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Archive for 23 dicembre 2016

Al via la collaborazione fra Almirall e Nercachem per lo sviluppo di bloccanti delle citochine

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

barcellonaBarcellona. Almirall e Mercachem hanno siglato un accordo di collaborazione esclusivo per lo sviluppo di bloccanti orali delle citochine per il trattamento delle malattie infiammatorie della pelle. In base ai termini dell’accordo, Mercachem condurrà campagne per identificare i bloccanti orali delle citochine e permetterne l’ulteriore sviluppo da parte di Almirall. Almirall sarà responsabile del finanziamento dell’attività di ricerca di Mercachem in quest’area e realizzerà qualsiasi attività futura in campo preclinico, clinico, regolatorio e commerciale. Mercachem riceverà un pagamento upfront di 1 milione di euro, rimborsi spese per la ricerca e potrà ricevere altri pagamenti al raggiungimento di obiettivi di sviluppo fino a un massimo di 5,5 milioni di euro. “Siamo orgogliosi di iniziare questa collaborazione di ricerca con Mercachem – ha affermato Thomas Eichholtz, CSO di Almirall -, perché ci permette di accedere a tecnologie all’avanguardia per identificare piccole molecole in grado di bloccare le interazioni proteina-proteina. Tutto questo apre la via a un’intera nuova categoria di bersagli per farmaci di grande interesse per la nostra area terapeutica, la dermatologia. E questa collaborazione è un ulteriore esempio della nostra strategia innovativa”. “Siamo felici di condividere uno dei nostri progetti innovativi con Almirall – ha commentato Gerhard Müller, Senior Vice President Medicinal Chemistry di Mercachem – volti alla ricerca e ottimizzazione di un target veramente stimolante”. “In una precedente collaborazione con Vipergen – ha aggiunto – abbiamo dimostrato che il dosaggio DNA-encoded library che utilizza la tecnologia BTE di Vipergen ha dato ottimi risultati di grande utilità nella chimica medica per colpire difficili bersagli cellulari.”
Mercachem è un’organizzazione privata leader in Europa per la ricerca a contratto che offre servizi innovativi di ricerca nel campo della chimica, chimica medica e nella ricerca iniziale e produzione GMP per accelerare la scoperta di nuovi farmaci e il loro processo di sviluppo in modo flessibile e costo-efficace. La collaborazione con molte Aziende farmaceutiche e biotech in tutto il mondo ha permesso a Mercachem di essere riconosciuta per i suoi prodotti e servizi di alta qualità e le sue capacità di ‘problem solving’ senza precedenti.

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Dolore articolare, le linee guida sulla gestione terapeutica

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

dolore-articolareOltre metà della popolazione al di sopra dei 50 anni soffre di dolori articolari, un problema per cui l’Efic, la Federazione europea per il trattamento del dolore, aveva indetto il 2016 Anno europeo contro i dolori articolari con l’intento di attirare l’attenzione su un problema ancora troppo spesso sottovalutato. La causa più comune di dolore articolare è rappresentata dall’artrosi, anche se un discreto contributo è dato dalle artriti che interessano circa il 3% della popolazione oltre i 18 anni. «L’artrosi sintomatica è una malattia che colpisce circa il 15% della popolazione adulta – ricorda Leonardo Punzi, Direttore Cattedra e Unità Operativa Complessa di Reumatologia, Dipartimento di Medicina Dimed, Università di Padova -, mentre oltre i 60 anni la prevalenza supera il 25-30%. Le sedi più colpite sono le mani, le ginocchia, l’anca, mentre alcune articolazioni, come per esempio la caviglia, non ne sono colpite, se non dopo un trauma». Altra causa di dolore estremamente frequente è la lombalgia, una condizione che nel corso della vita arriva a colpire fino all’84% dell’intera popolazione e che in una percentuale non trascurabile di casi (23%) tende a cronicizzare. «La lombalgia occupa il primo posto nella classifica che valuta gli anni globali vissuti con disabilità all’interno del più importante studio epidemiologico fatto negli ultimi anni, il Global burden of deseases» aggiunge il reumatologo. Un adeguato trattamento del dolore è fondamentale per prevenire una sua possibile cronicizzazione. «Il dolore svolge un ruolo importante nell’allontanare ciò che è dannoso per il nostro organismo – puntualizza Massimo Allegri, del Dipartimento Scienze Chirurgiche dell’Università di Parma, Servizio Terapia del Dolore Anestesia e Rianimazione II Azienda Ospedaliero-Universitaria -. Se però il messaggio continua nel tempo il sistema nervoso va incontro a delle alterazioni tali per cui questo messaggio diventa cronico; Il fatto di controllare il dolore, sia a livello periferico, sia a livello centrale è un elemento fondamentale per impedire, o quantomeno ridurre, il rischio di cronicizzazione. Ciò può essere fatto con i farmaci in grado di bloccare la trasmissione degli impulsi dolorosi: in periferia con i Fans se c’è infiammazione, a livello centrale con il paracetamolo, gli oppioidi e gli adiuvanti». Nel caso dell’artrosi, in assenza di farmaci efficaci sui meccanismi eziopatogenetici, è necessario ricorrere ai sintomatici. «Qui, anche in base alle indicazioni delle linee guida EULAR, il primo farmaco di riferimento è il paracetamolo – sottolinea Punzi -; poi, se il paziente non risponde al paracetamolo, si passa ai Fans che però non si possono assumere sempre». Controindicazioni possono essere riconducibili a possibili interazioni con altri farmaci, per esempio nel caso di una concomitante terapia anticoagulante; anche la presenza di comorbilità impone prudenza nell’uso di questi farmaci. «Il 38-40% della popolazione ha almeno una patologia, il 20% ne ha 2 e il 14% sono multi cronici – ricorda Pierangelo Lora Aprile, Segretario Scientifico Nazionale Simg- Responsabile Area Dolore e Cure Palliative -. Per trattare il dolore in un paziente con comorbilità, disabilità o fragilità abbiamo bisogno di alcuni elementi, il primo è la tipizzazione del dolore, vedere se è infiammatorio o meccanico strutturale, e il secondo elemento è valutare l’ospite che deve ricevere questa terapia, verificare se ha una insufficienza cardiaca, piuttosto che lo stato delle funzioni cognitive o la presenza di problemi di deambulazione». Come comportarsi dunque? «L’idea è quella di un’appropriata selezione del farmaco – spiega Allegri -. Esistono farmaci che non sono controindicati in questi pazienti e sicuramente il paracetamolo è un farmaco “entry level” che non ha solo un buon profilo di sicurezza ed efficacia e che quindi si può utilizzare nel dolore lieve, ma agisce a livello centrale su quei meccanismi che possono aumentare il rischio della cronicizzazione. Può essere utilizzato in tutti i pazienti, specialmente nei pazienti fragili visto l’ottimo profilo rischio-beneficio, se utilizzato alle dosi corrette; inoltre ha un suo ruolo non solo nella gestione del dolore lieve, ma anche nel dolore moderato-severo in quanto è un tassello dell’analgesia multimodale potendo essere utilizzato in quest’ottica anche per ridurre l’utilizzo di altri farmaci». (Franco Marchetti fonte doctor33) (foto: dolore articolare)

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Nuova metodica per aumentare il numero di polmoni idonei al trapianto

