio dei casi. Sperando che, nel frattempo, il virus non mutiÈ diventato ‘famoso’ poco meno di 70 anni dopo la sua scoperta, avvenuta in Africa nel 1947. Eppure, il genotipo che per primo ha fatto registrare casi significativi del virus Zika non è quello africano, ma asiatico. Zika ha scatenato, nei mesi scorsi, vere e proprie sindromi di panico per quanti dovevano recarsi nel sub-continente brasiliano, dopo l’esplosione di alcuni casi di particolare gravità, tra cui quelli che lo associavano alla microcefalia dei feti di alcune donne incinta infettate. “Un virus che comunque non è mortale”, come specificato oggi dalla dottoressa Marta Giovannetti, ricercatrice presso il laboratorio di Hematologia e Biologia Computational dell’Instituto Gonçalo Moniz a Salvador, nello Stato di Bahia, in Brasile.
Giovannetti ha parlato nell’ambito di un seminario dal titolo ZiBra, analisi in tempo reale sul virus Zika in Brasile, organizzato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma, dove ha presentato, insieme con il Prof. Massimo Ciccozzi dell’ISS e la dottoressa Silvia Angeletti dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, i risultati di due anni di studi sul campo.
“Con il progetto ZiBra – ha detto Giovannetti – abbiamo cercato e stiamo cercando di fare screening della popolazione potenzialmente infetta di cinque Stati del Nord-Est del Paese, quelli più poveri: Rio Grande do Norte, Paraiba, Algoas, Bahia e Pernambuco. Che sono, in generale, anche gli Stati in cui si è registrata la maggior parte dei casi dell’epidemia dell’anno scorso”.
Il primo anno è servito alla dottoressa e agli altri ricercatori coinvolti per standardizzare le procedure dei laboratori ‘di referenza nazionale’ dell’area, quella meno sviluppata dal punto di vista tecnologico, dove hanno trovato poche attrezzature di base e nessuna conoscenza del genotipo virale. Quindi, sono passati a dare una mano ai colleghi brasiliani con le diagnosi rapide e differenziali. “Al momento, nei cinque Stati in cui abbiamo lavorato sono stati notificati circa 10mila casi di possibile contagio Zika, ma quelli di persone realmente affette dal virus sono molti di meno”, spiega Giovannetti, che aggiunge: “Dopo l’epidemia sono arrivati tanti fondi per la ricerca. Ma, almeno all’inizio, non c’erano strutture adatte, personale qualificato, strumenti sensibili per riconoscere il virus. Non avevano protocolli standardizzati per un virus che era loro sconosciuto. Anche perché presenta sintomi simili a quelli di infezioni causate da altri virus correlati, come Dengue, Chikungunya e Febbre Gialla”.
Inizialmente si pensava che il virus fosse giunto in Brasile con il massiccio afflusso di persone volate nel Paese in occasione della Coppa del Mondo di calcio del 2014. “Ma poi, i nostri studi hanno dimostrato che verosimilmente Zika è arrivato lì già con la Confederations Cup del 2013”, chiarisce Giovannetti. Fino a pochi mesi prima, quando si sono registrati i primi episodi gravi in Polinesia francese, lo Zika-virus non era mai stato considerato dalla comunità scientifica internazionale come un problema di salute pubblica per l’uomo. “Ma in quell’anno – spiega ancora la ricercatrice – alcune persone infettate ebbero problemi seri, tra cui la sindrome neurologica di Guillain-Barrè, che causa gravi alterazioni a livello motorio e neurologico, fino ad arrivare alla paralisi”.
Per questo, Marta ha deciso di trasferirsi in Brasile, accedendo ai dati epidemiologici dei cinque Stati. “In due anni abbiamo valutato campioni di plasma e siero di oltre il 20 per cento dei casi segnalati nel Nord-Est: 1.500-1.600 in tutto, di cui circa 300 risultati positivi per Zika-virus: più o meno il 12 per cento della popolazione con sintomi”. “Ma di questi – specifica Giovannetti – meno del 2 per cento è andata poi incontro a conseguenze particolarmente gravi: qualche decina di persone in tutto. Il resto della popolazione è guarita senza strascichi”. Tra l’altro, la letteratura indica che l’80 per cento delle persone infettate risultano del tutto asintomatiche, cioè guariscono senza neppure avere segnali della malattia, che sono di solito febbre, mialgia, esantema e dolori articolari.
Lo Zika si trasmette solo attraverso la puntura di un “vettore competente”: un mosquito (o zanzara) femmina. “La sopravvivenza del virus è direttamente correlata a quella dei mosquitos”, spiega Giovannetti. “Anche per questo in Europa, dove il clima non è tropicale, la popolazione può stare abbastanza tranquilla: l’ambiente non è favorevole allo sviluppo dei mosquitos come in Brasile”, rimarca la ricercatrice.Perciò, secondo la ricercatrice “il danno mediatico generato per il Brasile dall’allarme-Zika è stato ben più grande rispetto alla realtà del rischio. Vivo in Brasile da due anni e, pur essendo stata punta da migliaia di mosquitos, non ho avuto nessun tipo di patologia o alterazione”.Oltre allo screening, i ricercatori sono riusciti a identificare 65 cloni identici del genoma del virus in altrettanti pazienti e stanno completando i test su altre 50-60 sequenze di DNA. “Prima, nelle banche dati erano presenti appena 5 genomi. Aumentare il numero di ‘carte d’identità’ uguali del virus riscontrate sulla popolazione e poterle legare a specifici sintomi consentirà, quando avremo raggiunto i 500-600 casi, di avere quella ‘massa critica’ di dati che servirà alla comunità scientifica internazionale per legare con certezza determinati sintomi al virus. Attualmente, ad esempio, nonostante la risonanza mediatica che si è avuta, non esiste una base scientifica certa che leghi l’infezione agli episodi di microcefalia registrati nei feti delle donne incinta. Stiamo lottando contro un fantasma”, spiega Giovannetti. Il virus, infatti, fa registrare spesso casi sporadici e sfugge, quindi, all’identificazione che porterebbe alla creazione di contromisure farmacologiche. I ricercatori di ZiBra hanno lasciato ai vari laboratori ‘di referenza nazionale’ dei cinque Stati in cui hanno condotto i test il loro know-how, numerosi reagenti e i protocolli ottimizzati, “gli stessi validati dall’Organizzazione Mondiale della zibra-natal2zibra-natal3Sanità”, specifica Giovannetti. Ora, in attesa della nuova ondata di epidemia, prevista per il prossimo marzo – quando tornerà la stagione delle piogge – per la ricercatrice e il team in cui opera è una lotta contro il tempo: “Per poter parlare di vaccini mancano troppi tasselli. Sono necessarie altre conferme e la riproduzione delle stesse condizioni d’infezione causate nell’uomo dal virus sia in vitro che in vivo. Ma, poiché i sintomi sono tanto variabili, non è stato ancora possibile arrivare a questa fase”. Una buona notizia, comunque, c’è: “Abbiamo vinto ulteriori finanziamenti per un nuovo progetto, ZiBra2 – fa sapere la ricercatrice –. Questo ci consentirà di ripetere quanto fatto finora nei cinque Stati sull’intero territorio del Brasile, estendendoci anche alle regioni Nord, Sud e Sud-Est. Così, potremo avere un’immagine complessiva di ciò che sta accadendo, sul fronte del virus, in tutto il Paese”. E il futuro della prevenzione? “Se – chiarisce Giovannetti – la seconda ondata dell’epidemia sarà portata dal medesimo genotipo virale, allora ci sono buone possibilità di approfondire in modo decisivo la sua conoscenza, oltre ad avere un’epidemia più lieve rispetto a quella del 2015, perché un buon numero di persone è già immunizzato”. “Se il virus rimane come quello dell’anno scorso – auspica la ricercatrice intervenuta all’UCBM – potremo comprendere i suoi meccanismi patogenetici, per cercare di disegnare linee guida e strategie di prevenzione che oggi non esistono. Ma se il virus muta talmente tanto da generare varianti nuove, dovremo ricominciare tutto daccapo”. (foto: Zibra Natal)

