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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 341

Chiesa di oggi e di ieri: Mutamento Teologico Non Pienamente Avvertito

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2017

bergoglio-upOggi si assiste all’ultimo assalto dell’ultra-modernismo nei confronti dei tradizionalisti affinché, mediante il trabocchetto del “dialogo”, arrivino alla coesistenza dopo aver accettato imprudentemente e quasi inavvertitamente un mutamento teologico malaccorto e sconsiderato. Soprattutto papa Bergoglio sta portando avanti una guerra psicologica più o meno occulta nei confronti dei tradizionalisti, la quale mira non a distruggere ma ad indebolire, pian piano, la loro resistenza agli errori modernisti (1900-1950), neo-modernisti (1950-2013) e ultra-modernisti (2013-2016).
La tattica bergogliana nei confronti dei tradizionalisti inizialmente è quella del puro “dialogare”, discutere, camminare assieme, conoscersi, incontrarsi, anche senza arrivare ad un accordo esplicito, teorico, siglato e scritto. Il marxismo, specialmente l’euro/comunismo (Gramsci, Bloch, Togliatti e Berlinguer), ha impiegato con notevole successo tale tattica nei confronti dei cattolici “ingenuamente adulti”, i quali non si sono accorti che stavano subendo una manipolazione psicologica da parte dei marxisti; così Bergoglio non vuole che i tradizionalisti si accorgano di essere manipolati a-teologicamente e traghettati verso il modernismo.
Siccome il buon senso naturale, la sana ragione del senso comune propria della natura umana oggettiva pongono una certa resistenza alla dottrina soggettivista e irrealista del kantismo modernista (secondo cui è l’Io che crea la realtà), quest’ultimo sta evitando con Francesco I di esercitare sui tradizionalisti una persuasione esplicita (protocollo scritto e firmato di resa e accettazione del Concilio Vaticano II e del Novus Ordo Missae) e ha iniziato la tattica della persuasione implicita, che non è nuova ma fu utilizzata già dal diavolo nel paradiso terrestre quando, sotto forma di serpente, disse ad Eva che se avesse mangiato il frutto proibito non sarebbe morta, ma sarebbe diventata come un “dio” ripieno della scienza del bene e del male (Gen., III, 5). Invece per quanto riguarda i cattolici fermamente anti-modernisti e non inclini al dialogo e al compromesso si cerca di emarginarli, disorganizzarli, scoraggiarli e ridurli al silenzio tramite la “psico-polizia-clericale” orwelliana.
Una “quinta colonna nemica”, anche se apparentemente “simpatizzante”, si è infiltrata all’interno del mondo tradizionalista, che ultimamente ha mostrato una certa superficialità di spirito e uno spensierato ottimismo nei confronti della crisi che travaglia l’ambiente ecclesiale e il mondo intero, ed esercita su di esso un influsso implicitamente “modernizzante” per fargli accettare in cambio di “un piatto di lenticchie” (la “sistemazione canonica” e la “piena comunione”) la bontà del Vaticano II, della Messa di Paolo VI e della neo-religione olocaustica, lette – secondo l’ermeneutica della continuità – alla luce della Tradizione. Questa “quinta colonna” è tanto più efficace quanto più si presenta apparentemente anti-modernista. Tutto ciò ha reso gran parte del mondo tradizionalista come “anestetizzato”, con le braccia incrociate remissivamente ed incline a lasciare libera la strada ai modernisti, che per il momento procedono lentamente onde non suscitare choc e reazioni. Dalla rassegnazione si può passare all’attesa leggermente favorevole e poi alla simpatia piena, dalla simpatia per il “modernista dal volto umano” si giunge alla collaborazione pratica ed infine all’accettazione almeno implicita di princìpi precedentemente giudicati inaccettabili. Nemo repente fit pessimus. Da questo stato di inerzia e rassegnazione si passa insensibilmente al “mutamento teologico inavvertito”. È la triste realtà della nostra epoca di “grande apostasia”, nella quale solo l’onnipotenza di Dio può salvare la situazione accorciando la prova (cfr. Mt., XXIV, 15-35).
