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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 175

Startup School di Mind the Bridge

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2016

università paviaPavia Sono oltre 300 e provengono da oltre 20 paesi su 4 continenti. Sono gli Alumni passati negli ultimi 4 anni dalla Startup School di Mind the Bridge, l’organizzazione internazionale nata per sviluppare, promuovere e supportare gli ecosistemi imprenditoriali di tutto il mondo. Con base in Silicon Valley (San Francisco) e in Italia, la MtB School nasce ufficialmente nel 2007 come progetto sperimentale a supporto dei primi “Italy Tour” e i primi “Bootcamp”, per poi assumere qualche anno dopo i connotati di un progetto formativo strutturato su moduli intensivi da 3 settimane rivolti agli aspiranti startupper. “Siamo partiti nel 2007 come semplice ponte tra l’Italia e gli Stati Uniti – ha commentato Marco Marinucci, fondatore e CEO di Mind the Bridge – ma poi, anche grazie a progetti europei come Welcome e SEC2SV, abbiamo aggiunto sempre più rampe di accesso al nostro ponte virtuale con la Silicon Valley. Oggi qui siamo un punto di riferimento per la formazione imprenditoriale, avendo ospitato e supportato centinaia di founder che vogliono fare un reality-check valido e circostanziato della loro value proposition in un periodo di tempo ragionevolmente breve. Perché il tempo vale più del denaro”.Grazie anche al supporto di partner d’eccellenza come il Polo Tecnologico di Pavia, Wind Business Factor e Fondazione Denoth in Italia, il programma Welcome a livello europeo e Brilliant Labs in Medio Oriente, la Scuola ha via via assunto un carattere di hub internazionale, accogliendo progetti e startup da tutto il mondo. E se nel 2012 i paesi rappresentati risultavano solo 3 – Italia, Brasile e Bulgaria – si è rapidamente passati a 11 nel 2014 fino ad arrivare agli oltre 20 del 2016, in rappresentanza di 4 continenti (Europa, Asia, America e Africa).Anche la partecipazione femminile è cresciuta, passando dal 6% del 2012 a oltre il 25% del 2016, con casi di eccellenza come quello di Timbuktu di Elena Favilli e Francesca Cavallo o quello recente di InteriorBe di Federica Sala, arrivata alla School attraverso il concorso “Ti Porta Lontano” di Nastro Azzurro. “Il successo di Mind the Bridge oggi si può valutare anche in base ai casi di successo di alcune startup che hanno partecipato alla nostra Scuola – ha aggiunto Alberto Onetti, Chairman dell’organizzazione – Alcune hanno trovato funding e si sono fatte strada in Silicon Valley, come Timbuktu. Molte altre sono tornate nei loro paesi di origine con una value proposition e un business model rinnovato e lì hanno trovato l’ambiente ideale per la loro crescita. Il ponte di Mind the Bridge è assolutamente a doppia corsia: molti sfruttano l’esperienza e l’accelerazione della Silicon Valley per rafforzarsi e crescere a casa propria”.L’italiana Timbuktu, dopo essere stata selezionata da 500 Startups, ha infatti raccolto $3M con il progetto “Rebel Girls”, rivelandosi la campagna Kickstarter di maggior successo in ambito editoriale al mondo, mentre Tikkiti, piattaforma per la vendita di biglietti di spettacoli originaria del Kuwait, ha raggiunto in pochi mesi dalla partecipazione alla School oltre 300 mila dollari di fatturato. Come loro, tante altre eccellenze. Come Primo, basata nel Regno Unito, che sviluppa programmazione per bambini nella sua forma più semplice e ha raccolto $1.6M. Oppure come l’italiana Meritocracy, che ha completato la fase di seed funding (€0.6M) e sta ora raccogliendo un series A da €2M in Europa. Ancora, l’Irlandese Artomatix, che è stata ammessa a settembre alla Battlefield di TechCrunch Disrupt oppure l’italiana Urbi che è stata acquisita da LastMinute.com. O anche l’argentina Ulang, che ha lanciato il suo prodotto in fase beta con la Singularity University durante la School, mentre l’italiana InteriorBe ha appena annunciato un seed round da €250k guidato dall’italiana M+C Works a pochi mesi dal ritorno dalla Bay Area. Infine, sempre dal Kuwait, Bleems, che ha incrementato le sue vendite da $25k a $3M a seguito del periodo di formazione. “Un modello, quello della Startup School, che oggi usiamo non solo per startup consolidate ma anche, opportunamente adattato, per giovani studenti universitari e delle scuole superiori che vogliano avere una prima esperienza strutturata e un’esposizione mirata al mondo dell’innovazione e al contesto della Silicon Valley – ha concluso Marco Marinucci – Un esempio è la delegazione Coreana di una quindicina di studenti che la Scuola ha ospitato nel mese di luglio 2016. Il risultato è stato molto buono e stiamo valutando di ripetere questa esperienza con diverse regioni ed enti locali in Italia ed Europa”.

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