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Università: ripristinare i fondi per il diritto allo studio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

università bocconiMilano. “Incrementare e comunque ripristinare i fondi previsti per il finanziamento del capitolo diritto allo studio universitario”. E questo l’oggetto di un ordine del giorno al bilancio regionale firmato dal consigliere del M5S Lombardia Andrea Fiasconaro che raccoglie la denuncia del Sindacato Universitario Link che rilevava, nei giorni scorsi, un taglio al diritto allo studio e per le borse di studio per un totale di quasi 11 milioni di euro con una riduzione del 35 per cento, rispetto alla situazione pre-tagli, che ammontava complessivamente a 31,5 milioni di euro. Per Fiasconaro: “La Lombardia deve garantire il diritto allo studio senza se e senza ma. Tra gli obiettivi prioritari dell’azione di Governo di Maroni c’è il rafforzamento del sistema universitario e un più efficace sostegno degli studenti capaci e meritevoli. Questi tagli sono intollerabili perché vanno in direzione diametralmente opposta. Tra l’altro, uno degli obiettivi della strategia Europea 2020 è l’aumento del 40 per cento dei 30-34enni con un’istruzione universitaria. La Lombardia, se davvero vuole definirsi eccellente, non può stare alla finestra e ci auguriamo che il nostro ordine del giorno trovi il consenso e il sostegno di tutte le forze politiche”.

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Luca Bergamo alla quinta edizione degli Stati generali della cultura de Il Sole 24 Ore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

luca-bergamoRoma Luca Bergamo vice sindaco e assessore alla cultura del comune di Roma è intervenuto alla quinta edizione degli Stati Generali della Cultura organizzati a Roma da Il Sole 24 Ore a partire dal Manifesto per la Cultura promosso nel 2012 dal Direttore de Il Sole 24 Ore Roberto Napoletano. “Negli anni – ha precisato l’Assessore Bergamo – le istituzioni sono diventate attori importanti, ma ognuna separata dall’altra, visto che non hanno avuto un mandato per generare un impatto sulla città. Questo primo atto è di riordino e riorganizzazione che cambia un po’ anche il profilo delle istituzioni culturali a cui viene chiesto non solo di essere delle macchine di produzione economica, ma motori per lo sviluppo di competenza sul territorio”. E soggiunge: “La domanda che faccio io ai privati è: siete disponibili a discutere interventi che hanno un fortissimo valore sociale, che hanno meno immagine ma che sono un elemento di ricostruzione delle condizioni per lo sviluppo economico? Questo discorso va fatto e deve essere anche incorporato in forme di revisione dell’Art bonus, per capire come l’investimento in zone meno servite dalle iniziative culturali riceva dalla normativa stessa dei benefici particolari. Non abbiamo solo bisogno di stabilire un rapporto tra pubblico e privato, ma che questo vada a finire in un determinato posto”.
Sempre sul tema dell’Art bonus e del rapporto tra pubblico e privato, l’Assessore Bergamo ha aggiunto che “la capacità di orientare gli investimenti privati dipende dagli atti di indirizzo generale per cui il Comune ha alcune leve di micro fiscalità. Viceversa, lo Stato nazionale ha delle leve molto più importanti. A me – ha aggiunto Bergamo – piacerebbe molto discutere con il Governo nazionale se e in che misura si possono inserire delle politiche di promozione della partecipazione privata alla vita culturale, degli elementi che consentano e incentivino l’investimento privato nelle zone che ne hanno più bisogno dal punto di vista della coesione sociale”. Per quanto riguarda il comune di Roma l’assessore ha reso noto che spera di portare in giunta un primo provvedimento per trasformare le istituzioni partecipate culturali in un sistema. Si tratta di 12 realtà che assorbono il 93% del bilancio”.

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Piergiorgio Welby, nel decimo anniversario dalla morte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

luca-coscioniL’Associazione Luca Coscioni ieri alla Camera per ricordare Piergiorgio Welby, a dieci anni dalla sua scomparsa per ribadire l’appello alle Istituzioni: i cittadini chiedono una legge per regolamentare le scelte di fine vita (il 77% degli italiani secondo i dati della ricerca SWG dicembre 2016). “Abbiamo fiducia nella volontà di molti parlamentari di voler arrivare ad una buona legge sul testamento biologico. Al tempo stesso, non possiamo lasciare cadere le richieste dei malati. Non siamo a favore dell’eutanasia, ma contro l’eutanasia clandestina e per l’eutanasia legale”, afferma Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna Eutanasia Legale. Tante le personalità presenti per sostenere l’appello: al fianco di Emma Bonino e Mina Welby, l’On. Donata Lenzi, relatrice sulle DAT (Disposizione Anticipate di Trattamento), gli Onorevoli Stella Bianchi, Fabrizio Cicchitto, Giuseppe Civati, Pia Locatelli, Sergio Lo Giudice, Luigi Manconi, Gianni Melilla, Beatrice Brignone, Matteo Mantero, Silvia Amati, Benedetto Della Vedova e Riccardo Nencini. A ricordare la battaglia di Welby anche il Comitato Etico di Fondazione Umberto Veronesi che, su input del Professore, ha stilato la “Mozione del Comitato Etico sui profili etici dell’eutanasia”, presentata da Marco Annoni. Welby, radicale, Co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni, riuscì a ottenere il diritto a morire senza soffrire, grazie al coraggio di un medico che aveva deciso di rischiare 15 anni di carcere per la libertà. Sono passati dieci anni: che cosa è cambiato? Le libertà civili hanno fatto grandi passi avanti e i cittadini chiedono che le Istituzioni seguano questo progresso.
Anche grazie ai casi Nuvoli, Englaro, Velati, Fanelli e, più recentemente, Walter Piludu, malato di Sla che, affidandosi all’Associazione Luca Coscioni, ha ottenuto dal tribunale di Cagliari ciò che il Tribunale di Roma negò a Welby: l’ordine alla Asl di sospendere le terapie e morire senza soffrire.
In Europa l’eutanasia è legale nei Paesi Bassi, in Belgio e in Lussemburgo, mentre in Svizzera lo stato consente quello che viene definito il “suicidio assistito”. In Italia invece una norma che regoli la materia è completamente assente.
Qualcosa finalmente si muove, anche in Parlamento: il 7 dicembre la Commissione Affari sociali della Camera dà il via libera al testo sul testamento biologico. L’On. Donata Lenzi, relatrice sulle DAT (Disposizione Anticipate di Trattamento), ha affermato che confida di riuscire ad approvare il testo entro la fine della legislatura: è lo stesso auspicio dell’Associazione Luca Coscioni, a prescindere dai miglioramenti che ancora si potranno apportare al testo. “Il termine per gli emendamenti è il 12 gennaio, ci auguriamo il proseguimento dei lavori in Aula in tempi brevi per approvare una riforma di civiltà attesa da anni. Parallelamente alla discussione del testo, rilanciamo il nostro appello al Ministero della Salute affinché intervenga con una circolare che dia indicazioni precise affinché non sia più necessario l’intervento di un giudice per far rispettare le volontà della persona malata che chiede solo il rispetto di un diritto costituzionalmente garantito, come affermato nella sentenza del Tribunale di Cagliari sul ricorso presentato da Walter Piludu”, conclude Marco Cappato.