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

equipe-bergamoBergamo. E’ stata presentata una nuova metodica introdotta nelle sale operatorie del Papa Giovanni, con l’intento di aumentare il numero dei polmoni idonei al trapianto. La novità è parte integrante di un protocollo di studio, avviato nei mesi scorsi all’ospedale di Bergamo destinato a dare un contributo importante alla conoscenza dei risultati, in termini di sicurezza ed efficacia, dell’applicazione di questa metodica, già in uso nei principali centri trapianto di Europa e Nord America e in alcuni centri italiani.La tecnica si chiama Ex Vivo Lung Perfusion (EVLP) e simula, prima del trapianto, le condizioni in cui l’organo si trova normalmente a lavorare nel corpo umano, cioè una temperatura di 37 gradi, con regolare circolo all’interno dei vasi (perfusione) e flusso di aria (ventilazione). Questa tecnica consente di superare il principale limite dell’ipotermia a 4°C, normalmente usata per la conservazione statica dell’organo nel lasso di tempo che trascorre dal prelievo dal cadavere del donatore al trapianto nel ricevente. L’ipotermia, se da un lato è in grado di rallentare il danno ischemico dell’organo con un metodo semplice ed economico, dall’altro impedisce di valutare la funzionalità dell’organo e di riparare eventuali danni riscontrati.
“Il trapianto polmonare è l’unica terapia salvavita per i pazienti affetti da insufficienza respiratoria terminale – ha spiegato Michele Colledan, direttore del Dipartimento chirurgico del Papa Giovanni trapianto-polmoneXXIII e responsabile del programma di trapianto polmonare -. Purtroppo lo scarto tra la disponibilità di polmoni idonei al trapianto e le richieste è più marcato che per altri organi. Questo perché il polmone è un organo delicato, che tende a deteriorarsi facilmente, per i meccanismi fisiopatologici che si instaurano con la morte cerebrale, ma anche per le necessarie manovre rianimatorie e per possibili infezioni. Questo deterioramento ci impone molto spesso di non prelevare i polmoni di donatori dei quali riusciamo invece a utilizzare altri organi”.In Italia, nel 2015, sono stati eseguiti 112 trapianti polmonari in 10 centri. Il tempo medio di attesa al trapianto è risultato di 1 anno ed è stata registrata una mortalità in lista pari al 10.1%, la più elevata nell’ambito dei trapianti d’organo in Italia. Quest’ultimo dato acquista ancor più valore se si considera che la scarsità di donatori adeguati incide sulla rigorosa restrizione dei criteri di inserimento in lista d’attesa, il che significa che la mortalità in lista sottostima la reale entità del problema.Al Papa Giovanni – tra i centri più attivi in Italia per i trapianti e pioniere con Michele Colledan nell’applicazione di tecniche innovative per aumentare la disponibilità degli organi, come la divisione di un polmone per crearne due da trapiantare (split) – lo scorso anno sono stati eseguiti 12 trapianti polmonari, facendo di Bergamo il secondo centro in Lombardia. Un numero elevato nel panorama nazionale, ma piccolo se si considera che lo scorso anno al Papa Giovanni sono stati in totale 180 i trapianti di organi solidi.La possibilità del trapianto con organi trattati con EVLP verrà proposta preliminarmente a tutti i candidati a trapianto di polmoni. La metodica verrà praticata sui polmoni di qualità altrimenti non valutabile con sicurezza, da uno staff di chirurghi, anestesisti e perfusionisti, in sala operatoria, seguendo il cosiddetto “Protocollo Toronto”, messo a punto dai colleghi dell’ospedale canadese, che per primi hanno utilizzato e studiato questa tecnica con ottimi risultati, tanto che nel 2013 hanno registrato un aumento del 28% dell’attività trapiantologica. I materiali che rendono possibile l’applicazione in sala operatoria di questa metodica sono stati acquistati anche grazie al sostegno di Brembo. (foto: equipe bergamo, trapianto polmone)

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Un futuro sostenibile per Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

montanaridi Pinuccia Montanari, assessore alla sostenibilità di Roma. Da tanti anni mi occupo di ambiente. Mi occupo delle matrici ambientali e in particolare mi sono occupata di rifiuti con l’Osservatorio nazionale rifiuti. Poi mi sono occupata di rifiuti nelle città, due città, dove ho svolto un’attività amministrativa, la città di Reggio Emilia dove abbiamo portato appunto questa città ad essere la prima in Italia per raccolta differenziata e mi sono occupata a Genova affrontando più il tema della riduzione della produzione dei rifiuti.L’obiettivo che vorrei raggiungere per la città di Roma, e ringrazio la sindaca Virginia Raggi per questo impegno che mi ha affidato, è quello di impegnarmi a fondo innanzitutto per la riduzione della produzione dei rifiuti di questa città. Ecco non chiamiamoli più rifiuti, chiamiamoli materiali post consumo, perché sono materiali, che possono diventare di nuovo risorse, risorse economiche, risorse che creano posti di lavoro, quindi andiamo in questa direzione, nella direzione dell’economia circolare.Poi lavoriamo molto per la raccolta differenziata, perché il riciclo è coefficiente è una prospettiva fondamentale… questa città deve essere il luogo di eccellenza dell’economia circolare e della valorizzazione dei materiali post consumo con un livello elevato di raccolta differenziata.Poi impegniamoci naturalmente per la pulizia, per lo spazzamento e per valorizzare questi luoghi storico paesaggistici e culturali che rappresentano e sono un segno fondamentale non solo della città di Roma ma di tutto il nostro Paese, perché Roma è la città Capitale, quindi è il luogo per eccellenza dove non deve certo prevalere l’illegalità, spesso purtroppo legata le illegalità e il malaffare proprio a una gestione insostenibile dei rifiuti, bene per noi, cambiamo anche il termine, materiali post consumo per valorizzare invece tutto quello che è il terreno della legalità, per rendere straordinario il punto di vista anche di coloro che lavorano e che sono i fondamentali protagonisti di una città pulita, di una città che fa la raccolta differenziata, che sono gli operatori appunto di AMA.Per noi il futuro consiste in un futuro sostenibile di questa città in cui la gestione dei materiali post consumo diventa un’opportunità, e anche speriamo in futuro, un’opportunità appunto di “green jobs” e di nuovi lavori anche per i giovani. (foto: montanari)

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Un cittadino al di sotto di ogni sovranità

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

raggiquirinaledi Beppe Grillo Quirinale: in mezzo alla quintessenza dei resti della storia d’Italia si aggira il sindaco di Roma capitale. In “mezzo” a pacche sulle spalle, discorsini di sottocchio, puntini sulle i vietati oppure troppi, pancette tonde al mercato nel tempio della democrazia.
Dove, pacatamente svenduta la sovranità, restano espressioni sempre più vuote e disorientanti.
Virginia Raggi non è ignorata complottisticamente, ma invisibile: come i cittadini a questo potere sempre più inconsapevole delle sue responsabilità.
Un potere irresponsabile non può organizzare dei veri complotti ma sopravvivere soltanto a se stesso. Come tanti pezzi di un grosso verme che non si vede il culo da una vita intera, un verme solitario, che abita la pancia di questo Paese sempre con gli stessi segmenti: Napolitano & Sons, pallidi -sebbene straviziati nel resort di Montecitorio- e ciechi ai cittadini che neppure si sognano di rappresentare o sognare.
Un nugolo di persone che aspetta un treno di regalie prenatalizie, lei sembra quello che immagino nei miei incubi peggiori: non essere visto. Non puoi mica andare tutti i giorni dal concessionario travestito da cliente della Lamborghini per avere l’impressione di essere ascoltato! Ma cosa deve fare un cittadino al di sotto di ogni sovranità?!?!
Lasciarsi deridere da dei deretani? No Olimpiadi No Happy Hours? Come funziona questa democrazia di soffitta? Funziona così, come la vedete, se ti ci ha mandato il popolo sei Truman: ti guardano sperando che ti faccia male.
I Malagò sono i filosofi di quella nebbia umana nella quale si sentirebbe disperso pure Cristoforo Colombo. Virginia sta lì… in mezzo a quei monelli invecchiati male che la fissano per un attimo, come un barbone alla prima della scala: “oh poverina… meglio a lei che a me”. Fosse soltanto per lei mi limiterei a considerarlo un episodio di maleducazione collettiva: purtroppo è la fotografia esatta di come la casta vede i cittadini. (foto: raggiquirinale)

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Il giovane talento della ricerca in Italia, Shane Eaton, premiato con il prestigioso SIR

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

Shane Eaton.jpgShane Eaton1.jpg«Sono arrivato in Italia perché innamorato di questo Paese e qui sono riuscito a raggiungere questo straordinario obiettivo che potrebbe aprire davvero strade importantissime nel mondo della quantistica e non solo – spiega Shane Eaton – Quando si pensa al diamante ci si immagina un materiale puro con un perfetto reticolo di atomi di carbonio. In realtà, in esso sono presenti dei “difetti” come le cosiddette ‘nitrogen vacancy’ (NV) nelle quali, al posto di due atomi di carbonio adiacenti, si trova un atomo di azoto accanto ad un posto libero nel reticolo. Una diversità che può essere sfruttata per i bit quantistici. Il quBit può assumere contemporaneamente il valore di 0 e 1, il che permette di aumentare esponenzialmente la velocità di calcolo rispetto ad un bit classico degli attuali computer. Fino ad oggi mancava però una tecnica di microfabbricazione in diamante che consentisse di collegare questi quBit per realizzare un computer quantistico». Cosa che invece Eaton, attualmente ricercatore al Dipartimento di Fisica del Politecnico, con alle spalle una carriera internazionale di altissimo livello, una laurea in Ingegneria Fisica a Vancouver e un dottorato a Toronto, è riuscito a fare, realizzando particolari circuiti fotonici proprio grazie al diamante. Per realizzare questi circuiti ottici in diamante, in particolare, ha utilizzato impulsi laser ultrabrevi che, grazie alla loro breve durata, sono in grado di modificare le caratteristiche fisiche del diamante, mettendone in comunicazione i cosiddetti ‘difetti’ e ponendo le basi per la creazione dei futuristici computer. Il team infatti è già a lavoro per realizzare una rete 3D di quBit nel diamante collegati tra Shane Eaton3.jpgloro con percorsi ottici scritti con il laser. Una rete che permetterebbe di realizzare computer quantistici ultra-veloci. Ma non è tutto, Eaton ha già in programma un’evoluzione del suo studio. Sempre attraverso il diamante, infatti, si potrebbero ottenere importanti innovazioni nelle apparecchiature mediche: «Mi piacerebbe utilizzare questi “difetti” del diamante come sensori di deboli campi magnetici in modo da realizzare apparecchiature mediche sempre più performanti; penso in particolare a una tecnologia estremamente sensibile e ad altissima risoluzione capace di battere la risonanza magnetica. Le strade per la nostra ricerca sono infinitamente avvincenti» – chiarisce il ricercatore.
Secondo lo studio, finanziato dai progetti Cariplo FemtoDiamante e EU CONCERT-Japan DiamondFab dell’IFN-CNR e appena pubblicato sulla rivisita Nature Scientific Reports, la pietra permette di fare un importante passo avanti nella ricerca dedicata ai computer quantistici, dispositivi che utilizzando i «quBit», ovvero i bit quantistici, assicurano velocità di calcolo molto maggiori rispetto ai computer basati sull’elettronica tradizionale. Una potenza rafforzata dai diamanti che consentono di integrare nello stesso chip le sorgenti di quBit e le guide d’onda ottiche realizzando computer capaci di studiare e capire problemi oggi inaccessibili: dalla diagnostica medica di precisione alla creazione di energia pulita, dalle previsioni dei cambiamenti climatici alle variazioni del mercato azionario.Una scoperta potenzialmente rivoluzionaria a cui il team è arrivato anche grazie alla vittoria da parte del ricercatore canadese, coordinatore del progetto, Shane Eaton, del prestigioso SIR Scientific Indipendent of Young Researchers del MIUR come giovane talento in Italia, premio che ha una success rate del 2%. Un risultato straordinario che gli ha consentito di ricevere un maxi finanziamento da 420mila euro, con la possibilità di creare un proprio team e proseguire in maniera autonoma nella ricerca. (foto: Shane Eaton)

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Morte Zhang a Roma come Corazon un anno fa. E’ la fine del multiculturalismo all’italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

Il grave fatto che ha sconvolto per l’ennesima volta la periferia romana con la tragica fine della povera ragazza cinese Zhang, investita da un treno mentre inseguiva tre scippatori che provenivano dal campo nomadi di Via Salviati, ha un sapore molto amaro che ci fa tornare al giorno tragico del Giugno 2015 quando perse la vita, in una analoga vicenda, Corazon Abordo, la madre filippina che fu travolta e uccisa davanti alla stazione Metro di Mattia Battistini da un rom minorenne alla guida di un bolide fuori controllo per sfuggire alle forze dell’ordine. Dopo alcuni mesi il giovane omicida di Corazon ebbe la possibilità di essere affidato in comunità per il recupero. Non fece neanche un giorno di carcere. Dopo poco più di un anno, la situazione sembra sostanzialmente ripetersi. E il messaggio che emerge appare devastante. In Italia esistono molti immigrati regolari che si sono perfettamente integrati, lavorando, sostenendo le proprie famiglie col sacrificio e rispettando la legge italiana, mentre poco distante esiste un’altra filiera di immigrati, in alcuni casi totalmente clandestini, ma nella gran parte, seppur formalmente regolari o addirittura a volte comunitari, che vivono al di fuori delle regole, non vogliono integrarsi e spesso provocano danni gravissimi coi loro comportamenti proprio a quelli che invece vogliono integrarsi.Purtroppo questi comportamenti non trovano alcuna sanzione da parte dello Stato e lanciano un messaggio terribile nei confronti di chi si vuole integrare e rispettare la legge. Questa situazione non potrà che favorire la creazione di ghetti etnici, dove l’immigrato cercherà una protezione che non riesce a trovare da parte dello Stato Italiano.
E’ la conferma del fallimento del multiculturalismo all’italiana, nato nel brodo culturale della sinistra italiana in odio alle identità e che oggi trova tragicamente a Roma un supporto nell’insipienza dell’incapacità amministrativa targata Cinquestelle. Anche la Destra romana deve comunque farsi un esame di coscienza profondo per aver tentato, una volta giunta al governo della capitale, di utilizzare questo tessuto integrativo malato e tutto il suo indotto, invece di smantellarlo pezzo per pezzo.
Oggi però è giunto il momento di cambiare. Ce lo chiedono gli italiani. Ce lo chiedono gli immigrati regolari. Ce lo chiedono tutti. Lo ha comunicato l’Avv .Giorgio Mori, resp.le del Dipartimento Immigrazione – Integrazione di Fratelli d’Italia – Roma.

