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Da Moneyfarm: previsioni per il 2017

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2016

borsa-merci-telematica-italianaA cura di Richard Flax, Chief investment Office e Marco Aboav, Head of Asset Allocation di Moneyfarm. Il 2017 si prospetta come un anno molto interessante dal punto di vista non solo economico, ma soprattutto politico con le elezioni in tre importanti Stati europei (Germania, Francia, Olanda), l’insediamento di Trump negli Stati Uniti e il possibile inizio delle negoziazioni sulla Brexit. Da non dimenticare poi la situazione italiana che al momento deve fare i conti con un governo transitorio e una delicata crisi bancaria da risolvere. Ma in che modo questi e altri eventi potranno influenzare i mercati e gli investimenti finanziari? Facciamo il punto sui fattori di maggiore rilievo.
La politica di Trump, principalmente focalizzata sugli investimenti infrastrutturali, sulla ripresa dell’economia interna e sugli sgravi fiscali per le imprese, potrebbe avere effetti positivi sull’economia americana. Gli economisti si aspettano un PIL del 2,2% nel 2017, ma con un debito pubblico pari al 104.7% del PIL non sarà impresa facile. Gli Stati Uniti possono diventare la vera grande locomotiva dell’economia mondiale nel 2017, ma solo attraverso una politica monetaria accomodante (ciò su cui il mercato scommette meno in questo momento) e un’economia basata sul libero scambio, lontana quindi dalle barriere in entrata di cui Trump ha spesso parlato in campagna elettorale.Ci aspettiamo quindi un iniziale rialzo dei tassi e una successiva stabilizzazione a fronte di una crescita prevedibile ma moderata.
L’incertezza politica nei Paesi sviluppati è caratterizzata in particolare dal crescente consenso per i partiti populisti. Un aspetto che nel breve termine può incidere sui mercati portando volatilità e che si lega fondamentalmente a 2 fattori economici: la disoccupazione e le disuguaglianze, aspetti che nessun governo potrà permettersi di ignorare. Se l’Europa riuscirà a uscire dall’impasse politico, nel 2017 potrà offrire ottime opportunità nel 2017 nel comparto azionario.Le banche centrali hanno saputo risolvere i cali di mercato ma hanno esasperato le scelte di investimento favorendo la ricerca di rendimenti elevati, in un contesto di tassi di interesse ancora ai minimi storici. Nel 2017 le banche centrali dovrebbero iniziare a ridurre la loro presenza sul mercato, tuttavia l’assetto geopolitico pone alcuni rischi al ribasso per l’economia globale, lasciando le porte aperte a una politica monetaria ancora espansiva.In questo contesto, le asset class che generano extra yield, come high yield e bond dei Paesi emergenti, possono offrire ancora interessanti ritorni. La Cina non cresce più come prima ma le sue stime di crescita per il 2017 sono comunque del +6,5%.Non ci aspettiamo una svalutazione rilevante dello yuan, driver di Pechino per permettere ad un’economia abituata a steroidi monetari e legata all’accesso al credito facile, di trasformarsi in un’economia maggiormente basata sui consumi, come nelle altre economie avanzate.Questo dovrebbe favorire l’ottimismo sull’azionario dei Paesi emergenti, ancora a buon mercato rispetto ai Paesi sviluppati: il prezzo sugli utili (metrica tipica dell’investitore di lungo termine) si attesta a 11,6 per i Paesi emergenti contro 16,1 dei Paesi sviluppati.La decisione dei Paesi OPEC sul taglio della produzione di petrolio (1,2 milioni di barili al giorno) avrà il suo effetto nella prima parte dell’anno. Difficilmente il petrolio tornerà ai 70/80 dollari al barile in tempi brevi. Nonostante la ripresa della crescita globale e di conseguenza della domanda, i produttori americani sono pronti ad aumentare la produzione ai primi rialzi strutturali. Con il petrolio sui 50/60 dollari al barile ci aspettiamo effetti positivi sulle azioni e le obbligazioni ad alto rendimento, nonché minori sorprese dall’inflazione.Visti i trascorsi del 2016, non escludiamo il presentarsi di diverse sorprese nel 2017. Sono due, a nostro avviso, le più importanti per i mercati.
Una crescita globale oltre le attese potrebbe portare ottimismo nell’azionario e mettere ulteriormente sotto pressione le obbligazioni governative dei Paesi sviluppati. Questo scenario sconta una situazione gestibile dal punto di vista economico con l’inizio della negoziazione sulla Brexit e un’inflazione che potrebbe farsi sentire maggiormente nei Paesi sviluppati.Il presidente cinese è riuscito a concentrare maggiormente i poteri nei primi anni del suo mandato, la principale sfida che dovrà affrontare sarà la gestione dell’elevato debito nell’economia cinese, sempre più basata sui consumi. La possibilità di usare la leva del cambio per rendere questa transizione più gestibile è elevata. Una svalutazione dello yuan del 15/20% rispetto al dollaro è improbabile, dato l’impegno dell’occidente contro la deflazione. Ma se ciò dovesse succedere potrebbe essere difficile immaginare un 2017 roseo per l’azionario, soprattutto per quello emergente.

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