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Energia: nel 2017 si paghera di più, ma il garante “inganna” i consumatori!

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

energia-elettricaL’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, continua imperterrita la campagna informativa sulla riforma tariffaria dell’elettricità per i clienti domestici. Lasciando trapelare, però, un’informazione ingannevole e illusoria.
Il video diffuso dall’Aeegsi sul proprio canale Youtube, che ha come protagonisti vari elettrodomestici che elencano tutti i benefici e i vantaggi della nuova riforma, sembra, infatti, fuorviare i consumatori.
Il messaggio che si vuole far passare è che la riforma della tariffa elettrica tuteli le classi sociali più svantaggiate, i più deboli e le famiglie più bisognose. Il bonus sociale a cui si fa riferimento, presentato come una novità introdotta dalla nuova riforma, in realtà esisteva anche antecedentemente ad essa.
Codici mette in allerta i consumatori, affinché sappiano come stanno realmente le cose: ad essere svantaggiati sono esclusivamente i più bisognosi, le famiglie in difficoltà economica, gli anziani ma anche i single, che in virtù di un consumo più ridotto, per motivi economici o di nucleo famigliare, si ritrovano invece a dover pagare di più.
Lo spot è l’esatto contrario di quanto approvato dall’Autorità. La riforma, infatti, agevola il consumo dell’energia, di conseguenza, chi sarà penalizzato? Ovviamente chi tenderà a risparmiare si ritroverà in bolletta cifre spropositate. Saranno i piccoli consumatori di energia a subirne le conseguenze, gli stessi che magari, proprio per risparmiare, si saranno attivati in interventi di efficienza energetica, come sostituzione degli infissi, lampadine a basso consumo energenetico, o semplici accortezze che a rigor di logica, avrebbero dovuto favorire un beneficio economico.
Invece, una riforma tariffaria presentata, in modo ingannevole, come favorevole alle classi sociali più deboli, diventa di fatto una tariffa per ricchi. Ad essere premiato, paradossalmente, è chi consuma di più.
E’ assurdo che l’Aeegsi continui, non solo, a lanciare messaggi che risultano travianti per i consumatori, ma che lo faccia anche a loro spese: lo spot infatti è un messaggio istituzionale, dunque realizzato grazie ai soldi dei cittadini, ma è chiaro che ad essere favoriti saranno esclusivamente i distributori di energia, gli unici, a quanto pare, di cui si cerca di favorire gli interessi.

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Veneto: prima regione italiana vitivinicola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

antica-vite-150x150Circa mezzo milione di quintali in più di uva: ecco il risultato del vigneto veneto 2016, dovuto al migliore andamento climatico rispetto al 2015 ed in forza dei nuovi impianti entrati in produzione quest’anno. Il 4% in più di uva raccolta tra fine estate e autunno, percentuale che mantiene il Veneto prima regione vitivinicola italiana, con una produzione superiore ai 13 milioni di quintali (12,5 nel 2015, pari a 9,7 milioni di ettolitri, il 19,5% della produzione italiana e il 3,5% di quella mondiale).
Giovedì prossimo, 22 dicembre (ore 10,00) a Lonigo-Vi, presso la Cantina dei Colli Berici-Collis Group, il tradizionale unico appuntamento del genere in Italia, a cura dei tecnici di Regione, Veneto Agricoltura-Europe Direct e Avepa, ed in assoluta anteprima, proporrà il quadro generale dei dati della vendemmia 2016.
Nell’occasione sarà anche presentato il consuntivo risultante dalle dichiarazioni dei produttori. Inoltre verrà approfondito con alcuni “case history” il complesso scenario dei mercati internazionali nell’ottica degli interessi dell’export del vino veneto, molto dinamico ma ancora con margini di crescita. Tante infatti sono le cose che comunque rimangono da fare, a cominciare dalla riconquista del mercato interno (dal 2008 i consumi sono in calo), dal rafforzamento della presenza dei nostri vini all’estero e dalla lotta alle truffe, sempre in agguato. Se ne parlerà con esperti del settore ed alla presenza dell’Assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan e del Direttore di Veneto Agricoltura Alberto Negro.

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Tumori urologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