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“Le nuove rotte del verde”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

arrigo cipriani.jpgVenezia Mestre il 17 e il 18 gennaio 2017, presso l’NH Laguna Palace 5° Convegno nazionale Centri Giardinaggio. La città lagunare è stata scelta come sede del convegno per il suo forte legame con l’arte e la natura: da lì i partecipanti potranno idealmente salpare verso le “rotte del verde” navigando non solo in ambiti green ma anche nel web con tutte le opportunità da esso offerte.L’obiettivo è infatti quello di fornire ai partecipanti (non solo soci AICG, perché l’evento è aperto a tutti) stimoli e idee per lo sviluppo della propria azienda e la nascita di idee creative attraverso il racconto e il confronto con alcune eccellenze imprenditoriali, non solo quelle “verdi” Per questo tra i relatori al convegno ci saranno anche ospiti che non provengono dal mondo dei garden center ma che hanno comunque delle storie di successo da cui prendere ispirazione, come Arrigo Cipriani, fondatore del mitico Harry’s filippo-pizzoniBar di Venezia, autore di svariati libri, tra cui “Prigioniero di una stanza a Venezia” (Feltrinelli) in cui racconta aneddoti interessanti sui personaggi illustri passati negli anni all’Harry’s.Centrale sarà la presenza dell’architetto paesaggista Filippo Pizzoni che illustrerà, da progettista del verde ma anche organizzatore di mostre e convegni, come sta cambiando l’interesse delle persone nei confronti delle piante e del verde in generale. Partendo da esempi internazionali, fino poi alle esperienze più quotidiane.Non mancheranno gli interventi in ambito green con la presenza di Sue Allen, ex Presidente IGCA (International Garden Centre Association) e dell’inglese GCA (Garden Centre Association), nonché titolare di tre Garden Center.Ci sarà spazio anche per alcuni spunti formativi, grazie alla presenza di Claudio Casiraghi, esperto di marketing etico, che punterà sul concetto di marketing quale strumento per percorrere strade nuove che rendano le aziende più competitive in base allo sviluppo di un bene comune, del benessere dei lavoratori e dello sviluppo del territorio in cui opera l’azienda, e a Andrea Sales, psicologo, psicoterapeuta, formatore e docente.In chiusura, alcune testimonianze di successo di soci AICG che saranno di grande utilità pratica per i colleghi gardenisti, con la moderazione a cura di giornalisti del settore. La partecipazione al convegno è gratuita. (foto: arrigo cipriani, filippo-pizzoni)

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Capodanno Roma: Bergamo, sul Concertone polemiche a vuoto

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

Circo Massimo.jpg“Leggo roboanti dichiarazioni di un clamoroso fallimento in merito alla vicenda del Concertone al Circo Massimo. Voglio rassicurare tutti: la Festa per il primo dell’anno a Roma c’è e sarà una delle più belle che i romani potranno ricordare. Ben 18 ore di spettacoli con 500 artisti impegnati lungo un percorso di 10 km che vuole metaforicamente collegare la Roma storica con quella moderna: spettacoli, animazione e musica e “quattro ponti” per creare un forte senso di comunità che rischia di andare perduto. La decisione principale dell’amministrazione è dare un segno nuovo ai festeggiamenti per il nuovo anno. Stiamo lavorando per estendere alla serata del 31 dicembre lo spirito dell’iniziativa che animerà la giornata del primo gennaio 2017, dopo la rinuncia della società che aveva partecipato all’avviso pubblico per organizzare il classico Concertone al Circo Massimo”. Lo dichiara in una nota l’assessore alla Crescita culturale di Roma Capitale, Luca Bergamo. “Gli uffici del Dipartimento Attività Culturali stanno lavorando insieme alle istituzioni culturali lungo questa direttrice, per presentare un programma di attività anche per la notte dell’ultimo dell’anno, pienamente coerente con ciò che seguirà a partire dalle 3 del mattino del primo gennaio. Le forti innovazioni portano con sé sempre il confronto di diverse idee. Ritengo che le innovazioni di quest’anno, saranno nuova tradizione il prossimo. Il tratto prevalente è lo stare insieme come comunità”, aggiunge l’assessore. “La ricchezza e la varietà delle iniziative per il primo gennaio, sia in termini di qualità e quantità, è largamente superiore a quella tradizionalmente offerta con il solo Concertone. Consapevoli della tradizione rispetto alla notte del 31 dicembre, per la prima volta abbiamo pubblicato un avviso per consentire a chiunque di offrirsi per organizzare il classico Concertone con risorse proprie, in modo da non percorrere la strada di affidamenti diretti a soggetti privati come fatto in passato. Consapevoli, in questa decisione, delle incertezze insite nel meccanismo, ma convinti della necessità di un forte segno di discontinuità anche nella modalità d’uso del Circo Massimo per eventi. Lo ripeto: la Festa di Roma c’è”, conclude Bergamo.

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Campidoglio: sempre più facile fruire dei servizi online di Roma Capitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

computer-da-tavoloOra tutti i servizi on line per il cittadino di Roma Capitale sono accessibili tramite SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale che semplifica il rapporto con l’Amministrazione. Attraverso un unico nome utente e una sola password sarà possibile fruire in modo veloce e sicuro dei servizi in rete delle Pubbliche Amministrazioni che progressivamente stanno aderendo al nuovo sistema di login. In questo modo, Roma Capitale dà concreto seguito alla delibera della Giunta Capitolina dell’11 novembre 2016 e alla sottoscrizione della convenzione con AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale. “A partire da oggi le oltre 700mila persone in Italia già in possesso di un’identità digitale SPID potranno accedere a oltre 60 servizi on line di Roma Capitale senza bisogno di ulteriori registrazioni”, dichiara Flavia Marzano, assessora a Roma Semplice. “Roma non solo è la prima grande città ad adeguarsi all’obbligo normativo ma lo fa con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del 31 dicembre 2017. L’impegno di questa Amministrazione e del mio assessorato è quello di mettere al centro il cittadino e le sue esigenze massimizzando le opportunità offerte dal digitale”, conclude l’assessora. Per supportare i cittadini che abbiano dubbi o difficoltà ad ottenere l’identità digitale SPID sono anche attivi i Punti Roma Facile, inaugurati lo scorso 30 novembre dall’Assessorato Roma Semplice.

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Oltre 330 i progetti candidati per bando “Roche per la Ricerca”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