I naturalisti ritenevano che l’uomo fosse buono per natura, senza peccato originale. Oggi l’antropocentrismo neo-modernista ripropone il “culto dell’uomo”. Purtroppo anche alcuni tradizionalisti si son lasciati sedurre da quest’insana utopia. Essi ritengono che oramai con Francesco I il vertice del Vaticano sia diretto da un “uomo di buona volontà” e quindi si può inaugurare con lui una sorta di coesistenza e convivenza pacifica, nella quale i disaccordi vengono superati senza combattimenti, ma per “rimozione inconscia”, grazie al dialogo, all’incontro e al “camminare assieme”. Questo è lo stato d’animo dell’utopismo anarcoide e sentimentalistico, propedeutico alla Repubblica e al Tempio Universali, voluti dalla massoneria e quasi ultimati col Sessantotto e col Vaticano II.Lo slogan della massoneria e dei modernisti dialoganti (cfr. Giovanni XXIII) è il seguente: “bisogna guardare a ciò che ci unisce e non a ciò che ci divide”. Invece Pio XII, condannando il neo-modernismo, ha insegnato: “vi sono molti che…, mossi da un imprudente zelo delle anime… abbracciano un irenismo tale che, ponendo da parte le questioni che dividono gli uomini, pretendono non solo di combattere in unione di forze contro l’ateismo soggiogatore, ma anche di conciliare opinioni contrarie, persino nel campo dogmatico” (Enciclica Humani generis, 12 agosto 1950). Da queste fantasticherie, o meglio deliramenti prendono il via l’ecumenismo, il dialogo, il fare esperienza, il camminare assieme e l’accordismo universale, che apre la via all’irenismo, al relativismo soggettivista e al Nuovo Ordine Mondiale.L’utopista modernista o “semi-tradizionalista” comincia a considerare il male, l’errore, la lotta, Curzio Nitogliala sofferenza come qualcosa di assurdo che va eliminato da questo mondo. In tal modo si perde di vista la vita ultra-terrena e che la vita terrena ha solo un significato di prova per meritare il Paradiso mediante il combattimento e la persecuzione per la verità; perciò il tradizionalista ingenuo e vagamente o implicitamente utopista comincia a dialogare, ad incontrarsi e a scendere a patti con il “modernista dal volto umano”, che finalmente, dopo la spietatezza di Paolo VI, gli apre le porte di casa, come fece il lupo con “cappuccetto rosso”.
Religiosamente il pericolo di oggi è proprio il relativismo, oramai dilagante e imperante, che minaccia da Giovanni XXIII a Francesco I, con un motus in fine velocior, soprattutto il cattolicesimo. Il vero cattolico fedele e anti-modernista deve lottare specialmente contro questo irenismo pacifista che addormenta le coscienze e diminuisce la purezza della fede, la quale deve essere conservata integra, poiché la negazione di un solo articolo o dogma di fede comporta la perdita totale di essa.
In questo modo, da Giovanni XXIII sino a Francesco I, sono stati esclusi dai posti chiave della Chiesa militante i suoi fedeli più capaci, più ferventi, più onesti e disinteressati, mentre son stati promossi i traditori, gli eretici, gli apostati, gli ignavi e i degenerati.
I mondani, che cercano di conciliare il Vangelo con le tre concupiscenze, amano tutto ciò che favorisce l’ottimismo assoluto, l’amore della tranquillità come fine ultimo, anche a costo di attenuare lo spirito di fede. Francesco I ha (o sembra avere) tutte le caratteristiche che piacciono ai mondani: benevolenza, simpatia, sorriso, allegrezza, giovialità, zelo untuoso, battuta ad effetto, tanto simpatica quanto banale. Egli è il “profeta di ventura”, che annunzia un avvenire roseo, ripieno di successi, ove tutto va bene. Questa “simpatia” apparente, ma realmente sgradevole e nauseabonda, gli apre la via alla notorietà, è sempre in “prima pagina” e mai in “cronaca nera” qualsiasi cosa dica, anche la più assurda. Tutti gli uomini del “bel mondo” amano parlar bene di lui, nessuno (o quasi) lo critica, ripetono le sue battute, i suoi gesti, i suoi sorrisi, pensando di poter risolvere le questioni più intricate col dialogo, il sorriso, la simpatia, mettendosi un naso da clown e sognano ad occhi aperti di eliminare dal mondo la povertà, la guerra, i conflitti, le liti, le Patrie, le differenze religiose, i confini, i muri e le barriere, il potere, il comando (che pur esercita spietatamente verso in non allineati), persino le carceri.
Attenzione! siamo cristiani solo a metà, e quindi modernisti impliciti o anonimi, quando le nostre scelte sono indecise, quando siamo arrendevoli e restii a schierarci, quando temiamo le complicazioni, l’isolamento e la sconfitta momentanea, quando siamo pronti a scendere a compromessi e a dialogare con l’errore e col male, quando non osiamo dire tutta la verità, ma solo delle mezze verità, più nocive dell’errore esplicito. (Pubblicato il 22 dicembre 2016 di doncurzionitoglia con ampi stralci dall’originale)

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