tumore-renePer la prima volta è definita una strategia condivisa per trattare i tumori urologici. In particolare sono stabiliti i volumi minimi di attività necessari per ciascuna patologia, a cui dovranno attenersi i team multidisciplinari chiamati a curare i pazienti. Con chiari vantaggi grazie alla definizione dei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA): da un lato miglioreranno l’appropriatezza e la qualità delle prestazioni, dall’altro si avranno risparmi e riduzione dei costi per il sistema sanitario evitando esami inutili. La linea condivisa è contenuta nel documento di consenso sul team multidisciplinare uro-oncologico firmato a Milano in una Consensus Conference da sette società scientifiche: AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), AIRB (Società Italiana di Radiobiologia), AIRO (Associazione Italiana Radioterapia Oncologica), AURO (Associazione Urologi Italiani), CIPOMO (Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri), SIU (Società Italiana di Urologia) e SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica). Nel nostro Paese sono diagnosticati annualmente oltre 77.000 nuovi casi di queste neoplasie (34.400 prostata, 26.600 vescica, 13.400 rene e vie urinarie, 2.500 testicolo, 470 pene), che rappresentano il 21% del totale delle diagnosi di cancro (365.000 stimate nel 2016). “La patologia oncologica in ambito urologico necessita sempre più di una formazione e di un approccio multidisciplinare – affermano Carmine Pinto (presidente AIOM), Riccardo Santoni (presidente AIRB), Elvio Russi (presidente AIRO), Michele Gallucci (presidente AURO), Maurizio Tomirotti (presidente CIPOMO), Vincenzo Mirone (segretario generale SIU) e Riccardo Valdagni (presidente SIUrO) -. Ogni team multidisciplinare uro-oncologico deve prevedere un nucleo centrale (core team) composto dalle figure professionali prevalentemente coinvolte nel processo di diagnosi e cura (urologo, oncologo medico e oncologo radioterapista) e un non core team multidisciplinare e multi professionale che può essere coinvolto su richiesta del nucleo centrale. Va inoltre definita la figura di coordinamento clinico-scientifico e organizzativo all’interno di ogni team. Vogliamo migliorare l’appropriatezza diagnostica e terapeutica, rendere accessibili a tutti le cure più efficaci e migliorare la qualità di vita e l’adesione alle terapie da parte dei pazienti, ottimizzando così l’uso delle risorse”. I dati della letteratura indicano che i team multidisciplinari, rispetto alla valutazione mono-specialistica, possono modificare il processo diagnostico-terapeutico in maniera rilevante garantendo risparmi importanti: ad esempio nel tumore della prostata fino al 20% dei casi, nella vescica fino al 22-40% e nel rene fino al 17-35%. Il documento di consenso prodotto dalle Società scientifiche coinvolte in questo progetto costituisce la base per l’interazione dei team multidisciplinari con le Direzioni Aziendali per definirne l’applicazione locale attraverso percorsi interni o nell’ambito delle reti oncologiche regionali.

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Indagini a Firenze per turbativa d’asta, Donzelli e Torselli: “Ippodromo abbandonato da anni, si faccia chiarezza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

firenze“Il ministro dello sport Luca Lotti e il sindaco di Firenze Dario Nardella smentiscano di aver fatto pressioni su alcuni imprenditori per favorire l’affidamento dell’ippodromo Le Mulina di Firenze alla srl Pegaso di cui erano amministratori Guo Sheng Zheng, Oliviero Fani e Luisa Chiavai, che oggi scopriamo essere indagati dalla Procura di Firenze”. E’ quanto affermano i capigruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale della Toscana e in Comune di Firenze Giovanni Donzelli e Francesco Torselli. “Lotti e Nardella, che all’epoca ricoprivano rispettivamente l’incarico di capo di gabinetto dell’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi e di vicesindaco – spiegano gli esponenti di Fratelli d’Italia – secondo le dichiarazioni rilasciate da alcuni imprenditori a ‘Il Sito di Firenze’ avrebbero giocato un ruolo importante nella rinuncia di alcune cordate interessate alla gara bandita nel 2012. Zheng, fra le altre cose, è stato socio di Stefano Bovoli, zio dell’ex premier e segretario del Partito democratico Matteo Renzi”. “Le dichiarazioni sulle pressioni rilasciate da un imprenditore fiorentino sono oggi ancor più clamorose – sottolineano Donzelli e Torselli – fra gli indagati c’è anche Simone Tani, all’epoca presidente della commissione che doveva valutare l’assegnazione dell’ippodromo e poco meno di un anno fa nominato dall’ex premier Renzi al Cipe, le cui deleghe sono state curiosamente mantenute dal ministro Lotti nel governo Gentiloni. La gestione che queste persone hanno fatto delle Mulina, che sono abbandonate da anni, ha causato un palese danno economico al patrimonio della città di Firenze – concludono Donzelli e Torselli – vogliamo chiarezza e trasparenza sui comportamenti e sull’utilizzo dei soldi pubblici”.

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Berlino: attentato terroristico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

berlino“Sono profondamente scioccato e rattristato per l’attacco spaventoso contro persone innocenti nel mercatino di Natale a Berlino”. Così Paolo Alli in una sua nota ufficiale come Presidente dell’Assemblea parlamentare della NATO “Ancora una volta, – aggiunge – i terroristi hanno dimostrato ciò che li contraddistingue profondamente: un completo disprezzo per i valori civili e della vita umana. Inoltre, a nome di tutti i membri dell’Assemblea parlamentare della NATO, vorrei sottolineare la nostra solidarietà verso il popolo tedesco. Vorrei anche offrire il nostro profondo cordoglio alle famiglie e agli amici delle vittime di questo tragico attacco”.

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Riparte a gennaio il Corso biennale dell’IdO su valutazione e psicoterapia in età evolutiva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

masterRoma. L’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO) punta sulla formazione e, oltre alla Scuola quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva, ripropone la terza edizione del corso biennale su ‘Valutazione e psicoterapia nell’età evolutiva’ destinato a psicologi, psicoterapeuti e medici. Il nuovo anno riparte a gennaio e le iscrizioni sono aperte.
“Abbiamo voluto suddividere il corso biennale in due annualità- spiega Magda Di Renzo, responsabile del Servizio di Psicoterapia dell’età evolutiva dell’IdO-, la prima si occupa unicamente di valutazione ed è aperta agli psicologi e ai medici; la seconda riguarda la psicoterapia dell’età evolutiva ed è aperta solo a persone che sono già psicoterapeute e che hanno seguito il primo anno del corso biennale”.
Le richieste sono numerose, “partecipano anche persone già formate come terapeuti che vogliono un approfondimento sull’infanzia. Stiamo aprendo anche un corso in collaborazione con il Formist, la Scuola Superiore di Psicoterapia Bionomica, e- conclude Di Renzo- partirà un master a Cagliari di psicoterapia dell’età evolutiva”. Qui tutte le info: Scarica il Pdf; oppure consultare il sito http://www.ortofonologia.it (foto: master)

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La Calabria si ribella alla migrazione sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

marelli-hospitalE’ ora di dire basta ed affrontare seriamente, una volta per tutte il tema della mobilità sanitaria. Gli ultimi dati pubblicati dal ministero e riferiti all’anno 2015 (PNE Esiti) sono gravi ed evidenziano come la migrazione sanitaria dalla Calabria non si arresta e addirittura aumenta, con una situazione che risulta essere molto, anzi troppo preoccupante. Qualche esempio: nel 2014 l’80.6% dei calabresi emigrava per tumore del polmone, nel 2015 diventano il 92,7%. Nel 2014 il 41,1% delle donne calabresi con cancro del seno vanno fuori Regione, mentre nel 2015 il dato cresce al 45,6%.Complessivamente, considerando la chirurgia per le neoplasie più importanti (polmone, seno, colon retto, prostata, vescica e tumori ginecologici), la migrazione sanitaria in Calabria nel 2015 supera il 40%. Un dato sconcertante, grave e che non può essere ignorato. Il valore economico annuo di queste migrazioni sanitarie è pari a circa 300milioni di euro ed investe 60.000 famiglie di calabresi e nel 2016, solo in Calabria sono stimati 10.400 nuovi casi di tumore.Il governo nazionale deve prenderne atto e deve affrontare seriamente il problema perché come se non bastasse la devastazione fisica e psicologica che implica ricevere una diagnosi di cancro, essere costretti a frequenti e costosissimi “viaggi della speranza” per curarsi è una vera è propria disgrazia, non più sopportabile.A questo si aggiunge quello che è diventato un vero e proprio scandalo nazionale ed una “vergogna” per la Calabria intera : esiste a Crotone una struttura che rappresenta un vero e proprio Polo Oncologico, l’unico Polo Oncologico della regione, una struttura completa, altamente qualificata e con le migliori tecnologie esistenti sul panorama internazionale, ma che i commissari inviati dal Ministero della Salute, vogliono tenere chiusa, o più precisamente vorrebbero farla funzionare con soli 3 milioni di euro, la somma sufficiente a tenerla aperta per pochi mesi.Un contentino che offende non solo quello che la struttura rappresenta ma soprattutto i crotonesi ed i calabresi che con i risparmi di famiglia sono costretti a emigrare in Lombardia, Lazio, Emilia Romagna.Certo la struttura crotonese non risolve in toto il problema della mobilità sanitaria ma rappresenta il primo vero tentativo di emarginarla. Diversi i professionisti che hanno sposato il progetto e tanti i collegamenti funzionali con le realtà mediche dove abitualmente si rivolgono gli emigranti. È alquanto palese che ignorarla sarebbe un vero e proprio schiaffo alla nostra regione.Ecco perché come Comitato nato a favore e supporto del Marrelli Hospital, chiediamo che finalmente il Governo Nazionale si faccia carico di questo problema, e convochi un tavolo serio ed urgente per quello che tra i tanti problemi è diventato quello principale per i calabresi.Chiediamo scusa sin d’ora del disagio arrecato, ma lo ribadiamo Noi mercoledì saremo sulla statale 106 (rotonda PASSOVECCHIO) finché non avremo una risposta tranquillizzante non solo per i posti di lavoro dei dipendenti della struttura crotonese ma soprattutto per iniziare a ragionare seriamente sul futuro sanitario delle famiglie calabresi. (fonte IL COMITATO Noi Vogliamo il Marrelli Hospital) (foto: marelli hospital)