rocheSono arrivate da tutta Italia le oltre 330 candidature per la prima edizione del bando “Roche per la Ricerca” che ha visto l’assegnazione di 8 premi da 100.000 euro ciascuno per la ricerca scientifica indipendente nell’ambito della medicina di precisione. Da ricordare, infatti, che ciascun Ente partecipante al bando manterrà l’esclusiva titolarità di ogni invenzione o diritto generato nell’ambito del progetto di ricerca, senza alcuna partecipazione, diritto o facoltà in capo a Roche e, per assicurare l’assenza di conflitti d’interesse nel supporto e nella selezione delle iniziative, sono stati esclusi dal bando tutti i progetti di ricerca clinica sui medicinali.
L’iniziativa che ha preso il via a giugno 2016 è arrivata alla conclusione con l’assegnazione di 4 premi per l’area Oncoematologia, 2 all’area Neuroscienze ed uno ciascuno per la Reumatologia e le Malattie Polmonari.“Siamo davvero soddisfatti per il risultato di questo primo bando. Come Roche abbiamo fatto una scelta coraggiosa decidendo di impegnare risorse importanti per stimolare e finanziare la ricerca indipendente ed ora possiamo dire che la prima scommessa è vinta. L’attenzione e il plauso riscossi dal concorso sono la riprova che lo sforzo di Roche è stato apprezzato e riconosciuto da chi si impegna quotidianamente per cercare nuove soluzioni per la salute, quello che anche Roche fa da sempre. La palla adesso passa ai soggetti promotori, speriamo che grazie al finanziamento possano emergere risultati importanti per il sistema salute. – ha commentato Maurizio de Cicco Presidente e Amministratore Delegato di Roche S.p.A. – Un grande ringraziamento inoltre va a tutti i membri del Comitato per il prezioso contributo, la professionalità e l’attenzione con cui hanno valutato le oltre 330 candidature ricevute”.La garanzia di totale indipendenza nella valutazione ma anche la dimostrazione di apprezzamento è stata rafforzata infatti sin dalla composizione del Comitato che ha valutato tutti i progetti e scelto i vincitori. Ne hanno fatto parte Nicola Normanno in rappresentanza dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, Massimo Massaia per la Società Italiana di Ematologia Sperimentale, Carlo Riccardi per la Società Italiana di Farmacologia, Diego Centonze per la Società Italiana di Neurologia, Luca Richeldi Professore di Medicina Respiratoria e preside della facoltà di Interstitial Lung Disease di Southampton (UK), Ignazio Olivieri per la Società Italiana di Reumatologia e Antonio Gaudioso per Cittadinanzattiva. A presiedere il Comitato il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi che ha così commentato l’esperienza: “Il numero e la qualità dei progetti arrivati alla commissione sono andati al di là di qualunque aspettativa. Penso di interpretare il pensiero di tutti i membri dicendo che è stato un piacere contribuire a rendere possibile il finanziamento di progetti che ci aspettiamo possano davvero aggiungere un nuovo tassello al sapere medico scientifico nell’interesse di tutti i pazienti. La ricerca anche in Italia può giocare un ruolo di primo piano e Roche ha meritoriamente dimostrato che con il contributo di tutti tale possibilità non è solo teorica ma diventa anche realtà”.
Con sede centrale a Basilea, in Svizzera, Roche è leader nell’area salute, dove opera nei settori farmaceutico e diagnostico con un forte orientamento alla ricerca. Roche è la più grande azienda biotech al mondo con medicinali in oncologia, ematologia, immunologia e neuroscienze. Roche è anche leader mondiale nella diagnostica in vitro, nella diagnostica oncologica su tessuti ed è all’avanguardia nella gestione del diabete. L’impegno di Roche nella medicina personalizzata mira a fornire medicinali e strumenti diagnostici capaci di portare miglioramenti tangibili della salute, della qualità di vita e della sopravvivenza dei pazienti.

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Vino veneto: La quarta potenza mondiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

vino veneto.pngCon una produzione di 13.040.000 quintali di uva il Veneto si conferma, anche quest’anno, prima regione italiana per produzione di uva da vino, segnando un +4% rispetto al 2015. Di questi, ben 8.064.000 quintali, i due terzi, diventano vino a Denominazione di Origine (DOC e DOCG), mentre 3.869.000 quintali sono trasformati in vini a Indicazione Geografica Tipica (IGT). Dati alla mano, ciò significa che la nostra regione si posiziona addirittura al 4° posto nella classifica mondiale dei maggiori esportatori di vino in termini di valore e al 6° per quantità. Davanti solo le tre corazzate vitivinicole mondiali, ovvero Francia, Italia (Veneto incluso) e Spagna; dietro tutti gli altri Paesi della top ten: Cile, Australia, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Argentina, Portogallo e Sudafrica.
Il quadro con i dati definitivi ufficiali della vendemmia 2016 e l’analisi dei mercati internazionali del vino è stato presentato oggi a Lonigo-VI, presso la Cantina dei Colli Berici-Collis Group, in occasione dell’ormai “storico” terzo appuntamento del Trittico Vitivinicolo voluto da Regione, Avepa e Veneto Agricoltura-Europe Direct.
“Quello raggiunto dal Veneto vitivinicolo – ha sottolineato l’Assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan – è un risultato straordinario che premia i nostri viticoltori e l’intera filiera. Quindi, bene la produzione, bene il sistema che è stato creato e che è diventato modello non solo per altre regioni ma anche per altri paesi. La strada intrapresa è quella giusta. Continuiamo a spingere. La Regione sarà sempre vicina ai produttori”. Parole che hanno soddisfatto i tanti produttori e operatori del comparto presenti. Del resto, i numeri illustrati oggi a Lonigo parlano da soli e sono cifre in costante crescita. “Tra i tanti aspetti interessanti e che meritano di essere sottolineati – ha ricordato Alberto Negro, direttore della Agenzia regionale Veneto Agricoltura – vi è quello della qualità: ormai il 90% del vino veneto è riconosciuto dai marchi DOC, DOCG e IGT, una situazione, questa, che si è capovolta nell’arco degli ultimi quindici anni”. Più in dettaglio, i tecnici regionali hanno delineato un comparto non solo in piena salute ma anche in costante crescita. Grazie all’acquisizione dei diritti d’impianto da altre regioni è aumentata la superficie vitata, che complessivamente nel Veneto supera gli 87mila ettari, con Treviso (36.583) e Verona (28.502) che fanno la parte del leone. Per quanto riguarda la produzione, la vendemmia 2016 ha superato i 13 milioni di quintali, dei quali oltre 5.394 milioni prodotti in provincia di Treviso e 4.633 in provincia di Verona. A seguire Vicenza (1.237 mln di quintali), Venezia (oltre 936.000), Padova (oltre 811.000), Rovigo (15.000) e Belluno (11.600). Di conseguenza, dall’ultima vendemmia sono stati ottenuti ben 10.208.920,51 milioni di ettolitri di vino di cui, come si è detto, costituiti per il 90% da vino a Denominazione di Origine, con il Prosecco imperatore assoluto del Veneto, seguito da Conegliamo-Valdobbiadene Prosecco, Valpolicella, Soave, Bardolino, Venezia, Bianco di Custoza, Asolo-Prosecco, Colli Berici.

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Campidoglio, Raggi firma ordinanza per stop botti a Capodanno

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

campidoglioRoma Stop all’uso di petardi, razzi e fuochi artificiali dal 29 dicembre 2016 alle 24 del 1 gennaio 2017 nella Capitale in occasione dei festeggiamenti per la fine dell’anno. È quanto prevede il provvedimento firmato dalla sindaca di Roma Virginia Raggi. L’ordinanza dispone nel periodo menzionato il divieto assoluto di usare materiale esplodente, utilizzare fuochi artificiali, petardi, botti, razzi e
simili artifici pirotecnici e in genere artifici contenenti miscele detonanti ed esplodenti, nonché di usare materiale esplodente anche
“declassificato”, ossia potenzialmente non pericoloso, a meno di 200 metri dai centri abitati, dalle persone e dagli animali. Sono previste sanzioni tra i 25 e i 500 euro per l’inosservanza degli obblighi e dei divieti disposti dal provvedimento, oltre che il sequestro amministrativo.
Nell’ordinanza si considera l’urgente necessità di adottare misure idonee a garantire l’incolumità pubblica, la sicurezza urbana, la protezione degli animali e assicurare le necessarie attività di prevenzione attraverso la limitazione all’uso dei botti e dei fuochi d’artificio sul territorio comunale.

