Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 175

Obama-Putin-Trump: La storia continua

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2017

putinDall’archivio della Fidest proviamo a fare una ricostruzione dei precedenti che ci hanno portato alla crisi odierna tra Federazione russa e Stati Uniti e alla quasi certezza di una sua ricomposizione con la nuova presidenza Trump, dichiaratamente amica di Putin.
Il tutto è iniziato sul finire degli anni novanta dello scorso secolo. Fu il giorno in cui m’incontrai con un giornalista ucraino che dietro le mie insistenze mi confidò i retroscena che portarono alla caduta del muro di Berlino e al collasso dell’Unione Sovietica. La storia, a suo avviso, ebbe inizio alcuni anni prima dell’evento berlinese quando in una notte al Cremlino si accesero le luci di una piccola sala di riunioni dove alcuni massimi esponenti del soviet sovietico, e non dopo un’accesa discussione che durò alcune ore, presero una decisione che il mio interlocutore definì storica. Da quel momento si attese solo l’occasione propizia per provocare la caduta del sistema comunista. Perché fu deciso in tal senso? La spiegazione parve ovvia al mio confidente. La guerra fredda in atto tra i due blocchi, quello comunista e il capitalista, era giunta a un punto morto. Nessuno dei due poteva prevalere senza rendere il pianeta terra invivibile dopo una tremenda guerra atomica. Bisognava, quindi, fare una scelta diversa, più radicale ma al tempo stesso più pragmatica. L’Urss si sarebbe liberata di gran parte dei paesi, diventati troppo ricalcitranti e critici al controllo politico e anche militare della guida russa e sarebbe diventato, altresì, un buon affare lasciare all’occidente le loro disastrate economie. Al tempo stesso avrebbe dato l’impressione all’occidente della sua incapacità di nuocere mentre avrebbe avuto tutta la possibilità di riorganizzarsi e di tessere nuove alleanze e di rinforzarsi senza apparire una minaccia.
Ora a distanza di circa 20 anni da quel racconto ci troviamo con una federazione russa sotto la guida di Putin, ritenuto da molti l’unico vero leader mondiale di indiscutibile potere e levatura di statista, con una Russia che sembra ritornata alla potenza militare, politica e diplomatica del passato e per giunta con un occidente debole, poco determinato e con un capitalismo di taglio statunitense che sta mostrando tutti i suoi limiti. Su questo scenario è evidente che la leadership statunitense a livello mondiale è in declino e che altri stati ed economie stanno prendendo il suo posto: penso alla Cina, all’India e alla stessa Federazione russa. In un mio libro ho avuto modo di prefigurare tali scenari futuri e di considerare anche il declino se non il disfacimento dell’Europa comunitaria che sarà destinata a spaccarsi in due parti tra l’Europa del Nord e quella del Sud federata con i paesi del Nord Africa e dell’Asia che si affacciano sul Mediterraneo. Il 2017, quindi, posso considerarlo l’anno della svolta che avvia la fase esecutiva del processo prefigurato dagli strateghi russi degli anni ottanta del XX secolo per una nuova leadership mondiale riducendo gli Stati Uniti ad una entità regionale di secondaria importanza. E Trump in questa fattispecie ne sarà il traghettatore come lo è, del resto, l’attuale inquilino del Vaticano. (Riccardo Alfonso del Centro studi di politica internazionale della Fidest) From the archive of Fidest we try to do a reconstruction of the precedents that have brought us to the current crisis between the Russian Federation and the United States, and the near certainty of its reconstruction with the new presidency Trump, avowedly friend of Putin.
It started in the late nineties of last century. It was the day when I met with a Ukrainian journalist behind my insistence he told me the background that led to the fall of the Berlin Wall and the collapse of the Soviet Union. The story, in his opinion, began several years before the event in Berlin when the Kremlin night the lights came from a small meeting room where some of the greatest exponents of the Soviet Soviets, and not after a heated debate that lasted some hours, took a decision that my interlocutor called historic. From that moment he waited only for an opportunity to bring about the fall of the communist system. Why was it decided to do so? The explanation seemed obvious to my confidant. The cold war between the two blocs, the communist and the capitalist, had come to a standstill. Neither he could prevail without making the planet earth unlivable after a terrible nuclear war. It was necessary, therefore, to make a different choice, more radical yet more pragmatic. The USSR would shed most countries, become too recalcitrant, and critical to the political control of the military and even Russian guide and would become, also, a good deal to leave the West to their devastated economies. At the same time the West would give the impression of his inability to harm and would have all the opportunity to regroup and weave new alliances and strengthen themselves without appearing threatening.
Now at a distance of about 20 years since that story we find ourselves with a Russian Federation under the leadership of Putin, considered by many the only true global leader of unquestionable power and stature as a statesman, with a Russia that looks back to the military, political and diplomacy of the past and, moreover, with a weak West, just determined and with a capitalism of the US cut that is showing all its limitations. Against this background it is clear that the US leadership in the world is in decline and that other states and economies are taking his place: I think China, India and the Russian Federation itself. In my book I was able to anticipate such future scenarios and also consider the decline if not the undoing of Community Europe which will be used to split into two parts between Northern Europe and South federated with northern countries Africa and Asia bordering the Mediterranean. 2017, therefore, I consider it a turning point that initiates the execution phase of the process envisioned by Russian strategists of the eighties of the twentieth century to a new global leadership by reducing the United States to a regional entity of secondary importance. And Trump in this case it will be the ferryman as is, moreover, the current Vatican tenant. (Riccardo Alfonso of International Policy Studies Center of Fidest)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: