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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Definizione della scolastica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

santommasoaquino-guercinoLa scolastica è quella filosofia che ha prodotto una concezione sistematica del mondo e dell’uomo in accordo con la Rivelazione divina. Essa è chiamata in maniera più precisa “prima scolastica” ed inizia con la fine della patristica ed è continuata – malgrado il nominalismo, l’umanesimo e il rinascimento – sino ai giorni nostri con la seconda e terza scolastica, delle ultime quali ho già scritto su questo sito. Nel presente articolo tratto solo della prima scolastica per metterne a fuoco la natura e la sua perenne vitalità e attualità soprattutto ai giorni nostri.La scolastica accoglie e sublima tutte le branche dello scibile umano coltivate dall’antichità classica greco/romana e le orienta verso la concezione trascendente della verità. Quindi essa ha preparato una sempre maggiore penetrazione della verità teologica grazie all’armonia tra fede e ragione, natura e grazia.Il metodo della scolastica è caratterizzato da una diretta adesione alla realtà saggiata e verificata dall’esperienza umana sensibile e dall’esercizio della riflessione speculativa, che aiuta la teologia a formulare più precisamente i dogmi e a difenderli da chi li contraddice.Il rapporto tra ragione e fede, per la scolastica, è positivo. Infatti da una parte la ragione porta alle soglie della fede, ossia dimostra che credere non è contraddittorio né contro la sana ragione, ma è oltre la ragione; dall’altra parte la fede aiuta la ragione a non cadere in errore come un paracarro aiuta un’autovettura a non uscire fuori strada. Questa reciprocità positiva tra ragione e fede è stata realizzata pienamente dalla scolastica, mentre la patristica l’aveva solo iniziata. Particolarmente la scolastica tomistica ha difeso la consistenza ontologica e metafisica dell’ente finito, dell’intelligenza e della libertà umana pur essendo consapevole dei loro limiti creaturali.La caratteristica peculiare della filosofia scolastica è l’armonizzazione dell’ordine naturale e soprannaturale, preparata in maniera non ancora sistematica dalla patristica e portata a termine dalla scolastica. Quindi lungi dal contrapporre patristica e scolastica è doveroso vederle come due momenti complementari e continui del medesimo cammino della cultura cristiana, la quale ha come punto di arrivo il sapere teologico, secondo cui la filosofia è la serva della teologia.L’armonia tra natura/grazia, ragione/fede trovata e portata a perfezione dalla scolastica viene incrinata e rotta con il nominalismo, l’umanesimo, il rinascimento, poi viene contrastata e osteggiata dalla modernità idealista e infine “distrutta” dalla post-modernità nichilista.Il rigore logico/scientifico della filosofia scolastica le viene da Aristotele, che le ha fornito anche le basi della metafisica e dell’etica naturale. Dal canto suo la teologia scolastica grazie al progresso della filosofia perenne tende a presentarsi e ad assumere una forma scientifica secondo una distribuzione logicamente stabilita e coordinata in vari trattati (De Deo Uno, De Deo Trino…), seguendo un procedimento razionale e dimostrativo in forma sillogistica.La filosofia moderna assorbe la Rivelazione e la fede nella ragione e nella filosofia. Hegel conosce il cristianesimo, ma lo interpreta soggettivamente e lo stravolge dentro il proprio pensiero, il proprio Io e la propria Idea assoluta, rendendo la Rivelazione e la fede uno stadio imperfetto rispetto alla filosofia naturale idealistica, in cui è l’Io assoluto che crea la realtà e cerca di rimpiazzare Dio, per cui Hegel è uno dei filosofi che più parlano di Dio, ma non crede nel Dio oggettivo, reale, trascendente e personale.L’idealismo moderno è l’antitesi fondamentale ed esplicita della scolastica per la dissoluzione che fa dell’infinito, che è solo la totalità dello sviluppo dialettico del finito (panteismo evoluzionista), che comporta la dissoluzione del trascendente, alle soglie del quale la scolastica porta la ragione per dimostrarle la credibilità della Rivelazione divina. Invece per l’idealismo la teologia, la fede e la Rivelazione sono uno stadio preliminare e imperfetto, proprio del volgo, del Pensiero assoluto, in cui la sola ragione naturale domina sovrana e usurpa il posto di Dio.
Nel secolo XIII, specialmente con San Tommaso d’Aquino, la sintesi di ragione e fede raggiunge la sua forma compiuta. Nella prima metà del Duecento entrano in Europa le traduzioni latine di Aristotele, fatte da filosofi arabi (Avicenna e Averroè) e si conosce soprattutto la metafisica della sostanza di Aristotele, che servirà da base per quella tomistica, ancor più perfetta, dell’essere come atto ultimo di ogni essenza e sostanza (2). Si può affermare tranquillamente che proprio l’entrata di Aristotele in Europa ha provocato il più grande sviluppo della scolastica della Cristianità medievale europea.
L’uomo è capace di conoscere la realtà e dunque la verità, che è la conformità dell’intelletto con la realtà. Egli ha un’anima spirituale fornita di intelletto per conoscere la verità e di volontà per amare il bene, può quindi giungere a dimostrare l’esistenza di Dio, che è l’Essere e la Verità per sé sussistente, e ad amare il Bene sommo per tutta l’eternità poiché la sua anima è incorruttibile in quanto è spirituale. Inoltre l’uomo è un animale socievole e vive in relazione con gli altri. Ebbene le azioni umane e le relazioni dell’uomo con Dio e col prossimo sono regolate dalla morale. Agire significa tendere ad un fine, perché nessuno agisce a vuoto. Ora l’uomo tende al fine non meccanicamente, ma in maniera cosciente e libera, mediante atti umani, che nascono dalla intelligenza e dalla libera volontà; essi sono moralmente buoni se tendono al bene e moralmente cattivi se tendono al male. La regola della moralità o bontà degli atti umani è la loro conformità con la legge naturale, la natura umana e il suo fine. Quindi tale regola non è soggettiva, indipendente da un oggetto o autonoma, ma è oggettiva. L’uomo sente il dovere di fare il bene e fuggire il male ed il fondamento di quest’obbligo morale sta al di fuori e al di sopra dell’uomo. È Dio che, avendoci creati intelligenti e liberi, vuole che agiamo secondo la nostra natura aderendo alla verità e al bene. Solo così potremo raggiungere il nostro fine. Ora tutte le cose finite e caduche non possono essere il fine ultimo dell’uomo, che avendo un’anima spirituale è aperto a tutta la realtà, alla pienezza, all’eternità. Perciò solo Dio può essere il vero fine dell’uomo, cui la morale oggettiva naturale e divina ci aiuta a pervenire. don Curzio Nitoglia in sintesi) (foto: san tommaso d’aquino)

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