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Hengxian County, a Land of Jasmine, Created a Jasmine Brand Worth 18 Billion Yuan

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

jasmineNANNING, China, /PRNewswire/ The 2016 China brand value assessment information conference was held on December 12 by China Brand Building Promotion Association, China Central Television, China Council for the Promotion of International Trade and China Appraisal Society. The jasmine tea and jasmine flower industry from Hengxian County of Nanning City, South China’s Guangxi Zhuang Autonomous Region, were said to be worth 18 billion Yuan in total, according to the conference. Hengxian County enjoys the good reputation of “a land of jasmine”, and it was evaluated as the world production center for jasmine flower and jasmine tea. The history of planting jasmine in Hengxian County dates back to 400 years ago. In recent years, Hengxian County government tried to optimize the industrial structure. At present, there are 330,000 farmers who plant 10,000 mu of jasmine in the county. The annual output of jasmine flowers is about 80,000 tons. There are 130 jasmine tea factories in the county and about 60,000 tons of jasmine tea are sold in and outside of China. It is estimated that the annual output of jasmine flower and jasmine tea of Hengxian County takes up 80 percent of national output and 60 percent of world output. Hengxian County has become the largest production base of jasmine flower and jasmine tea in the world. In order to build a larger brand and expand product sale, Hengxian County government tried to establish a diversified system of e-commerce, helping local enterprises in selling their product via the Internet. In 2015, Hengian County became the first county in Guangxi to cooperate with e-commerce giant Alibaba, building up 500 e-commerce service stations in rural areas. At present, nearly 100 Hengxian County-based jasmine tea enterprises open up online stores in Alibaba’s Tmall. Meanwhile, Hengxian County government tried to take advantage of its selenium-rich soil to plant high-quality agricultural products. The county now enjoys a series of reputation such as “National demonstration zone for modern agriculture”, “China’s land of agaricus bisporus”, “China’s land of sweet corn” and “China’s land of traditional Chinese rice-pudding”. (photo: Jasmine)

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Hengxian, terra del gelsomino, ha un settore del gelsomino dal valore di 18 miliardi di yuan

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

gelsomino.jpgNANNING, Cina, /PRNewswire/ La conferenza 2016 sulla valutazione dei brand cinesi si è tenuta il 12 dicembre. La conferenza è stata promossa da China Brand Building Promotion Association (l’associazione per la promozione dei brand cinesi), China Central Television (la televisione centrale cinese), China Council for the Promotion of International Trade (il consiglio cinese per la promozione del commercio internazionale), e China Appraisal Society (la società cinese di valutazione). Il settore del tè al gelsomino e dei fiori di gelsomino dalla contea di Hengxian della città di Nanning, nella regione autonoma Guangxi Zhuang della Cina meridionale, secondo la conferenza ha un valore totale pari a 18 miliardi di yuan.Hengxian gode della reputazione di “terra del gelsomino” ed è il centro mondiale per la produzione del fiore di gelsomino e del tè al gelsomino. La storia della piantagione del gelsomino a Hengxian risale a 400 anni fa. Negli ultimi anni, l’amministrazione di Hengxian ha lavorato al fine di ottimizzarne la struttura industriale. Attualmente, 330.000 agricoltori coltivano 10.000 mu (un’unità di superficie cinese) nella zona. La produzione annuale di fiori di gelsomino è circa 80.000 tonnellate. La zona ospita 130 impianti per la produzione del tè al gelsomino, e circa 60.000 tonnellate di tè al gelsomino vengono vendute al di fuori della Cina. Si stima che la produzione annuale di fiori di gelsomino e di tè al gelsomino di Hengxian rappresenta l’80% della produzione nazionale cinese, e il 60% della produzione mondiale. Hengxian è diventata la maggiore zona di produzione di fiori di gelsomino e di tè al gelsomino nel mondo.Per far crescere il brand ed espandere le vendite del prodotto, l’amministrazione di Hengxian ha lavorato in modo da stabilire un sistema diversificato di e-commerce, per aiutare le imprese locali a vendere il proprio prodotto su Internet. Nel 2015, Hengxian è diventata la prima contea di Guangxi a cooperare con Alibaba, il gigante dell’e-commerce, creando 500 stazioni per il servizio dell’e-commerce in zone rurali. Attualmente, quasi 100 aziende impegnate nella produzione del gelsomino della contea di Hengxian hanno aperto negozi online nella Tmall di Alibaba.Inoltre, l’amministrazione pubblica della contea di Hengxian ha fatto in modo da sfruttare il locale terreno ricco di selenio per piantare prodotti agricoli d’alta qualità. La contea ora gode di reputazione come “zona nazionale dimostrativa per l’agricoltura moderna”, “capitale cinese dell’agaricus bisporus – o fungo champignon”, “capitale cinese del mais dolce” e “capitale cinese del dolce di riso tradizionale cinese”. (foto: gelsomino)

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Sentenza Formigoni: Sei anni di condanna e 6,6 milioni confiscati

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

Formigoni_R_3.jpgMilano. Per i giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano, Roberto Formigoni è colpevole. Colpevole del reato di corruzione nel processo con al centro la fondazione pavese Maugeri che si occupa in particolare di riabilitazione in campo sanitario.Formigoni sarebbe stato il “promotore e organizzatore” dell’associazione a delinquere (ma da questa accusa è stato assolto “per non aver commesso il fatto”) e avrebbe garantito stabilmente tra il 1997 e il 2011 favori alla Maugeri (per questo dalle casse della fondazione sarebbero usciti circa 61 milioni di euro) e tra il 2002 e il 2011 al San Raffaele. Ma quanti erano a conoscenza ed hanno taciuto? Possibile che nessuno abbia mai notato strani movimenti o comportamenti in questi 19 anni? In politica si respira una strana aria di omertà, dove tutti sono presenti ma nessuno sa niente.

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Scuola: Stipendi ridotti, a Palermo la Corte d’Appello risarcisce 36 docenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

Palermo-Panorama-bjs-2Si tratta dei precari “storici”: a loro andranno 300mila euro. La sentenza riguarda supplenti con oltre 10 anni anni di servizio svolto: accolta la richiesta di tutela del diritto dei supplenti a percepire la stessa progressione stipendiale riconosciuta ai docenti di ruolo. Viene così bocciato l’operato del Ministero dell’Istruzione, che da tre lustri si ostina a discriminare i lavoratori precari, eludendo la normativa comunitaria sull’abuso del precariato.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): dopo la Corte di Giustizia Europea, anche la Cassazione ci ha dato ragione. Gli scatti di anzianità per i lavoratori a termine sono una realtà ormai indiscutibile. Il Miur non può più indugiare e deve riconoscere ai precari le medesime prerogative dei lavoratori a tempo indeterminato. Come sindacato chiediamo a gran voce una modifica della normativa e del contratto, che riconoscano pari dignità a tutti i precari della scuola, ad iniziare dallo stipendio.Il sindacato Anief ha posto la battaglia in favore dei lavoratori della scuola come punto cruciale della sua politica di azione sindacale e attende dall’amministrazione una presa di coscienza nei confronti dei precari che da anni sono sfruttati e discriminati. Al momento, l’unica via per il riconoscimento del diritto agli scatti di anzianità rimane quella del ricorso in tribunale.