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Garnell/Fondazione Ca’ Foscari: metriche per quantificare investimenti nell’economia reale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

filippo-la-scalaVenezia Garnell – gruppo milanese attivo nel private equity, nella finanza d’impresa e nella consulenza a grandi investitori – ha siglato un accordo con la Fondazione Università Ca’ Foscari – ente strumentale dell’Ateneo veneziano impegnato nell’ambito della Terza Missione – per l’elaborazione di un metodo di valutazione trasparente e sintetico degli impatti ambientali, sociali e di “buon governo” della propria attività d’investimento.La ricerca prevede lo sviluppo di un set di metriche che consentano di misurare i benefici non monetari degli investimenti nell’economia reale, fornendo una valutazione qualitativa e quantitativa degli stessi in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale, con una particolare attenzione alle ricadute dirette sul territorio.
Lo studio sarà coordinato dalla professoressa Chiara Mio e coinvolgerà un team di professori e ricercatori dell’Università Ca’ Foscari e di professionisti di Garnell. “Gli investimenti in economia reale sono la risposta concreta alla necessità di sostenere lo sviluppo del nostro Paese e di remunerare adeguatamente i capitali dei risparmiatori e degli investitori istituzionali in un periodo di perdurante stagnazione e turbolenza sui mercati finanziari. La crisi di crescita delle economie, in particolare quella italiana, unitamente alla crisi del sistema bancario, ha messo in discussione i paradigmi dell’economia tradizionale – ha dichiarato Filippo La Scala, AD di Garnell – Gli indicatori elaborati in questo progetto rappresenteranno uno strumento fondamentale per supportare advisor e gestori nell’identificazione d’investimenti che mirino alla creazione di un adeguato valore per l’investitore e per la società civile nel suo complesso. E permetteranno all’investitore/risparmia-attore finale di comprendere in maniera immediata ed efficace la sostenibilità e le ricadute non economiche dei propri investimenti”. “Per noi, la collaborazione con Ca’ Foscari rappresenta un elemento di proficua, fondamentale contaminazione tra il mondo accademico e della ricerca e il nostro gruppo, in una concezione della finanza che torna ad essere, con la responsabilità e la consapevolezza degli investitori, quello di architettura dei fini ” ha concluso Filippo La Scala.
“Il progetto mira ad individuare metriche ed indicatori sintetici, affidabili e facilmente gestibili e comprensibili anche dal cliente finale, in grado di fornire una valutazione qualitativa e quantitativa della sostenibilità economica, ambientale e sociale degli investimenti. La misurazione degli impatti è condizione imprescindibile al fine dello sviluppo trasparente del social impact investing. È proprio quando le partnership istituzionali danno vita a progettualità di ricerca applicata, come quella che stiamo portando avanti con Garnell, che l’Università può dirsi realizzare la famosa Terza Missione, dove i mondi della ricerca e delle imprese lavorano insieme per lo sviluppo ed il progresso del territorio” ha aggiunto Chiara Mio, docente dell’Università Ca’ Foscari Venezia.
Il set di metriche consentirà di misurare l’impatto dei fondi gestiti da Garnell nell’ambito di:
Comunità e Stato: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sulle condizioni economiche dei propri stakeholder e sui sistemi economici a livello locale, nazionale e globale.
Cultura della responsabilità: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sui sistemi sociali in cui opera in relazione a lavoro, diritti umani/sociali, società e responsabilità di prodotto;
Ecosistema e Ambiente: valutazione degli impatti dell’attività delle imprese partecipate sui sistemi naturali, ecosistema, terreni, aria e acqua.Gli indicatori elaborati con Ca’ Foscari costituiscono un elemento sostanziale del progetto – recentemente annunciato – avviato in collaborazione con Slow Food Italia su Agrifood One, il fondo di investimento destinato a promuovere e a valorizzare le piccole e medie imprese italiane, attive nel settore agroalimentare, con l’obiettivo di sostenere processi virtuosi di crescita e di potenziare il Made in Italy sui mercati esteri.Garnell sostiene le attività della Fondazione Università Ca’ Foscari con un impegno economico pluriennale. (foto. filippo la scala)

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Definizione della scolastica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

