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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 175

Cannabis di Stato e d’importazione: Cosa cambia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

cannabisCannabis di Stato e d’importazione, ecco cosa cambia. I chiarimenti da Sifap È ufficialmente al via la distribuzione della cannabis nostrana ad uso terapeutico nelle farmacie territoriali e ospedaliere che desiderano farne richiesta, e già a fine dicembre alcuni titolari hanno cominciato ad approvvigionarsi dallo Stato. Attualmente lo stabilimento farmaceutico militare di Firenze sta producendo un solo tipo di cannabis simile al bediol olandese: sono pronti per la consegna 20 chilogrammi di prodotto, ma le serre stanno lavorando a pieno ritmo e per il 2017 si preparano a “sfornare” circa 100 kg di infiorescenze. Nello stabilimento non si lavora solo sulla quantità ma anche sulla “qualità”, e i ricercatori stanno mettendo a punto un’altra varietà di cannabis che contiene solo Thc in elevata concentrazione. Approvvigionarsi è semplice, basta seguire le indicazioni riportate per esteso sul sito internet dell’Istituto farmaceutico militare, oltre che sul sito del Ministero della salute. Tra la cannabis di importazione e la produzione nostrana cosa cambia esattamente? Chi pensa si tratti solo di una questione di prezzo si sbaglia: il prezzo della cannabis importata, infatti, negli ultimi mesi è stato ribassato di circa due terzi, nel lungimirante tentativo dei distributori di rendere concorrenziale un prodotto che difficilmente sarebbe rimasto appetibile per il mercato dopo l’immissione in commercio della produzione nostrana. A chiarire cosa fa veramente la differenza è il segretario della Sifap Marco Fortini che, parlando con Farmacista33, ha spiegato come «il certificato di analisi della cannabis di Stato sembrerebbe risolvere alcune delle principali criticità date dalla poca chiarezza del certificato di analisi della cannabis di importazione. Inoltre – prosegue – si parla di infiorescenze femminili essiccate e macinate, dunque una polvere che, qualora la granulometria lo permetta, potrebbe facilitare l’allestimento di capsule preriempite invece che di cartine. Per chi deve imbastire un quantitativo importante di prodotto, specialmente farmacie ospedaliere ma anche territoriali, è sicuramente una svolta e permette di risparmiare un notevole quantitativo di tempo all’operatore». Se da una parte, dunque, ciò che potrebbe far propendere la scelta del farmacista per la cannabis statale è prettamente di natura pratica, dall’altra con l’iniziativa statale viene spianata la strada ad un processo fondamentale per un utilizzo terapeutico corretto del prodotto, ovvero la standardizzazione: «Un certificato di analisi chiaro e facilmente interpretabile è fondamentale per favorire la riuscita della standardizzazione degli allestimenti alla quale sta lavorando la Sifap – spiega Fortini – le preparazioni a base di cannabis rivestano un carattere di necessità terapeutica e quindi hanno un valore aggiunto e per questo necessitano di ordine, condivisione e standardizzazione di comportamenti e metodiche per il bene del paziente». (Attilia Burke: fonte farmacista33) (foto: cannabis)

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