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Militari: Non chiamate “riordino” una mera distribuzione parametrale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

militari italianiRoma. Il 20 e 21 dicembre 2016 presso la sede del Cocer Interforze in Via Marsala a Roma si è riunita la Commissione Interforze della categoria Sergenti e Sovrintendenti per discutere sugli sviluppi relativi al riordino delle carriere così come appreso dalle bozze presentate dalle amministrazioni del comparto difesa e sicurezza.
Con il senso di responsabilità che ha sempre contraddistinto le azioni della Commissione Interforze della categoria, pur non avendo ricevuto il testo coordinato tra le diverse amministrazioni per dare concretezza al ruolo negoziale delle Rappresentanze, è stato chiesto un urgente incontro con le Autorità di Vertice delle Amministrazioni di Polizia e delle Forze Armate. Pur ritenendo necessario un riordino delle carriere, la richiesta della Commissione è dettata dalla necessità di dover esprimere contrarietà per l’inaccettabile mancato riconoscimento delle anzianità giuridico-economiche nella fase transitoria, ai fini sia dell’avanzamento che delle progressioni economiche. Il mancato riconoscimento determinerebbe evidenti disparità all’interno degli stessi ruoli, negando di fatto, una ricostruzione di dignità concretamente espressa nel corso della propria carriera, svilendola e mortificandola per l’ennesima volta, con la liquidazione di una mancia c.d. “una tantum”. Se il problema è dettato dalla mancanza di risorse, proponiamo che vengano prese dalla c.d. dirigenzializzazione, che al momento non appare necessaria. La fase transitoria del riordino delle carriere per il personale non dirigente e non direttivo, paventa una presunta meritocrazia che di fatto non si ravvisa in alcun passaggio di cui si è venuti a conoscenza.Se le Amministrazioni pensano di acquisire l’avvallo dei delegati Co.Ce.R., per esibirlo alla politica come certificazione ai loro progetti, se lo dimentichino pure! Il Paese e la politica sappiano che le Amministrazioni della Difesa e della Sicurezza rischiano di perdere una grande occasione per motivare gli uomini e le donne che professionalmente hanno grandi aspettative, rischiando di far perdere opportunità e prospettive tanto agognate. I retaggi di un passato ormai vetusto andrebbero superati con un’iniezione di coraggio a quel cambiamento tanto atteso da tutti dove la sicurezza e la difesa hanno un ruolo preminente. Se non sarà così, fatevi le “Vostre” riforme, ma non saranno le “Nostre”! Ribadiamo l’urgenza di incontro con le Autorità di Vertice delle Amministrazioni di Polizia e delle Forze Armate. (I delegati della Commissione Interforze di categoria Sergenti e Sovrintendenti)

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Lavoro: l’Italia è un Paese per neo genitori?

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

genitorialitaDividersi tra lavoro e famiglia o dover scegliere. E’ la difficile situazione che tanti neo genitori si trovano a dover affrontare, cercando di conciliare orari, disponibilità economica ed esigenze del bambino. Ma l’Italia è un Paese che aiuta i neo genitori lavoratori ad avere figli? Prendendo in considerazione i congedi e le remunerazioni, secondo l’analisi dello Studio legale Daverio & Florio, che in Italia rappresenta Innangard, il network internazionale specializzato nel diritto del lavoro, emerge come il sistema giuridico italiano, rispetto ad alcuni Paesi, è a tutti gli effetti tutelante, soprattutto per le donne.Se la Gran Bretagna offre alle donne maggiori tutele per quanto riguarda congedi e retribuzioni, l’Italia è senza dubbio all’avanguardia rispetto ad altri Paesi come Francia, Spagna, Olanda, Germania. Non è così invece per i neo papà italiani, dato che al momento gli spettano solo due giorni: un numero nettamente inferiore rispetto ai francesi, agli spagnoli e agli irlandesi.La ricerca ha messo a confronto esclusivamente la situazione sui congedi e sulla remunerazione in Italia e in vari altri Paesi (Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Irlanda, Olanda, Australia e Argentina), e non considera le politiche di welfare pubbliche e private.“Nonostante il pensiero comune, il sistema italiano tende a tutelare la donna sul lavoro sia durante la gravidanza sia dopo il parto – commenta Bernardina Calafiori, socio fondatore dello Studio Legale Daverio & Florio -. Oltre al congedo obbligatorio di 5 mesi, periodo superiore a quello concesso da altri Paesi, pensiamo anche ai controlli prenatali in gravidanza, che il datore di lavoro deve concedere, o al divieto di licenziamento sino al compimento dell’anno di vita del bambino. Ma se l’Italia è allineata con l’Europa per le tutele femminili, c’è tanto da fare per i neo papà, anche se, grazie alla Legge di Stabilità pubblicata il 21 dicembre 2016 sulla Gazzetta Ufficiale, la durata del congedo aumenterà a 2 giorni per il 2017 e a 4 per il 2018.”
Nel nostro Paese alle neo mamme spettano cinque mesi di congedo obbligatorio (circa 21 settimane) retribuiti totalmente, a cui si possono aggiungere, su richiesta ed entro i 12 anni di età del figlio, ulteriori sei mesi (quasi 26 settimane) retribuiti al 30%. Inoltre, sono concessi permessi per allattamento pagati fino a un anno di età del bambino. Al rientro dalla maternità il datore di lavoro è tenuto a riaffidare la posizione, i compiti e le funzioni svolte prima del congedo. Per quanto riguarda le tutele in caso di licenziamento, esiste un periodo di protezione che va dall’inizio della gravidanza fino a un anno di vita del bambino. In tal caso la lavoratrice, qualora venisse licenziata, dovrà essere reintegrata.Tra le nazioni esaminate, meglio solo il Regno Unito, che dà diritto a 52 settimane, di cui 26 obbligatorie e 26 aggiuntive, a prescindere dall’anzianità di servizio. La retribuzione, obbligatoria per le prime 39 settimane, è del 90% per le 6 settimane iniziali mentre per le successive 33 settimane lo stipendio non può superare i £ 139.58 a settimana.In Francia sono di norma solo 16 settimane, ma le tutele aumentano nel caso la lavoratrice madre abbia più di due figli (26 settimane) o se partorisca gemelli (34 settimane). In questo periodo si riceve un’indennità determinata sulla media degli ultimi tre mesi di stipendio, diminuito del 21%, ma non può superare i 3.218 euro. Le neomamme possono ottenere fino a tre anni di “congedo protetto” con sovvenzioni per baby-sitter a domicilio e assistenza ai bambini.Anche in Spagna le settimane sono 16 e retribuite integralmente: di queste solo sei sono obbligatorie e da godere dopo il parto, le altre sono a discrezione della lavoratrice.
16 settimane obbligatorie nel sistema olandese pagate al 100%, a cui si possono aggiungere, fino agli 8 anni del bambino, ulteriori 26 settimane non remunerate.In Germania le settimane di congedo sono solo 14, di cui 6 prima della data prevista del parto e 8 dopo la nascita del bambino. In caso di gemelli le settimane dopo il parto diventano 12. Per quanto riguarda lo stipendio, deve essere di almeno dello stesso importo calcolato sulla base di una media di 13 settimane di salario o degli ultimi 3 mesi prima della gravidanza.
Spostandosi in altri continenti, come cambia la situazione? In Argentina sono previsti 90 giorni obbligatori (quasi 13 settimane), coperti completamente a livello economico, a cui è possibile richiedere un periodo non pagato di 3/6 mesi (quasi 13/26 settimane).
In Australia la lavoratrice ha diritto a una remunerazione solo se prevista da contratti individuali / collettivi. Dopo il parto sono previsti ben 12 mesi (circa 52 settimane) più altri 12 mesi (circa 52 settimane) non pagati. Tra i diritti della lavoratrice madre quello di chiedere la modalità di lavoro flessibile.
I Paesi Europei offrono in genere maggiori tutele a livello di congedi, anche se in Italia il testo della Legge di Stabilità 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 21 dicembre 2016, prevede che la durata del congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente è di 2 giorni per il 2017 e 4 giorni per il 2018, che possono essere goduti anche in via non continuativa. Nel Regno Unito, dove i neo papà che abbiano maturato almeno 26 settimane di lavoro consecutivo hanno diritto a una o due settimane di congedo, è allo studio la possibilità di far condividere i permessi parentali anche ai nonni che ancora lavorano. La Francia prevede invece per il padre 3 giorni facoltativi alla nascita e 11 consecutivi a scelta (diventano 18 in caso di parto plurigemellare o di adozione); la Spagna 13 giorni di congedo che dal 2017 potrebbero passare a 4 settimane; l’Irlanda 2 settimane di congedo (a partire dal mese di settembre 2016). La Germania, al contrario, prevede solo un giorno, salvo eccezioni previste da accordi individuali o collettivi. (foto: genitorialità)

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20 miliardi per le banche: soldi spesi o investimenti lungimiranti?

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

Banca europea per gli investimentiE’ ormai chiaro che l’aumento di capitale da 5 miliardi del Monte dei Paschi di Siena non ci sarà. Stando ai numeri comunicati dalla Banca, il contributo degli obbligazionisti subordinati è stato molto elevato e questo dimostra ancora una volta come gli sportelli della Banca siano una “macchina da guerra” nel mobilitare i risparmiatori. Ma tutto questo non è stato sufficiente.
Il Governo Gentiloni si è fatto approvare dal Parlamento la possibilità di fare un ulteriore indebitamento, fino ad un massimo di 20 miliardi, per fronteggiare l’eventuale urgenza che deriverebbe dalla necessità di ricapitalizzare alcune banche. Il provvedimento approvato non contiene alcun dettaglio circa le iniziative che il Governo adotterà per salvare le banche in difficoltà. Tutto ciò che sappiamo è che il Governo potrà utilizzare fino a 20 miliardi. Molti, giustamente, sollevano critiche perché ritengono ingiusto che si “spendano” soldi per salvare le banche, mentre quando si deve spendere per questioni apparentemente più urgenti per la comunità, si dice che i soldi non ci sono. La critica è comprensibile e sicuramente ci sarà più di un politico che la cavalcherà, ma si tratta di una critica sbagliata. Preservare il sistema bancario, in questo contesto, è indispensabile proprio per il bene dei cittadini. La crisi economica che deriverebbe dal crollo del sistema finanziario farebbe impallidire perfino questi anni di crisi, che pure sono stati durissimi ed hanno lasciato danni economici paragonabili a quelli di una guerra (e questa è la ragione principale per la quale ci troviamo con questo sistema bancario pieno di crediti in sofferenza).
C’è da evidenziare che i soldi impiegati per salvare le banche non sono “spesi”, ma investiti. La differenza è enorme, ma un investimento fatto male può trasformarsi in una perdita esattamente come è stato fatto in passato e quindi non ci sarebbe differenza sostanziale con una “spesa”. La critica, quindi, non dovrebbe essere concentrata sul fatto che lo Stato non dovrebbe impiegare soldi nelle “banche-cattive”, ma la critica dovrebbe vergere sul “modo” con il quale il governo agisce.
L’esperienza ci dice che il modo inequivocabilmente sbagliato è di procedere caso per caso e con la logica emergenziale, con piccole “toppe”, provvedimenti insufficienti, non risolutivi.
Questo è quello che è stato fatto in questi anni.
Sono ormai molti anni che sappiamo che il sistema bancario italiano ha un grande problema con le sofferenze bancarie. Per anni si è tentato di negarlo, sostenendo che il nostro sistema bancario era solido. Poi si è proceduto con la logica emergenziale, mettendo un po’ di soldi a più riprese e con “papocchi” in MPS. Poi è venuta la volta del decreto “Salvabanche” per la questione Banca Etruria, Banca delle Marche ed altre due piccoli istituti.
Quando si è voluto affrontare il nodo delle sofferenze bancarie in modo più organico, il Ministro Padoan ha tirato furori un provvedimento chiaramente insufficiente come le cosiddette GACS ovvero una garanzia pubblica per cartolarizzare le sofferenze bancarie. Questo provvedimento, presentato pomposamente come la “Bad Bank italiana” è chiaramente inadeguato. Ciò che servirebbe è una vera “Bad Bank” nella quale far confluire tutti i credi in sofferenza delle banche che non sono in grado di gestire con le proprie forze le sofferenze bancarie ed una ricapitalizzazione generale (se necessario anche usufruendo del Meccanismo Europeo di Stabilità), in modo simile a ciò che ha fatto la Spagna. Così facendo il valore delle azioni delle banche si rivaluterebbe notevolmente e gli investimenti fatti dallo Stato nelle banche, nel medio termine, si trasformerebbero non in spese ma in profitti. In più, un sistema bancario finalmente risanato sarebbe il vero motore per la ripresa economica e torneremo in grado di crescere a ritmi simili a quelli della media europea.
Per fare tutto questo 20 miliardi sono insufficienti, ma se non saremo in grado di fare un provvedimento sistemico il rischio è di “spendere” (invece che investire) sempre più soldi. Se avessimo impiegato 20 miliardi cinque o sei anni fa, probabilmente sarebbero bastati. Oggi rischiano di non essere sufficienti. Fra un anno o due, quelli che servono oggi non saranno più sufficienti.
E’ indispensabile affrontare il problema di petto ed in maniera definitiva. Ciò che serve è il corrispondente di ciò che ha fatto Draghi per mettere la parola fine alla crisi dei debiti sovrani. Con le tre parole “whatever it takes” nel 2012 mise fine ad un crisi che era una crisi aggravata enormemente da una serie di provvedimenti sempre tardivi ed insufficienti. E’ esattamente lo stesso tipo di errore che sta commettendo l’Italia nel gestire la crisi del sistema bancario: lo stiamo affrontando in maniera tardiva ed insufficiente. Servirebbe un “whatever it takes” per il sistema bancario italiano. E’ necessario che il premier Gentiloni, invece di andare a dire in Parlamento che il sistema bancario è solido e contribuisce alla crescita economica dell’Italia, dica qualcosa del genere: “siamo consapevoli che il sistema bancario italiano, nel suo complesso, ha un grande problema legato ai crediti in sofferenza, derivante in massima parte da una lunghissima crisi economica, ma abbiamo deciso di risolvere in maniera strutturale e definitiva il problema, costi quel che costi, perché un sistema bancario in questo modo rappresenta una zavorra che impedisce qualsiasi miglioramento sostanziale delle nostre condizioni economiche”. Comprendiamo che la soluzione non è facile, anche per i vincoli europei che in questi anni hanno bloccato diverse ipotesi, ma la soluzione deve essere trovata una volta per tutte. Costi quel che costi, anche un’infrazione ai trattati, se non si riesce a trovare un diverso accordo. L’Italia non può più permettersi un sistema bancario in perenne stato di fragilità. Contemporaneamente, ad una soluzione definitiva del problema delle sofferenze bancarie e delle ricapitalizzazioni, è necessario, anche –ma non solo– per rendere questi provvedimenti più accettabili ai cittadini, che il Governo emani il decreto atteso; ormai si sta aspettando da troppo tempo in virtù dei requisiti di onorabilità dei soggetti che ricoprono cariche apicali negli istituti bancari, ed è necessario che queste norme siano stringenti. Non v’è dubbio, infatti, che il problema delle sofferenze bancarie sia dovuto principalmente per la lunga crisi economica, ma non v’è dubbio anche che vi abbiano contribuito comportamenti inaccettabili di chi quelle banche le ha guidate. Giusto ed indispensabile salvare il sistema bancario, e va fatto in modo strutturale e definitivo, ma giusto ed indispensabile anche fare in modo che le persone che hanno contribuito a questo disastro paghino in prima persona. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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