santommasoaquino-guercinoLa scolastica è quella filosofia che ha prodotto una concezione sistematica del mondo e dell’uomo in accordo con la Rivelazione divina. Essa è chiamata in maniera più precisa “prima scolastica” ed inizia con la fine della patristica ed è continuata – malgrado il nominalismo, l’umanesimo e il rinascimento – sino ai giorni nostri con la seconda e terza scolastica, delle ultime quali ho già scritto su questo sito. Nel presente articolo tratto solo della prima scolastica per metterne a fuoco la natura e la sua perenne vitalità e attualità soprattutto ai giorni nostri.La scolastica accoglie e sublima tutte le branche dello scibile umano coltivate dall’antichità classica greco/romana e le orienta verso la concezione trascendente della verità. Quindi essa ha preparato una sempre maggiore penetrazione della verità teologica grazie all’armonia tra fede e ragione, natura e grazia.Il metodo della scolastica è caratterizzato da una diretta adesione alla realtà saggiata e verificata dall’esperienza umana sensibile e dall’esercizio della riflessione speculativa, che aiuta la teologia a formulare più precisamente i dogmi e a difenderli da chi li contraddice.Il rapporto tra ragione e fede, per la scolastica, è positivo. Infatti da una parte la ragione porta alle soglie della fede, ossia dimostra che credere non è contraddittorio né contro la sana ragione, ma è oltre la ragione; dall’altra parte la fede aiuta la ragione a non cadere in errore come un paracarro aiuta un’autovettura a non uscire fuori strada. Questa reciprocità positiva tra ragione e fede è stata realizzata pienamente dalla scolastica, mentre la patristica l’aveva solo iniziata. Particolarmente la scolastica tomistica ha difeso la consistenza ontologica e metafisica dell’ente finito, dell’intelligenza e della libertà umana pur essendo consapevole dei loro limiti creaturali.La caratteristica peculiare della filosofia scolastica è l’armonizzazione dell’ordine naturale e soprannaturale, preparata in maniera non ancora sistematica dalla patristica e portata a termine dalla scolastica. Quindi lungi dal contrapporre patristica e scolastica è doveroso vederle come due momenti complementari e continui del medesimo cammino della cultura cristiana, la quale ha come punto di arrivo il sapere teologico, secondo cui la filosofia è la serva della teologia.L’armonia tra natura/grazia, ragione/fede trovata e portata a perfezione dalla scolastica viene incrinata e rotta con il nominalismo, l’umanesimo, il rinascimento, poi viene contrastata e osteggiata dalla modernità idealista e infine “distrutta” dalla post-modernità nichilista.Il rigore logico/scientifico della filosofia scolastica le viene da Aristotele, che le ha fornito anche le basi della metafisica e dell’etica naturale. Dal canto suo la teologia scolastica grazie al progresso della filosofia perenne tende a presentarsi e ad assumere una forma scientifica secondo una distribuzione logicamente stabilita e coordinata in vari trattati (De Deo Uno, De Deo Trino…), seguendo un procedimento razionale e dimostrativo in forma sillogistica.La filosofia moderna assorbe la Rivelazione e la fede nella ragione e nella filosofia. Hegel conosce il cristianesimo, ma lo interpreta soggettivamente e lo stravolge dentro il proprio pensiero, il proprio Io e la propria Idea assoluta, rendendo la Rivelazione e la fede uno stadio imperfetto rispetto alla filosofia naturale idealistica, in cui è l’Io assoluto che crea la realtà e cerca di rimpiazzare Dio, per cui Hegel è uno dei filosofi che più parlano di Dio, ma non crede nel Dio oggettivo, reale, trascendente e personale.L’idealismo moderno è l’antitesi fondamentale ed esplicita della scolastica per la dissoluzione che fa dell’infinito, che è solo la totalità dello sviluppo dialettico del finito (panteismo evoluzionista), che comporta la dissoluzione del trascendente, alle soglie del quale la scolastica porta la ragione per dimostrarle la credibilità della Rivelazione divina. Invece per l’idealismo la teologia, la fede e la Rivelazione sono uno stadio preliminare e imperfetto, proprio del volgo, del Pensiero assoluto, in cui la sola ragione naturale domina sovrana e usurpa il posto di Dio.
Nel secolo XIII, specialmente con San Tommaso d’Aquino, la sintesi di ragione e fede raggiunge la sua forma compiuta. Nella prima metà del Duecento entrano in Europa le traduzioni latine di Aristotele, fatte da filosofi arabi (Avicenna e Averroè) e si conosce soprattutto la metafisica della sostanza di Aristotele, che servirà da base per quella tomistica, ancor più perfetta, dell’essere come atto ultimo di ogni essenza e sostanza (2). Si può affermare tranquillamente che proprio l’entrata di Aristotele in Europa ha provocato il più grande sviluppo della scolastica della Cristianità medievale europea.
L’uomo è capace di conoscere la realtà e dunque la verità, che è la conformità dell’intelletto con la realtà. Egli ha un’anima spirituale fornita di intelletto per conoscere la verità e di volontà per amare il bene, può quindi giungere a dimostrare l’esistenza di Dio, che è l’Essere e la Verità per sé sussistente, e ad amare il Bene sommo per tutta l’eternità poiché la sua anima è incorruttibile in quanto è spirituale. Inoltre l’uomo è un animale socievole e vive in relazione con gli altri. Ebbene le azioni umane e le relazioni dell’uomo con Dio e col prossimo sono regolate dalla morale. Agire significa tendere ad un fine, perché nessuno agisce a vuoto. Ora l’uomo tende al fine non meccanicamente, ma in maniera cosciente e libera, mediante atti umani, che nascono dalla intelligenza e dalla libera volontà; essi sono moralmente buoni se tendono al bene e moralmente cattivi se tendono al male. La regola della moralità o bontà degli atti umani è la loro conformità con la legge naturale, la natura umana e il suo fine. Quindi tale regola non è soggettiva, indipendente da un oggetto o autonoma, ma è oggettiva. L’uomo sente il dovere di fare il bene e fuggire il male ed il fondamento di quest’obbligo morale sta al di fuori e al di sopra dell’uomo. È Dio che, avendoci creati intelligenti e liberi, vuole che agiamo secondo la nostra natura aderendo alla verità e al bene. Solo così potremo raggiungere il nostro fine. Ora tutte le cose finite e caduche non possono essere il fine ultimo dell’uomo, che avendo un’anima spirituale è aperto a tutta la realtà, alla pienezza, all’eternità. Perciò solo Dio può essere il vero fine dell’uomo, cui la morale oggettiva naturale e divina ci aiuta a pervenire. don Curzio Nitoglia in sintesi) (foto: san tommaso d’aquino)

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